Il quorum negato rende tutto più difficile a sinistra
Bertinotti previene le critiche della sinistra di Rifondazione: l'intesa con l'Ulivo - dice - "da autostrada è diventata un sentiero". Ma Rutelli e Fassino lanciano segnali distensivi.
di Mario Lavia
ROMA - Meglio voltare pagina il più in fretta possibile. A sinistra si leccano le ferite, dopo un referendum andato male, molto male. E Fausto Bertinotti, dipinto da tutti come il grande sconfitto della giornata, adesso parla di un'intesa Ulivo-Prc che "da autostrada è diventata un sentiero di montagna".
Clemente Mastella dice a voce alta quello che molti pensano: "La gente si è rotta le balle di questi referendum, ne ha le scatole piene. I partiti devono lavorare in Parlamento, i referendum li possono indire i cittadini, non le forze politiche". Sul banco degli imputati c'è lui, Bertinotti. Il quale ammette subito, alle 15,01: "Abbiamo perso".
Velocissima assunzione di responsabilità, quella del leader comunista, che immagina che all'interno di Rifondazione comunista questa sconfitta qualcuno gliela farà pesare. Già domattina c'è una riunione della direzione del partito. "Non succederà niente. Capito? Niente", taglia corto Franco Giordano prevenendo le voci di gesti clamorosi del subcomandante Fausto. Tipo dimissioni. Che non ci saranno, questo è chiaro. Il segretario però potrebbe anche fare il "beau geste" di dichiararsi pronto a lasciare la sua poltrona, sapendo che le sue dimissioni verrebbero respinte.
Ma a parte questo, tuttavia, è chiaro che cambierà parecchio nella linea politica del partito, giunto nelle ultime settimane alle soglie di un accordo di fondo con l'Ulivo, maturato alle amministrative e corroborato dalla buona novella (per Bertinotti) dello "sbolognamento" di Cofferati, pericoloso concorrente a sinistra. Ora la situazione cambia. Sul referendum, il "no" di Fassino e Rutelli lascia cicatrici profonde nei rapporti con il Prc.
Una scelta, quella di Ds e Margherita, che alla luce dei fatti si è rivelata esiziale per il referendum sull'articolo 18. "Vedrete, Fausto cambierà linea", prevede Marco Rizzo, oggi cossuttiano. E questo per la buona ragione che "dentro il partito i trotskisti gli faranno la guerra": con un ragionamento che, in soldoni, rimprovererà a Fausto di essersi riavvicinato all'Ulivo, nelle amministrative, che alla prima occasione (il referendum) lo ha clamorosamente abbandonato.
Fiutata l'aria, Rutelli e Fassino si sono subito affrettati a lanciare messaggi distensivi. "Ho fiducia che non vi saranno ostacoli sostanziali - ha detto il leader della Margherita - nei rapporti politici a sinistra". E il leader ds ha sottolineato che "bisogna raccogliere la domanda di tutele e di riforme di chi è andato a votare". Anche perché - è la paura di Fabio Mussi - "adesso Berlusconi andrà avanti come un trattore sull'articolo 18" e quindi - spiega Pietro Folena - "bisognerà unirsi per reggere alla controffensiva del governo".
DOPO LA BATOSTA PRESA DALL'ULIVO ALLARGATO PASSARE SUBITO ALL'AZIONE:
ABOLIRE L'ART 18


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