Articolo 18, perchè votare SI

di LUCIANO GALLINO

QUANDO perfino ex-sinda_calisti e docenti di diritto del lavoro che hanno speso la vita per espandere i diritti dei lavoratori invitano a non partecipare al referendum sull’artico_lo 18, chi pensava inizialmente di assumere una posizione diversa - andare a votare sì - non può fa_re a meno di sentirsi a disagio. Aveva già dovuto prendere atto che il proposito di astenersi al re_ferendum ha ottenuto il consen_so della maggioranza dei Ds, del_la totalità della Margherita, di due importanti sindacati come la Cisl e la Uil, di molti esperti del mercato del lavoro. Si aggiunga_no le dichiarazioni a favore del no di esponenti della destra dies_sina e di altre parti del centrosi_nistra. Dinanzi a uno schiera_mento così ampio, le convinzio_ni di chi guardava al sì sull’arti_colo 18 come un atto magari in_grato ma doveroso non posson6 che restarne scosse.

La rivisitazione di convinzioni che uno poteva credere prossi_me al comune sentire di tutti coloro che scorgono nel lavoro un valore centrale del processo democratico, mentre pare si stiano rivelando minoritarie, deve par_tire da una verifica delle ragioni indicate dai fautori dell’asten_sione. Di certo esse appaiono fondate. Non c’è dubbio che pro_porre il referendum sia stato uno sbaglio. Non ci sono nemmeno molti dubbi che tra i suoi propo_nenti alcuni mirassero, non me_no che a estendere lo Statuto dei lavoratori alle microimprese, a crear problemi al sindacato e ai Ds. E anche fuor di discussione che il referendum - continua l’e_lenco delle ragioni contro - sia idoneo a risolvere alcun proble_ma circa le condizioni di lavoro dei dipendenti delle imprese al disotto dei 16 addetti. A tale fine sarebbe necessaria una legge ap_posita, di cui sono state già trac_ciate linee fondamentali sia nel manifesto programmatico dei Ds dell’aprile scorso, sia nelle proposte della Cgil per estende_re diritti e tutele sorrette da cin_que milioni di firme. Né si vede come si possa pensare di mette_re sullo stesso piano, per cercare poi di proteggerli con il medesi_mo tetto dell’articolo 18 debita_mente esteso, l’aziendina di un idraulico che ha due aiutanti e un cantiere navale; lo studio denti_stico con tre dipendenti e un’ac_ciaieria; la fiorista che si fa aiuta_re da un parente e un’azienda di elettrodomestici. In una mi_croimpresa, è stato giustamente sottolineato, le relazioni sociali particolaristiche che si stabili_scono tra il titolare e i dipenden_ti non sono assoggettabili alle stesse forme di regolazione dei licenziamenti che lo Statuto dei lavoratori prevede per le impre_se medie e grandi.

Purtuttavia, una volta riper_corse le ragioni dell’astensione dal voto sull’articolo 18 e averle trovate ben fondate, quelle tali convinzioni di segno contrario sono ancora riluttanti ad abban_donare il campo. Il fatto è che sia il significato sia le conseguenze delle azioni che uno compie non dipendono solamente da ragio_namenti ben costruiti e dai dati su cui si fondano. Ancor più di_pendono dal quadro di riferi_mento in cui quelli si collocano.

Nel caso del referendum sull’ar_ticolo 18, rispetto al momento in cui esso fu promosso, circa un anno fa, il quadro di riferimento è cambiato in modi sufficienti ad attribuire un significato assai di_verso a questa consultazione. Un anno fa il quesito referenda_rio si poteva ancora esprimere così (semplificando l’illeggibile testo in giuridichese che trovere_mo stampato sulla scheda): «Vo_lete voi estendere l’applicazione dell’arI. 18 dello Statuto dei lavoratori alle aziende con meno di 16 dipendenti, dal quale deriva l’obbligo per l’azienda di reinte_grare - cioè riassumere - il lavo_ratore licenziato senza giusta causa, e il divieto di sostituire il reintegro con un risarcimento?». Oggi ciò che si troverà scritto sul_la scheda avrà invece questo esplicito significato: «Volete di_fendere il diritto del lavoro come strumento di giustizia sociale e di garanzia per il futuro vostro e dei vostri figli?»

A modificare in profondità il significato del quesito referen_dario sono stati, a un tempo, gli atti legislativi degli ultimi mesi e la proliferazione dei lavori pre_cari. La delega al governo in ma_teria di occupazione e mercato del lavoro è diventata legge (n. 30 del 14/2/2003). Essa agevola il trasferimento da un soggetto giuridico a un altro “di imprese, di stabilimenti o di parti di im_prese o di stabilimenti”, subor_dinandole unicamente al requi_sito «dell’autonomia funziona_le».

Inoltre moltiplica i soggetti pubblici e privati autorizzati a svolgere il ruolo di intermediari per la “somministrazione di ma_nodopera”, il che comporta la li_cenza di affittare lavoratori ad aziende terze non solo come sin_goli lavoratori, ma anche in gruppo. Nel frattempo procede per la sua strada il disegno di leg_ge n. 848-bis, che delega il gover_no a sospendere per quattro an_ni l’articolo 18 nelle aziende do_ve esso è vigente, prevedendo in alternativa alla riassunzione il ri_sarcimento del lavoratore licen_ziato senza giusta causa. L’insie_me ditali dispositivi permetterà di sopprimere gli effetti deter_renti dell’articolo 18 contro i li_cenziamenti facili in molte aziende, e di aggirano in parec_chie altre. Basterà infatti prende_re un reparto con 60 addetti e suddividerlo in quattro aziende con 15 dipendenti ciascuna, di_mostrando beninteso che cia_scuna di essa è “funzionalmente autonoma”. Dopodiché ciascu_na approfitterà delle nuove pos_sibilità di affittare lavoro per al_largarsi molto al di sopra della soglia dei 15 dipendenti, senza più l’impiccio dell’articolo 18.

Al progressivo sgretolamento per via normativa dell’articolo 18 si è accompagnata, nell’ulti_mo anno, una accelerata diffu_sione dei lavori precari in ogni settore d’attività, inclusa la Pub_blica Amministrazione. A quat_tro giovani su cinque ormai non si offrono altro che contratti di breve durata, o la compartecipazione a cooperative dove è ma_gari stabile il contratto, ma pove_ra la paga. Con la proliferazione oggettiva ditali lavori si è ap_profondito il senso soggettivo di precarietà, di insicurezza della vita di lavoro che le persone av_vertono per sé, i familiari, gli amici, la comunità in cui vivono. Tutto ciò ha modificato il qua_dro di riferimento in cui si collo_ca il referendum, facendo ora apparire sfocate o non pertinen_ti buona parte delle ragioni del non voto.Il l5 giugno non si tratta più di votare solamente per estendere alle imprese non indi_viduali l’obbligo di riassumere un dipendente licenziato senza giusta causa. Votando sì sull’ar_ticolo 18, elettori ed elettrici esprimeranno in realtà la vo_lontà di tenere in piedi l’edificio complessivo del diritto del lavo_ro, rendendo quanto meno più difficili le operazioni di smantel_lamento avviate da governo e Confindustria Una volta che fosse espressa tale volontà, per restaurare e rendere più funzio_nale l’edificio alle esigenze at_tuali non mancheranno gli ar_chitetti. In caso contrario baste_ranno le ruspe per portar via le macerie.

la Repubblica 18 maggio 2003