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Discussione: SEGRETERIA Nazionale

  1. #1
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    SEGRETERIA Nazionale



    Intervista di Nucara alla rivista "Progress"

    "In principio furono Mazzini e Garibaldi…"

    Il nuovo segretario del Pri, Francesco Nucara guida un partito che si è rinnovato, ma senza perdere di vista le proprie origini, che risalgono al nostro Risorgimento.
    Francesco Nucara è segretario del Partito Repubblicano Italiano dal 6 ottobre 2001, giorno in cui la direzione nazionale gli ha conferito questa carica e ha eletto Giorgio La Malfa presidente. Nucara che ha alle spalle una lunga esperienza di funzionario di organi istituzionali e finanziari, riceve in eredità da La Malfa un partito che ha compiuto un importante rinnovamento politico, schierandosi con la coalizione di centro-destra e il governo Berlusconi, in cui il segretario repubblicano ricopre la carica di Sottosegretario di Stato al Ministero dell'Ambiente.
    Con il segretario del Pri, abbiamo discusso di scottanti temi di attualità e politica, fra cui riforma del mercato del lavoro, conflitto d'interessi, alleanze amministrative e altro ancora…

    Segretario, in vista delle prossime amministrative il suo Partito come intende muoversi? Stringerete alleanze locali diversificate, oppure su tutto prevarranno gli accordi "nazionali"?

    Al Congresso di Bari il partito ha scelto una nuova collocazione politica e pertanto dobbiamo riempire quella scelta di comportamenti coerenti, anche in sede locale. Di conseguenza abbiamo deciso di compiere uno sforzo e presentare, nei Comuni superiori ai 15.000 abitanti, il maggior numero possibile di liste con il simbolo dell'Edera e collegate allo schieramento delle forze politiche della Casa delle Libertà. Tale decisione è stata presa in una riunione del Consiglio nazionale del Partito, appositamente convocato per discutere i programmi e definire il quadro delle alleanze per le elezioni amministrative del 26 maggio, in sintonia con le decisioni congressuali di Bari.
    Sappiamo bene che c'è nei repubblicani un'antica tradizione di autonomia che va, comunque, raccordata con la linea nazionale, essendo il Pri un partito di cultura politica nazionale. Era quanto avveniva già negli anni del centro-sinistra , quando era in vigore un sistema elettorale di tipo proporzionale. In quegli anni il quadro delle Giunte locali delle grandi città, ma spesso anche delle piccole, veniva regolato dall'intervento delle segreterie nazionali dei partiti e questa prassi veniva da tutti accettata e condivisa.
    Oggi che operiamo in un sistema elettorale di tipo maggioritario non si possono compiere, nelle elezioni locali scelte che siano antitetiche l'una con l'altra. Ne verrebbe fuori un modello a macchia di leopardo che snaturerebbe l'immagine nazionale del partito, pregiudicandone la coerenza politica. Né d'altra parte, è proponibile una posizione elettorale solitaria a difesa di una presunta autonomia, in quanto si finirebbe per pagare un pesante prezzo elettorale, non potendo usufruire del premio di maggioranza. Il sistema bipolare impone precise scelte di campo e queste non possono prescindere dal quadro nazionale.
    Naturalmente questa linea non viene calata dall'alto, con un centralismo miope che non ci appartiene, ma va portata avanti con i dirigenti locali, tenendo presente che il Pri sa guardare oltre i ristretti calcoli di bottega. Gli interessi generali, i programmi e il funzionamento delle istituzioni sono gli elementi cui fare riferimento nelle scelte difficili.

    La riforma dell'articolo 18 rischia di costruire un vero e proprio "muro" tra le parti sociali ed il governo. Qual è la posizione del suo partito su un tema di scottante attualità?

    Rispondere a questa domanda dopo il barbaro assassinio del professore Marco Biagi rischia di ingenerare possibili sospetti di strumentalizzazione, che voglio assolutamente evitate, per cui farò esclusivo riferimento a quanto, a proposito, pubblicato nella "Nota politica" del 19 marzo sul Sito Internet del partito. In quella nota era testualmente scritto " L'esigenza di una maggiore flessibilità del mercato del lavoro- in Europa, non solo in Italia- è stata di recente ribadita dal vertice di Barcellona. Quanto all'articolo 18, l'Italia è ormai il solo paese europeo ad adottare una forma di tutela (apparente) così rigida, né dal sindacato sono venute proposte alternativa che non fossero puramente tattiche.
    Il confronto è stato aperto e a questo punto bisogna scegliere, e scegliere tra l'Italia delle riforme e l'Italia della conservazione; tra l'impostazione modernizzatrice dell'Europa e quella di retroguardia del sindacalismo italiano; tra il laburista Blair e l'ex comunista Cofferati.
    Il Governo Berlusconi ha scelto la via delle riforme, della modernizzazione, di Tony Blair. E I repubblicani non possono che approvare e sostenerne la scelta."
    Questo avevamo scritto prima del barbaro assassinio di Marco Biagi. Questo è quanto pensiamo ancora oggi, anche dopo la manifestazione della CGIL di Roma.

    Conflitto d'interessi: la maggioranza ha approvato una legge alla Camera, molto molto discussa sia nel nostro Paese che dai nostri partners europei. Secondo Lei le proteste dell'opposizione sono destinate a modificare l'impianto della legge nella sua globalità?

    La legge sul conflitto di interessi varata di recente dalla Camera, dalla sola maggioranza del Polo per l'abbandono dell'aula delle opposizioni, ha avuto indubbiamente molte critiche, alcune anche molto sfavorevoli come quelle del professore Sartori. Ma anche altre favorevoli come quello del professori Cassese e di altri. Questo per sottolineare che su argomento così complessi e nuovi, non vanno assunte posizioni superficiali o pregiudiziali. L'attuale testo di legge sul conflitto di interessi nasce dal vuoto legislativo del centro-sisnistra che pur avendo avuto a disposizione alcuni anni non ha ritenuto opportuno definire legislativamente i complessi problemi inerenti la questione, che non riguarda soltanto Berlusconi.
    Anzi va detto che il limite culturale e politico che ha condizionato il centro-sinistra su questa questione, sino a rinunciare ad una soluzione legislativa, è stato quello di aver circoscritto il problema esclusivamente alla figura di Berlusconi. Questa logica ci sembra stia guidando anche oggi la posizione del centro-sinistra che ha rinunciato alla discussione ed al miglioramento della legge sin dalla discussione in Commissione. Una posizione di opposizione politica pregiudiziale che ha portato all'abbandono dall'Aula al momento del voto.
    Molti esponenti della maggioranza, tra cui il presidente del Senato Pera, hanno dichiarato la loro disponibilità a ricercare, soprattutto per le definizione delle possibili sanzioni, nuove soluzioni. Non sappiamo se l'opposizione rinuncerà alla linea di rifiuto pregiudiziale della discussione, sin qui portata avanti. Sarebbe una scelta deleteria e avrebbe solo un obiettivo propagandistico.

    L'opposizione di centro-sinistra sta cercando di riorganizzarsi e di trovare nuovi leader. Come crede che si risolverà questa "crisi d'identità" della sinistra?

    Ugo La Malfa ha svolto per lungo tempo un "confronto" sul ruolo della sinistra in una società occidentale moderna. Anche se i tempi sono mutati e la nostra attuale collocazione politica è oggi antitetica a quella dei DS, cerchiamo di mantenere aperto nella distinzione dei ruoli il filo di quel confronto. Siamo comunque interessati alla risoluzione della crisi della sinistra, primo perché la logica "del tanto peggio, tanto meglio" non ci appartiene e poi perché riteniamo che una sinistra riformista, collegata con la sinistra europea, aiuti la dialettica politica tra maggioranza ed opposizione.
    La "crisi d'identità" della sinistra italiana deve pertanto risolversi, al di fuori di girotondi e balletti, in senso europeo, pena la sua emarginazione, non per quattro, ma per quaranta generazioni.
    Nuovi leaders e diverse strutture organizzative delle forze politiche non sono comunque inscindibili dal modello europeo.

    In Italia il bipolarismo sembra ormai alterarsi sempre più. Nel polo Ccd e Cdu si uniscono, mentre nell'Ulivo quattro partiti si sciolgono nella Margherita. In questo scenario che valore e valenza hanno un simbolo e un partito come quello che Lei dirige?

    I repubblicani, già negli anni del "bipartitismo imperfetto" Dc- Pci, prediligevano, nel quadro di un sistema pluripartitico fondato sul modello elettorale di tipo proporzionale , la politica dei contenuti a quella degli schieramenti. A maggior ragione, sullo sfondo di un bipolarismo incerto e non definito come quello odierno , sono ancora i contenuti che dovrebbero caratterizzare le diverse componenti delle due coalizioni competitive. Nella democrazia maggioritaria, centro-destra e centro-sinistra dovrebbero confrontarsi e definirsi sulle grandi scelte poste dinanzi al Paese (nell'economia e nell'amministrazione) e non già sui totem da agitare come bandiere dei due contrapposti schieramenti. Ecco il senso della presenza del Partito Repubblicano, oggi schierato con il centro-destra, in quanto ritiene che soprattutto sui temi dell'economia e del lavoro il centro-sinistra è segnato da contraddizioni insanabili, peraltro puntualmente denunciate da settori, oggi minoritari, di quella che ama definirsi "sinistra di governo".
    Certo, è in atto nel centro-destra un processo di semplificazione e di aggregazione di forze come i post-democristiani del Ccd e della Cdu; mentre nel centro sinistra si sciolgono, nella Margherita, tre delle quattro componenti (non il Campanile di Mastella) che la fecero nascere alla vigilia delle elezioni del 13 maggio. Si tratta di un processo cui i repubblicani guardano con estremo interesse, ma che ha bisogno di una verifica che soltanto un diverso sistema elettorale, che noi preferiremmo proporzionale, può accelerare, proprio nel senso delle scelte sui contenuti e non sugli schieramenti.

    tratto da A. M. "Progress" maggio 2002

  2. #2
    Garibaldi
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    Devo onestamente dire che, man mano che passano i mesi, il nostro Segretario Nazionale mi piace sempre di piu'.
    Gli chiedo solo un impegno: quello di venire a La Spezia a ridare fiato e vigore ai pochi amici battaglieri che anno bisogno di sprone e di nuovi stimoli.

  3. #3
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    L'intervento dell'on Francesco Nucara alla "Settimana italiana della Magna Grecia" New York City 17/20 giugno

    Democrazia e potere

    Non tocca a me qui, in America, nella terra dove la "Repubblica dei moderni" ha avuto la sua prima attuazione con la Carta di Filadelfia, ripercorrere un dibattito che tuttora impegna storici, filosofi e politologi sull'avvenire della democrazia.

    Né voglio rubare il mestiere (e sarebbe velleitario) al nostro Presidente, il Prof. La Palombara, che ho avuto l'onore e l'occasione di ascoltare e salutare recentemente a Roma, presso la Fondazione Ugo La Malfa, dove ci ha aggiornato sullo stato della democrazia americana e sui nuovi equilibri geostrategici mondiali, dopo i fatti dell'11 settembre. Ma voglio ricordare che proprio in questi grandi spazi fu smentito, alla fine del XVIII secolo l'assioma che fu anche di Jean-Jacques Rousseau secondo cui la repubblica sarebbe stata compatibile soltanto con il governo della polis.

    E' da tutti accettato che nel quadro dell'economia globalizzata, il binomio "politica e potere" vada letto in una prospettiva dinamica, dove lo Stato-Nazione si stempera e si ridefinisce in orizzonti concentrici sempre più larghi, superando frontiere che la terza rivoluzione industriale, quella dei computers, arricchisce di nuovi dati sullo sfondo di quella bella immagine che un grande storico tedesco, Meinecke, definiva "il grande mareggiare della storia". Nel senso cioè che la storia, come il mare, sempre ricomincia e sempre si rinnova.

    Era quello che Eraclito, il filosofo presocratico di Efeso, intendeva con il "tutto scorre" quando affermava che non ci si bagna mai nella stessa acqua. Così è della democrazia, mai fatto compiuto una volta per tutte, ma come la politica, e come l'arte, creazione continua di fatti inediti.

    Ma a parte questa digressione, voglio qui rivendicare, anche come segretario del PRI - il più antico partito italiano - i legami e i sentimenti di affetto che la mia parte politica ha sempre nutrito con questa grande democrazia in azione, dove la Costituzione ha creato l'America, e dove l'intuizione federalista di uno dei nostri grandi del Risorgimento, Carlo Cattaneo, ha trovato la sua piena realizzazione in un sistema di pesi e contrappesi che fa della democrazia locale la sua chiave di volta.

    Cattaneo, nel suo storicismo, meditando sulla storia delle nazioni, in particolare Svizzera e Stati Uniti, individuava nel federalismo il punto di svolta e di superamento dello stesso garantismo costituzionale dell' "Esprit des lois" di Montesquieu. Per Cattaneo era indiscutibile che il garantismo della divisione dei poteri era una conquista di libertà rispetto ai regimi del passato. Ma i suoi risultati, con tutti i loro limiti, erano ben lontani dal realizzare quello "Stato federale" repubblicano, che rompendo le maglie dell'accentramento burocratico stile "ancien règime", fatto proprio dal modello napoleonico, desse la possibilità di far partecipare alla vita della nazione non l'individuo isolato (il che sarebbe stato nella migliore delle ipotesi un puro formalismo giuridico), ma l'individuo in quanto inserito in una organizzazione lungo una linea evolutiva di autonomie, senza soluzione di continuità, fino al Parlamento nazionale.

    "La libertà - scriveva Cattaneo - non deve piovere dai santi del cielo, ma scaturire dalle viscere dei popoli. Chi vuole altrimenti è nemico della Libertà".

    E' in questo scaturire dalle "viscere del popolo", la sostanza del federalismo che l'animatore e protagonista delle Cinque giornate di Milano vedeva realizzata nella democrazia americana. Una democrazia, che nata dal principio: "non c'è tassazione senza rappresentazione" a tutti i livelli ("no taxation without representation"), ha fatto degli Stati Uniti la democrazia delle leggi e non degli uomini.

    Se è vero, come è vero, che qui la Corte suprema può dichiarare incostituzionali gli atti del Congresso impedendo che divengano leggi, in quanto la Costituzione scritta è ritenuta superiore alle assemblee legislative.

    "Un governo di leggi e non di uomini", diceva John Adams, infrangendo il feticcio dell'intoccabilità delle maggioranze parlamentari.

    Un governo di leggi in un sistema presidenziale dove, come diceva un altro "padre fondatore" della democrazia americana, Jefferson, il "presidente è potente, ma il Congresso è onnipotente".

    Una "onnipotenza" che si ferma dinanzi alla superiorità della legge.

    Ecco la democrazia che scoprì sulle coste occidentali dell'Atlantico un altro repubblicano italiano, Dario Papa, che rafforzò le sue convinzioni federaliste in un lungo viaggio di studi proprio negli Stati Uniti, nei primi anni Ottanta del XIX secolo. "New York, New York" è il libro che, pubblicato nel 1884, esalta il federalismo realizzato dopo la vittoria di Lincoln sui secessionisti del Sud.

    Un Lincoln, peraltro amico di Mazzini, e che vuole affidare a Garibaldi addirittura il comando dei soldati nordisti. Tant'è l'intreccio fra il Risorgimento italiano e la democrazia americana.

    Ma torniamo all'autore di "New York, New York". Dario Papa, che a vent'anni si trasferisce dalla sua Rovereto a Milano, ai tempi di Bezecca, nel 1866. Redattore di alcune testate moderate come l' "Italia Agricola", il "Sole", la "Perseveranza", il "Pungolo", poi direttore dell' "Arena di Verona", è, nel 1881, caporedattore del "Corriere della Sera".

    E' qui che matura la sua evoluzione verso il repubblicanesimo di stampo cattaneano. Il suo viaggio in America lo rafforza in queste convinzioni.

    Ritornato in Italia, porta un soffio di vita americana nel nostro giornalismo, battendosi per il riconoscimento della professionalità e dell'indipendenza del giornalista. E, primo in Italia, introduce i moduli organizzativi e grafici della stampa d'informazione americana durante i cinque anni della direzione del quotidiano milanese "L'Italia" (1884 - 1889).

    Un anno dopo, con l'aiuto finanziario dei radicali e dei repubblicani, e con l'appoggio di Filippo Turati, fonda "L'Italia del Popolo", riesumando l'antica testata mazziniana apparsa a Milano nel meriggio del '48.

    In tale veste partecipa nel 1894 (tre anni prima della sua scomparsa a San Remo dove si spegne colpito dal "male del secolo", la tubercolosi) alla costituzione del Partito repubblicano lombardo. Un retaggio, e una testimonianza, che Dario Papa, trasmette alle generazioni dei repubblicani, che trovano in America il loro modello di Repubblica, fino alla leggendaria "Mazzini Society", in cui si ritrovano repubblicani che si chiamano Carlo Sforza, Randolfo Pacciardi, Giuseppe Antonio Borgese, e uomini come Gaetano Salvemini, Arturo Toscanini e Luigi Sturzo.

    Sono i firmatari di quel manifesto che vuole organizzare una legione italiana sul modello della "France Libre", del generale De Gaulle, per battersi a fianco agli alleati con l'impegno che si rispettino i confini italiani sanciti alla fine della prima guerra mondiale.

    Le cose andranno in altro senso: ma è lanciato il seme di quella collaborazione fra l'Italia post-fascista e l'America del Piano Marshall e del Patto Atlantico, alla quale il PRI ha coerentemente guardato nella sua iniziativa politica e parlamentare.

    Da tale collaborazione è partita la ricostruzione dell'Italia.

    I repubblicani italiani, nella continuità di una coerenza che la storia non ha smentito, hanno avuto con gli Stati Uniti un rapporto che vogliono rafforzare, e che unisce negli stessi valori le due sponde dell'Atlantico. Così come nel mondo classico furono identici i valori che dal mondo greco si trasfusero nel mondo romano.
    ------------------------------------------------------------

    <a href="http://www.pri.it">tratto dal sito web del
    </a>

  4. #4
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    Predefinito tratto da LA GAZZETTA DEL SUD 1 agosto 2002

    l'intervista / A tutto campo il sottosegretario Nucara che rivendica la centralità del Pri
    «Una politica suicida»
    Attacco frontale a Chiaravalloti: non ci ha mai ricevuti

    Teresa Munari

    Prima della pausa estiva, è tempo di consuntivi. A distanza di un anno dal suo insediamento al Governo come sottosegretario all'ambiente, Francesco Nucara, che è anche segretario nazionale del partito Repubblicano italiano, fa il punto con “Gazzetta del Sud”.

    Facendo salvi tutti i motivi di opportunità politica, qual è il giudizio dei repubblicani sul Governo Berlusconi?

    «Fa bene a parlare di opportunità politica, tuttavia il giudizio dei repubblicani ad un anno dell'insediamento del Governo Berlusconi, è davvero positivo. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti, se li si vuol vedere. Basti pensare ai successi in politica estera o al traguardo raggiunto con il Patto per l'Italia: perfettamente in linea con la migliore tradizione della concertazione fra Governo e Parti sociali, introdotta proprio da Ugo La Malfa nel 1962, a quell'epoca ministro del bilancio. È dunque un Governo che guarda avanti, tenendo però ben saldo il timone sul rigore che la storia della repubblica ci insegna».
    Risultati in qualche modo messi a dura prova dalle posizioni della Cgil... «... Che sta sbagliando di grosso. Pur rispettando le diverse posizioni che il pluralismo consente, ritengo che la Cgil stia facendo un gravissimo errore che produrrà gravi conseguenze sul piano dei rapporti strategici con le altre parti sociali».

    Tutto bene dunque, ma ci sarà pure un settore in cui il Governo segna il passo?

    «Lascia ancora desiderare il settore delle infrastrutture ma il tempo trascorso è stato minimo per poter realizzare i progetti annunciati: 12 mesi sono davvero poca cosa quando bisogna adeguare la legislazione agli standard europei di modernità ed efficacia. Tuttavia intendiamoci, se il Mezzogiorno e la Calabria si trovano a soffrire ancora oggi di una assoluta carenza di infrastrutture, le responsabilità sono largamente diffuse e non certamente imputabili a questo Governo. Certamente non intendo giocare ad un rimbalzo di responsabilità: la propaganda e le polemiche propagandistiche non portano da nessuna parte, ma va pur ribadita la posizione del Pri sull'attraversamento stabile dello Stretto. Il nostro intento è quello di lavorare per ammodernare l'intero sistema infrastrutturale della Calabria e della Sicilia, e solo allora diventeremo più credibili andando a parlare di ponte nelle sedi opportune».

    Veniamo ai fatti di casa nostra, dove il Governo regionale fra dimissioni e rimpasti è di nuovo in una impasse.

    «Non tutti ricordano, ma in questi casi fa parte del gioco, che furono i repubblicani, insieme ad un'altra lista, a determinare la vittoria del centrodestra con il suo contributo dell'1,2 di consensi, visto che lo scarto rispetto ai risultati della coalizione di centrosinistra fu dell'1,1 per cento. Passata la prima fase cosiddetta di assestamento, e a deleghe già attribuite, insieme all'on. Manti chiedemmo dunque al Presidente Chiaravalloti un appuntamento per discutere di politica e di ruoli. Da allora sono passati due anni e stiamo ancora aspettando!»

    Non vi siete mai incontrati?

    «No! Naturalmente a nulla valgono gli incontri occasionali che diventano inevitabili nei convegni o nelle riunioni istituzionali. Eppure fu quell'1,1 % a determinare la vittoria di Chiaravalloti, percentuale che allo stesso modo avrebbe potuto determinare la vittoria di Nuccio Fava, se ci fossimo coalizzati con il centrosinistra! Ma un lungimirante ed autorevole esponente dei Ds ebbe a dire a chi avrebbe voluto agganciarci “di lasciar perdere: tanto il Pri non conta niente”. La storia fu invece nei risultati che ho appena ricordato».

    Intende dire che destra o sinistra fa lo stesso?

    «Dico solo che se qualcuno pensa, per qualsiasi motivo, di averci acquistato sbaglia, perché non siamo in vendita. Il Presidente Chiaravalloti sta conducendo una politica suicida per la coalizione. Basti pensare alla cosiddetta giunta tecnica che tecnica non è stata considerando le provenienze degli assessori. E parlo al passato perché al di là del dato quotidiano, dimissioni o altro, la decomposizione di quella giunta è ormai cosa certa e certificata».
    Come legge questa fissazione per il tecnicismo? È un giogo dei più forti sui più deboli, è un escamotage per non fare i conti con la politica, o cosa? «È il poco orgoglio e lo scarso amore che i calabresi al potere hanno per la loro regione. Una regione che esporta intelligenza, imprenditoria, scienze, arte è invece costretta a importare assessori: il tecnicismo è una muta e formale dichiarazione di impotenza! Una mistura che uccide qualunque germoglio di democrazia».

    Come vede invece la situazione a Reggio e in particolare come valuta la battaglia di Fuda per fare da solo la sua Giunta?

    «Le trattative sono state portate avanti dagli organismi locali del Pri e se avessi qualcosa da dire la direi nelle sedi opportune. Sul piano generale invece, ritengo che il ruolo dei presidenti di giunta e dei sindaci non vada mai disgiunto dalle loro funzioni di garanti dei processi democratici: indispensabili nella vita sociale e politica di un Paese. Purtroppo però, almeno dalle mie parti, sembra che i partiti non abbiano più funzioni da svolgere se non quella di trasformarsi in comitati elettorali. E questo a mio avviso è un errore mortale, i cui effetti saranno evidenti tra qualche anno».
    Sta parlando di una caratteristica da imputare solo al centrodestra? «Assolutamente no, ma questo non vuole dire proprio nulla.Vivere con la democrazia è un problema di tutti, è una esigenza di chi sta nella maggioranza e di chi è schierato con l'opposizione».

    Può fare un esempio più chiaro?

    «Allora dico, ovviamente mi rivolgo a chi usa l'istituto delle dimissioni per tacitare quella che definisce anomala ingerenza dei partiti, che è l'art. 49 della Costituzione Italiana a riconoscere che i partiti hanno un ruolo fondamentale nel processo democratico. E questo vale alla Regione, alla Provincia e al Comune. Non mi pare, e spero di non sbagliarmi, che parimenti la Carta costituzionale attribuisca ruoli ai gruppi consiliari».
    Qual è il messaggio? «Voglio ricordare a tutti che i repubblicani hanno a cuore solamente lo sviluppo della comunità e la salvaguardia delle istituzioni; che i repubblicani rifiutano con forza i dispetti da asilo infantile quando questi bloccano l'attività della giunta comunale in attesa della designazione di qualche assessorato alla provincia. Si è trattato di una caduta di stile, un errore grave che mi auguro non si ripeta mai più».

    Lì però tutto è rientrato, e allora?

    E allora tutto procederà secondo i canoni istituzionali. Da sottosegretario mi sono impegnato a portare l'acqua del Menta a Reggio e lo farò in perfetta intesa con il Presidente Fuda e con il Sindaco Scopelliti. Entro settembre formeremo un gruppo di lavoro con il compito di monitorare tutto il procedimento e su questo c'è il fermo appoggio dell'assessore regionale Prof. Aurelio Misiti. Come vede per noi è il rispetto dei ruoli istituzionali a vincere su tutto! E così sarà!»

  5. #5
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    La solidarietà della segreteria a Bush

    La Segreteria Nazionale del PRI esprime piena e totale solidarietà al Presidente Bush e al governo degli Stati Uniti per le dichiarazioni "scandalose e inspiegabili" rilasciate dal Ministro tedesco della Giustizia, il verde Daubler-Gmelin.

    I repubblicani rilevano con rammarico che se c'è un governo che sta utilizzando la politica estera a fini interni e per ragioni esclusivamente elettorali, questo è proprio il governo rosso-verde della Germania: al quale forse è il caso di ricordare che "lo spirito di Monaco" aiuta i dittatori come Hitler o Saddam e costringe le democrazie come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti ad un maggior dispendio di uomini e di risorse per ristabilire le condizioni necessarie alla convivenza civile.

    Roma, 20 settembre 2002

    ------------------------------------------------------------------------------------

    tratto dal sito web del

  6. #6
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    La "Gazzetta del Sud" edizione Sicilia ha pubblicato la lettera che il Segretario nazionale del Pri, on. Francesco Nucara, ha inviato all'on. Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio dei Ministri

    Caro Presidente,

    recentemente ho riunito il Consiglio Nazionale del PRI ed i suoi segretari regionali per fare il punto sulla situazione politica, anche in vista delle future scadenze elettorali in Sicilia e altrove. A seguito di tale riunione vorrei sottoporre alla tua attenzione alcune valutazioni sull'operato del governo e che suscitano nei repubblicani qualche preoccupazione.

    Sono certo, caro Presidente, che saprai portare a coesione tutta la coalizione e se lo riterrai potrai tenere conto anche delle nostre valutazioni:

    1. il continuo cambiamento dei dati economici ha generato incertezze. C'è bisogno di chiarezza e, se necessario, si richiedano sacrifici. Non saranno certo i repubblicani, da sempre sostenitori di una politica di rigore, a far venir meno il loro sostegno.
    E' pur vero che alcuni impegni vanno rinviati perché la congiuntura economica internazionale ci penalizza e non c'è nazione i cui conti economici siano in ordine; ma è altrettanto vero che, pur in una congiuntura sfavorevole, il governo può e deve fare di più e presentare con maggiore chiarezza i dati della situazione;

    2. è necessario che i Ministri, tutti i Ministri, evitino dichiarazioni tra loro in contrasto e spesso inopportune;

    3. è necessario che il Mezzogiorno costituisca un effettivo punto di riferimento delle politiche nazionali e non si dia l'impressione di un'attenzione episodica e talvolta un po' paternalistica;

    4. c'è bisogno inoltre di maggiore consapevolezza nella maggioranza. E' necessario rendere più coesa una coalizione che specie negli Enti Locali (Regione, Province, Comuni) si va sfrangiando. Ricordo bene, caro Presidente, le tue parole alla Convention pre-elezioni amministrative "Cari candidati a sindaco e presidenti di provincia siate generosi con i partiti piccoli, la coesione di tutte le componenti è la nostra forza ..." Non so come interpretare queste tue parole che io accolsi con grande ottimismo. A livello regionale, provinciale e comunale accade esattamente il contrario di quanto hai detto.

    Gli Italiani hanno riposto molte speranze in te e nella coalizione che tu così prestigiosamente guidi e sono sicuro che non tradirai queste loro aspettative.

    In attesa di poterti incontrare, ti saluto cordialmente

    Francesco Nucara

    Roma, 24 settembre 2002

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    tratto dal sito web del

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    Il comunicato della segreteria del Pri sul voto per l'invio degli alpini in Afghanistan

    La segreteria del PRI commentando il voto di ieri sull'invio degli alpini in Afganistan ha sottolineato come quel voto abbia dimostrato che l'Ulivo non è un'alleanza coesa e credibile sulle grandi questioni, come la lotta al terrorismo internazionale, e pertanto non è più in grado di riproporsi per il governo del paese.

    Per quanto riguarda i democratici di sinistra il voto di ieri ha annullato in un solo colpo quanto avevano fatto in precedenza per il Kosovo. I repubblicani si chiedono cosa facciano ancora in quel partito uomini che provengono da una tradizione tanto diversa quale è quella del P.R.I., attestato ieri, con il Polo, nella difesa di quei valori che sono da sempre alla base delle sue scelte in politica estera.

    Roma, 4 ottobre 2002

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    tratto dal sito web del

  8. #8
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    Predefinito CRONACA DEL MEZZOGIORNO 15 ottobre 2002

    Il sottosegretario Nucara in visita a Salerno:
    attenzione dei repubblicani su Sarno ed A/3

    Presente il capo delle segreteria politica Santoro

    Il Sottosegretario al Ministero dell'Ambiente, Francesco Nucara, è stato ospite ieri sera a Salerno. Nei locali dell'Azienda del Gas ha incontrato i responsabili provinciali del Partito Repubblicano, di cui è segretario nazionale. Ci ha parlato della collocazione politica del partito nella Casa delle Libertà e delle sue aspettative di affermazione elettorale nella tornata amministrativa dell'anno prossimo, preannunziando le sue visite in questi giorno nelle città di Compagna, Baronissi e Scafati: stringere le fila repubblicane in provincia, dando ampio mandato rappresentativo a Italico Santoro, figura simbolo dei repubblicani salernitani: "Così come il nostro Partito nelle passate legislature della prima Repubblica fu alleato fedele nelle coalizioni di governo, così, oggi, in un contesto politico completamente rinnovato e riformato siamo convinti sostenitori delle programmazioni della Casa delle Libertà. La nostra presenza qualifica il centrodestra e l'identità dei repubblicani ripropone la tensione ideale, propria della nostra storia. Il nostro Congresso nazionale, che si terrà a Fiuggi dal 25 al 27 ottobre p.v., ribadirà la nostra scelta e confermerà con forza e chiarezza le vocazioni politiche del Partito".

    "Sottosegretario, una parte della provincia di Salerno è sopraffatta dal dissesto idrogeologico e mi riferisco al comprensorio del fiume Sarno, ma non solo. Quale l'attenzione del Ministero ?"

    "Teniamo sotto controllo e con grande attenzione, con un monitoraggio continuo, la situazione: stiamo curando ed indirizzando al meglio le opere di riassesto idrogeologico del territorio e di disinquinamento del fiume, che a lungo è rimasto il corso d'acqua più inquinato d'Europa. Vuoi per uno scellerato sversamento degli scoli industriali della zona, vuoi per una lunga e colpevole disattenzione pregressa da parte di chi aveva la responsabilità politica ed amministrativa di controllo. Per quanto riguarda le provvidenze economiche necessarie al riassesto è nostro sentito dovere, ed è quanto stiamo facendo, impiegare al meglio e nel modo più avveduto i finanziamenti straordinari già concessi. Ora, nella nuova Finanziaria sono stati previsti finanziamenti aggiuntivi, che saranno elargiti alle Autorità di Bacino: quindi un ulteriore passo in avanti è stato compiuto".

    "Altro problema ambientale per i nostri litorali è quello dell'avanzamento del mare sulle spiagge. Si intravede finalmente qualche possibilità di soluzione ?"

    "Questa del ripascimento degli arenili è una seria emergenza, che purtroppo non tocca solo le spiagge salernitane. Va subito precisato che la competenza per affrontare il problema è demandata alle Regioni. Quale sottosegretario al Ministero dell'Ambiente, la difesa del suolo e quindi del mare mi sta molto a cuore: mi auguro e mi farò promotore di proposte per ottenere risorse aggiuntive".

    "Con una dichiarazione di poche ore fa il Ministro Lunari ha proposto il pagamento dei pedaggi anche sulle autostrade del sud. Un suo commento ?"

    "Preciso che a questa domanda rispondo come meridionale (il sottosegretario Nucara è di Reggio Calabria, ndr) e non come sottosegretario, perché la materia non è di competenza del mio Ministero. Mi auguro che ciò non avvenga per non indebolire l'economia del nostro mezzogiorno: le distanze fanno pagare già un prezzo elevato per gli scambi commerciali ed industriali, nonché per le affluenze turistiche, fiore all'occhiello dell'intero Sud. Se si considera poi che sono solo due le autostrade meridionali a pedaggio libero, la Salerno-Reggio Calabria e la Catania-Palermo, è augurabile che si trovi il modo per evitare l'aggravio. Almeno fino a quando queste arterie non offrano davvero servizi di prima categoria: cosa che francamente non si riesce ad intravedere per molti anni ancora".

    Piero Famiglietti

  9. #9
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    La segreteria del Pri sulle dichiarazioni di Berlusconi dopo l'incontro con il Presidente Putin

    A margine dei lavori della Direzione nazionale del Pri, la segreteria politica ha diramato la seguente nota sulle dichiarazioni rilasciate dal presidente del Consiglio italiano dopo l'incontro con il presidente Putin:

    " Le questioni di politica estera ed i rapporti fra gli Stati sono cose tremendamente serie. Lo sa bene il presidente del Consiglio Berlusconi che ha di recente, pronunciato in parlamento un forte e nobile discorso sulla lotta al terrorismo e sulla necessità che l'Occidente sia unito e solidale con gli Stati Uniti D'America.

    Non vorremmo che questa posizione venisse modificata per compiacere un prezioso interlocutore che ha però minor influenza nelle definizioni delle strategie internazionali.

    Per quanto possa essere importante il rapporto con la Russia è bene ricordarsi sempre che la collocazione italiana degli ultimi cinquanta e più anni è stata saldamente a fianco delle democrazie occidentali e in particolare degli Usa. Sarà bene che questo valga anche per il futuro.

    Dichiarazioni che dessero la sensazione di poter incrinare la collocazione italiana, e destare equivoci allarmanti, andrebbero sempre evitate, soprattutto in momenti di particolare delicatezza come l'attuale".

    Roma 17 ottobre 2002
    ------------------------------------------------------------------------------------
    tratto dal sito web
    http://www.pri.it

  10. #10
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    La privatizzazione della Rai è possibile

    Comunicato della segreteria nazionale


    "Il presidente del Senato, Marcello Pera, da convinto liberale quale è, ha voluto ricordare, in occasione del tradizionale saluto di fine anno alla stampa, che il problema Rai si risolve con la sua privatizzazione e che fa fatica a credere che spettacoli di intrattenimento possano avere qualcosa a che fare con il servizio pubblico.
    Una tesi ineccepibile. D'altro canto noi repubblicani lo abbiamo detto e lo ripetiamo. Per il problema Rai non c'è altra soluzione che procedere seriamente e con speditezza alla sua privatizzazione. Ma di vera privatizzazione deve trattarsi, e non di quella indicata nel disegno di legge messo a punto dal ministro Gasparri. Dare corpo ad una public company nella quale ogni soggetto privato non possa detenere più dell'1 per cento del capitale sociale e nella quale la mano pubblica continui a mantenere un sostanziale potere di controllo all'infinito, non è una privatizzazione, ma una mascheratura dello statu quo".

    Roma, 18 dicembre 2002
    ---------------------------------------------------------------------------------
    tratto dal sito

 

 
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