I tempi, si sa, sono una delle qualità essenziali della politica e così nei giorni scorsi, in vista del vertice fra Bush e Prodi, abbiamo presentato al Presidente della Commissione UE un appello sottoscritto da ben 280 fra parlamentari ed eurodeputati italiani, insieme a una lettera aperta delle principali organizzazioni agricole, della distribuzione, della piccola e media industria e dell'associazionismo ambientalista e consumerista del nostro Paese. Lo scopo era di confortare Prodi sul fatto che la prevalente opinione critica al modello transgenico, espressa dalla società civile europea, nel corso degli ultimi due anni si è tradotta in scelte produttive e di mercato condivise dalla gran parte del sistema agricolo e agro-alimentare europeo. Nella stessa occasione di incontro - poiché entro luglio l'europarlamento varerà i Regolamenti su etichettatura e tracciabilità dei derivati da Ogm nei prodotti per l'alimentazione umana e nei mangimi - abbiamo presentato a Bruxelles una lettera aperta rivolta ai deputati europei sottolineando la necessità di approvare regole certe a salvaguardia delle produzioni biologiche e convenzionali; per cancellare dal testo ogni riferimento alla presenza accidentale di Ogm non autorizzati nella catena alimentare; a favore di una riduzione della soglia di tolleranza allo 0,5%, oltre la quale è fatto obbligo al produttore di indicare in etichetta la presenza di Ogm negli alimenti e nei mangimi; per dare facoltà a ogni stato membro di introdurre proprie misure d'emergenza nel caso di comprovati rischi per la salute o per l'ambiente.
Ci permettiamo di definire «straordinaria» la missione compiuta a Bruxelles. E' ormai noto che nel nostro Paese si è verificata una importante saldatura fra mondo della produzione agro-alimentare e associazionismo ambientalista e consumerista, come alternativa al modello agricolo e alimentare biotech. Ora è altrettanto evidente che questo movimento di opinione ha una rappresentanza politica la cui ampiezza è destinata a crescere. Artefici di questo miracolo sono la senatrice De Petris dei Verdi, l'onorevole Arrighi di An, l'onorevole Marcora della Margherita e il senatore Salerno di An. E' notevole che a sottoscrivere la critica alla scelta Ogm siano centinaia di parlamentari in rappresentanza di tutte, nessuna esclusa, le formazioni politiche istituzionali.
Questo costituisce un riconoscimento esplicito alle metodologie di iniziativa e ai contenuti attraverso i quali abbiamo sostenuto la critica al modello transgenico. Per noi gli Ogm non sono un nemico, più semplicemente - dati alla mano - rappresentano una proposta tecnologicamente sbagliata per i bisogni di una moderna agricoltura vocata a investire sui fattori qualitativi; socialmente non compatibile per i monopoli che determina; dannosa per la biodiversità, oltre che diseconomica, se non per chi detiene i brevetti. Ci conforta che tutto ciò sia stato compreso da tanta parte del mondo politico, oltre che dall'opinione pubblica e ormai anche dalla gran parte del mondo della ricerca scientifica. Tanto più che il contenzioso che gli Usa apriranno in sede Wto contro la Ue sarà lungo e senza esclusione di colpi, anche di dubbia moralità. Ciò nonostante, quello statunitense appare più un gesto disperato che il prodotto di una efficace strategia. Tant'è che gli Usa denunceranno l'Europa di protezionismo, nel tentativo evidente di esportare altrove i propri crescenti problemi interni generati dal modello agricolo-industriale transgenico. Infatti, non è un mistero che le aspettative dei farmers si sono infrante contro le crescenti difficoltà di esportare mais, soia e colza contaminati da Ogm. Al punto che sono le stesse associazioni dei grandi produttori canadesi di grano a chiedere a Monsanto di rinunciare alla sperimentazione della varietà Ogm, in considerazione delle prevedibili difficoltà ad esportarla. Inoltre le grandi multinazionali del biotech si trovano in difficoltà finanziarie a causa dei tempi di rientro degli enormi investimenti realizzati, ormai prossimi alla fase di estrema criticità.
Appare quindi sempre più vicino il momento in cui occorrerà ricordare che sugli Ogm l'invisibile mano del mercato ha già ampiamente deciso, con un verdetto che risuona dall'Europa al Giappone, dal Sud-Est Asiatico all'India.
Ivan Verga, vicepresidente di Verdi Ambiente e Società
Stefano Masini, responsabile Ambiente di Coldiretti
Giuseppe Fabretti, vicepresidente di Ancc-Coop




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