Londra, mappa genetica per tutti i neonati
Il governo britannico mette a punto un piano che prevede la creazione di un'anagrafe dei cittadini in base al Dna. Sarà possibile prevedere le malattie e curarle. Ma l'etica e la privacy sono a rischio.
LONDRA – L’obiettivo è quello di individuare coloro che potrebbero ammalarsi di Alzheimer, sindrome di Down, cancro e soffrire di disturbi cardiaci. E trovare in tempo un rimedio. Per farlo, con una decisione che entrerà nella storia, il governo britannico ha pensato a un piano per sottoporre tutti i neonati al test del Dna. La Gran Bretagna diventa così il primo Paese al mondo a usare la genetica per metterla a disposizione del servizio sanitario nazionale. Il materiale genetico sarà prelevato dal cordone ombelicale o dal sangue del neonato attraverso un prelievo nel tallone. Sarà poi depositato in una banca dati elettronica in mano agli ospedali, che individueranno così le persone a rischio. Attraverso questo meccanismo di classificazione, la sanità pubblica potrebbe predisporre cure su misura per ogni cittadino.
L’esecutivo britannico ha già chiesto l’autorizzazione per il progetto e si dice pronto a investire cinquanta milioni di sterline. Ora l’attesa è per la decisione della Human Genetics Commission, che dovrà dare il via libera al piano. Di fatto però, come lo stesso premier Tony Blair riconosce, l'ambizioso progetto pone sul piatto temi scottanti, quelli di privacy e etica insieme che rischiano di sollevare non poche polemiche. La mappa genetica rischia infatti di creare cittadini di serie A e di serie B: la vita dei secondi potrebbe essere fortemente condizionata dal Dna, specie nel campo lavorativo dove si andrebbe a caccia del cittadino perfetto, non incline ad alcuna malattia.
In un’intervista al Corriere della Sera il ministro della Salute Girolamo Sirchia ammette che “la genetica è la medicina del futuro”, ma precisa: “Non faremo quello che intende fare la Gran Bretagna” e parla di operazione “che crea incertezza”.


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