Nuova Zelanda, tassati i rutti e i peti dei bovini


La tassa, imposta dal ministro dell'Agricoltura, impone agli allevatori neozelandesi di pagare in base alla flatulenza di mucche, pecore e capre.


WELLINGTON - Tassati in base alla flatulenza dei loro milioni di ovini e bovini. Accadrà agli allevatori neozelandesi. L’obiettivo è quello di ridurre il contributo del paese all'effetto serra che causa il riscaldamento globale.

La tassa è stata annunciata dal ministro dell'Agricoltura Jim Sutton ed entrerà in vigore a metà del prossimo anno. Per gli allevatori equivale a un costo di 60 centesimi di euro l'anno per ogni bovino e di otto centesimi per pecora. Saranno tassati anche gli allevatori di capre, maiali e cervi.

Gli introiti, di fatto, serviranno a finanziare la ricerca necessaria perché la Nuova Zelanda possa conseguire gli obiettivi del protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas-serra. Tra questi, anidride carbonica, ossido di azoto e metano.

Il governo prevede di ricavare dalla nuova tassa l'equivalente di cinque milioni di euro l'anno, necessari per finanziare il nuovo Ente di ricerca sulle emissioni dell'agricoltura.

La flatulenza del bestiame è responsabile di circa metà dei gas-serra prodotti in Nuova Zelanda, dove i capi di bestiame si aggirano sui nove milioni di bovini e 46 milioni di ovini. Le emissioni sono causate dal complesso processo di ruminazione e digestione dell'erba e sono eruttate nell'atmosfera.

Secondo il presidente della Federazione agricoltori, Tom Lambie, la tassa colpisce il settore agricolo nel momento peggiore possibile, con l'alto valore del dollaro neozelandese, i bassi prezzi mondiali dei prodotti agricoli e la siccità.