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    Predefinito Dall'Espresso:ma che fantasia hanno...

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    BERLUSCONI & C. / LO SCONTRO A TUTTO CAMPO


    Ecco a voi il Cavalier vendetta


    Bloccare il processo Sme. Tenere a bada Ciampi. E soprattutto affondare Prodi. Il premier gioca la sua partita finale. Così


    di Francesco Bonazzi, Marco Damilano e Peter Gomez


    Prima i giudici "golpisti". Poi il Quirinale. Quindi Romano Prodi e Giuliano Amato, suoi partner italiani in Europa. Dopo la condanna dell´onorevole Previti il ciclone dei veleni non si ferma più. Arrivati al momento decisivo della legislatura, con il semestre di presidenza Ue alle porte, Silvio Berlusconi si è convinto. Aveva ragione l´amico Cesare.

    Da ora in poi la linea è quella del non faremo prigionieri. E del chiudere i fronti caldi in un colpo solo. Mettere in riga una maggioranza litigiosa su tutto. Bloccare i processi per sempre e ripristinare l´immunità parlamentare. Affondare gli avversari più pericolosi, a cominciare dal solito Professore di Bologna. E minacciare il Quirinale alla vigilia di una nuova ondata di leggi antitoghe da firmare, alcune delle quali a forte rischio di incostituzionalità.

    Il via libera del Cavaliere è arrivato con il monologo politico-giudiziario al processo Sme, in cui si è trasformato da imputato ad accusatore. Poi è partita la caccia al presidente della Commissione europea sui giornali di famiglia, da ´Il Giornale´ a ´Il Foglio´. E siamo appena all´inizio. "Niente dialogo con Prodi", attacca il portavoce Sandro Bondi, l´uomo che in questo momento riflette più di tutti gli umori di Berlusconi. "Questo signore è un indipendente di sinistra, un prestanome messo lì a seconda delle utilità". "Finalmente con il caso Sme si fa chiarezza sui misteri di questo Paese", sogghigna un altro azzurro di peso, Paolo Ricciotti. "Vedrete, nelle prossime settimane si scopriranno altri veli. Su Telekom Serbia, per esempio. O sulla privatizzazione della Telecom". Operazioni in cui i berlusconiani, in questo caso senza troppi garantismi, vogliono tirare dentro a tutti i costi i protagonisti dell´epoca: l´allora ministro del Tesoro Ciampi e il premier dell´Ulivo Prodi. Sull´affare serbo c´è la commissione parlamentare di inchiesta che scopre all´improvviso l´utilità delle rogatorie internazionali.

    "Ne abbiamo chieste otto e entro fine anno avremo tutti gli elementi per ricostruire tutti i passaggi di denaro", avverte il presidente Enzo Trantino, avvocato di An. I commissari del centro-destra si preparano a chiedere l´audizione di Prodi: "Dovrà spiegarci il ruolo del suo avvocato di fiducia Domenico Porpora, che gestì le operazioni legali per l´affare Telekom".

    Raccontano poi che tra i motivi di rabbia del Cavaliere verso Prodi ci sia anche l´ultimo sgambetto che secondo il premier il Professore avrebbe organizzato ai suoi danni. Cinquanta pagine dell´ufficio giuridico della Commissione europea che bocciano la legge sul falso in bilancio approvata dal governo Berlusconi. E che, in caso di decisione sfavorevole dell´Alta corte di giustizia europea, riaprirebbe i processi per falso in bilancio nei confronti di Berlusconi. Primo fra tutti, quello All Iberian. Fondi neri per 1.500 miliardi di lire accantonati in 64 conti off-shore.

    Ma a scatenare la resa dei conti finale c´è soprattutto l´urgenza di evitare anche solo una richiesta di condanna al processo Sme. "Una condanna di Berlusconi sarebbe un secondo colpo di Stato, dopo il 1994", sentenzia Bondi. "Abbiamo aspettato due anni che le cose cambiassero, che la sinistra e la magistratura rinsavissero, ma niente, non c´è uno spiraglio, sono tutti dalla stessa parte. Abbiamo avuto troppo senso di responsabilità, ecco la nostra colpa. Adesso basta, il treno è partito e non si può fermare. È in gioco la nostra ragione d´essere, la nostra identità". E gli alleati dell´Udc e di An? "A questo punto si devono allineare". E il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini? "Deve capire". E Carlo Azeglio Ciampi? "Deve capire anche lui. Ma mi sembra che abbia capito".

    Eppure, dal suo punto di vista di imputato, il Cavaliere avrebbe buoni motivi per non agitarsi troppo. Nel processo Sme la prescrizione marcia implacabile. E per conquistarla Berlusconi è pronto a giocare la carta dei legittimi impedimenti a catena. Lo ha annunciato lui stesso in aula, lunedì 5 maggio, quando ha fatto presente ai giudici di avere in agenda già 76 appuntamenti internazionali legati al semestre di presidenza europea. Così salteranno udienze su udienze e la conclusione del dibattimento verrà spostata verso il fatidico traguardo del 2004. Allo scoccare del nuovo anno scadrà l´applicazione di Guido Brambilla come giudice a latere nel processo Sme e non potrà più essere rinnovata. Verrà formato un nuovo collegio giudicante e tutto dovrà ricominciare da capo. Le possibilità di arrivare a un verdetto definitivo entro il 2006, data massima per la prescrizione, saranno in questo caso pari a zero.

    La vendetta berlusconiana, dunque, è tutta politica. Ricompattare sulla sua difesa una maggioranza in ordine sparso su tutto da mesi: l´ultima rissa, quella sulle quote latte tra la Lega e il ministro di An Gianni Alemanno. Anche se sul giro di vite nel centro-destra i malumori sono profondi, pronti ad esplodere al primo voto segreto. Pochi si oppongono apertamente. Casini, prudente, non ha seguito lo zelo antigiudici di Marcello Pera, ma ha ben chiaro il messaggio: sulla partita giustizia, d´ora in poi, vietato mettersi di traverso. Nell´Udc, Marco Follini si è già allineato. In An la deputata Angela Napoli dà voce al malcontento: "Sono contraria al lodo Maccanico. E nel mio partito non sono da sola". Ma Gianfranco Fini, ormai, ragiona sempre più da vicepremier e soffre in silenzio. A un deputato che gli fa notare che alla fine a perderci i voti potrebbero essere proprio gli eredi di Giorgio Almirante, risponde con un sorrisino di rassegnazione.

    L´ira berlusconiana fa paura anche a sinistra. All´ultima segreteria dei Ds i capi della Quercia hanno sfogliato un sondaggio riservato. Che rivela come il tema giustizia sia in fondo alle preoccupazioni degli elettori. "Il sentiero è stretto", spiega ai suoi Piero Fassino. "La nostra gente non capirebbe un nostro accordo con Berlusconi per fermare i processi. Ma puntare sulle sentenze di condanna significa fare il gioco del Cavaliere". Per giorni il presidente del partito Massimo D´Alema ha evitato di aprire bocca sull´argomento. A costo di mancare di solidarietà nei confronti di Prodi e Amato, i suoi colleghi ex premier del centro-sinistra. Al punto che i più navigati già fiutano aria di accordo dopo le elezioni amministrative. "Due settimane di turbolenza e poi se non ci mandano i soliti avvocati...", dice l´udeur Pino Pisicchio. Ma nella Margherita gli animi sono decisamente surriscaldati. Francesco Rutelli, per la prima volta, parla apertamente di "rischio regime". E i prodiani calano l´elmetto. "Non sono mai stato giustizialista. Ma dopo le parole di Berlusconi su Prodi sono pronto a scendere in piazza anch´io", dice il deputato Giulio Santagata.

    I moderati del Polo, l´Ulivo e le alte cariche istituzionali stanno per essere trascinati in una bagarre senza fine. Il calendario è serrato. Chirurgico nel bombardare i giudici. Separazione delle carriere per i pubblici ministeri, indagini strappate ai pm e affidate alle forze dell´ordine, obbligatorietà dell´azione disciplinare contro i giudici, responsabilità personale diretta penale e civile delle toghe che sbagliano. E ancora, divieto per i magistrati di interferenza politica, fino allo scioglimento delle correnti all´interno dell´Associazione nazionale magistrati, a cominciare, naturalmente, da Magistratura democratica, le famigerate toghe rosse. Per arrivare alla commissione parlamentare di inchiesta su Tangentopoli. In cui i politici giudicheranno i giudici di Mani Pulite. Come prescritto dalla coppia Berlusconi-Giuliano Ferrara sulle colonne de ´Il Foglio´.

    Lo scontro immediato, la settimana prossima, è sul blocco dei processi per le alte cariche dello Stato con legge ordinaria. I duri di Forza Italia vorrebbero salvare anche i ministri. E procedere a tappe forzate. "E se qualcuno nella maggioranza ha il mal di pancia, faremo un decreto legge. E ci mettiamo su la fiducia", suggerisce Carlo Taormina. E Previti? Per lui, se non c´è tempo per approvare l´immunità parlamentare, potrebbe esserci un ingresso nel governo. Un regalo così, forse, neppure lui l´avrebbe immaginato.

    Qualche tempo fà c'era anche il progetto di Berlusconi di comprare il Corriere e il gruppo l'Espresso:quali erano le prove?Mediaset aveva un valore di borsa superiore ai due,quindi era acqistabile




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    Grazie per l'arrticolo, ora lo forwardo a un po' di amici...

 

 

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