Lombardia, la Lega attacca An: "Fascisti"
In Regione è sempre più aria di crisi. Dopo la bocciatura della legge pro-dialetti il Carroccio spara a zero sugli alleati. "Questa non è la depandance di Storace".
ROMA - Sulla pesante cappa pre-crisi in cui è piombata la Regione Lombardia arriva una pioggia di insulti firmata Lega. Mittente: il capogruppo del Carroccio Davide Boni. Destinatari: gli alleati di Alleanza Nazionale colpevoli di aver schierato ieri, complice il voto segreto, undici franchitiratori che hanno affossato la proposta di legge pro-dialetti presentata dalla Lega.
"E' difficile combattere per il federalismo a fianco dei fascisti" dice Boni. Ma è solo l'incipit. Per attaccare i colleghi del partito di Fini, infatti, il capogruppo rispovera tutti i cavalli di battaglia "celoduristi" e "romaladronisti" del repertorio bossiano.
"Quanto successo ieri in aula - polemizza Boni - è gravissimo poiché si tratta di un attacco al popolo lombardo non da parte di Roma ma da parte dei propri stessi rappresentanti che invece di rispondere alla propria gente hanno preferito dare conto a logiche razziste da Roma imperiale. Hanno rispolverato la battaglia contro le lingue locali, tipica delle dittature di ogni colore e che fu anche uno dei cavalli di battaglia del ventennio".
Boni, dunque, non sembra assolutamente interessato a stemperare l'incadescente clima che si è creato nella maggioranza in Regione e che dovrebbe aprire la strada ad una verifica interna. Una verifica che era stata chiesta proprio dalla Lega dopo lo scontro di ieri. E An aveva raccolto la richiesta rimandando però al mittente qualsiasi accusa di "tradimento" da parte del partito.
Accuse che, però oggi Boni rende ancora più esplicite e condite di attacchi pesantissimi. "An lombarda - prosegue il capogruppo della Lega Nord - a quanto pare si muove ancora nel solco tracciato dall'aratro fascista". E ancora: "La bocciatura di questa legge ha dimostrato compiutamente la sua reale avversione ai valori del federalismo e ad ogni principio di autonomia del governo lombardo".
E dunque l'affondo: "Ricordo ai consiglieri fasciomeridionalisti di An eletti in Lombardia che il presidente della nostra Regione si chiama Roberto Formigoni e non Francesco Storace, perché dai loro atteggiamenti traspare la volontà di trasformare il parlamento lombardo in una dependance della Regione Lazio".
Una provocazione che il Governatore non si lascia scappare cogliendo al balzo l'occasione per sfoggiare il suo proverbiale sarcasmo. "Sembra di essere tornati - dichiara - ai tempi in cui Fini non avrebbe mai più preso un caffé con Bossi. Desidero esprimere la mia solidarietà a Formigoni. Governare una maggioranza con questo tipo di alleati é impresa straordinaria".
Né Storace sorvola sui termini usati dai leghisti. "Dal punto di vista politico, mi limito a segnalare a Fini il livello a cui è sceso il linguaggio di questi presunti alleati. Nemmeno Cossutta - conclude il Governatore - rispolvera il fascismo nei nostri confronti".
(25 GIUGNO 2003; ORE 13:15. Aggiornato ore 145)
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