Erano stati arrestati il 12 settembre scorso nel porto di Gela
Hanno trascorso dieci mesi in carcere, ora le accuse sono cadute
Clandestini, non terroristi
Scarcerati 15 pachistani
CALTANISSETTA - Sono rimasti in carcere per dieci mesi. Perché sospettati
di essere terroristi. Affiliati di "al Qaeda", l'organizzazione di Osama
Bin Laden. Ma erano solo clandestini che volevano sbarcare in Italia. E
ora, dopo quasi un anno di galera, tornano in libertà .
Protagonisti dell'odissea giudiziaria sono quindici pachistani bloccati
sulla nave "Sara" nel porto di Gela il 12 settembre scorso. La Procura di
Caltanissetta ha chiesto ed ottenuto per tutti la scarcerazione, visto che
le pesanti accuse nei loro confronti (associazione con finalità di
terrorismo ed eversione dell'ordine democratico) non solo si sono
attenuate, anzi, sarebbero come scomparse.
Ad accogliere gli immigrati all'uscita dal carcere Malaspina di
Caltanissetta c'era nel pomeriggio il consigliere dell'ambasciata
pachistana, Riza Muttq. Ora i quindici saranno inviati al centro di
accoglienza della città siciliana e poi verranno espulsi. Sulla vicenda,
però, l'ambasciatore pachistano in Italia ha fatto sapere che convocherÃ
per domani una conferenza stampa a Roma.
(24 giugno 2003)
ed ecco come Repubblica aveva presentato la vicenda
Per il capo della procura di Caltanissetta
sono "probabili attivisti di Al Qaeda"
Terorrismo, a Gela
arrestati 15 pakistani
Erano stati bloccati ad agosto su segnalazione dei servizi
mentre erano su un mercantile nelle acque davanti alla Sicilia
CALTANISSETTA - Erano stati bloccati ad agosto, su un mercantile che da
Casablanca, in Marocco, si dirigeva verso la Libia. Ora, dopo settimane di
indagini ed interrogatori, sono in carcere con l'accusa di "associazione
con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico".
I quindici pakistani, lo scorso mese di agosto, viaggiavano su una nave
battente bandiera dell'isola di Tonga. Fu una segnalazione dei servizi
segreti a far scattare l'operazione di polizia e guardia costiera, che
raggiunsero l'imbarcazione e la fecero ancorare ad est del porto di Gela.
Poi sono scattate le indagini, condotte dalla Digos, che hanno messo in
evidenza contraddizioni durante gli interrogatori e hanno portato a
raccogliere altri elementi sospetti nel corso delle perquisizioni. I
pakistani, per esempio, sono stai trovati in possesso di codici e
bigliettini che farebbero pensare a collegamenti con esponenti
terroristici, un elemento questo che ha convinto la procura di Gela a
chiedere gli arresti concessi oggi dal giudice per le indagini preliminari.
Anche il mercantile su cui viaggiavano è stato sottoposto ad approfondite
indagini, e ha rivelato numerosi punti oscuri: la nave aveva destato
sospetto sia per l'alto numero dei membri d'equipaggio, (sette rumeni e
quindici pakistani), sia per le forti preoccupazioni che gli stessi marinai
rumeni avrebbero manifestato al comandante per il comportamento "ambiguo"
dei pakistani durante la navigazione. I 15 arrestati oggi, tra l'altro,
avevano tutti passaporti falsi.
"Ci siamo resi conto fin dalle prime battute - ha detto il questore di
Caltanissetta, Santi Giuffrè - che quelle trovate sul cargo erano persone
che non avevano motivo di stare su quella nave". Secondo Giuffrè è molto
probabile che i 15 pakistani, piuttosto che semplici clandestini, facciano
parte dell' associazione terroristica Al Qaeda". Anche se non sembra
stessero preparando attentati in Italia.
(12 settembre 2002)
per poi insistere e romanzare
Dopo il sequestro di due mercantili a Gela e Trieste
e l'arresto di 15 pachistani, si cerca un altro cargo
Caccia alla nave fantasma
carica di terroristi islamici
E' la "Cristi", gemella delle altre due. Incrocia nel Mediterraneo
Dovrebbe avere a bordo uomini di Al Qaeda: pericolosissimi
dal nostro inviato CARLO BONINI
CALTANISSETTA - Da qualche parte, nel trafficato "stagno" che è il
Mediterraneo, incrocia un rugginoso fantasma da 1.600 tonnellate nelle cui
stive - se non è già sbarcato - dorme e vomita un carico di uomini che fa
paura e puzza di terrorismo islamico. A poppa del fantasma, una bandiera
ammainata e issata con nuovi colori già tre volte. Rumena prima, Isole di
Sao Tomé e Principe poi, Isole di Tonga, oggi.
E un nome - "Cristi" - che, forse, la ciurma rumena che traffica sui suoi
70 metri di ponte, ha già riverniciato in "Tara" e, verosimilmente, tornerÃ
a verniciare. La cercano in molti, la "Cristi". I servizi investigativi
della Marina militare degli Stati Uniti ("Usncis"), Sisde e Sismi, le
nostre capitanerie di porto, gli uomini dell'Antiterrorismo (Ucigos), la
Digos di una piccola città di provincia che il mare non ha e neppure
annusa, Caltanissetta. La vanno cercando con satelliti, ricognitori aerei e
navali, comunicazioni portuali Gsms, intercettazioni e un po' di antica
cocciutaggine sbirresca. Perché prima il fantasma di ruggine sarÃ
abbordato per essere rimorchiato in un molo sicuro, prima forse si chiuderÃ
il cerchio di una storia di mare, spie, terrore islamico e imbarazzo
diplomatico in cui l'Italia è inciampata la notte tra il 4 e il 5 agosto
lungo le coste della Sicilia, nello specchio d'acqua che bagna Gela. Una
storia che, oggi, dopo due mesi di silenziose indagini che Repubblica è in
grado di documentare, è all'evidenza degli uffici di tre Procure della
Repubblica (Caltanissetta, Milano, Trieste), inquieta l'intelligence
americana e italiana, allunga un'ombra di sospetto sull'ambasciata
pachistana in Italia.




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