Mandato da Il Legno Storto Venerdì, 27 June 2003, 21:06 uur.
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UNICREDITO? CHIAMATELO ULI-CREDITO! – “QUEL PROFUMO E’ COFFERATIANO”: ALLARME ROSSO PER I BANCHIERI CATTOLICI BLASI E PALENZONA…

Da Il Velino (www.ilvelino.it)

Tornano agitate le acque al vertice di Unicredito, tra i grandi azionisti, i rappresentanti delle Fondazioni Paolo Biasi e Fabrizio Palenzona, e l’amministratore delegato Alessandro Profumo. Oggi come sei anni fa il motivo del contrasto è politico, sotto le riserve sul piano di unificazione della galassia Unicredito. E riguarda le frequentazioni spiccatamente diessine dell’amministratore delegato, allora con Massimo D’Alema, via Franco Bassanini, oggi con Sergio Cofferati, via Pier Luigi Celli.

Attraverso il suo influente direttore alla misteriosa Corporate Identity, già direttore generale della Rai, e amministratore delegato di Ipse, Profumo è interlocutore privilegiato dell’ex segretario della Cgil, che costruisce la sua nuova carriera, in politica, confrontandosi con i più qualificati rappresentanti della vita economica e sociale. Questo è fumo negli occhi per Biasi e Palenzona, anche nell’ipotesi di un ticket Prodi-Cofferati alle elezioni fra tre anni: è come se Profumo avesse loro sottratto la banca. Biasi e Palenzona rappresentano il vecchio establishment confessionale che, malgrado il bipolarismo, non intende rinunciare alle vecchie appartenenze, e al potere che ne consegue.

SE TREMONTI FA LA PACE CON LE FONDAZIONI. I rappresentanti delle Fondazioni Cariverona e Cassa di risparmio di Torino nel board Unicredito non sono più potenti come sei anni fa. Sono ora presi fra due fuochi, impegnati a difendere gli interessi delle Fondazioni nelle banche contro quello che chiamano l’“esproprio” del governo, con i regolamenti proposti da Giulio Tremonti. Né possono attaccare Profumo, che è forte dei brillanti risultati di gestione. Anche nel processo di divisionalizzazione del gruppo Unicredito, hanno dovuto per questo motivo abbozzare, sacrificando sportelli e attività nei rispettivi territori. Ma sono scontenti e lo fanno sapere al management della banca, che è politicamente schierato con Profumo, ma non del tutto - Cofferati divide il management. Palenzona vanta anche qualche contatto con il ministro dell’Economia, nella speranza che Tremonti si decida a fare la pace con le Fondazioni.

Ci sono pochi dubbi che la Corte costituzionale, per gli orientamenti noti dei giudici della Consulta, non darà ragione alle Fondazioni bancarie nella vertenza contro i regolamenti del ministro dell’Economia. E dunque la partita per Giulio Tremonti è definitivamente perduta, le Fondazioni bancarie non si toccano. Resta però intatto il problema che la legge Ciampi-Pinza, malgrado quest’ultimo si sia ricreduto all’assemblea di Firenze (vedere il Velino aziende del 13 giugno), il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, e da ultimo i regolamenti Tremonti avevano posto: che ci fanno ancora le Fondazioni delle ex casse di risparmio nelle banche, perché sono autoreferenziali e non si democratizzano, e chi controlla la gestione dei loro ampi patrimoni?

Il caso Unicredito, dove si sono riaperte le frizioni tra gli azionisti e il general manager Alessandro Profumo, lascia tra l’altro capire che neppure i vincenti di questo inglorioso scontro, le Fondazioni, contano in realtà nulla. Il Velino aziende aveva fatto proprio qualche mese fa (nel numero 34 del 6 marzo 2003) il caso di Unicredito, che vale riepilogare. L’assalto a Generali, capitanato da Alessandro Profumo, si è concluso con una rapidissima vittoria in quanto la finanza cattolica ha benedetto la conquista della roccaforte della finanza laica.

Il Velino aziende ricostruiva un imponente schieramento, dietro Profumo, tutto di marca dichiaratamente confessionale: Antonio Fazio, Paolo Biasi, Fabrizio Palenzona, Cesare Geronzi, Carlo Salvatori, Giuseppe Guzzetti, Giovanni Bazoli, e perfino il vecchio credente Umberto Agnelli. Bene, chi ha vinto: Profumo o gli altri? Non ci vorrebbe un po’ più di cautela, cioè di regole?