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Gli occupanti cancellano le elezioni dei sindaci iracheni
di Bruno Marolo
Washington.
Altro che democrazia.
Le autorità di occupazione in Iraq hanno vietato le elezioni dei sindaci nelle città di provincia, e hanno insediato al potere un gruppo di ex colonnelli e generali di Saddam Hussein, specializzati nella repressione.
Quando hanno capito che i risultati elettorali sarebbero stati diversi da quelli che volevano, hanno ritirato la promessa di un “governo rappresentativo, di iracheni per gli iracheni”.
Da Samarra nel nord a Najjaf nel sud, preferiscono mettersi d’accordo con i gerarchi del passato piuttosto che lasciare spazio ai riformatori.
A Samarra, i soldati americani hanno chiuso i seggi elettorali alla vigilia delle votazioni. Non volevano che diventasse sindaco Bahith Sattar, un insegnante di biologia emerso come il candidato più forte. “Al mio posto – protesta Sattar – è stato insediato un generale dell’esercito di Saddam. Non è neppure un buon generale. Quelli come lui hanno perso la guerra e non hanno la più pallida idea di come si amministri una città”.
L’efficienza amministrativa sembra l’ultima preoccupazione degli occupanti. Gli ex militari di Saddam sono esperti in retate e in arresti in massa, e promettono di fare per le nuove autorità quello che facevano con tanto zelo per il passato regime: sbattere i dissidenti in galera.
I primi a vietare le elezioni sono stati i generali britannici che controllano il sud dell’Iraq.
L’esempio è stato seguito dal comandante americano della terza divisione di fanteria, responsabile del settore centrale. La campagna elettorale a Samarra e in altre città del nord era in pieno svolgimento quando è stata troncata da un ordine del generale di corpo d’armata americano Ray Odierno. Nella capitale Baghdad, gli occupanti americani hanno chiarito che l’elezione di un sindaco iracheno è fuori questione.
“Non sono contrario alle elezioni in linea di principio – ha indicato il governatore civile americano Paul Bremer – ma voglio che avvengano in modo da soddisfare le nostre esigenze. Un voto affrettato potrebbe dare risultati controproducenti, e bisogna valutare bene le conseguenze. In un dopoguerra instabile come questo, potrebbero vincere coloro che rifiutano di collaborare con noi”.
A Najjaf nei giorni scorsi vi è stata una dimostrazione contro il sindaco imposto dagli americani: Abdul Munim Abud, ex colonnello dell’artiglieria di Saddam. “O America – scandivano i dimostranti – dove sono finite le promesse di libertà e democrazia? Perché ci è stato proibito di votare?”.
A Samarra, l’elezione del sindaco e del consiglio comunale è stata rinviata due volta e definitivamente proibita la scorsa settimana. “Nel futuro prevedibile non si voterà”, ha chiarito un portavoce militare americano, il sergente Jeff Butler. “Piacerebbe anche a noi – ha aggiunto – vedere qualche forma di governo democratico, ma per ora gli iracheni dovranno accontentarsi di piccoli passi”.
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Qui l'originale articolo del Washington Post
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn...l?nav=hptop_ts
SAMARRA, Iraq -- U.S. military commanders have ordered a halt to local elections and self-rule in provincial cities and towns across Iraq, choosing instead to install their own handpicked mayors and administrators, many of whom are former Iraqi military leaders.
The decision to deny Iraqis a direct role in selecting municipal governments is creating anger and resentment among aspiring leaders and ordinary citizens, who say the U.S.-led occupation forces are not making good on their promise to bring greater freedom and democracy to a country dominated for three decades by Saddam Hussein.
The go-slow approach to representative government in at least a dozen provincial cities is especially frustrating to younger, middle-class professionals who say they want to help their communities emerge from postwar chaos and to let, as one put it, "Iraqis make decisions for Iraq."
"They give us a general," said Bahith Sattar, a biology teacher and tribal leader in Samarra who was a candidate for mayor until that election was canceled last week. "What does that tell you, eh? First of all, an Iraqi general? They lost the last three wars! They're not even good generals. And they know nothing about running a city."
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