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    Predefinito I marines :"Uccidevano civili e feriti"

    «Evening Standard»: inchiesta in Iraq. Scuse Usa: false prove sul laburista Galloway «pagato» da Saddam
    ORSOLA CASAGRANDE
    LONDRA
    «In uniforme o in abiti civili erano comunque dei nemici. Per questo non mi sono soffermato a pensare se fosse giusto o meno e ho semplicemente sparato». Così il caporale Michael Richardson, ventidue anni, di stanza a Fallujah, racconta al quotidiano britannico Evening Standard di non aver avuto dubbi e di aver sparato per uccidere chiunque, iracheno, gli si parasse davanti. Non un caso isolato, il suo, ma la prassi come conferma un commilitone di Richardson, Anthony Castillo. «Quando ci siamo trovati di fronte dei civili - ha detto - facevamo ciò che andava fatto. Se erano lì, erano nel posto sbagliato e dunque erano trattati come nemici». Cioè uccisi, feriti o lasciati morire sul campo di battaglia. Il sergente John Meadows spiega che «del resto avevamo distribuito volantini in cui invitavamo la popolazione a tenersi alla larga». Chi si trovava nei pressi dei militari statunitensi era dunque un obiettivo. Non c'era alcuna distinzione: uomini, donne, bambini, finivano sotto il fuoco della coalizione. E se dopo gli scontri erano ancora in vita, venivano giustiziati. Lo ha ammesso lo stesso Meadows sostenendo che «non c'è nulla di peggio che sparare a qualcuno e poi andare a soccorrerlo». Meglio finirlo perché «non volevamo prigionieri di guerra, li odi così tanto quando combatti e sei così terrorizzato che davvero non vuoi vederli vivere». I tre militari americani sono ancora in Iraq. Tutti dicono di avere problemi psicologici, perché «la notte quando pensi alla gente che hai ammazzato è un incubo». Mentre la verità su come e contro chi è stata realmente combattuta questa guerra sta lentamente emergendo, cominciano a venire a galla anche i metodi poco ortodossi utilizzati per sbarazzarsi degli oppositori della guerra. Che non possono essere eliminati fisicamente (loro sì stanno sotto i riflettori, quindi la cosa sarebbe un po' più difficile da insabbiare), ma possono essere distrutti politicamente. In Gran Bretagna il caso più eclatante in questo tentativo di demonizzare chi si è battuto contro la guerra, è quello del deputato della sinistra Labour, George Galloway. Ieri il giornale americano Christian Science Monitor - ripreso dal Washington Post -ha chiesto scusa al parlamentare scozzese per aver pubblicato una serie di documenti «rinvenuti» in Iraq e nei quali si diceva che Galloway aveva ricevuto milioni di sterline da Saddam Hussein. Quei documenti, ha ammesso il giornale, sono dei falsi: l'hanno stabilito le analisi che hanno datato i fogli al massimo a pochi mesi fa e non ad anni fa come riportava la data in calce (1992 e 1993). Il miracoloso ritrovamento era avvenuto a pochi giorni di distanza da un'altra «clamorosa scoperta». Questa volta era stato l'inviato a Baghdad del quotidiano inglese Daily Telegraph a rinvenire in mezzo alle macerie e a migliaia di files e fogli di carta, documenti che dimostravano come Galloway avrebbe chiesto e ottenuto tangenti dal governo iracheno. Ieri il deputato, uno dei più strenui oppositori della guerra contro l'Iraq, ha detto di non farsene nulla delle scuse: «Voglio sapere - ha detto - chi ha fabbricato quei documenti e soprattutto per ordine di chi». Galloway era stato sospeso immediatamente dal partito laburista che ha affermato che la sospensione era in realtà legata «alle dichiarazioni ad una tv araba nelle quali paragonava Blair e Bush a dei lupi». Il deputato scozzese è certo mal sopportato all'interno del Labour che non è riuscito a resistere alla tentazione di cogliere al volo una così ghiotta occasione. Peccato che le accuse si stiano rivelando non solo false ma, come ha sempre sostenuto Galloway «costruite ad arte da chi vuole infangare il mio nome e il mio lavoro».
    Ieri Galloway ha chiesto direttamente al premier Tony Blair di «fare il possibile per garantire che venga svolta una indagine per stabilire chi e perchè abbia attuato questa cospirazione contro di me. Come deputato e cittadino britannico ho il diritto alla protezione dell'intelligence da un complotto perpetrato ai miei danni in un paese attualmente sotto occupazione anche della Gran Bretagna». Smascherate come false le accuse del Christian Science Monitor, restano quelle del Daily Telegraph che, alla luce delle «scuse», perdono qualsiasi credibilità. Davvero un'inquietante somiglianza con la guerra (a colpi di prove fabbricate dall'Intelligence britannica) di Margaret Thatcher contro il leader dei minatori Arthur Scargill negli anni `80.

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    e questa è una delle migliaia di vignette che hanno il coraggio di pubblicare...

 

 

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