"Silvia Baraldini consulente del comune di Roma"
An scopre il particolare incarico di "collaboratrice esterna" per questioni di lavoro e diritto femminile: "Chissà di cosa è esperta la signora, se non di terrorismo". Il Campidoglio: "Polemica inutile".
di Simone Navarra
ROMA - Silvia Baraldini consulente del comune di Roma. La donna condannata per terrorismo a quaranta anni di detenzione negli Stati Uniti diventerà presto collaboratrice esterna con regolare contratto temporaneo di nove mesi per uno stipendio di 12.000 euro lordi. Compito assegnato: partecipare all’Osservatorio comunale sull’occupazione e le condizioni del lavoro a Roma, in particolare svolgendo ricerche "relative all’analisi delle caratteristiche del lavoro femminile" per le quali la Baraldini presenterebbe "i requisiti necessari di professionalità e di comprovata esperienza nei compiti indicati". A fare la scoperta, navigando sul sito Internet del Comune , è stato il consigliere comunale capitolino di Alleanza nazionale, Marco Marsilio. "Mi sono incuriosito nel vedere che il nome di una certa dottoressa Silvia Baraldini - spiega adesso - era compreso nel Comitato tecnico scientifico. Cercando notizie dagli uffici ho prima scoperto che nessuna delibera di Giunta era mai stata approvata per conferire questo incarico di collaborazione esterna (come di solito avviene), e solo ricercando fra le Determinazioni dirigenziali ho scovato la n. 1042 del 27 dicembre 2002, e ho avuto conferma che la Baraldini in questione fosse proprio lei e non una sua oscura omonima".
"Quali siano le comprovate esperienze della Baraldini sulla condizione del lavoro femminile è un vero mistero – aggiunge Marsilio – è in ogni caso scandaloso che mentre la piaga del terrorismo continua a mietere vittime, il sindaco Veltroni senta il bisogno di pagare la consulenza di un personaggio che definire inquietante è poco. A meno che, e questo è il sospetto, la sinistra italiana non continui a ritenere la Baraldini una povera vittima di una persecuzione giudiziaria yankee. Per questo fa di tutto per alleviarle le sofferenze della detenzione. Nel disciplinare d’incarico è prevista anche la partecipazione a riunioni, convegni e conferenze: come sia possibile tale attività con il regime di detenzione è un altro mistero. Mi chiedo anzi se questo trattamento di lusso per una detenuta evidentemente più uguale degli altri detenuti, sia rispettoso degli impegni assunti all’epoca dal governo italiano con quello statunitense: mi sembra di ricordare gli Stati Uniti posero condizioni molto rigide sul regime di detenzione da osservare per permettere il trasferimento in Italia".
(IL NUOVO, 19 GIUGNO 2003; ORE 17:15)




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