...della kermesse azzurra; facciamo un po' di memoria sul come ci si è arrivati.
Questo governo sostiene l'azione dei giudici. Questo governo difende l'indipendenza della magistratura. Di più: questo governo si schiera con i movimenti di impegno e di protesta nati in questi anni a sostegno dell'azione dei «togati».
Con questo programma il 16 maggio del 1994, l’allora neopresidente del consiglio Silvio Berlusconi si presentò alla Camera dei Deputati.
A ricordarcelo, dieci anni dopo, è un libro di Gianni Barbacetto, «B. Tutte le carte del Presidente», edito da Marco Tropea, che uscirà il prossimo 10 febbraio e che ricostruisce giravolte e angoli oscuri dell'itinerario berlusconiano attraverso un'antologia di documenti, scritti e discorsi.
Scritti e discorsi tanto più utili visto che molti, oggi, credono di ricordare il Berlusconi di dieci anni fa. Ma forse si sbagliano. Berlusconi dice di volere essere sempre uguale a sè stesso. Invece - e il libro lo documenta - cambia a poco a poco, sfumando in un'immagine nuova.
Dieci anni fa era da poco passato l'apogeo di mani pulite, e Berlusconi non poteva non modellare la sua immagine ufficiale sui sentimenti della "gente”, e sui sondaggi:
«Questo governo - diceva allora - è dalla parte dell'opera di moralizzazione intrapresa da valenti magistrati, dalla grande stampa di informazione e da quei settori del mondo politico e sociale che in quell'opera si sono riconosciuti».
Perfino i giornalisti che sostenevano i giudici milanesi non erano, dieci anni fa, comunisti disinformatori. Neanche i movimenti della società civile lo erano. Parlando di criminalità Berlusconi affermava:
«Hanno avuto ed hanno un grande valore, accanto all'opera di tanti magistrati probi, di tanti agenti di polizia e carabinieri, e delle stesse forze armate della Repubblica, i movimenti di impegno e di protesta che intorno alla questione della criminalità e della mafia hanno fatto sentire la loro voce».
Falcone e Borsellino erano morti da poco. La stagione degli attacchi alla magistratura doveva ancora venire. Il Berlusconi del 1994 sembrava, insomma, tutto dalla parte dei giudici:
«Da questo governo - spiegava - non verrà mai messa in discussione l’indipendenza dei magistrati e sarà dato impulso a un’amministrazione equilibrata e saggia della giustizia penale, affinché lo svolgimento dei processi pendenti a carico di numerosi imputati di concussione e corruzione si compia in un clima di civiltà giuridica e di rispetto di tutte le regole, da quelle che tutelano i pubblici ministeri a quelle che tutelano le parti civili e gli imputati».
Con il senno di poi è facile leggere fra le righe di quest’ultima osservazione l’annuncio del Berlusconi futuro, quello schierato solo a difesa dei suoi interessi. Ma nel 1994 chi se ne sarebbe accorto? Berlusconi aveva scelto di impostare l’immagine pubblicitaria del suo movimento sul valore «novità».
Forza Italia nasceva, nel discorso registrato il 26 gennaio ad Arcore, come una «libera associazione di elettrici e di elettori di tipo totalmente nuovo», perché «la vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi», dopo «l’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e del finanziamento illegale dei partiti».
Berlusconi ha la mania della novità, anche a costo di cancellare il passaggio del tempo, di nascondere le rughe con un trucco. Ha la smania di proiettarsi nel futuro.
Ma gli slogan di quel primo discorso, riascoltati troppe volte in questo decennio, paiono ormai gusci vuoti:
«La storia d’Italia è a una svolta. Vi dico che è possibile farla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politica senza mestiere. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno, quello di un’Italia più giusta...»
Dieci anni fa come oggi.![]()




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