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  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito SARDEGNA: Missile si schianta in spiaggia. E' il secondo in poco tempo.Silenzio in TV

    Secondo incidente in due giorni: il Sarrabus chiede sicurezza

    Sui cieli del Sarrabus, ormai, i missili impazziti sfrecciano come stelle cadenti nella notte di San Lorenzo. Avant’ieri uno è precipitato in una vigna a poche centinaia di metri dall’Orientale, due giorni prima un altro si è schiantato tra terra e mare sulla spiaggia di Murtas. Piroettando per aria, ha smarrito la testa inesplosa con i rischi che ciò comporta. Questo penultimo incidente durante i giochi di guerra sulla costa occidentale è rimasto pressoché sconosciuto. Perfino il sindaco di Villaputzu, Gianfranco Piu, lo ha saputo indirettamente quando in Municipio è arrivata l’ordinanza (la n. 27/03 a voler essere burocraticamente pignoli) dell’Ufficio circondariale marittimo di Arbatax che imponeva divieti di ogni genere in una vasta area interessata alla ricerca dell’ordigno perduto. «Dal poligono invece - lamenta Piu - si sono ben guardati dall’ informarci immediatamente di quanto era accaduto».
    Al di là del galateo istituzionale, le preoccupazioni del sindaco e dei cittadini sono ben altre. «Ormai viviamo nell’incubo dei missili che sempre più spesso sono incontrollati e incontrollabili». Impossibile dargli torto quando in quarantott’ore due hanno perso la bussola e invece che puntare verso il mare hanno invertito la rotta andando dritti, dritti a terra. Un terzo, ad aprile , aveva completamente smarrito l’orientamento tanto da finire nelle campagne di Villasalto. E non è che siano proprio lucciole vaganti. L’Hawk che giovedì è arrivato come un fulmine nel vigneto di San Giorgio ha aperto una voragine profonda un metro e mezzo e larga almeno quattro. Ovviamente è andato in pezzi spargendo frammenti in un raggio di centinaia di metri. Schegge infiammate che hanno provocato un rogo di circa quattro ettari. Accanto al punto dell’impatto, sino a mezz’ora prima lavoravano quattro operai. Meno male che il caldo li aveva costretti ad andar via, altrimenti se la sarebbero vista molto, molto male. E l’Hawk era, come si dice, disarmato, cioè senza esplosivo. Carico di tritolo o chissà che era invece la testata dell’altro missile approdato per errore a Murtas. Non per voler immaginare a tutti i costi catastrofi, ma bastava veramente poco perché in un caso e nell’altro finisse tragicamente. Cancellati gli input delle coordinate, i missili seguono traiettorie casuali che li possono portare ovunque: sulla 125, ad esempio, o, peggio ancora, su un centro abitato. Per quanto militari, quando vanno fuori di testa (elettronica, ovviamente) disubbidiscono agli ordini compresi quelli che dovrebbero garantire la sicurezza, cioè il segnale di autodistruzione. Se l’avesse ricevuto e rispettato, l’Hawk sarebbe esploso per aria sul mare senza toccare terra a San Giorgio, un tempo terra dei Conti di Quirra e oggi territorio di Ierzu oltre i confini del poligono.
    «Noi paghiamo un prezzo altissimo per le servitù militari», ricorda il sindaco di Villaputzu. «Non contestiamo la presenza della base ma pretendiamo garanzie sulla sicurezza. Altrimenti non abbiamo alcuna possibilità di sviluppo turistico. Il Sarrabus sarà pur bellissimo, ma chi ci viene a sentir parlare di inspiegabile elevata incidenza di tumori, di missili che vanno di qua e di là, di possibile sito di scorie radioattive. Non si può poi ignorare che noi disponiamo solo a luglio e agosto dei nostri sei chilometri di spiaggia, a Murtas e con pesanti limitazioni: due sole aree di sosta per le auto, divieto di transito notturno e impossibilità di realizzare strutture per attività stagionali. E al danno si aggiunge la beffa: sono quattro anni che non ci pagano gli indennizzi. Così alle ci mancano quattro miliardi mentre facciamo i salti mortali per far quadrare il bilancio». Peggio di così non potrebbe andare.

    www.carbonia.com

  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Sardegna: in 20 mila per una sviluppo senza scorie
    by dal manifesto Saturday June 21, 2003 at 01:00 PM

    La Sardegna contro lo smatellamento industriale e l'assenteismo dell'amministrazione di destra. Fuori tutti. Dalle cattedrali nel deserto, al deserto senza più strutture produttive. L'isola paga gli alti costi dell'energia e dei trsaporti e l'assenza di una politica regionale.

    La manifestazione è sulla strada, sulla Cagliari-Sassari all'altezza del bivio per Nuoro e Olbia. Manifestazione regionale, di tutta l'industria e dei servizi, a difesa della chimica che sta per sbaraccare, da Porto Torres ad Assemini alle porte di Cagliari. Qui vicino, a Ottana, un mese fa Montefibre ha messo in mobilità gli ultimi 251 operai di una storia lunga trent'anni. Sono venuti spesso da soli in questi mesi, a questo incrocio. Ieri erano circondati dal sostegno di ventimila sardi. Non ci stavano nell'area di servizio dietro un distributore di benzina dove il raduno era programmato, non stavano nella strada, hanno fatto un lungo corteo nei due sensi di marcia, singolare, sotto il sole, il traffico bloccato dalla mattina alle 9 quando sono cominciati ad arrivare i pullman, le bandiere al vento caldo che veniva dal Campidano. Una grande folla, che ha rotto gli argini a un certo punto, si è diffusa nei campi e fra i muretti a secco, davanti al nuraghe Losa. C'erano operai delle aree minerarie, gli anziani sopravvissuti alla decimazione, della piccola industria agro-alimentare fra Oristano e Cagliari, i tessili di recente sindacalizzazione, del polo di Macomer e Siniscola. Un centinaio di sindaci, tutti con la fascia tricolore, molti consigli comunali autoconvocati, i parlamentari sardi dell'opposizione, due soli della maggioranza di centrodestra che governa la regione.

    La regione, in crisi da mesi, era il bersaglio della protesta. Assiste in un degrado spaventoso della istituzione autonomistica, alla fine di un'era, la crisi dell'industria, la grande industria delle partecipazioni statali man mano privatizzata, smembrata, adesso in procinto di chiudere, con la decisione di Montefibre di andare via da Ottana, chiudere con l'acrilico in Sardegna, troppo costoso, in perdita da anni.

    Per i costi dell'energia, innanzitutto, e dei trasporti. L'energia costa in Sardegna più che in ogni altra parte d'Italia, i trasporti delle merci non vengono fatti in regime di continuità territoriale. Sono anche queste due questioni, e quella delle risorse idriche, al centro della piattaforma di Cgil, Cisl e Uil e della manifestazione di ieri. Le ha ribadite Giorgio Santini a nome di tutti e del sindacato nazionale dal palco innalzato sullo sfondo del nuraghe. Molti punti erano in un'intesa fra governo e regione firmata nel 1999. «Ma sono andati perduti anni, risorse anche europee, per dare prospettiva alla Sardegna» ha detto Pino Marras. Tutti, anche la Cisl, sembrano avere deciso di togliere il credito al governo, a Berlusconi, così ostentatamente provocatorio nel rapporto con l'isola, e al presidente della regione Pili, sempre più incartato, messo in crisi dai suoi, che non si dimette. Facile la battuta di Santini, dal palco: «Noi diciamo no a un governo che toglie ai sardi l'industria e regala le scorie».

    Molte aree industriali, quelle minerarie, sembravano destinate nei giorni scorsi a fare da ricettacolo delle scorie radioattive prodotte in Italia. Le voci hanno provocato una reazione molto vasta, il giornale più vicino alla destra tra i due regionali ha fatto una campagna decisa, ha distribuito una bandiera che si vede sventolare dalle finestre di molte case, in questi giorni, contro le scorie, se ne sono viste molte anche ieri al corteo di Abbasanta.

    Sembra, da questi segni, mutato il clima sociale, e anche quello politico, rispetto agli anni del trionfo della destra, fortissima anche nelle aree operaie. Ma è forte la tensione, in molte zone dell'isola, per il crollo dell'apparato produttivo. Ottana nacque per combattere l'isolamento delle zone interne, il banditismo, per rompere la monocoltura della pastorizia. Molti dei tremila operai passati in quella fabbrica, sono tornati alla campagna, più poveri, frustrati, nei paesi dell'interno che si spopolano. Ieri trovavano il modo di sorridere, alcuni di loro. Rivedevano vecchi amici, invecchiati, non rassegnati.

  3. #3
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    BELL'ARTIKOLO
    DAVVERO
    HO SEMPRE AMMIRATO IL FANTASTIKO MONDO DI YURI,IL PROFESSIONISTA FORUMISTIKO DELLA MENZOGNA POLITIKA

  4. #4
    Estremista del Welfare
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    Dall' Unione Sarda

    Nel Sarrabus secondo incidente in due giorni

    Villaputzu, in spiaggia un missile impazzito

    Un missile in una vigna e quarantott’ore prima un altro tra mare e terra sulla spiaggia di Murtas. E se quello caduto giovedì a San Giorgio non era armato, il precedente aveva una testata carica che fortunatamente non è esplosa. Ormai sul cielo del Sarrabus gli ordigni militari sfrecciano incontrollati e si schiantano dove capita.

    Ovvia e più che giustificata la preoccupazione degli amministratori di Villaputzu e degli altri comuni che chiedono garanzie sulla sicurezza.

    Anche perché nella zona resta l’allarme per le inspiegabili morti provocate dai tumori al sistema emolinfatico con un’incidenza particolarmente elevata.

    E ancora non è passata la paura che il poligono militare possa diventare un sito per le scorie radioattive lasciate in eredità dalle centrali nucleari.

    http://www.unionesarda.it/unione/200...prims/A02.html

  5. #5
    Estremista del Welfare
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    Dall'Unione Sarda

    http://www.unionesarda.it/notizia.as...&IDCategoria=1

    Industria
    LA RABBIA DEGLI OPERAI

    venerdì, giugno 20, 2003

    ABBASANTA. «Il tempo è scaduto, è l’ultima chiamata per lo sviluppo dell’Isola». Il grido d’allarme della Sardegna rimbomba in aperta campagna, dall’altopiano di Abbasanta alle vette del Marghine. Un richiamo disperato che Cgil, Cisl e Uil lanciano alla Regione e al Governo, il giorno dello sciopero generale dell’industria: «Bisogna fare presto, non c’è tempo da perdere». Rabbia e delusione ce n’è tanta, ma nessuno si arrende: «Non accetteremo mai che le poche industrie della nostra regione vengano smantellate».
    È il ritornello della protesta. L’hanno gridato tante volte ieri i ventimila lavoratori arrivati da Cagliari, dalla Gallura, dal Sulcis, da Nuoro e da Oristano. Sfilano sotto il sole cocente, «per non far morire le nostre fabbriche». Un serpentone colorato, pieno di fasce tricolori, che per due chilometri attraversa la Carlo Felice, da un lato all’altro della stazione di Abbasanta, sfilando davanti al nuraghe Losa, crocevia del malessere dell’economia isolana. È da qui, dal cuore della crisi industriale, che riparte la sfida del sindacato sardo per lo sviluppo dell’Isola. A cominciare dalla chimica di Ottana, tanto per citare l’ultima beffa, ma non solo. «Non c’è solo Montefibre - grida Pino Marras, segretario della Cgil sarda - in pericolo da oggi c’è anche l’acrilonitrile di Macchiareddu. E c’è soprattutto la decisione dell’Eni di concentrare i suoi interessi nel petrolio e nell’energia, uscendo dalla chimica: la Sardegna non può permettersi di perdere questi posti di lavoro». Che, a conti fatti, sono 251, tanti sono stati messi in mobilità da Montefibre.
    È quasi mezzogiorno quando la testa del corteo si ferma sotto il palco. Salgono Marras e i leader di Cisl e Uil, Mario Medde e Gino Mereu, e il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, che concluderà il comizio. Un lungo applauso dà il benvenuto a monsignor Pietro Meloni, vescovo di Nuoro, accompagnato da don Pietro Borrotzu, responsabile della Pastorale del lavoro. C’è la Chiesa, ma anche tanti sindaci, guidati dalla presidente dell’Anci, Linetta Serri, e tantissimi amministratori comunali e provinciali. Consiglieri regionali, della maggioranza e dell’opposizione, e alcuni deputati sardi. «Dov’è invece il presidente della Giunta Mauro Pili? - urla provocatoriamente Santini - pensavamo che fosse il primo alleato delle nostre battaglie, il suo posto oggi era qui». In questi anni - ha proseguito il segretario nazionale della Cisl - «i fondi europei sono stati utilizzati poco e male. La politica delle infrastrutture non va avanti, i 300 milioni per le ferrovie sono rimasti inutilizzati, la strada principale dell’Isola è diventata la strada della morte. L’Isola non può vivere solo di turismo».
    E mentre la Sardegna retrocede - l’allarme è arrivato puntuale anche da Bankitalia che denuncia «un deciso rallentamento dell’economia isolana» - la Regione «non fa nulla per bloccare lo smantellamento dell’apparato produttivo e per favorire lo sviluppo dell’occupazione nella nostra Isola». In compenso, «il Governo progetta di concentrare proprio in Sardegna tutte le scorie prodotte dalle centrali nucleari dismesse in altre regioni». È solo l’ultimo tassello che si aggiunge alla protesta. «È così assurdo - denuncia Marras - che non vogliamo nemmeno parlarne». A Giunta e Governo i sindacati chiedono di aumentare il peso dell’industria (che rappresenta appena il 14% del valore aggiunto), di attivare le riforme (tanto per citarne una, la Sardegna è l’unica regione d’Italia a non avere attuato il decentramento dei servizi per l’impiego), di attuare l’Intesa Stato-Regione siglata nel ’99 («da allora nulla è stato fatto»), l’accordo di programma per la chimica («per Ottana, per Assemini e Porto Torres»), il piano energetico regionale, la continuità territoriale per le merci.
    «Sono loro, Regione e Governo, i responsabili dello sfacelo dell’Isola - denuncia il segretario della Uil, Gino Mereu - oggi siamo stati costretti a fare un altro sciopero generale contro questa Giunta, a un anno di distanza dalla mobilitazione del 28 giugno, perché nulla è stato fatto, al di là della buona volontà dichiarata». Intanto il Governo si prepari: il caso-Sardegna rimbalzerà mercoledì sul tavolo di palazzo Chigi. «Ci aspettiamo - dice Medde - che il 25 Berlusconi e i suoi ministri riescano a dare risposte su Enichem e Montefibre, sull’Intesa Stato-Regione decisiva per sbloccare le infrastrutture, telecomunicazioni, trasporti e continuità territoriale delle merci. Regione e Governo devono sapere che siamo disposti a continuare questa battaglia. Non ci fermeremo qui».
    Bastano questi lavoratori, ventimila o giù di lì, per trovare il coraggio di andare avanti. «La presenza di migliaia di lavoratori e cittadini, di tanti sindaci, della Chiesa e di tante associazioni testimoniano che il malessere sociale si sta aggravando: la Sardegna non può più aspettare».
    Carla Raggio

  6. #6
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    In Origine Postato da bom-bim-bom
    Anche perché nella zona resta l’allarme per le inspiegabili morti provocate dai tumori al sistema emolinfatico con un’incidenza particolarmente elevata.

    http://www.unionesarda.it/unione/200...prims/A02.html
    Già, io lo sò per esperienza: il figlioccio di mio padre, che gestisce un agriturismo nella zona attorno alla base di S. Lorenzo è da tempo malato di leucemia.
    http://www.artonline.it/img/large/i14g-073.jpg

  7. #7
    Indipendentista sardu
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    Anche io sono originario della zona del Sàrrabus-Gerrei, confermo l'elevatissimo tasso di tumori tra la popolazione (tra i quali alcuni miei parenti), enormemente più elevato rispetto alle medie dell'isola, dovuto alle schifezze usate dai millitari... A questo aggiungiamo i missili in spiaggia, in campagna, e tra un po' direttamente sui paesi (per ora non è capitato perchè c'è una bassissima densità di abitanti, un villaggio ogni 15-20km, ma di questo passo dovrà capitare anche questo...)... A questo aggiungiamo tutte le conseguenze dell'eventuale creazione di un deposito per le scorie italiane (non sarde), e ricordo che tra i siti possibili c'è anche Perdasdefogu ovvero la base incriminata... A questo aggiungiamo la chiusura di industrie chimiche che, per quanto inquinanti, contribuivano a limitare l'elevatissima disoccupazione... A questo aggiungiamo... Sarebbero troppe le cose da aggiungere...

    Cristianu

  8. #8
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    SARDEGNA LIBERA !

  9. #9
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    In Origine Postato da GEORGina
    BELL'ARTIKOLO
    DAVVERO
    COMUNQUE QUEI BEI MISSILONI SE VOGLIONO LI POSSONO MANDARE DA ME!

  10. #10
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