....immunità parlamentari".
Non è passato molto tempo da quando, al solo evocare le immunità parlamentari, i benpensanti insorgevano con uno stentoreo: privilegi medievali! Ricordate le geremiadi sul lodo Maccanico e sulle proposte di ripristinare le guarentigie soppresse nel 1993. Ebbene, a dispetto di tanta indignazione, questi antichi istituti conoscono oggi in Europa una nuova giovinezza. E non parlo dei soliti francesi sulle cui spudorate iniziative abbiamo già accuratamente aggiornato i lettori. Né mi
riferisco ai parlamentari europei, facili all’indignazione sulle cose della penisola ma molto attenti a non esporsi indifesi agli stessi giudici che celebrano con ardore.
Né infine mi soffermo sull’ermeneutica un po’ claudicante del nostro ministro guardasigilli, disarmante nel suo candore e ignaro dell’insegnamento ecclesiale secondo cui “il male va fatto bene”.
Questa volta a fare notizia sono i tedeschi, e non dei tedeschi qualsiasi. Nientemeno che il faro della giurisprudenza europea, il Tribunale costituzionale di Karlsruhe.
E non è finita qui. Gli altri protagonisti sono i deputati socialdemocratici del Bundestag che hanno inscenato uno showdown in piena regola con l’autorità giudiziaria giudiziaria e con il loro presidente di assemblea, Wolfgang Thierse, reo di avere piegato la testa troppo supinamente di fronte alle pretese della pubblica accusa.
Tutto comincia quando un documento riservato viene pubblicato sulla Sueddeutsche Zeitung. Oggetto: supposte pressioni dell’alta magistratura nell’inchiesta sui finanziamenti occulti ai cristiano-democratici. E ci si scandalizza, tutto il mondo è paese. Tanto più che in Germania non è un mistero che le nomine alle alte cariche dell’ordine giudiziario riflettono – come dire – gli orientamenti della maggioranza di turno.
Ebbene, la procura di Monaco apre un’inchiesta e arriva al collaboratore del deputato socialdemocratico Frank Hofmann, sospetto autore della soffiata, a quanto pare nata nei corridoi
degli uffici giudiziari di Augusta. Segue perquisizione negli uffici del suddetto assistente che si trovano, guarda caso, negli edifici del Bundestag.
Il perplesso presidente Thierse, nel dubbio, autorizza l’accesso della polizia giudiziaria. L’onorevole Hofmann la prende male e solleva eccezione di costituzionalità.
Gli fanno da spalla dodici colleghi socialdemocratici che attivano la procedura di Verfassungsbeschwerde, ossia il ricorso diretto dei singoli al tribunale costituzionale in presenza di supposte violazioni dei diritti fondamentali.
Il risultato è che il tribunale costituzionale dà torto al Landgericht di Monaco, affermando che:
1) gli uffici dei collaboratori dei deputati sono protetti dalle perquisizioni tanto quanto quelli dei deputati stessi poiché tra i primi e i secondi deve sussistere un rapporto di fiducia (Vertrauensverhältnis) al riparo da intrusioni investigative;
2) la garanzia non si estende alle abitazioni private dei collaboratori.
Grandi corollari da piccole decisioni
Voi direte: tutto qua? Ebbene sì, ma è parecchio. In questa materia, molto delicata, anche le acquisizioni apparentemente più modeste rivestono un alto significato simbolico. Il quale, puntualmente, non è sfuggito all’editoriale della Frankfurter Allgemeine Zeitung, penetrante come sempre. La FAZ esordisce ricordando che le immunità parlamentari sono attuali come non mai nei paesi dell’Est che si accingono a entrare nell’orbita dell’Unione europea.
Questo perché non vi è costituzionalismo senza la sua grammatica di base che include include
questi istituti. Nella vecchia Europa liberale si è pensato che fossero superate, alla luce della fiducia nell’indipendenza dell’ordine giudiziario.
Sì, ma attenzione: “l’indebolimento del principio ha reso ora necessario definire nuovi confini soprattutto là dove questo diritto comincia a mostrare segni di sfilacciamento”. L’onorevole
Hofmann ha, per la conservatrice Frankfurter Allgemeine Zeitung, ragioni da vendere: se non ci si può fidare del proprio stretto collaboratore, dove va a finire l’indipendenza del mandato parlamentare?
Bene allora che il Tribunale costituzionale abbia solennemente dichiarato che lo spazio allargato della rappresentanza politica è immune, quasi a ripercorrere le orme del glorioso Parlamento di Westminster in lotta con gli Stuart.
Come spesso avviene, dalle piccole decisioni si finisce per ricavare grandi corollari.
La giurisprudenza europea ruota tutta intorno a Karlsruhe, un tribunale che ha sempre saputo dosare sapientemente l’evoluzione dell’ordine giuridico con il rispetto degli equilibri politici.
C’è da sperare allora che la saggezza teutonica faccia un po’di proseliti anche al di qua delle Alpi.
Stefano Mannoni
Su Il Foglio.
saluti




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