Ecco un uso utile e attualissimo delle commissioni d'inchiesta
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Stragi dimenticate, indagine del Parlamento
I gruppi parlamentari si sono impegnati a designare i propri componenti entro la prossima settimana. Ma, nonostante le buone intenzioni, sembra difficile che prima dell’estate possa essere istituita la commissione d’inchiesta sull’occultamento dei fascicoli sulle stragi naziste. E soprattutto che si riesca a trovare un accordo sul nome del presidente. I Ds, firmatari della proposta di legge approvata definitivamente il 15 maggio scorso, aspirano a ottenere la carica. «Visto che tutte le altre commissioni d’inchiesta sono guidate da un esponente della maggioranza - sottolinea il senatore Massimo Brutti - se questa fosse affidata all’opposizione sarebbe un buon segnale di disgelo, ma purtroppo non credo che avverrà. Il clima non mi sembra quello giusto». Quando tutti i partiti avranno scelto i candidati, toccherà ai presidenti delle Camere indicare i quindici deputati e i quindici senatori che diventeranno membri del nuovo organismo bicamerale. Il capo dello Stato ha accolto con favore un’inchiesta del Parlamento su quei documenti ritrovati soltanto nel 1994 in un armadio della Procura generale militare a Roma. In occasione della commemorazione dei caduti italiani a Cefalonia il 1° marzo del 2001, Ciampi esortò «i giovani italiani, i giovani greci e quelli di tutte le nazioni sorelle dell’Unione europea a non dimenticare».
«Non dimenticare»: con questo spirito la commissione dovrà accertare, «se vi siano stati condizionamenti nell’azione della magistratura militare e se fosse stato possibile, a tempo debito, perseguire i colpevoli». La relazione che accompagna le norme dà conto di quanto è stato fatto sinora per scoprire per quali motivi gli atti su 695 stragi ed eccidi compiuti in Italia dalle SS e dalla Wehrmacht siano rimasti per anni in quello che è ormai noto come «l’armadio della vergogna». E illustra i risultati di un’indagine conoscitiva necessaria per valutare gli ambiti entro i quali muoversi per fornire risposte ai familiari di oltre 15.000 vittime. «Da in nessun documento - è scritto - risulta che vi è stata una volontà diretta e manifesta, da parte dei magistrati militari, di insabbiare i fascicoli relativi ai crimini di guerra. Tuttavia la costante violazione della legge nella forma della mancata trasmissione dei suddetti fascicoli alle procure, perpetrata da tre diversi soggetti (i procuratori generali militari), non può non fare pensare a un disegno unitario volto ad impedire l’allestimento dei processi».
Dopo la scoperta dell’archivio segreto, i vari fascicoli sono stati trasmessi alle procure competenti. I tribunali di Torino e Verona hanno condannato all’ergastolo tre persone che vivono all’estero - due in Germania e uno in Canada - per le quali è già stata richiesta l’estradizione. Ma l’inchiesta più rilevante, tuttora in fase istruttoria, è quella relativa alla strage di Sant’Anna di Stazzema, che ha visto coinvolti cinquecento civili. Tra loro, oltre cento bambini. «Purtroppo - si legge nella relazione parlamentare - la prescrizione dei reati, la dispersione durante gli anni delle fonti di prova, il decesso degli autori o l’impossibilità del loro riconoscimento sono tutti fattori che rischiano di lasciare impunite queste stragi naziste». E dunque la commissione dovrebbe servire a saldare «un debito morale di giustizia postuma nei confronti delle migliaia di vittime che oggi le istituzioni devono pagare, assicurando loro giustizia e tenendo vivo il ricordo di quanti si sono sacrificati per il bene della patria».
Una giustizia che la magistratura militare non ha fatto. «E’ probabile - si ipotizza nel documento - che i giudici siano stati strumento in mano ai politici e, in particolare, al governo». La commissione avrà adesso gli stessi poteri assegnati all’autorità giudiziaria. Potrà ottenere copia dei fascicoli tuttora aperti presso le varie procure, ascoltare i testimoni senza che sia possibile apporre segreto di Stato, d’ufficio o professionale.
Fiorenza Sarzanini
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