Le elezioni amministrative del maggio 2003 ci impongono alcune riflessioni sia positive che negative:
Iniziamo dalle positive:
Il Fronte sociale Nazionale è risultato, di gran lunga, dove si è presentato, la prima forza dell’area.
Alleanza Nazionale è in una crisi, a mio parere, irreversibile.
Il malessere nell’elettorato è emergente e crescente.
Rispetto alle ultime elezioni amministrative, in genere comunali, siamo cresciuti di oltre il 30%.
Veniamo alle negative:
Non abbiamo preso voti, ma quelli presi rappresentano lo zoccolo duro del partito.
Non abbiamo neanche raccolto i frutti del disfacimento di Alleanza Nazionale.
Anche il malessere non è stato da noi intercettato. A Roma, nonostante la forte astensione, il candidato alla presidenza per la sinistra ha preso 160.000 voti in più delle liste che lo sostenevano. E’ il voto di condanna della stolta posizione del Polo nella guerra all’Iraq che, nonostante i nostri sforzi, non siamo riusciti a raggiungere neanche in minima parte.
Analisi
La prima considerazione che balza evidente è che il voto congiunto delle formazioni definite dagli altri di estrema destra raggiunge percentuali comunque insignificanti. E’ un voto talmente instabile che è bastata un’operazione di basso profilo nel mondo dell’estremismo cattolico, come quella realizzata da Storace a Roma con la lista del Trifoglio per catturare uno 0’7% di elettorato.
La seconda è che non si prendono voti se si è sistematicamente assenti sul territorio. Non si può ridurre l’azione politica a sporadici interventi sui grandi temi e poi pretendere di prendere i voti.
Il nostro progetto politico, di lavorare con la gente, per la gente e nella gente, non è gradito alla cosiddetta "area", che in qualche modo ha preferito astenersi dal votarci. D’altra parte l’aspetto esteriore del nostro movimento rende difficile l’aggregazione di quelle nuove fasce di malessere disposte ad ascoltare il nostro progetto, e talvolta anche a condividerlo.
Su queste brevi considerazioni è opportuno aprire un ampio dibattito interno per arrivare a delle conclusioni che comunque sembrano ovvie.
Prima di tutto è opportuno sfatare alcuni luoghi comuni che riemergono puntualmente ad ogni elezione:
Il popolo italiano ormai si è abituato al bipolarismo e quindi bisogna scegliere uno schieramento. Il 45% di astenuti, le numerose schede bianche o nulle, danno la misura di quanto sia errata questa valutazione. Non basta! La volontà di cambiamento è nella gente che però ritiene tutto inutile. Questo muro di diffidenza va vinto con il prestigio personale da conquistare giorno dopo giorno.Ecco perché è indispensabile lavorare sul territorio. A chi chiedesse di entrare in una coalizione risponderei che per entrare bisognerebbe essere forti: solo in tal modo si potrebbe condizionare la coalizione stessa. In caso contrario consiglierei di entrare in uno dei partiti esistenti; infatti che senso avrebbe fare un altro partito? D’altra parte chi ha fatto già la scelta di schierarsi con una delle coalizioni esistenti sta lentamente scomparendo.
Bisogna caratterizzarsi di più come partito di estrema destra incentivando la lotta all’immigrazione ed altri temi analoghi. Gruppi caratterizzati in tal modo esistono in Italia ed anche con una visibilità molto maggiore della nostra, ma i loro risultati sono stati di gran lunga inferiori ai nostri.
Le nostre scelte sono ormai state fatte. Il nostro progetto di alternativa politica al partito unico liberista del Polo e dell’Ulivo resta l’unico percorribile. E’, però, necessario fare alcune correzioni di rotta dettate dalle analisi sopra svolte.
Intanto la crisi di Alleanza Nazionale ci pone un ulteriore quesito: dobbiamo caratterizzarci come la vera destra nella speranza, assai remota, di prendere il posto di quel partito, diventato ormai un coacervo di comitati d’affari? E’ chiaro che in questo caso il discorso, almeno sul piano della comunicazione, potrebbe sembrare molto più facile ma sarebbe soggetto agli umori della classe dirigente di quel partito e quindi di impossibile realizzazione.
Le nostre ambizioni sono molto più importanti, noi non vogliamo accontentarci …quindi poniamoci definitivamente sulla posizione dell’alternativa, con una serie di obblighi:
Portare a conoscenza di tutti dell’esistenza del Fronte sociale Nazionale attraverso campagne quotidiane di presenza sul territorio: partecipare a tutti i convegni, i dibattiti, anche se organizzati da altre forze politiche; essere presenti ovunque e tutti i giorni con comunicati stampa quotidiani ed altro. Per questo sono indispensabili una snella ma efficiente struttura centrale ed una concreta e capillare struttura periferica.
Rendere inequivocabile la nostra collocazione affinché diventi sempre più difficile appiattirci sull’estrema destra e le varie formazioni che la rappresentano. I distinguo si determinano non sulle scelte del breve tempo,che possono essere prese da tutti, ma su quelle più concrete del lungo periodo. Per esempio la lotta contro l’euro e la battaglia contro il bipolarismo sono una nostra esclusiva.
Rendere facile l’accesso nelle nostre fila a chi non ha la nostra storia politica. Per questo serve sia mutare la forma estetica del nostro movimento, sia rendere più accoglienti (nel senso di efficienza) le nostre sedi, sia dotarci di un nuovo simbolismo, nuove musiche,nuovi canti: un’estetica rigida,seria, vera ma accattivante ed accogliente. Per questo dovremmo rivolgerci ad una seria società di comunicazione.
Portare a conoscenza di tutti il nostro progetto e la nostra posizione sui vari temi locali e nazionali. Sia andando nelle case delle persone con lettere, giornali, programmi; da qui la necessità di unificare gli indirizzari. Sia stando sulle piazze con volantini, manifesti, megafonaggi,raccolte firme, mostre, bacheche; da qui la necessità di una struttura capillare. Sia aggiornando costantemente il sito ed utilizzando al meglio i collegamenti telematici.
Il Segretario Nazionale
ADRIANO TILGHER




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