Rientra la crisi nel Polo


Il discorso del premier alle Camere convince gli alleati: "Non scorre sangue". Bossi felice: "Abbiamo trovato la quadra". Pisanu: "Non c'è mai stata una guerra". Udc più cauto: "Aspettiamo i fatti".



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ROMA - Forse le parole dedicate in Parlamento da Silvio Berlusconi alle baruffe interne alla sua maggioranza volevano (oltre che rassicurare e richiamare alla disciplina di coalizione) anche minimizzare i contrasti fra gli alleati. Ma se questo era effettivamente uno dei suoi intenti è tuttora difficile dire se i risultati siano soddisfacenti.

Certo, c’è stata in effetti una fitta girandola di conciliaboli riservati fra il premier, Fini, Bossi, Tremonti, Pisanu e Follini. E poi una serie di baci affettuosi fra il leader leghista e Berlusconi. Ci sono state dichiarazioni concilianti sia del ministro delle riforme (“Abbiamo trovato la quadra”) che di quello dell’Interno (“Mai stata guerra fra me e Bossi”).

Ed è vero anche che il discorso “italiano” del Presidente del Consiglio aveva elogiato la Lega (“senza di lei saremmo più poveri”), ma anche invitato certi suoi esponenti a non usare “scimitarre verbali” e a non fare “teatro parlamentare”. Come è altrettanto vero che Berlusconi ha sottolineato che già nella stesura del Dpef prossimo venturo a lui e Tremonti si affiancherà il anche vicepremier Fini, concedendo quindi a quest’ultimo quella collegialità nelle decisioni dell’esecutivo che esigeva.

Però, alla fine di tutto, le insofferenze, i malumori, le richieste di maggior chiarezza e di più robusti richiami all’ordine rimangono diffuse. Specialmente nell’Udc. Almeno a giudicare dal lapidario commento di Marco Follini al discorso di Berlusconi. ''Una buona intenzione che aspetta la conferma dei fatti. - ha detto infatti il leader del Biancofiore - Li aspetto anch'io''. E questo mentre il capogruppo del suo stesso partito al Senato coglieva l’occasione delle parole in aula del premier per attaccare il presidente dei deputati leghisti Alessandro Cè. ''Invito ora il capogruppo alla Camera leghista, a dimettersi se non lo ha già fatto - ha osservato Francesco D'Onofrio - se è una persona che ha il senso della dignità, ritengo che si debba dimettere''.

Del resto anche in An ci si predispone ad una pace armata. Perché se ad esempio il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri dice di condividere la relazione di Silvio Berlusconi “perché ha messo in evidenza le tante cose buone fatte da questo Governo'', intanto Fini riunisce i suoi ministri in separata sede per decidere quale atteggiamento assumere. E nel frattempo il capogruppo del partito al senato Domenico Nania si augura che “alle intenzioni segua un rinnovato impegno, con la speranza di vedere nei fatti la rinnovata coesione della Cdl''. Mente un altro ministro di An (quello delle Politiche Agricole Gianni Alemanno) dice che il Carroccio “deve definitivamente smetterla con certi atteggiamenti”.

Tutto questo mentre il leghista Cé cade quasi dalle nuvole riguardo alle censure allusive fatta dal premier nei suoi confronti. “Io ieri penso di aver fatto un discorso serio, condiviso unanimemente dal mio gruppo parlamentare. - dice - Per cui non credo che sia questa la forma di teatro. Poi non so se si riferiva al mio intervento o meno''. Ma in ogni caso sposa la nuova line bossiana della concordia. “Berlusconi - aggiunge il capogruppo del Carroccio a Montecitorio - sta andando nella direzione giusta". Intanto il vertice della Cdl che si doveva tenere venerdì ci sarà la settimana prossima, allargato a tutti i leader. "Credo - chiosa Berlusconi - che tutti siamo d'accordo nel fare in fretta e chiudere presto questa fase".