....nuova grinta.
“L’Italia non è più la malata d’Europa”, ha detto Silvio Berlusconi, che ha illustrato al Parlamento le priorità per il semestre di presidenza del Consiglio Ue. In agenda la conclusione dei lavori della nuova Costituzione europea entro dicembre 2003, la crescita europea, le iniziative politiche verso Medio Oriente e paesi del Mediterraneo (il premier ha annunciato che il primo ministro palestinese Abu Mazen sarà in Italia in una data compresa tra 15 e 25 luglio, prima visita ufficiale fuori dei Territori), maggiore cooperazione in Europa su sicurezza, immigrazione e giustizia e, infine, la riforma comune dei sistemi pensionistici. Il programma è stato messo a punto con la collaborazione dell’ambasciatore italiano presso l’Ue, Umberto Vattani.
Il diplomatico ha recentemente ricordato che per ultimare il testo della Costituzione ci vorranno circa quattro mesi, “dunque se si vuole avere un documento completo a maggio 2004, i lavori della Conferenza Intergovernativa dovranno concludersi entro dicembre 2003”. L’ambasciatore sembra aver preso alla lettera la richiesta di Berlusconi di “fare lobbying”: Vattani ha difeso con determinazione le posizioni italiane nell’ambito dei negoziati per la riforma agricola. E per dare un segnale anche all’interno del ministero, ha effettuato, a poche settimane dall’inizio del semestre, alcune sostituzioni tra i collaboratori in forza alla rappresentanza di Bruxelles.
L’incontro tra Romano Prodi e il presidente americano George W. Bush è stato presentato come un “primo passo verso il disgelo”. Le premesse non erano del tutto positive: la delegazione, composta dal presidente Prodi, dal rappresentante della Politica estera Ue, Javier Solana, e dal presidente di turno, il greco Costas Simitis, ha dovuto digerire l’assenza del segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, che aveva classificato i critici dell’America come “vecchia Europa”. Bush ha chiesto di tagliare i fondi sia all’ala terroristica di Hamas sia a quella politica. La maggioranza dei governi Ue sarebbe favorevole, ma la Francia punta i piedi, ritenendo il provvedimento “controproducente” ai fini del rilancio del processo di pace. I rappresentanti dell’Ue hanno
rinviato la discussione al prossimo 3 luglio.
La riforma della Politica agricola comune (Pac) è una vittoria del ministro dell’Agricoltura, Gianni Alemanno. L’accordo raggiunto ieri a Lussemburgo sembra aver soddisfatto le parti in causa: Assocarni ha elogiato “il comportamento del ministro in difesa della zootecnia italiana”, Coldiretti ha riconosciuto che “dal negoziato l’Italia esce con un bilancio positivo”, mentre Confagricoltura ha sottolineato “il forte impegno di Alemanno per superare la china”. Bocciati dalle rispettive associazioni di categoria, invece, i ministri dell’Agricoltura di Francia e Germania. Cambia la gestione degli aiuti: se questi fino a ieri erano agganciati alla produzione (incentivando gli agricoltori a iperprodurre per ottenere più sussidi da Bruxelles), ora saranno concessi sotto forma di una tantum per azienda, sganciati dalla produzione. Roma ha ottenuto deroghe per salvaguardare il grano duro, oltre al “premio alla macellazione”. E’ mancata quella che Alemanno ha chiamato “la ciliegina sulla torta”: l’aumento delle quote latte. “Ma questo tema – dice il ministro – potrà essere discusso soltanto dai capi di Stato e di governo Ue”.
Saluti




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