Capitalismo: una eterna giovinezza
Nonostante le crisi ricorrenti, anche gravi, sembra che il capitalismo ed il sistema globale da esso prodotto siano inaffondabili e inossidabili, un transatlantico dalla stazza mostruosa che continua imperterrito a navigare nell'oceano della Storia. Ed in effetti le apparenze tenderebbero a dirci che è proprio così; il capitalismo trionfa in pressochè tutto il mondo, tanto da insinuare il sospetto che veramente non siano possibili altri mondi. I rapporti capitalistici giocoforza inquinano anche le esistenze di chi nominalmente questi rapporti ha rifiutato; basti una semplicissima, ma non banale, considerazione: anche nelle nostre tasche ci sono dei portamonete più o meno pieni di un mezzo di pagamento chiamato «euro», se non di carte di credito e tessere bancomat... È dunque il sistema a dominare le esistenze, tutte le esistenze, quasi nessuna esclusa.
Ciononostante, periodicamente (e sono proprio di questi giorni le ultime notizie in questo senso) il sistema produttivo delle nazioni economicamente avanzate sembra entrare in una crisi più o meno profonda. È quella che viene definita «stagnazione», ovvero il rallentamento progressivo dell'attività economica, alla quale però va ad aggiungersi anche il fenomeno dell'inflazione, ossia sostanzialmente l'aumento del prezzo delle merci: anche in questo caso vi è una definizione tecnica, «stagflazione», un fenomeno apparentemente contraddittorio se visto nell'ottica delle leggi della domanda e dell'offerta, dove la stagnazione dovrebbe accompagnarsi piuttosto alla deflazione (fenomeno di riduzione generalizzata dei prezzi che si accompagna a una fase di depressione economica nella quale la domanda si contrae, la produzione diviene sovrabbondante ed i produttori tendono a smaltire le eccedenze riducendo i prezzi).
Una delle cause di queste apparenti anomalie può senz'altro essere attribuita alla dominanza del capitale monopolistico multinazionale il quale può permettersi il controllo di quote sempre più ampie del mercato mondiale, eludendo -almeno parzialmente- le leggi della domanda e dell'offerta. All'approssimarsi di una crisi, dunque, il capitale multinazionale può alzare i prezzi delle proprie merci riducendone contestualmente la quantità prodotta; il risultato è la vendita di un minor volume di merci e l'incameramento di profitti maggiori. Poichè, inoltre, da sempre la tendenza generale del sistema capitalistico e diretta alla sovrapproduzione, i gruppi dominanti manipolano in questo modo l'offerta e la domanda. Se poi i singoli Stati vanno ad operare nella direzione di un aumento generalizzato della tassazione (sopratutto indiretta), si verifica un ulteriore aumento dei prezzi al consumo con un conseguente convogliamento di plusvalore sociale -mediante il credito agevolato- verso i grandi gruppi. Relativamente alla tassazione indiretta occorre dire che si è di fronte -perlomeno in riferimento alla situazione italiana- ad un sistema fondamentalmente iniquo in quanto oggettivamente colpisce in misura molto maggiore gli strati economicamente più disagiati: si veda a titolo di esempio l'incidenza sulle famiglie della spesa per tasse automobilistiche e scolastiche, premi assicurativi, canone RAI, pedaggi autostradali, tariffe ferroviarie e dei trasporti urbani, tickets sanitari marche da bollo e francobolli; tutte spese che logicamente pesano molto di più su di una famiglia operaia o piccolo borghese a (basso) reddito fisso che non su di una famiglia alto-borghese... Questo processo inflazionistico pilotato determina poi, in ultima analisi, una riduzione ed una erosione progressive -ancora- dei salari e degli stipendi reali di operai e impiegati.
Il grande capitale finanziario, monopolistico e multinazionale (anzi, «a-nazionale»), ha ormai soppiantato definitivamente il vecchio capitalismo di concezione familiare, non tanto nel senso che quest'ultimo non esista più, quanto in quello che le politiche economiche dei vari governi coloniali non sono più indirizzate al perseguimento di un vero o presunto interesse nazionale attraverso l'appoggio ai propri gruppi capitalistici; e che gli unici interessi che questi Governi di occupazione si trovano a difendere sono quelli dei colossi economico-finanziari a-nazionali mondialisti.
La conoscenza delle reali dinamiche dei fatti economici, sempre di più, è materia estremamente complessa; riteniamo che, in tutto il mondo e ovunque ve ne siano, i militanti autenticamente nazionalsocialisti debbano abbandonare gli ultimi residui pregiudizi ed affrontare decisamente lo studio della teoria marxista dell'economia. Più di 150 anni di studio e di analisi hanno compiutamente dimostrato -fatto salvo il sostanziale fallimento del sistema ideologico marxista nel suo complesso, da ben prima ed aldilà della caduta dell'URSS e del muro di Berlino- come moltissimo di quel lavoro di analisi e dissezione della realtà possa e debba essere finalmente recuperato al patrimonio della critica nazionalsocialista del sistema mondialista e totalizzante del grande Satana universale.
Infatti, nonostante i mutamenti storici, politici e sopratutto economici siano stati -dall'Ottocento ad oggi- enormi ed epocali, tuttavia la sostanziale correttezza dell'analisi marxista del capitalismo non è stata intaccata. E sopratutto rimane inalterata la celebre ed inquietante definizione del capitalismo stesso, che da sola e nella sua semplicità distilla l'essenza stessa di questo perverso sistema: «produrre per distruggere, e distruggere per poter produrre». Le ricorrenti crisi che scuotono ora l'Europa occidentale, ora il Nord America, ora il Sudest asiatico o il Giappone, ci dicono proprio questo: non vi è alternativa al «compra e/o muori», la distruzione e la dissipazione della merce è caratteristica intrinseca del processo capitalistico. Le recentissime e tragiche vicende irachene sono in questo senso illuminanti: i predatori americani con i loro portaborse avranno per alcuni anni mano libera nella cosiddetta ricostruzione, che significherà poi milioni di metri cubi di cemento, strade, dighe, ponti, palazzi, tutto quello che solo qualche mese prima è stato spazzato via dalle bombe e dai missili.
Ma, per rimanere in Italia, un esempio illuminante è costituito dagli spots televisivi promossi dal governo e che invitano la popolazione a spendere senza ritegno e senza remore... facendo finta di dimenticare che, ormai, fasce sempre più ampie di popolazione faticano non soltanto a mantenere gli standards consumistici raggiunti ma, in sempre più casi, addirittura a combinare il pranzo con la cena!
Aldilà delle considerazioni etiche che la nostra parte politica può essere indotta a fare (poichè ovviamente consideriamo il consumismo in maniera assolutamente negativa), resta la realtà drammatica di persone e famiglie che, come detto, stentano -in un ambito sociale virulentemente segnato dalla logica dell'apparire- a conservare uno status minimo di esistenza sociale nei campi della salute, dell'istruzione, della casa. Le contraddizioni, infatti, sono inscindibilmente insite nell'essenza più profonda del capitalismo; eluderle, celarle, ritardarne la maturazione sono incombenti che vengono espletati e gestiti -spesso egregiamente, non c'è che dire- dalle teste pensanti del Sistema.
Ma la definitiva e radicale eliminazione delle contraddizioni stesse è opera assolutamente impossibile ed al di fuori non soltanto delle capacità umane, bensì al di fuori delle stesse potenziali possibilità teoriche; poichè la civilizzazione moderna, della quale il modo di produzione capitalistico è parte costitutiva fondamentale, può essere equiparata al treno privo di controllo di quel film americano di parecchi anni fa: per qualche motivo non poteva fermarsi per inerzia; per qualche motivo la sua velocità aumentava sempre di più; la prospettiva era una catastrofe che avrebbe distrutto -insieme al treno stesso- una intera città (il mondo intero?); nel film il treno veniva fermato con una azione drastica, tipo il far saltare un ponte o qualcosa del genere, ma -per l'amor del cielo!- ci fermiamo senz'altro qui... qualche magistrato o ufficiale di polizia con del tempo a disposizione potrebbe sicuramente equivocare. Al limite, che notifichino l'avviso di garanzia da qualche parte, a Hollywood...
Graziano Dalla Torre
NOTA: le informazioni più specificamente tecniche sono desunte anche da: "Dizionario pratico di economia" de "II sole 24 ore" 1990; nonchè dalla rivista di area marxista "Corrispondenza internazionale" nn. 16/17 ott/dic. 1980, anche a dimostrazione della sostanziale immutabilità delle analisi a distanza di un quarto di secolo!




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