L’opinione pubblica americana sta scoprendo ora la guerra in Iraq.
Il presidente Gorge W. Bush dichiarò la fine delle ostilità il 1° maggio, quindi la guerra è finita ufficialmente da quasi due mesi, ma in Iraq si continua a sparare.
E i soldati invasori continuano a morire.
Dalla “fine del conflitto” sono morti oltre 50 soldati americani.
Quando possono, le fonti atlantiche cercano di far passare queste morti come “incidenti”, ma il coperchio sta saltando e non è più possibile nascondere la verità, nemmeno con la complictà dei media compiacenti di tutto il mondo.
Di fatto gli atlantici non controllano che una minima parte del territorio iracheno e l’esercito di liberazione, guidato dal partito Ba’ath, ogni giorno si fa più intraprendente.
Ancora l’altra notte, nella roccaforte sunnita di Falluja, le agguerrite sacche di resistenza hanno attaccato le forze atlantiche a colpi di granate: azioni di guerra, non isolato terrorismo. Una situazione questa che preoccupa l’opinione pubblica americana più di quanto non abbia fatto la guerra. Secondo un sondaggio condotto per conto della Abc e del Washington Post, il 51 per cento degli americani giudica il livello delle perdite "accettabile", ma un cospicuo 44 per cento lo considera "inaccettabile". Durante il conflitto i due terzi degli americani ritenevano il livello delle perdite accettabile: solo un quarto inaccettabile.
Evidentemente il pubblico americano gradiva quella guerra in diretta, dove i “buoni” sparavano e i “cattivi” morivano, una sorta di riedizione della peggior scuola di film western.
Purtroppo queste inquietudini non incrinano però il sostegno popolare di Bush: il 68 per cento degli americani ne appoggia l'operato e condivide la guerra in Iraq. Addirittura quasi i due terzi considerano giustificata questa invasione anche se le armi di distruzione di massa non saltano fuori.
Una complicità di massa con i criminali della casa Bianca che deve far cadere le responsabilità di questa guerra sull’intero popolo americano, che dovrà prendersene la responsabilità davanti alla storia ed essere pronto a pagarne le conseguenze.
Gli americani sembrano aver fatta propria la dottrina della guerra preventiva, figlia della propagnada yankee post 11 settembre. Tanto che il 56 per cento della popolazione è favorevole a un attacco contro l'Iran per impedirgli di acquisire armi nucleari.
Nessuno ha mai avuto il coraggio di proporre un sondaggio del genere, ma quanti sono gli americani favorevoli ad una guerra contro l’Europa?
Sarebbe un dato interessante.
Ma forse nemmeno questo potrebbe finalmente far ragionare i politicanti servi degli atlantici, come quelli di casa nostra, che hanno svenduto ogni sovranità e sarebbero pronti ad accogliere in festa gli invasori anche in Italia. Del resto sono gli eredi di chi l’ha già fatto.




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