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  1. #1
    Globalization Is Freedom
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    Predefinito Governo: un'interessante analisi

    Dal Corriere di oggi.


    Governo, dopo 2 anni cala la popolarità Ma a Berlusconi resta la
    maggioranza

    Disagio nell’elettorato della Cdl, economia decisiva per invertire la tendenza Il
    premier perde consensi, però due leghisti su tre lo giudicano positivamente

    Sono passati grossomodo due anni dall’insediamento del
    governo Berlusconi. Ed è inevitabile, quasi obbligatorio, stilare
    un bilancio. Dal punto di vista degli atteggiamenti e degli
    orientamenti degli elettori, esso appare per molti versi
    contraddittorio e, specialmente, passibile di sviluppi in direzioni
    assai diverse. Da un verso, a due anni di distanza, la coalizione
    guidata dal Cavaliere sembra mantenere comunque la
    maggioranza dei consensi «virtuali», rilevati cioè tramite
    sondaggi e non attraverso elezioni vere. Anche se, negli ultimi
    mesi, questo vantaggio è apparso, secondo le rilevazioni della
    maggioranza degli istituti di ricerca, erodersi in qualche misura,
    specie nell’ambito del voto per il maggioritario.
    Se si analizzano anche altri indicatori di popolarità, il quadro si
    fa più preciso e, al tempo stesso, più articolato. Ad esempio, per
    ciò che concerne il trend delle espressioni di approvazione per
    l’operato del governo, emerge una crescita notevole subito
    dopo l'insediamento dell’esecutivo e un successivo andamento
    tendenzialmente decrescente. Il motivo sta nell’accumularsi
    delle aspettative nei primi mesi dell’attività del governo, anche
    in relazione agli impegni presi nella campagna elettorale, e ad
    un progressivo senso di delusione sviluppatosi successivamente.
    Era forse scontato che la diminuzione di consensi si
    manifestasse, com’era accaduto in passato per gli altri governi,
    principalmente tra gli elettori dell’opposizione. Una parte dei
    quali, specie coloro che si collocano al centro (ad esempio, un
    settore dei votanti per la Margherita), aveva peraltro espresso
    inizialmente un giudizio positivo sull’attività del governo, legato
    soprattutto alle aspettative di sviluppo economico, che però è
    andato notevolmente scemando nel tempo.
    Meno consueto è invece il fatto che la diminuzione di consenso
    sull’operato dell’esecutivo si sia manifestata anche
    nell’elettorato dei partiti che lo sostengono. In misura
    ovviamente diversa in relazione alle varie forze politiche e,
    com'era prevedibile, assai più consistente tra i votanti per la
    Lega Nord. Tanto che appare decrescente perfino l’entità del
    consenso espresso personalmente verso Berlusconi, ma, anche
    in questo caso, il 68 per cento dei leghisti conserva comunque
    un giudizio positivo.
    Il fatto significativo è che il disagio appare presente anche
    all’interno dei votanti per il partito del Cavaliere, Forza Italia.
    Ove, beninteso, la grandissima maggioranza degli elettori
    continua a valutare positivamente l'operato del suo leader. Ma
    ove, al tempo stesso, questo supporto è andato comunque
    diminuendo rispetto ad un anno fa.
    Gli effetti di questo andamento poco positivo all'interno
    dell’elettorato di centrodestra si sono già visti nell’ultimo
    periodo. Essi consistono principalmente in una accentuazione
    delle fratture interne alla coalizione (si sa che quando si
    percepisce un trend negativo, è assai più difficile mantenere
    l’unità) che a sua volta ha notevolmente contribuito alla
    sconfitta elettorale in occasione delle ultime consultazioni
    amministrative. E ciò malgrado il Cavaliere - che di certo
    conosce puntualmente l’esistenza di questo andamento in tutti i
    suoi dettagli - avesse tentato di scongiurarne (riuscendo forse
    a limitarne la portata) gli effetti, mutando radicalmente il suo
    stile di comunicazione e concentrandolo assai più sulla sua
    persona (da sempre molto efficace sul piano comunicativo) che
    sulle problematiche economiche e sociali del Paese.
    Quali sono i motivi di questo trend poco soddisfacente per
    l'esecutivo? Lo si può evincere in qualche misura dagli esiti
    dell'ultima rilevazione sulle «questioni più importanti che il
    governo deve affrontare in questo momento». Contrariamente
    a quanto sostenuto da alcuni, esse riguardano principalmente le
    tematiche del lavoro e dell’economia. E non le vicende
    giudiziarie del Cavaliere (che paiono interessare solo una quota
    minoritaria di elettorato), né la questione del conflitto di
    interessi, che è citata solo da chi è già orientato al centrosinistra
    e non pare invece toccare gli elettori del centrodestra né far
    parte, di conseguenza, delle ragioni del disagio rilevato tra
    questi ultimi.
    Viceversa, emerge anche da altre ricerche come la ragione
    principale della perdita di consenso per Berlusconi e i suoi alleati
    risieda (secondo la percezione soggettiva - che è però quella
    che determina poi il consenso elettorale - dell'elettorato,
    compresa buona parte di quanti lo hanno votato due anni fa)
    proprio nella mancata realizzazione delle promesse fatte in
    campagna elettorale. Tra le quali appaiono particolarmente
    importanti - e prioritarie agli occhi degli elettori - quelle relative
    al rilancio dell'economia e, in particolare, alla diminuzione della
    pressione fiscale.
    Proprio questo stato di cose rende plausibile l’ipotesi che il trend
    rilevato sin qui possa assumere in futuro andamenti anche
    opposti tra loro. Alle prossime elezioni politiche mancano, si sa,
    ancora diversi anni. Se in questo lasso di tempo il governo
    riesce a far percepire agli elettori un rilancio dell'economia e
    una diminuzione della pressione fiscale, è ragionevole supporre
    che esso possa riconquistare i consensi perduti e, forse,
    acquisirne anche qualcuno nel centrosinistra. Se questo non
    accadrà, si può sostenere che la probabilità di una sconfitta
    elettorale si accresca notevolmente.
    La gran parte degli economisti ritiene però che il rilancio
    dell’economia del nostro Paese - e la conseguente possibilità di
    diminuire le tasse - dipenda in larga misura da fattori di
    carattere internazionale che, per buona parte, vanno al di la
    delle possibilità di azione e di controllo del governo italiano. Che,
    beninteso, nel caso di una ripresa economica internazionale,
    deve mostrare di essere in grado di far partecipare pienamente
    il nostro Paese al trend positivo.
    Da questo stato di cose è andata maturando in molti osservatori
    la convinzione, un po' paradossale, che l'andamento dei
    consensi per Berlusconi e il suo governo - e l’esito stesso delle
    consultazioni politiche e di quelle, assai più vicine, per il
    Parlamento europeo - siano legati più ad elementi economici
    internazionali che alle scelte del governo stesso. Si tratta,
    ovviamente, di una visione semplicistica. Che contiene tuttavia
    un elemento di verità: senza una ripresa dell'economia a livello
    internazionale, pare assai difficile arrestare il trend decrescente
    di consensi per l'esecutivo manifestatosi nei suoi primi due anni
    di vita
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

    •   Alt 

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  2. #2
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Governo: un'interessante analisi

    In origine postato da Stonewall
    ... il 68 per cento dei leghisti conserva comunque un giudizio positivo



  3. #3
    Ridendo castigo mores
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    Predefinito

    questo articolo e' ridicolo ... molto piu' interessante l' articolo di ' giuda' cavalera che conferma che quando non deve fare killeraggio per conto dell' editore sarebbe un buon giornalista ...

 

 

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