Redassi mesi fa, per il newsgroup it.politica.destra, questo modesto testo, che vuole essere una sintesi dei tragici problemi e delle inquietanti prospettive legate all'eventualità dell'entrata della Turchia nell'Unione Europea.
Per chi frequenta questo forum sono cose risapute e più o meno scontate. Lo ripropongo qui tuttavia, poiché non è mai inopportuno ripetere certi concetti e soprattutto perché mi auguro che chi ne ha tempo e voglia lo diffonda, in modo da schiarire le idee a molta gente incosciente e inconsapevole della minaccia che incombe sul suo e sul nostro futuro. Si tratta insomma più di un testo a uso esterno che interno.
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In questi giorni a Copenaghen si discute dell'entrata della Turchia
nell'Unione Europea.
Io credo che a qualunque uomo di buon senso sia evidente la portata della
minaccia che un simile evento rappresenterebbe per la stessa
sopravvivenza della civiltà europea e dei suoi connotati culturali,
etnici e religiosi.
La Turchia nell'Unione Europea, oltretutto con lo scellerato trattato di
Schengen in vigore, rappresenterebbe automaticamente un'immissione in
terra europea di milioni di immigrati islamici delle più diverse
provenienze (perché ovviamente la Turchia farebbe da ponte per un
movimento migratorio molto più vasto di quello, che già sarebbe
ingentissimo, proveniente dal suo stesso territorio), per cui ci
troveremmo in casa masse di immigrati turchi, profughi curdi e tutte le
altre possibili etnie dell'area vicinorientale, asiatica in genere,
africana e chissà cos'altro. Per quanto riguarda la stessa Turchia, i cui
cittadini hanno recentemente eletto per governare il paese un partito
integralista islamico, questo significa non solo ricevere nelle nostre
città migliaia di integralisti e potenziali terroristi, ma anche avere
uno stato, nell'Unione Europea, che sostiene l'Islamismo più
intransigente e cerca di imporlo. Significherà, tenendo conto che gli
stati europei, ben lungi dal fomentare un orgoglio europeo e cristiano,
si proclamano laici e difendono la multiculuralità, che la componente
islamica, non trovando nessuna vera opposizione, prenderò sempre più
piede e acquisirà un grandissimo potere in seno all'unione. Significherà
che, lungi dal poter pretendere crocefissi nelle scuole e negli uffici,
dovremo essere grati se non ci sarà imposta la mezzaluna, significherà
che alle nostre donne si comincerà a tentare di imporre un abbigliamento
non offensivo per gli islamici, che ci dovremo abituare a vivere in mezzo
o moschee e minareti e a veder considerare le nostre chiese al massimo
come tollerate. Tutti i tromboni liberali che difendono a gran voce lo
stato laico, il pluralismo religioso e culturale, dovranno abituarsi
sempre di più a vivere in un mondo fortissimamente condizionato dalle
credenze, costumi e concezioni etiche islamiche e a vedere il laicismo e
la aconfessionalità delle leggi, loro tanto cara, perdere
progressivamente terreno fino da diventare un esiguo residuo in via di
eliminazione.
Inoltre dovremo abituarci a un degrado progressivo delle nostre città e
campagne, a una crescita esponenziale di criminalità, droga,
prostituzione, perché si sa, masse di immigrati molto più grandi della
capacità di assorbimento e di integrazione di una nazione, di
fuoriusciti, di marginali e di scontenti, non possono che generare i
fenomeni tipici del disadattamento e della marginalità sociale, con
conseguenze spaventose per la convivenza civile e la sicurezza della
società. Il terrorismo è la punta dell'iceberg, la conseguenza più
evidente di questo fenomeno: non sarà certo difficile, per le
organizzazione terroristiche internazionali di matrice islamica,
reclutare, fra masse di esclusi e di poveri di religione mussulmana,
reclutare possibili terroristi, disposti a qualunque atto di fanatismo o
di disperazione, come già si è visto accadere negli Stati Uniti, vero
laboratorio della micidiale miscela multietnica.
Gli Stati Uniti appunto. E' da loro che proviene la più forte pressione
politica per ammettere la Turchia nell'Unione Europea. Essi, non paghi di
avere in tutti i modi sostenuto l'islamizzazione dei Balcani, con il
sostegno ai criminali terroristi bosniaci di Izebegovic e poi ai pazzi
secessionisti assassini dell'UCK, che in Cossovo andavano nei villaggi a
sterminare le donne e i bambini della minoranza serba cristiana (perché a
forza di immigrazione albanese mussulmana, il Cossovo, terra di
antichissima tradizione cristiana-ortodossa è diventato in pochi decenni
prevalentemente islamico) e distruggevano le chiese e i monasteri
ortodossi, per costruire moschee al loro posto. Per difendere questi
criminali e per consegnare loro definitivamente il Cossovo, come sappiamo
gli Americani sono arrivati a bombardare Belgrado e a esigere
l'estradizione di Milosevic, reo solo di aver costituito un piccolo
baluardo per la cristianità europea.
Ora stanno finanziando segretamente i terroristi ceceni, perché, non
potendo colpire direttamente la Russia, che è ancora una potenza
nucleare, vogliono minarla dall'interno, grazie appunto agli integralisti
islamici ceceni.
La Turchia, non dimentichiamolo, ha occupato contro ogni diritto
internazionale e a furia di efferatezze e stragi, una parte di Cipro,
isola di cultura greca e cristiana da sempre, hanno stermminato durante a
prima guerra mondiale i cristani Armeni, portatori di una lingua e una
cultura autoctona antichissima, compiendo uno dei genocidi più efferati e
di maggiori proporzioni della storia contemporanea, deportando
sistematicamente centinaia di migliaia di uomini, donne, bambini e vecchi
dai villaggi, facendoli marciare a piedi per chilometri fra la neve delle
montagne e poi fucilandoli lungo il percorso e distruggendo poi i loro
villaggi d'origine, annientando in questo modo la totalità della
popolazione armena in territorio turco.
La Turchia è una nazione che prevede non solo la pena di morte nel
proprio ordinamento, ma che quotidianamente compie ogni forma di
violazione dei diritti umani contro detenuti per cause svariate, a
partire dai furti di minima entità, torturando, mutilando ed uccidendo
nelle carceri adulti, adolescenti, bambini, fanciulle nei modi più
efferati e orrendi. E' una nazione che, con questi stessi metodi, sta
praticando una persecuzione feroce contro la minoranza curda, autoctona,
di stirpe iranica, quindi indoeurope, stanziata lì molti secoli prima
dell'invasione turca.
Non dimentichiamo mai che i Turchi sono nostri nemici storici da sempre.
La nostra vittoria su di loro nella prima guerra mondiale, che ci valde
il Dodecaneso, è solo l'ultimo episodio di un conflitto secolare che ha
visto noi Italiani in prima linea nella difesa dell'Europa cristiana
contro l'invasore. Non dimentichiamo mai la battaglia di Lepanto, i
martiri d'Otranto, che ancora gridano vendetta, ma anche Kossovopolje,
non dimentichiamo mai il sangue versato da Veneziani, Pugliesi e Italiani
di tutte le regioni, ma anche Serbi, Austriaci, Russi per difendere la
nostra civiltà.
Non dimentichiamo mai che l'Asia Minore, prima di essere invasa dai
Turchi - che, non si deve mai perdere di vista, non sono autoctoni, ma
sono i discendenti di tribù nomadi mongole provenienti dalle steppe
dell'Asia centrale, selvagge e primitive quantomai - è stata terra di
civiltà ininterrottamente per tremila anni. Ha visto fiorire la prima in
assoluto di tutte le civiltà indoeuropee, la luminosa civiltà ittita, poi
ha conosciuto gli apporti di Frigi, Lidi, Persiani e infine, come sintesi
e culmine, è stata, con Alessando Magno, inserita nell'alveo della
Grecità, di cui, con i regni ellenistici prima, con Roma e Bisanzio poi,
è diventata punto centrale fino al 1453. Quale uomo europeo o occidentale
può dire estranei alla sua identità Ettore e i Troiani, Enea, che il
poeta mantovano volle fondatore mitico della stirpe dei Romani, la Lidia
che ci ha insegnato la moneta, Mileto che ci ha dato la filosofia, e
Pergamo, Efeso, Alicarnasso, Cnido... Chi può negare di essere figlio di
Costantinopoli, del Credo Niceno che ancora oggi recitiamo in Chiesa, di
Giustiniano, fondatore del diritto moderno, di Teodorico, bizantino di
educazione e di cultura, chi può dire estranei alla sua identità i
mosaici di Ravenna, la basilica di Sant'Apollinare in Classe?
Ma, come è noto, i Turchi distrussero l'Impero Romano d'Oriente,
sopravvisuto di un millennio a quello d'Occidente, nel 1453. Da allora le
terre più civili del mondo caddero nella barbarie. I greci furono
sottomessi, le statue dei grandi artisti ellenici distrutte o fuse per
fabbricare le palle dei cannoni, le vestigia delle acropoli e dei templi
devastate, praticamente con un colpo di spugna venivano distrutte le
origini stesse della civiltà e dell'arte occidentale, al punto che, come
sappiamo, sono rimasti molti più templi e monumenti greci in Sicilia o in
Campania che nella Grecia stessa e Winkelmann e i teorici del
neoclassicismo erano costretti a studiare la statuaria greca attraverso
le copie romane rinvenute negli scavi Pompei, Ercolano ecc.
Dopo la conquista di Bisanzio, sono cominciate le scorrerie in tutto il
Mediterraneo, le incursioni nelle città di costa europee, con saccheggio
di ogni ricchezza, le uccisioni, le sevizie, i rapimenti di uomini e
donne venduti poi come schiavi o come mogli per popolare gli harem. Poi
le guerre, i soldati cristiani impalati o scorticati vivi, le invasioni
fino alle porte di Vienna.
Solo nell'800 i Balcani e la Grecia, con indicibili sacrifici, si sono
finalmente scrollati di dosso il gioco turco, ma oggi la minaccia incombe
di nuovo, più reale e più spaventosa che mai.
Gli Americani, che già hanno devastato l'Europa nell'ultima guerra
mondiale, bombardando le città d'arte e lasciando i popoli europei in
balia delle orde selvagge di soldati alleati nergi, marocchini ecc. che
violentavanoe mutilavano le donne; che hanno perpetrato qualche anno fa
un vero o proprio tenativo, in parte riuscito di riislamizzazione dei
Balcani, oggi, con la collaborazione degli Ebrei d'Israele, ci vogliono
imporre la Turchia, per minare alla base la stessa sopravvivenza
dell'Europa.
Dobbiamo scrivere lettere di protesta, scendere in piazza, esercitare
tutte le forme lecite di pressione, senza lesinare sforzi, a livello
italiano ed europeo, per impedire questo crimine contro la storia e
contro la civiltà (oltre che contro la geografia, visto che la Turchia si
trova in Asia per la quasi totalità del suo territorio)che sarebbe
ammettere questo mortale nemico nel nostro continente. In subordine,
dobbiamo immediatamente esigere dai nostri governanti l'uscita
dall'Unione Europea, che già tanti danni ha fatto alla nostra economia e
alla nostra libertà.
Chiunque domani vedrà trasformata la sua città in una casbah, costellata
ovunque di moschee e minareti, e vedrà, ormai sempre più rari e sparuti
affacciarsi dei visi europei in questo marasma multietnico, rammenti
questi miei avvertimenti e si chieda se ha agito tempestivamente per
scongiurare il male.
Milano, 12 dicembre 2002




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