Mafia, indagato Salvatore Cuffaro


Il presidente della Regione Sicilia ha ricevuto un avviso di garanzia nell'ambito dell'inchiesta che ha portato in carcere un ex assessore comunale, due medici e un imprenditore.
di Calogero Russo

PALERMO – Il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, è indagato per concorso in associazione mafiosa. L’inchiesta ha portato oggi in carcere un ex assessore comunale, due medici e un imprenditore. I carabinieri del Ros gli hanno notificato un avviso di garanzia: dovrà comparire davanti ai magistrati della Dda, assistito dal suo legale. Sono indagati anche il deputato dell' Udc, Saverio Romano, e l'avvocato penalista, Salvatore Priola, ex capogruppo di Forza Italia nel consiglio provinciale a metà degli anni Novanta.

"Sono stato democraticamente eletto dal popolo siciliano e in questo momento credo che qualcuno lo stia ingannando". Sono le parole del presidente della regione poco dopo aver saputo dell’avviso di garanzia. "Se fossi io – ha detto - ad avere tradito la fiducia dei siciliani meriterei di finire in carcere per il resto dei miei giorni. Ma se l'inganno, come io credo e come sono convinto, viene da qualcun altro io pretendo che sia questo a risponderne davanti ai siciliani".

Dopo quello del presidente della Regione il nome più conosciuto fra gli arrestati è quello dell’ex assessore alle attività sociali e sanità della giunta comunale di Palermo, il medico Domenico Miceli, finito in manette per mafia. Il politico dell’Udc è accusato di “essere un tramite tra il boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro ed esponenti politici”. Il nome del politico e prima la voce fu carpito dalle microspie dei carabinieri del Ros a casa del medico nonché boss del quartiere Brancaccio, Giuseppe Guttadauro. E proprio lui avrebbe “condiviso” la scelta della candidatura del politico nelle file dell’Udc alle elezioni regionali nel 2001. Elezioni in cui non fu eletto per pochi voti ed attualmente c’è al Tar un suo ricorso pendente.

La scelta su Miceli sarebbe arrivata al fine di un incontro fra Salvatore Argona, medico finito in manette, il candidato prescelto e il boss di Brancaccio. Fu proprio la notizia delle intercettazioni riportate dalla stampa a far presentare a Domenico Miceli le dimissioni dalla giunta comunale guidata dal forzista Diego Cammarata. Lo fece con una lunga missiva. Secondo la Procura, invece, “avrebbe messo a disposizione il proprio ruolo, la propria attività politica per contribuire alla realizzazione del programma di Cosa nostra tendente ad influenzare la politica e l’amministrazione pubblica”. E ora i magistrati cercano di capire i contatti dei mafiosi arrestati oggi con i leader della politica in Sicilia.

Proprio di “influenzare le candidature politiche ma anche l’opinione pubblica grazie a dei giornalisti” si parlava a casa del boss secondo quanto ha riferito lo stesso procuratore capo di Palermo, Piero Grasso per cui “ quanto sostenuto dalla Procura sull’infiltrazione della mafia nel tessuto sociale trova conferme in questa inchiesta. Cosa nostra cerca di contattare politici nazionali e regionali per spingerli ad una campagna contro il carcere duro (41 bis, ndr). Speriamo – ha concluso – che non ci levino i pentiti fondamentali per la lotta alla mafia”.

Gli altri arrestati. Si tratta di altri due medici Salvatore Aragona e Vincenzo Greco. Con loro un imprenditore Francesco Buscemi. I magistrati cercano ora una talpa. Una fonte istituzionale che avvertì i boss di essere intercettati. Le ultime parole carpite dalla microspia piazzata dai carabinieri a casa di Guttadauro furono quelle di Aragona che raccontò di aver saputo della ‘cimice’. Dall’indagine spunta anche il progetto della mafia di gestire un centro commerciale a Brancaccio e di influenzare i concorsi per primari negli ospedali siciliani


E chissà perchè Forza Italia ha ottenuto percentuali bulgare in Sicilia...