Live Report a cura di Roberto "Robbyy" Corbatto
Il 30 giugno 2002 probabilmente passerà alla storia per motivi completamente diversi rispetto a quelli per i quali mi sono recato a Milano in una calda domenica di fine giugno. Lo svolgersi della finale di coppa del mondo, con il Brasile ad alzare per la quinta volta il prestigioso trofeo, e il contemporaneo svolgersi del "Bang Your Head" Festival a Balingen - senza dimenticare il concerto dei The Haunted del giorno precedente a pochi chilometri di distanza - mi avevano fatto nascere più di un dubbio riguardo la possibile affluenza di pubblico a questo evento.
E l'iniziale scarno gruppo di indomiti fans intenti a rosolarsi lentamente al sole mi avevano dato una triste conferma alle mie supposizioni, le quali sono però state fondamentalmente smentite nel corso dell'esibizione dei vari gruppi che mano a mano si sono succeduti sul palco. Era molta la curiosità di vedere all'opera il gruppo di Max Cavalera, fresco autore di un disco più che discreto quale si rivela essere '3', e contemporaneamente stuzzicava il fatto di poter vedere finalmente dal vivo gli Arch Enemy e soprattutto la sua delicata vocalist Angela Gossow.
Come primo piatto per la serata si sono esibiti i No Comply, gruppo chiamato all'ultimo momento (assieme ai Necrodeath) per sostituire i defezionari Opeth. Il combo si è dimostrato molto a suo agio sul palco, sfornando una prestazione d'impatto a base di thrash hardcorizzato con alcuni riferimenti, soprattutto nelle linee vocali, ai Rage Against The Machine e comunque a un po' tutto il movimento nu-metal attualmente in auge. Peccato solo per la resa sonora non molto felice, specialmente per quello che riguarda il suono delle chitarre, che ha purtroppo inficiato pesantemente l'esibizione. Una nota di colore l'ha regalata il tastierista, in completo medico da operazione chirurgica con tanto di mascherina protettiva e stetoscopio rivolto al pubblico, quasi a volerne ascoltarne le pulsioni vitali.
Dopo i No Comply è toccato agli Stormlord prendere in mano la situazione e a scatenarsi sul palco. La resa sonora si è attestata finalmente su livelli più che soddisfacenti e di conseguenza il gruppo capitanato da un impressionante Cristiano Borchi, tanto siderale nei suoi scream black quanto catacombale nei suoi efficaci growl, si è potuto esprimere al meglio, dando sfogo ad una prestazione convincente sia nei pezzi più epici che nelle sfuriate più intransigenti, specialmente in brani quali "I Am Legend", "The Secrets Of The Earth" e la più datata "Where My Spirit Forever Shall Be". Tutti i componenti del gruppo hanno sicuramente dato il meglio sul palco, muovendosi in continuazione con grande e coinvolgente profusione di energia e sudore. Una prova convincente sotto tutti i punti di vista per gli Stormolrd, avanti cosi!
Sotto con i Necrodeath dunque. Circondato da una cortina di fumogeni degna delle lande padane più tetre ed introdotto dalla oramai celebre cantilena che chiude il loro ultimo "Black As Pitch", Flegias appariva come un diafano demone evocato da dimensioni sconosciute alla realtà di tutti i giorni, mentre alle sue spalle seminascoste entità davano vita ad uno muro sonoro di rara potenza e precisione. Azzeccatissima la scaletta proposta, in bilico tra scorticanti partenze e micidiali rallentamenti, con tanto di chicca finale rappresentata dalla cover finale di "Countess Bathory", ma è tutto l'insieme ad impressionare, sia per la bravura di Peso dietro le pelli, sia per la cattiveria di Claudio alle sei corde.
Dopo essermi perso lo show degli Extrema, a detta di tutti assai trascinante e ben suonato, a causa dell'intervista con Max Cavalera, mi porto immediatamente sotto il palco non appena sento le prime note che annunciano l'inizio dello show degli Arch Enemy. La bionda Angela colpisce subito per l'abbigliamento indossato, composto praticamente solo da una giacca color grigio, che dona un piacevole effetto "vedo/non vedo/ma se ti metti in quella posizione vedo vedo eccome se vedo...", apprezzato dai numerosi fans assiepati in prima fila, mentre Mike Amott si è esibito con un'insolita ed estemporanea chioma color rosso scuro. I pezzi proposti hanno spaziato lungo tutta la discografia del gruppo, anche se i pezzi più datati sono riusciti a coinvolgere molto di più rispetto alle ultime produzioni, anche a giudicare dal boato con la quale à stata accolta, giusto per fare un esempio, la granitica "The Immortal". Tecnicamente però gli Arch Enemy sono stati tutt'altro che impeccabili con il fratellino Chris autore di un paio di stecche piuttosto evidenti e di entrate fuori tempo nei pezzi, anche se c'è da dire che queste sbavature ed imperfezioni donano agli artisti sul palco una dimensione più umana. Il growl di Angela si alza quanto mai potente ed aggressivo, ma fondamentalmente povero di variazioni e in definitiva mostra una certa monotonia di fondo: siamo purtroppo lontani dall'ecclettismo del suo predecessore Johan Liiva, mentre ciò che davvero impressionava sul palo era la gigantesca figura di Sharlee D'Angelo, che si aggirava massiccio nelle retrovie. Una prova altalenante quindi per gil Arch Enemy, perché a fronte di un giustificato entusiasmo di fronte a un gruppo capace comunque di comporre e proporre canzoni molto efficaci e per aver visto finalmente dal vivo un pezzo di storia metal quale Mike Amott, ho dovuto registrare anche la delusione di una prova non convincente al 100%.
E alla fine eccolo apparire, li sul palco, attorniato dai suoi compagni di avventure musicali, il signor Max Cavalera, chitarra verde oro in mano con ben visibile il simbolo indiano rappresentato sulla copertina del suo ultimo disco. L'atmosfera si fa elettrica, quando i Soulfly incominciano a martellare il pubblico con le loro nuove songs, tra le quali spiccano la violenta "Seek'n'Strike" e la tribale "Brazil", mentre non mancano riferimenti anche al periodo Sepultura, con la proposizione di "Refuse/Resist" e di "Roots Bloody Roots". Max si posiziona davanti al microfono nella caratteristica posa tanto cara allo zio Lemmy, con il microfono molto alto ed inclinato verso terra, ed è innegabile che con il suo carisma e al sua presenza riempia il palco praticamente da solo, con il resto del gruppo relegato nel ruolo di comprimari. Peccato però che con il procedere del concerto affiori una certa ripetitività nelle canzoni proposte, ed alcune scelte sceniche, quali ad esempio il break di sole percussioni eseguito dagli strumentisti al completo, fanno scadere l'intero show relegandolo ad una sorta di brutta copia dei vecchi concerti dei Sepultura, che sia dal punto di vista delle composizioni che da quello tecnico erano (e sono tutt'ora) decisamente di un altro pianeta. I Soulfly sembrano non riuscire ad scrollarsi di dosso questa ingombrante presenza, questa ombra che ne tarpa le ali e genera purtroppo sensazioni di già visto, un po' perché la voce di Max è stata per troppo tempo il simbolo portante dei succitati Sepultura, un po' perché comunque le composizioni, già molto simili tra loro, ricordano fin troppo quelle presenti in album quali "Chaos A.D." e "Roots".
In definitiva questo "giorno da leoni" è stato molto piacevole ma certamente non entusiasmante, proprio perché quelli che dovevano essere le colone portanti dell'esibizione, gli headliner, hanno sfoderato entrambi una prestazione sufficiente ma non esaltante. Alla prossima!!!




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