RISOLUZIONE SULLA RIFORMA DEL SISTEMA PUBBLICO DELLA RICERCA , CAMERA DEI DEPUTATI (6 MARZO 2003)




La Camera,
premesso che:
nell'ultimo decennio in Italia la spesa per la ricerca, partita da un valore nettamente inferiore a quelli dei principali Paesi europei, si è ulteriormente ridotta con particolare riferimento alla spesa per la ricerca di base: attualmente l'Italia è ultima nella fascia di paesi con PIL compreso fra 20.000 e 25.000 dollari/pro-capite e, più in generale, a livello di competitività, l'Italia si classifica oltre il trentesimo posto tra i paesi dell'OCSE;

il Governo, per consentire all'Italia di svolgere un ruolo incisivo nello scenario internazionale, ha dato avvio ad una complessiva riforma della ricerca, predisponendo fin dal 2002 le linee guida per la politica della ricerca scientifica e tecnologica frutto di un'ampia e costruttiva consultazione e concertazione con tutti gli attori del sistema: la comunità scientifica, le università, gli enti pubblici, le imprese e i sindacati;
sulle stesse linee guida si è registrato unanime apprezzamento da parte dell'intera comunità scientifica;
l'Unione europea con il VI Programma quadro comunitario ha definito una nuova strategia che richiede forti interventi di sistema finalizzati alla realizzazione dello spazio europeo della ricerca, focalizzando gli investimenti su grandi tematiche di ricerca multidisciplinari, per affrontare le quali è necessaria la disponibilità di masse critiche adeguate;
tra gli obiettivi fondamentali delle linee guida, oltre al graduale elevamento della spesa pubblica in ricerca fino all'1 per cento del PIL, assume rilevanza quello di far convergere su alcune tematiche multidisciplinari, condivise a livello europeo e internazionale, le attività di ricerca svolte dalle tre reti: università, enti ed imprese;
il perseguimento degli obiettivi posti dalle linee guida per la politica scientifica e tecnologica nazionale, ivi compresa la riforma dei sistema pubblico della ricerca, è pertanto necessario e indifferibile;
al fine di perseguire i predetti obiettivi vi è l'urgente esigenza di un riordino del sistema degli enti pubblici di ricerca per consentirne una proficua interazione con il sistema universitario, sociale e produttivo del paese, nonché una concentrazione di risorse e competenze su grandi temi multidisciplinari e strategici;
dalla relazione annuale 2000-2001 del comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca (CIVR) si rilevano forti critiche al CNR per la diminuita interazione con il sistema universitario, per la scarsa interazione con il sistema sociale basata sull'attività di formazione, per l'inadeguato raccordo tra il momento della valutazione e la pianificazione;
lo stesso CIVR, nella valutazione complessiva degli istituti di ricerca, evidenzia carenze sia sul perseguimento degli obiettivi generali, sia sulle priorità strategiche;
la stessa Corte dei conti, a seguito del controllo eseguito sulla gestione finanziaria del CNR per l'esercizio 2000 sugli esiti della riforma varata con il decreto-legge n. 19 del 1999, ha evidenziato profonde carenze nel sistema della ricerca:
sul piano istituzionale è stata rilevata la perdurante parcellizzazione delle competenze, suddivise tra un numero troppo elevato sia di enti che di ministeri;
sul piano dell'attuazione della riforma è stata rilevata la mancata nomina dei collegi rappresentativi della comunità scientifica e il ritardo del processo di riordino del CNR;
la revisione straordinaria della rete scientifica dell'ente si è tradotta in una operazione fondata essenzialmente su una sequenza di aggregazioni prive di un visibile, chiaro disegno strategico, in cui le progettate dismissioni e soppressioni si sono risolte pressoché totalmente nella confluenza in altri istituti;

impegna il Governo

a proseguire lungo la strada delle riforme del sistema pubblico della ricerca nel dichiarato obiettivo di valorizzare l'inestimabile patrimonio della ricerca scientifica in Italia per competenze, uomini, capacità innovative nonché tradizioni;
a provvedere con sollecitudine al riordino degli enti di ricerca, in termini tali da favorire la convergenza delle attività delle strutture sugli obiettivi multidisciplinari individuati dalle «linee guida»;
a valorizzare a pieno, nell'ambito del processo del riordino del CNR e di accorpamento ad esso di altri istituti di ricerca, le esperienze e i modelli organizzativi di punta, tra cui quello dell'istituto nazionale di fisica della materia (INFM) assicurando a quest'ultimo il mantenimento delle attuali regole di funzionamento;
a promuovere la costituzione di una «rete» tra gli enti e i soggetti, pubblici e privati, operanti nei settori della ricerca fondamentale, di base e applicata, rafforzando le sinergie tra gli enti di ricerca, le università e le imprese, promuovendo lo sviluppo di una cultura di impresa fra i soggetti pubblici e di cultura della ricerca tra quelli privati;
a prevedere, nell'ambito del riordino, un forte investimento degli enti nella formazione di nuove leve di giovani ricercatori, da realizzare, in collaborazione con le università, sulle tematiche interdisciplinari individuate dalle «linee guida»;
a dare risposte concrete alla comunità scientifica attraverso il massimo impegno per dare seguito alla risoluzione votata dalla VII Commissione, e accolta dal Governo, concernente il sostegno allo sviluppo del settore della ricerca e finalizzata a centrare l'obiettivo di impegnare, nei tempi più brevi, risorse pubbliche pari all'1 per cento del PIL nel suddetto settore strategico.
(6-00052)

Adornato, Butti, Maggi, Garagnani, Bianchi Clerici, Palmieri, Santulli, Licastro Scardino, D'Agrò