23/06/2003
La tattica psicologica del terrore per reprimere la resistenza irachena
Le truppe americane usano una nuova tattica per reprimere la resistenza: "la tattica psicologica del terrore". Erano più di 100 i soldati che sono entrati nella città di Ramadi, dopo un attacco alle truppe americane, ed hanno cominciato ad entrare in ogni casa. Nessun obiettivo preciso, terrorizzando intere famiglie. Il metodo è sempre lo stesso e le violazioni per i diritti umani ormai non si contano più. I bambini sono quelli psicologicamente più colpiti. Svegliati nel bel mezzo della notte dal rumore dei calci che sfondano la porta della loro casa. Spaventati! Nei loro occhi rimane solo l'immagine del padre, del fratello grande e/o dello zio, che vengono portati all'esterno.
Circa 2000 musulmani sciiti si sono riuniti dinanzi l'immenso palazzo presidenziale di Bagdad, ora in mano all'amministrazione USA, per dire basta all'occupazione: "Gli americani sono occupanti ed aggressori. Avevano detto che ci liberavano ora sono loro che stanno occupando. Noi vogliamo un governo nazionale. Vogliamo libertà e giustizia. Gli USA e la Gran Bretagna continuano a ripetere che sono qui per garantire la sicurezza e per restaurare l'economia ma le giustificazioni ormai non reggono più. I due governo sono occupanti e devono ancora rispondere al quesito di dove siano finite le famose armi di distruzione di massa che erano lo spunto per legittimare la guerra".
Notizia tratta da www.peacelink.it a cura di Rosarita Catani, reporter indipendente.




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