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Troppo caldo? E' terrorismo psicologico
di Massimo Fini
E basta con questo terrorismo meteorologico, propalato da televisioni e media, che fa morire gli anziani di paura più che di caldo. L'altro ieri, 12 giugno, il buon Caroselli faceva notare sul meteo di Rai uno che il 12 giugno dell'anno scorso era stato molto più caldo. E diceva il vero. Quel giorno mi trovavo a Firenze, città che, chiusa in una conca, è freddissima d'inverno e caldissima d'estate, e il termometro oscillava fra i 37 e i 40 gradi all'ombra. E a Milano c'è ogni anno un periodo, di dieci-venti giorni, in cui fa caldo come e più di ora. E' una città infernale, d'estate, Milano, così al centro della pianura, senza una bava di vento, senza un fiume, col suo cielo bianco invece che azzurro (non ho mai capito, e nessuno è riuscito mai a spiegarmelo, come a qualcuno sia potuto saltare in mente di costruire una città qui, non su un'altura, non sul mare, ma nemmeno su un fiume come hanno tutte le grandi città d'Italia e d'Europa i milanesi, evidentemente, sono dei 'ciula' in radice).
Mi ricordo una sera di un fine giugno di parecchi anni fa quando incontrai nell'androne del mio palazzo Egisto Corradi, il grande inviato del Corriere: sudato, scamiciato, in un bagno di sudore che, colandogli dalla fronte, gli inzaccherava la giacca che teneva in mano e i vestiti. Gli dissi: «Corradi, lei che è stato in tutto il mondo, in Vietnam, in Cambogia, in Thailandia, insomma nei posti più caldi e umidi del pianeta, non si farà mica impressionare dal clima di Milano?». Rispose: «Sì, sono stato dappertutto e proprio per questo ti posso assicurare che il caldo che fa a Milano in quei venti giorni che in genere vanno da fine giugno a metà luglio non l'ho trovata da nessuna altra parte».
Perché Milano ha questo di speciale: che di notte il caldo invece di diminuire aumenta, a causa dell'umidità e del bollore che sale dall'asfalto. Ma questo c'è sempre stato e lo abbiamo sopportato, senza tanti piagnistei, strilli, sgomenti, sorprese, invocazioni, lamenti e allarmi della Protezione civile e dell'ottimo ministro della Sanità uso a concentrarsi soprattutto sulle questioni marginali, come questa, su cui non si può nulla.
Eravamo un po' meno isterici, un tempo. Nell'estate del 1982, quella in cui vincemmo i mondiali, che fu caldissima in tutta Europa e in Italia, con punte di 45 gradi in Sardegna e in Puglia, di 31, di notte, a Cortina, Sandro Pertini, che pur era molto anziano, e Gianni Agnelli, che veniva da un infarto, volarono insieme in Spagna e si calarono nell'infocato catino del Santiago Bernabeu di Madrid per vedere la finale.
Certo, quest'anno il caldo è arrivato con una quindicina di giorni d'anticipo e c'è da soffrire, come per ogni fenomeno atmosferico imprevisto e fuori stagione. Ma fare dell'allarmismo, spargere il panico, dare notizia quotidiana dei malori come in un bollettino di guerra, non aiuta, non allevia la sofferenza, anzi la acuisce trasmettendo un senso di insicurezza nelle persone più deboli e fragili, psichicamente e fisicamente.
Calma, ragazzi. In Iraq i gradi sono 50. E in più hanno sul coppino gli americani.




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