Imponenti manifestazioni in Grecia, contro i capetti della Ue e la loro politica.
No all'europa fortezza, autoritarie e antidemocratica, si ai diritti.
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Vertice di Salonicco, definite le politiche sull'immigrazione: impronte digitali e dell'iride, schedario di tutti i permessi di soggiorno
La Costituzione del fortino Europa
«Bisogna concludere rapidamente gli accordi di rimpatrio con i Paesi di origine». La posizione ufficiale dell'Europa sull'immigrazione uscita dal vertice di Salonicco è riassunta in una breve dichiarazione. Per favorire gli «accordi di rimpatrio» e sbarazzarsi degli indesiderati, l'Unione è disposta persino ad aprire generosamente il portafoglio: ben 250 milioni di euro da distribuire in cinque anni alle nazioni che sigleranno le intese.
E dire che si tratta di un compromesso che ha scongiurato provvedimenti ancora più draconiani. La Gran Bretagna proponeva infatti una soluzione sconcertante: creare campi di permanenza al di fuori dei confini comunitari. Dei veri e propri lager, situati in qualche scoglio sperduto del Mediterraneo che per il governo Blair dovrebbero arginare «a monte» il "problema" dei clandestini. Fortunatamente, grazie alla decisa opposizione di Germania e Svezia la proposta, in palese contraddizione con la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, non è passata. Ciò non toglie che, per i migranti che fuggono da conflitti e carestie, l'Europa diventerà un posto sempre meno ospitale. Un'altra novità sarà costituita dalla creazione di una gigantesca banca dati sui visti e i permessi di soggiorno (Vis). Uno schedario che catalogherà «dati biometrici» degli immigrati: in altri termini ogni extracomunitario che metterà piede in Europa dovrà fornire impronte digitali e dell'iride.
Addirittura demenziali poi i progetti di riforma del diritto d'asilo, che secondo la Commissione potrebbe essere richiesto direttamente nel Paese d'origine. A rendere operativo il giro di vite una speciale "Guardia di frontiera", finanziata da uno stanziamento di 150 milioni di euro.
Misure che stridono tragicamente col famoso «Continente aperto» citato nel Preambolo della Convenzione. Particolarmente soddisfatto il ministro degli Esteri Frattini: «La tradizionale posizione italiana di fermo rigore nei confronti dei clandestini e di lotta senza quartiere ai trafficanti di esseri umani, è stata accolta», ha commentato a caldo il ministro. Che ha aggiunto perentorio: «I Paesi di origine devono impegnarsi a riprendere i clandestini, altrimenti l'Ue intraprenderà delle azioni forti». A pochi giorni dall'inizio del semestre di presidenza italiana, le frasi di Frattini sono più eloquenti di un manifesto.
Tutta la bagarre giuridica, la contesa costituzionale che coinvolge da mesi capi di stato e di governo attorno alla bozza presentata da Giscard, appare uno stucchevole esercizio di fronte al pugno di ferro che Bruxelles intende adottare verso i flussi migratori. I Quindici, ma si potrebbe anche dire i Venticinque, sono tanto divisi sulle architetture del potere interno, sulla distribuzione di competenze e poltrone, quanto compatti e tetragoni nel difendere il fortino europeo da ogni "minaccia" esterna (Stati Uniti d'America esclusi).
Per il resto il protocollo di Salonicco si è svolto seguendo il copione della vigilia:
il Consiglio europeo ha approvato la bozza della nuova Costituzione senza sorprese, Prodi ha ringraziato Giscard, Giscard ha ringraziato Prodi. Foto di famiglia, strette di mano e così via. Ora la bozza passa nelle mani della Conferenza intergovernativa che aprirà i battenti il prossimo 15 ottobre a Roma. Se ieri ha prevalso lo spirito cooperativo suggerito dalla solennità dell'evento, l'appuntamento di Roma promette scintille tra i governi, che dopo aver ritrovato unità sulla blindatura delle frontiere, torneranno alle loro liti condominiali.
Daniele Zaccaria
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