segue il GWN n. 20
In questo numero:
*Nessuna relazione tra leucemia e linee elettriche
*Al via la campagna d¹informazione inglese sugli ogm
*Scienziati ed economisti inglesi si esprimono a favore delle piante gm.
*Il consiglio Internazionale per la Scienza si pronuncia a favore delle biotecnologie
*«Liberare l¹uomo dalla povertà», un appello della Santa Sede
*Troppi o troppo pochi? La popolazione arricchisce o impoverisce il Pianeta? Malthus e Sartori smentiti dai fatti!
*Liberazione animale, 30 anni dopo. L¹utilitarismo di Peter Singer genera mostri
Critiche a Singer
Singer accusa i cristiani di essere colpevoli nello sfruttamento degli animali
*Precisazioni sulla BSE
Nessuna relazione tra leucemia e linee elettriche
GWN _ Uno studio della National Radiological Protection Board ha mostrato che i campi magnetici non causano le mutazioni cromosomiche responsabili della leucemia infantile1 .
I risultati suggeriscono che non ci sia relazione tra le linee elettriche ed il cancro,
A dispetto di alcuni dati epidemiologici che supporterebbero l¹esistenza di tale relazione.
Un gruppo della Commissione ha condotto esperimenti nei quali cellule sanguigne venivano esposte a campi magnetici di molto superiori a quelli riscontrabili negli impianti domestici o vicino alle linee elettriche.
Gli esperimenti si proponevano di verificare due ipotesi: che i campi magnetici possano causare danni cromosomici o che, quando il danno insorga per qualunque motivo, i campi magnetici possano interrompere il naturale processo di riparazione dello stesso.
I risultati, pubblicati dal British Journal of Cancer, mostrano che nessuna delle due ipotesi corrisponde al vero. I campi magnetici, di per sé, non causano danni, né interrompono il processo di riparazione dei danni da esposizione ai raggi gamma.
Il Dott. David Lloyd, che ha guidato la ricerca, ha affermato:² Alcuni studi nel passato avevano prodotto prova di una debole relazione tra campi magnetici insolitamente forti in alcune case e la leucemia nei bambini. Noi abbiamo cercato di provocare questo effetto nelle cellule in laboratorio, ma non lo abbiamo ottenuto neppure utilizzando campi magnetici più forti di quelli che si sperimentano nella vita quotidiana.
³ I nuovi risultati danno sempre maggior peso al crescente consenso verso la tesi che i campi magnetici non siano una causa di leucemia nei bambini². (Rita Bettaglio)
Al via la campagna d¹informazione inglese sugli ogm
GWN _ Si sta svolgendo, in Gran Bretagna, un ampio dibattito dedicato a piante e cibi transgenici.
Il 3 giugno scorso si è aperto ufficialmente il ³public debate², la discussione pubblica intitolata ³Gm nation?² promossa dal governo inglese, che è impegnato in una vasta campagna di informazione nazionale su biotecnologie e loro applicazioni.
Tra le iniziative, oltre alla gestione di un curato sito web (http://www.gmnation.org.uk) figura anche una ricca serie di incontri, che permetterà ai cittadini, nelle varie comunità locali, di ascoltare direttamente le ragioni di sostenitori e oppositori del biotech.
Oltre al dibattito pubblico, nella cui organizzazione è impegnata in primis l¹AEBC (Agriculture and Environment Biotechnology Commission), si stanno conducendo molti studi e ricerche di carattere economico e scientifico. Lo scopo è quello di giungere, grazie ad un¹attenta revisione dei risultati scientifici e ad un¹accurata analisi di tipo commerciale, ad una corretta valutazione del rapporto costi-benefici, derivanti dall¹uso, o dal rifiuto, delle biotecnologie vegetali.
Come per il dibattito pubblico, anche ai risultati delle ricerche scientifiche e alle riflessioni degli esperti sui possibili scenari economici, sono stati dedicati specifici siti web (www.gmsciencedebate.org.uk e www.strategy.gov.uk/2002/gm/summ.shtml).
L¹intenzione di promuovere un ampio dialogo sugli ogm, che si muovesse lungo tre direttrici (sociale, scientifica ed economica) e potesse coinvolgere l¹intera collettività, era stata annunciata già lo scorso anno (26 luglio 2002) dall¹amministrazione britannica. (Monia Cardella)
Scienziati ed economisti inglesi si esprimono a favore delle piante gm.
GWN _ «Le biotecnologie vegetali sono in grado di migliorare sostanzialmente il tenore di vita nei paesi in via di sviluppo. Non neghiamo loro questa chance». Così si è pronunciato il comitato di bioetica della prestigiosa Nuffield Foundation inglese, a conclusione di un accurato studio durato sei mesi.
L¹indagine, come riferito dalla BBC (10 giugno 2003), ha coinvolto autorevoli scienziati ed economisti ed è stata pubblicata in concomitanza con un ampio dibattito, dedicato ai prodotti gm e alla loro accettabilità sociale, attualmente in corso nel Regno Unito, su iniziativa del governo britannico2 .
Il Nuffield Council (comitato indipendente di esperti, da tempo impegnati a fornire una consulenza chiara e imparziale ai responsabili politici su questioni legate a biologia e biomedicina) sottolinea, nel documento presentato, che la scelta europea di bandire i prodotti agricoli geneticamente modificati ha gravi ripercussioni sui paesi poveri, perché ne rallenta il processo di avanzamento tecnologico.
Una considerazione, quest¹ultima, spesso attaccata dai detrattori del biotech, convinti che si tratti di una facile e potente argomentazione che cela, dietro una falsa attenzione per i paesi poveri, i concreti interessi economici delle nazioni più ricche. Il rischio, paventato da questo fronte d¹opinione, è che ci si culli nell¹illusione che il biotech sia la bacchetta magica per debellare la fame nel mondo e si distolga lo sguardo dai reali problemi socio-politici dei popoli in difficoltà.
A obiezioni di questo genere non si è sottratta Sandy Thomas, direttrice del Nuffield Council, che ha così replicato: «Sappiamo bene che la sicurezza alimentare e la riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo sono priorità legate a problematiche estremamente complesse. Non stiamo dicendo che le biotecnologie vegetali elimineranno la necessità di profondi rinnovamenti politici, economici e sociali. Non diciamo nemmeno che la nuova agricoltura sconfiggerà la fame nel mondo. Siamo però dell¹avviso che il biotech potrà fornire un utile aiuto e che, in circostanze appropriate, contribuirà a migliorare lo stile di vita dei contadini nei paesi in via di sviluppo».
Nel documento del Nuffield Council si sostiene, inoltre, che la ricerca finanziata dai privati ha spesso come obiettivo quello di rispondere alle esigenze dei coltivatori benestanti.
Di qui l¹invito, rivolto ai governi europei, a investire di più in ricerca pubblica, in modo da garantire anche un¹adeguata attenzione alle difficoltà incontrate dagli agricoltori più poveri. (Monia Cardella)
Il consiglio Internazionale per la Scienza si pronuncia a favore delle biotecnologie
GWN _ in un rapporto redatto dal Consiglio internazionale per la scienza (Icsu) e basato sull'analisi di oltre 50 lavori scientifici l'organizzazione scientifica internazionale esprime un giudizio positivo sull'opportunità di applicare le tecnologie genetiche all'agricoltura e ai cibi3 .
Il rapporto, commissionato dal Comitato consultivo dell'Icsu sulle sperimentazioni genetiche e le biotecnologie (Acogeb), si basa su rapporti scientifici messi a punto negli ultimi tre anni da accademie scientifiche nazionali, organizzazioni internazionali e agenzie private. Gabrielle Persley della Doyle Foundation, autrice del rapporto ha dichiarato all¹ANSA: «Abbiamo analizzate temi chiave, identificato aree di convergenza e divergenza scientifica, evidenziato gap nelle conoscenze sui quali dovranno indirizzarsi future ricerche». Cinque le domande chiave individuate nel documento, pubblicato sul sito dell'Icsu all'indirizzo www.icsu.org/events: Chi ha bisogno di cibi gm?, I cibi gm sono sicuri? Gli ogm sono pericolosi per l'ambiente? Le attuali regole sono adeguate? Gli ogm avranno effetti sugli scambi?
«L'Icsu - afferma il rapporto - riconosce che le preoccupazioni relative alla sicurezza e all'ambiente degli ogm sono direttamente collegate alle questioni relative alla sicurezza dei cibi e alla povertà, particolarmente nell'economie emergenti».
«Liberare l¹uomo dalla povertà», un appello della Santa Sede
GWN _ «La povertà non è più una fatalità! Liberarne l¹uomo è dunque un imperativo etico che si impone alla coscienza dell¹umanità»: lo ha detto, facendo riferimento al Messaggio di Giovanni Paolo II per la Giornata Mondiale della Pace di quest¹anno, il vescovo Giampaolo Crepaldi, il Capo-delegazione della Santa Sede, intervenendo il 16 giugno alla 91.ma Conferenza internazionale del lavoro, in corso a Ginevra, per iniziativa del Bureau International du Travail, sul tema: ³Affrancarsi dalla povertà mediante il lavoro².
Citando la Centesimus Annus, il presule ha sottolineato che «bisogna abbandonare la mentalità che considera i poveri _ persone e popoli _ come un fardelloŠ I poveri chiedono di mettere a profitto la loro capacità di lavoro per creare un mondo più giusto e più prospero per tutti. Il progresso dei poveri è una grande opportunità per la crescita morale, culturale ed anche economica di tutta l¹umanità».
Dopo aver ricordato l¹impegno della comunità internazionale di ridurre della metà, entro il 2015, il numero delle persone che vivono in povertà estrema, Monsignor Crepaldi ha insistito sulla necessità di rispettare le promesse nei confronti dei poveri, pena il drammatico aumento delle loro sofferenze per la perdita di fiducia, con risultato finale della caduta di ogni speranza.
Caro vecchio cloro. La rivincita della candeggina!
GWN _ Per anni Greenpeace e gran parte del mondo ambientalista hanno condotto una campagna contro l¹utilizzo del cloro e dei suoi composti.
Detergenti come la candeggina, sono stati messi all¹indice dagli estremisti dell¹ambientalismo, eppure sono proprio questi detergenti che ci hanno salvato dal carbonchio e ci possono salvare dalla SARS4 .
Per dissolvere le paure indotte dagli ambientalisti e chiarire il ruolo sanitario che può svolgere il cloro, il prof. Gianni Fochi ha scritto su Avanti (8 giugno 2003) un interessantissimo articolo sulla vicenda5 .
«Insieme coi suoi derivati industriali, - ha scritto Fochi - il grande Satana per i talebani dell¹ambientalismo è il cloro. Quei signori, inseguendo il miraggio del rischio zero, si lasciano terrorizzare da effetti negativi presunti d¹alcune sostanze (in qualche caso si tratta d¹effetti accertati, ma largamente secondari), e s¹ostinano a negare che esse, nella qualità della vita umana, hanno un bilancio largamente positivo.
Potremmo dilungarci una volta di più sul colera che nel Perù, dove la propaganda di Greenpeace contro la clorazione degli acquedotti aveva avuto successo, dal 1991 al 1996 colpì oltre ottocentomila persone e ne uccise più di seimila.
È tuttavia meglio fare esempi più recenti di governi che, a differenza di quello peruviano d¹allora, agiscono in modo sensato. Gli Stati Uniti hanno usato soluzioni d¹ipoclorito di sodio (analoghe alla varichina e anche all¹Amuchina che si vende in Italia) per distruggere le spore del Bacillus anthracis, agente del carbonchio, dalle superfici dove tempo fa si sospettava che i terroristi le avessero sparse. L¹EPA (Environmental Protection Agency), che ‹ si badi bene ‹ è il severo ente federale incaricato della difesa dell¹ambiente, ha suggerito l¹uso del gas biossido di cloro per bonificare uffici pubblici contaminati.
Ora c¹è la SARS. Ebbene: se si dà un¹occhiata ai siti web delle autorità sanitarie degli stati più colpiti dal contagio, si può vedere ben riconosciuta l¹efficacia della candeggina ‹ e d¹altri prodotti a base d¹ipoclorito ‹ nella disinfezione d¹oggetti e ambienti contaminati dal tremendo virus.
Ecco dunque più viva che mai una classe di sostanze chimiche sfruttate fin dal 1774, quando lo svedese Carl Wilhelm Scheele notò le proprietà sbiancanti del gas cloro, da lui stesso scoperto. Nell'ultimo decennio del Settecento si diffuse l'impiego di soluzioni acquose di cloro o d¹ipocloriti; questi ultimi furono scoperti dal savoiardo Claude-Louis Berthollet, che aveva fatto i suoi studi a Torino e poi s'era trasferito in Francia. Lì si diffusero come eau de Javel, dal luogo di produzione.
Il termine varichina o varechina è imparentato con l'inglese wreck, relitto: viene infatti da varècchi, alghe marine raccolte sulla battigia; bruciate, esse davano ceneri ricche di soda caustica, una delle materie prime per la produzione d'ipoclorito.
Le proprietà disinfettanti dell¹eau de Javel furono notate subito: il medico Pierre François Percy cominciò ad applicarla nel 1790 contro le infezioni ospedaliere. Circa un secolo dopo il noto microbiologo tedesco Robert Koch notò che l¹ipoclorito è un buon battericida, e il francese Albert Calmette s¹accorse che era attivo proprio contro il bacillo della tubercolosi, scoperto da Koch e resistente all¹alcol etilico e all¹acido fenico (come allora si chiamava il fenolo). Già nella prima metà dell¹Ottocento, però, un altro tedesco, il chimico Friedlieb Ferdinand Runge, aveva introdotto con successo il cloro come disinfettante nel corso di un¹epidemia di colera.
Insomma: rinunciare al cloro e ai suoi derivati significherebbe un regresso d¹oltre due secoli in fatto d¹igiene».
Troppi o troppo pochi? La popolazione arricchisce o impoverisce il Pianeta? Malthus e Sartori smentiti dai fatti!
GWN _ Ogni secondo nascono 4,2 bambini e muoiono 1,8 persone. Per i seguaci di Thomas Robert Malthus e per i suoi mentori moderni come Giovanni Sartori, la vittoria della vita sulla morte è ³una catastrofe².
Secondo i seguaci di Malthus, la crescita demografica e il moderno sviluppo scientifico e tecnologico generano: fame, sete, inquinamento, effetto serra, desertificazione, nuove epidemie, morte del pianeta e soprattutto miseria.
Nel libro appena pubblicato da Rizzoli ³La terra scoppia², Giovanni sartori e Gianni Mazzoleni cercano di dimostrare che, come previsto da Malthus, la crescita della popolazione porta all¹impoverimento delle nazioni.
Ma la realtà dimostra esattamente il contrario.
Piero Bianucci e Riccardo Varvelli hanno pubblicato su tSt (Tutto scienze e tecnologie n. 1080), il supplemento scientifico del quotidiano la Stampa, due interessantissimi articoli al riguardo.
Riprendendo i dati forniti dall¹Agenzia Internazionale dell¹Energia, Bianucci ha sottolineato come «negli ultimi trent¹anni la popolazione è aumentata del 50%, la ricchezza prodotta del 250%6 ». «Se guardiamo all¹ultimo secolo - ha rilevato Bianucci- la popolazione è cresciuta di 4 volte, e il Pil mondiale di 20: un fatto reso possibile soprattutto dalla scienza e dalla tecnologia (ma anche dalla maggior forza lavoro)».
Il professore del Politecnico di Torino Riccardo Varvelli, precisa con un articolo dal titolo «Più gente, più sviluppo» che «Secondo il recente rapporto ³World Energy Outlook² dell¹Agenzia internazionale per l¹Energia (IEA), quando trent¹anni fa all¹inizio degli anni 70, la popolazione della terra era di 4 miliardi la produzione di ricchezza mondiale era inferiore a 10.000 miliardi di dollari (correnti) all¹anno.
Ora che siamo più di 6 miliardi, il genere umano è in grado di produrre 35.000 miliardi di dollari (correnti) all¹anno7 ».
Varvelli ha spiegato che «Se invece di calcolare la ricchezza mondiale prodotta in dollari, utilizziamo l¹unità ³PPP² (Purchasing Power Party) che tiene conto del diverso valore delle merci e dei consumi quotidiani e del diverso standard di vita delle varie economie nazionali (con riferimento a un anno standard) si può affermare che nei trent¹anni che vanno dal 1971 al 2000 la popolazione mondiale è aumentata dell¹1,7% all¹anno, e la ricchezza prodotta è aumentata annualmente del 3,3%». Il che significa che «il reddito medio per abitante della Terra è aumentato a parità di acquisto del 60%».
E¹ quindi evidente che la crescita della popolazione, al contrario di quanto sostengono Malthus ed i suoi seguaci, accresce ricchezza e non povertà.
Liberazione animale, 30 anni dopo. L¹utilitarismo di Peter Singer genera mostri
GWN _ Sono passati trent¹anni da quando il filosofo utilitarista Peter Singer ha pubblicato il libro ³Animal Liberation². Considerato il manifesto del movimento animalista mondiale il libro di Singer è ancora al centro di polemiche infuocate.
Una dettagliata analisi sullo stato del dibattito è stata pubblicata dall¹agenzia stampa in rete ³Zenit² (http://www.zenit.org/ )8 .
Per i lettori di Green Watch news ne riportiamo i passi salienti:
«Un articolo di Singer sul New York Review of Books riguardo a come gli animali dovrebbero essere trattati ha segnato l¹inizio di una controversia che continua ancor oggi, come ha fatto notare il 18 Maggio scorso il Boston Globe.
Un gruppo britannico, Compassione nel Mondo dell¹Allevamento (Compassion in World Farming), ha sottolineato recentemente che gli animali ³spesso mostrano atteggiamenti morali che somigliano al comportamento umano², come è stato riportato dalla BBC il 9 Maggio. Il 20 maggio la BBC ha riferito di un studio pubblicato su U.S. Proceedings dell¹Accademia Nazionale delle Scienze che sosteneva che gli scimpanzé siano tanto vicini agli uomini da poter essere considerati a pieno titolo membri della famiglia umana. Gli scienziati della Facoltà di Medicina della Wayne State University a Detroit, Michigan, dopo aver esaminato i geni chiave degli uomini e di parecchie specie di scimmie antropomorfe, hanno trovato che al 99.4% questi geni sono uguali.
Per celebrare l¹anniversario del primo saggio, Singer ha pubblicato un articolo nel numero del 15 maggio del New York Review of Books in cui esaminava il concetto di ³liberazione animale² ed alcune reazioni alle sue posizioni. Egli richiamava quanto affermato nel primo saggio: ³ Io ho insistito che, a dispetto delle ovvie differenze tra animali umani e non umani, noi condividiamo con loro la capacità di soffrire e questo significa che essi, come noi, hanno interessi².
Di conseguenza, continuava, se ignoriamo questi interessi, noi commettiamo lo stesso errore di chi si macchia di razzismo o discriminazione sessuale, un crimine che egli chiama ³specismo².
Dopo 30 anni Singer nota che il concetto di diritti degli animali gode di crescente favore e che la bibliografia sul tema si avvia a contare migliaia di interventi. Sul versante delle critiche, Singer si dichiara non convinto dai tentativi di provare un qualche primato morale degli uomini.
L¹opposizione di Singer allo specismo, spiega, è basata ³non sui diritti, ma sul pensiero che una differenza di specie non è eticamente difendibile col dare agli interessi degli esseri senzienti meno considerazione che a quelli della nostra stessa specie².
Critiche a Singer
Una delle più recenti critiche alla visione di Singer è la collezione 2002 di saggi editi da Gordon Preece dal titolo ³Ripensando Peter Singer: una critica cristiana². Gli articoli sono stati scritti da quattro degli ³amici australiani di Singer², tutti membri del Ridley College, un¹istituzione indipendente evangelica anglicana .
Preece identifica negli argomenti di Singer un ceto numero di problemi. Primo, essi sono ³moralmente impensabili²; accettare la posizione di Singer in base alla quale sarebbe eticamente lecito uccidere esseri umani nelle prime settimane di vita o praticare altre bestialità, sarebbe una forma di utilitarismo universale che è contrario alla nostra coscienza ed al nostro senso di umanità.
Secondo, l¹utilitarismo di Singer avrebbe conosciuto un¹improvvisa e notevole battuta d¹arresto di fronte al caso della propria madre, che morì nel 2000 dopo aver sofferto del Morbo di Alzheimer, nota Prece. In un saggio scritto in quel periodo Singer ammise che sua madre fosse membro della Società per l¹Eutanasia Volontaria e non fosse mentalmente in grado di prendere decisioni. Allora disse che egli stesso si trovò impreparato a fare il passo di decidere di porre termine alla sua vita.
Terzo, gli scritti di Singer, secondo Preece, mostrano una notevole contraddizione. Da una parte egli fa professione di utilitarismo, ma dall¹altra ammette che sia legittimo per le persone avere una speciale considerazione per la propria famiglia ed i congiunti. Questa divisione, secondo Prece, riflette il principale problema della teoria utilitaristica: c¹è un divario tra il concetto di utilità universale ed i nostri imperativi personali, intuitivi e morali.
Quarto, l¹utilitarismo di Singer sostiene che la rilevanza morale di una creatura risieda nella sua capacità di soffrire. Tuttavia, nota Preece, ³ tutte le creature e le loro istanze, specialmente umane, non possono essere ridotte a semplici meccanismi piacere-dolore².
Il saggio di Andrew Sloane esamina anche i problemi della teoria etica utilitaristica. Un calcolo meramente consequenzialista ed utilitarista priva le nostre vite di qualsiasi significato ultimo.
Sloane sottolinea che una conseguenza di una simile teoria è la giustificazione da parte di Singer dell¹infanticidio.
Singer invoca la legittimità di uccidere i neonati che soffrono di problemi come la sindrome di Down. Singer afferma che uccidere è sbagliato solo quando la vittima è una persona umana e, per essere persona, ³un ente deve essere razionale, autocosciente, consapevole della propria esistenza nel tempo, capace di comunicare e così via².
Singer accusa i cristiani di essere colpevoli nello sfruttamento degli animali
Il contributo di Graham Cole al libro analizza la visione della cristianità di Singer. Non solo Singer si dichiara non-credente, ma ritiene altresì la cristianità colpevole dello sfruttamento degli animali.
Le obiezioni di Singer partono dal racconto della creazione contenuto nella Genesi, che egli vede come ³specie-specifica² e tesa a giustificare il dominio sugli animali.. Egli inoltre se la prende con Gesù che, cacciando i demoni da un uomo su un branco di maiali, ne causò l¹annegamento e maledì un albero di fico.
Secondo Cole, Singer travisa il racconto della creazione della Genesi, ignorando volutamente che Dio pose Adamo come custode dell¹Eden, affidando all¹uomo il dovere di una gestione responsabile del creato e non un mero dominio. E mentre Gesù che le persone valgono di più degli animali o dei beni materiali, Egli non insegna che gli animali siano privi di valore.
Il saggio di Lindsay Wilson prosegue sul tema degli animali nella Bibbia e fornisce una dettagliata analisi della teologia biblica sugli animali. Egli nota che i movimenti ottocenteschi di difesa degli animali furono largamente cristiani e precedettero di circa un secolo l¹orientamento laico riguardo i diritti degli animali.
Wilson osserva che sia l¹Antico che il Nuovo Testamento vedono gli animali in una luce positiva e sottolineano la responsabilità umana nella loro cura. Gesù afferma che gli uomini devono prendersi cura degli animali anche il Sabato (Mt 12,11), pur considerando gli uomini di maggior valore rispetto alle altre creature (Lc 12,7).
In termini di differenza tra uomini ed animali, Wilson argomenta che non è stato provato né è di per sé evidente che il criterio di discrimine morale sia la capacità di soffrire o di provare gioia. Normalmente gli uomini sono considerati esseri moralmente responsabili in un¹accezione in cui gli animali non lo sono.
Come spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica ai nn. 2415-18, gli animali sono ³naturalmente destinati al bene comune dell¹umanità passata, presente e futura². Tuttavia aggiunge:² la signoria sugli esseri inanimati e sugli altri viventi accordata dal Creatore all¹uomo non è assoluta; deve misurarsi con la sollecitudine per la qualità della vita del prossimo, compresa quella delle generazioni future; esige un religioso rispetto dell¹integrità della creazione².
In questo modo è legittimo servirsi degli animali per cibo o indumenti. Ed è parimenti accettabile condurre esperimenti scientifici e medici sugli animali , se compiuti ³ entro limiti ragionevoli [Š] perché contribuiscono a curare o salvare vite umane². Allo stesso tempo, noi dobbiamo esercitare un¹²amministrazione² sugli animali e non causare loro inutili sofferenze o la morte. La nostra responsabilità verso gli animali non ha origine nel fatto che gli animali abbiano diritti intrinseci , ma poiché ³è contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita².
Un ben fondata teologia biblica sugli animali non solo li protegge da inutili crudeltà, ma evita di perdere di vista la dignità umana. (Rita Bettaglio)
Precisazioni sulla BSE
GWN - In merito alle dichiarazioni del prof. Blasi riportate sul numero 19 di Green Watch News, il prof. Filippo Rossi dell¹Istituto di Scienze degli Alimenti e della Nutrizione della Facoltà di Agraria, Università Cattolica di Piacenza, ci ha scritto: «Segnalo una imprecisione sull'ultimo numero di GWN laddove si dice che la BSE deriverebbe dall'aver abbandonato un trattamento a base di cloro. L'UE ha verificato questa ipotesi un paio di anni fa ed è risultato che il trattamento con Cloro abbatte si l'infettività ma solo di un log (10 volte). Il mistero del perché la BSE si sia sviluppata quindi permane, anche se effettivamente la coincidenza fra abbandono del trattamento con Cloro e insorgenza della malattia esiste».


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