Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Il disastro di una nazione

    Antonio Venier
    Il disastro di una nazione.
    Saccheggio dell'Italia e globalizzazione.
    Collana Le due bestie
    € 16,00
    Presentato da Bettino Craxi, questo testo espone
    una analisi non convenzionale degli avvenimenti
    succedutisi nell'arco di tempo 1992-1998. Per
    l'Autore, essi sono il frutto di una operazione
    ideologico-affaristica mirante alla distruzione,
    giudiziaria e mediatica, delle forze politiche non
    addomesticabili a malcerti disegni di rinnovamento.
    L'appendice statistica in fondo al volume allega le
    prove numeriche di come tale mistificazione sia
    avvenuta, e a beneficio di chi.


    Recensioni:
    http://www.edizionidiar.com/disastronazione.asp


    Ultima modifica di Spetaktor; 10-10-09 alle 12:56

  2. #2
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: Il disastro di una nazione

    Il disastro di una nazione


    Antonio Venier
    (da "ItaliaSociale: www.italiasociale.org)


    Di seguito sono elencate le più importanti privatizzazioni operate nel periodo 1992-1998. Quando è possibile sono indicati il ricavo, i beneficiari dell’operazione, le dimensioni delle aziende privatizzate, etc.
    Per la compilazione dell’elenco, che non ha pretese di completezza né di assoluta precisione, sono state consultate documentazioni di varia fonte (principalmente la "Relazione sulle privatizzazioni" del Ministero del Tesoro e notizie di stampa). Tuttavia dobbiamo rilevare come fino ad oggi manchi una documentazione, accessibile al pubblico, che fornisca l’elenco completo delle innumerevoli privatizzazioni grandi e piccole, indicandone ricavo effettivo, debiti trasferiti, etc.

    a) Nell’anno 1992/93 (Governo Amato, poi Ciampi)

    * ITALGEL (IRI-SME) - 1.600 dipendenti - quota ceduta 62% per 431 miliardi a Nestlè
    * CIRIO-BERTOLLI-DE RICA (IRI-SME) - quota ceduta 62% per 310 miliardi a FISVI poi Unilever e Cragnotti
    * CREDITO ITALIANO (IRI) - 15.800 dipendenti - quota ceduta 55% per 1801 miliardi - l’80% a piccoli azionisti, controllo Mediobanca ed altri.
    * SIV (vetro EFIM) - 3.800 dipendenti - quota ceduta 100% per 210 miliardi all’inglese Pilkington
    * NUOVIO PIGNONE (ENI) - 5100 dipendenti - quota ceduta 70% per 713 miliardi a GENERAL Electric (USA) - (ulteriore 9% ceduto a G.E. nel 1997)

    b) Nel 1994 (Governo Ciampi, poi Berlusconi)

    * IMI (Min. Tesoro) - 900 dipendenti - ceduta prima tranche 33% per 2.180 miliardi - controllo a banche (San Paolo, Cariplo, Montepaschi)
    * BANCA COMMERCIALE ITALIANA (IRI) - 18.000 dipendenti quota ceduta 51% per 2891 miliardi - piccoli azionisti 85%, controllo a Mediobanca, Generali, Paribas, Commerzbank
    * INA (Min. Tesoro) - 4.600 dipendenti - ceduta prima tranche 47% per 4.530 miliardi - controllo a banche (San Paolo, Cariplo)
    * ACCIAI SPECIALI TERNI (IRI) - 24.300 dipendenti - quota ceduta 100% per 600 miliardi a KAI (Krupp, Falk, etc.)
    * SME (IRI) 18.900 dipendenti - ceduta prima tranche 32% per 723 miliardi a Luxottica/Benetton

    c) Nel 1995 (Governo Dini)

    * ITALTEL (IRI-STET) - 15.000 dipendenti - quota ceduta 50% per 50% per 1.000 miliardi a Siemens (Germania)
    * ILVA LAMINATI PIANI - 18.000 dipendenti - quota ceduta 100% per 1.929 miliardi a Gruppo Riva
    * IMI (Min Tesoro) - ceduta seconda trance 19% per 1.200 miliardi
    * SME (IRI) - ceduta seconda tranche 15% per 341 miliardi a Luxottica/Benetton
    * ENI (Min. Tesoro) - 95.000 dipendenti - ceduta prima tranche 15% per 6.229 miliardi ad azionariato diffuso
    * ISE (IRI settore energia) - 150 dipendenti - quota ceduta 74% per 370 miliardi a Edison-EDF (Francia)
    * ENICHEM-AUGUSTA (ENI) - 1.100 dipendenti - quota ceduta 70% per 336 miliardi a cessionari non noti.
    * INA (Ministero Tesoro) - ceduta seconda tranche 18,4% per 1.887 miliardi a banche

    d) Nel 1996 (Governo Dini, poi Prodi)

    * DALMINE (IRI) - 4.700 dipendenti - quota ceduta 84% per 301 miliardi a Technit/Rocca
    * ITALIMPIANTI (IRI) - 1.200 dipendenti - quota ceduta 100% per 42 miliardi a cessionari non noti
    * NUOVA TIRRENIA (CONSAP navigazione) - 900 dipendenti - quota ceduta 91% per 548 miliardi
    * SME (IRI) - ceduta terza ed ultima tranche 15,2% per 121 miliardi
    * INA (Min. Tesoro) - ceduta terza tranche 312% per 3.260 miliardi
    * MAC - quota ceduta 50% per 247 miliardi a GEC-Marconi (GB)
    * IMI (Min. Tesoro) - ceduta terza tranche 5,9% per 501 miliardi
    * MONTEFIBRE - quota ceduta 65% per 183 miliardi
    * ENI (Min. Tesoro) - quota ceduta seconda tranche 15,8% per 8.872 miliardi azionariato diffuso
    * ALFA ROMEO AVIO (IRI-FINMECCANICA) - quota ceduta 75% per 200 miliardi a Fiat

    e) Nel 1997 (Governo Prodi)

    * ENI (Min Tesoro) - ceduta terza tranche 17,6% per 132.309 miliardi ad azionariato diffuso
    * TELECOM (Min. Tesoro) - quota ceduta 92,5% per circa 26.000 miliardi ad azionariato diffuso - controllo a nucleo stabile (7,5% azioni) costituito da banche, FIAT/IFIL, soci stranieri
    * FINCANTIERI (IRI) - ceduto 100% NEW SULZER AG per 151 miliardi a società finlandese
    * SEAT (IRI) - ceduto 44,7% per 1.600 miliardi a Comit, De Agostini, etc.
    * Banco di Napoli (Min Tesoro) 60% per 62 miliardi

    f) Nel 1998 primo semestre (Governo Prodi)

    * ENI (Min Tesoro) - ceduta quarta tranche 14,2% per 13.000 miliardi ad azionariato diffuso (con la quarta tranche ENI risulta privatizzato al 62% con 41.000 miliardi di incasso totale)
    * ITALIA NAVIGAZIONE (IRI-Finmare) - quota ceduta 100% per 150 miliardi ad armatori privati italiani (D’Amico)
    * AEM (Comune di Milano) - quota ceduta 49% per 1.400 miliardi ad azionariato diffuso
    * ALITALIA (IRI) - cessione controllo alla olandese KLM (attraverso scambio azioni o cosiddetta “joint venture”)
    * ELSAG-BAILEY (IRI-Finmeccanica) - quota ceduta 100% per cifra non nota ad acquirenti stranieri
    * LLOYD TRIESTINO (IRI-Finmare) - quota ceduta 100% per cifra non nota a gruppo Evergreen (Taiwan)
    * Banca Nazionale del Lavoro (Min Tesoro) - quota ceduta 67,8% per 6.707 miliardi ad acquirenti non noti

    Successivamente sono state eseguite altre importanti operazioni di privatizzazione, fra cui quella della società AUTOSTRADE (IRI), conclusa nel 1999.

    Tratto da: Antonio Venier, "Il disastro di una nazione. Saccheggio dell'Italia e globalizzazione", presentazione di Bettino Craxi, Padova, Edizioni di Ar ("Le due bestie 1") 1999, 157 pp.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il disastro di una nazione

    il disastro del liberismo.

    Non dico che certi carrozzoni non andassero snelliti.

    ma certo non regalando affari d'oro a BAZOLI, BENETTON, e a tutti quei MASSONI ASSICURATIVI...

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il disastro di una nazione

    Pare un testo molto interessante (come gran parte dei testi delle Edizioni di Ar), presto me lo procurerò. Gli anni 90 sono stati cruciali, non solo per l'inizio dell'attacco all'Europa - approfondito nella collana "Iperborei ed Etiopi", ma anche per il collasso economico-sociale interno.

    Ad ogni modo, per evitare il disastro descritto nel testo, che misure si dovrebbero adottare? Ri-nazionalizzare tutto quanto?
    Ultima modifica di Lucio Vero; 10-10-09 alle 17:11

  5. #5
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: Il disastro di una nazione

    Citazione Originariamente Scritto da Midgard Visualizza Messaggio
    Pare un testo molto interessante (come gran parte dei testi delle Edizioni di Ar), presto me lo procurerò. Gli anni 90 sono stati cruciali, non solo per l'inizio dell'attacco all'Europa - approfondito nella collana "Iperborei ed Etiopi", ma anche per il collasso economico-sociale interno.

    Ad ogni modo, per evitare il disastro descritto nel testo, che misure si dovrebbero adottare? Ri-nazionalizzare tutto quanto?
    sarebbe buona cosa. Magari, nel frattempo, mantenendo una forma di partecipazione "mista" con gruppi finanziari addomesticati e filo-governativi.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Il disastro di una nazione

    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    Sarebbe buona cosa. Magari, nel frattempo, mantenendo una forma di partecipazione "mista" con gruppi finanziari addomesticati e filo-governativi.
    Una sorta di socializzazione, o sbaglio?
    Ad ogni modo, sembra troppo facile parlare di nazionalizzazione. Evidentemente, o manca la volontà politica per riprendersi tutto, oppure ci sono altre motivazioni economiche da tenere in considerazione.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Il disastro di una nazione

    Citazione Originariamente Scritto da msdfli Visualizza Messaggio
    Non dico che certi carrozzoni non andassero snelliti.
    Ma certo non regalando affari d'oro a BAZOLI, BENETTON, e a tutti quei MASSONI ASSICURATIVI...
    Questo è vero. Comunque buona parte delle privatizzazioni postate da Spetaktor sarebbe stato meglio mantenerle sotto il controllo statale - parlo ad esempio di ENI, IRI, le varie banche, le autostrade etc.

  8. #8
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: Il disastro di una nazione

    Citazione Originariamente Scritto da Midgard Visualizza Messaggio
    Una sorta di socializzazione, o sbaglio?
    Ad ogni modo, sembra troppo facile parlare di nazionalizzazione. Evidentemente, o manca la volontà politica per riprendersi tutto, oppure ci sono altre motivazioni economiche da tenere in considerazione.
    senza dubbio manca la volontà politica. Si sostiene che, vista la deriva burocratica e nepotista della prima repubblica, è impossibile il mantenimento di un'industira pubblica. Nulla di più falso: basterebbe una gestione più oculata, maggior razionalizzazione delle assunzioni e delle spese, etica nelle classi dirigenti, ecc..

  9. #9
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    Predefinito Rif: Il disastro di una nazione

    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    Senza dubbio manca la volontà politica.

    Si sostiene che, vista la deriva burocratica e nepotista della prima repubblica, è impossibile il mantenimento di un'industira pubblica. Nulla di più falso: basterebbe una gestione più oculata, maggior razionalizzazione delle assunzioni e delle spese, etica nelle classi dirigenti, ecc..
    O meglio ancora, la volonta politica evidentemente ha interessi a mantenere questo tipo di situazione drammatica. Mi chiedevo se era solo una problematica di questo tipo o se subentravano questioni economiche. Assodato tutto ciò, vale la massima di Jean Thiriart;

    "Economia completamente libera per le imprese con un volume di occupazione fino a 50 persone, economia regolata per le imprese con oltre 500 occupati, ed economia di Stato per quelle con oltre 5.000 occupati. "
    Ultima modifica di Lucio Vero; 10-10-09 alle 20:57

 

 

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