sì dell'Onu al disarmo
Obama sfida il mondo
Stop alle armi atomiche
Il presidente Usa fa approvare la risoluzione al Consiglio di sicurezza dell'Onu. Maggiori sanzioni per diminuire il rischio che impianti nucleari civili siano trasformati per fini bellici.
NEW YORK - Con un occhio all'Iran e alla Corea del Nord, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu presieduto da Barack Obama ha approvato ieri all'unanimità una risoluzione per un pianeta senza armi nucleari. «È la nostra sfida», i prossimi mesi saranno «cruciali» per prevenire un «incubo nucleare» in stile Guerra Fredda, ha detto il presidente americano dopo l'approvazione del documento di cinque pagine mirato ad aumentare le deterrenze contro l'abbandono del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Tnp) e diminuire i rischi che impianti atomici a scopi civili possano essere trasformati a fini bellici. «Si apre un nuovo capitolo», ha detto il segretario generale Ban Ki-moon, parlando della risoluzione ma anche del nuovo atteggiamento dell'America.
Era la prima volta che un inquilino della Casa Bianca presiedeva una riunione del Consiglio di Sicurezza, un organismo clamorosamente scavalcato dal presidente George W. Bush al tempo dell'invasione dell'Iraq, e per l'occasione la sala dei lavori era affollata di vip tra cui gli ex segretari di Stato Henry Kissinger e George Shulz, il fondatore della Cnn Ted Turner e lattore Michael Douglas, la regina Noor di Giordania. Grande assente, il leader libico Muammar Gheddafi, il cui paese occupa fino a dicembre un seggio non permanente e che l'altro ieri dal podio dell'Assemblea aveva inveito contro l'istituzione a 15, accusata di «terrorismo» e di «feudalesimo politico» dei grandi che controllano i piccoli: al suo posto ha votato a favore della risoluzione e parlato in Consiglio l'ambasciatore Abdurrahman Mohamed Shalham. Più che Gheddafi, il cui paese nel 2003 ha rinunciato all'atomica, il vero convitato di pietra della riunione è stato il leader iraniano Mahmud Ahmadinejad, boicottato mercoledì dall'Aula per la solita tiritera anti-Israele e contro cui ieri il premier britannico Gordon Brown ha chiesto nuove «molto più dure» sanzioni.
Quella di ieri era solo la quinta volta dalla sua istituzione che il Consiglio di Sicurezza si riuniva a livello di capi di stato e di governo. Con Teheran nel mirino, e senza farsi troppe illusioni, Obama ha detto che «la legge internazionale non è una promessa vuota», mentre il collega francese Nicolas Sarkozy, che l'altro ieri aveva dato al gruppo 5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio più la Germania) tempo fino a dicembre per strappare concessioni, ha detto al Consiglio che il dialogo deve produrre risultati, e «di risultati finora non se ne sono visti». Il ministro Franco Frattini si è detto pero «deluso»: l'Unione europea non è riuscita a trovare l'unanimità su un documento sul nucleare da presentare in occasione del Consiglio di sicurezza dell'Onu dedicato alla non proliferazione. «L'Italia è in prima linea sulla denuclearizzazione» ha detto il ministro degli esteri italiano mentre al palazzo di vetro Obama, per la prima volta, apriva i lavori del Consiglio, «purtroppo anche su questo l'Unione europea non ha espresso una posizione comune. Così abbiamo deciso di adottare una misura nazionale e abbiamo trasmesso un documento a Obama».
La questione nucleare stata al centro dell'incontro che ieri Frattini ha presieduto in qualità di presidente di turno del G8. Occasione, ha detto il ministro, «per esaminare ancora una volta il documento inoltrato dall'Iran il 9 settembre e nel quale», ha aggiunto, «preoccupa che non ci sia alcun cenno al dossier atomico».
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