ROCCO CORDI'
«Più sì che voti al centrosinistra»
Il suo studio rileva il rapporto tra il voto referendario e quello politico
MANUELA CARTOSIO
MILANO
Lo sapevate che a Roma e provincia i sì al referendum sull'articolo
18 hanno superato i voti raccolti dalle liste di centro sinistra alle
provinciali vinte «alla grande» da Gasbarra? Per l'esattezza, i sì sono
stati 803.270, i voti del centro sinistra 799.023. Come è possibile che
il numero più alto sancisca una sonora sconfitta per i promotori del
referendum e quello più basso costituisca «un risultato
straordinario», addirittura il segnale di un'inversione di tendenza per
il centro sinistra? La spiegazione banalmente aritmetica è il quorum
mancato il 15 giugno. Rocco Cordì - «ultimo domicilio conosciuto:
Aprile» - non si ferma al banale; ai numeri che escono dalla urne
applica la sua passione politica e una competenza di scuola Pci.
Questa volta si è «divertito» a misurare l'incidenza dei sì sui voti del
centro sinistra. Non per «scoprire» che è forte, cosa che sapeva già
prima di mettersi davanti al computer, ma per dimostrare «quanto» è
forte e per impedire che dieci milioni e mezzo di sì siano archiviati
come «irrilevanti».
Perché ti sei messo nell'impresa?
Perché sono andato su tutte le furie vedendo che tutti si davano un
gran da fare a buttare il bambino con l'acqua sporca. In più, servita
su un piatto d'argento, c'era la possibilità di confrontare i risultati del
referendum con quelli della vicinissima tornata amministrativa. A
Roma e provincia i sì superano i voti di lista di Ulivo, Rifondazione e
Italia dei valori. E' o no un dato su cui riflettere? Nell'insieme delle
dodici province in cui si è votato a maggio il sorpasso non c'è stato,
ma l'incidenza dei sì sui voti del centro sinistra è altissima, l'87,6%.
Alle regionali in Friuli è stata dell'82,4%.
Qesto cosa significa?
Significa che non ci dobbiamo bendare gli occhi perché il
referendum, prevedendo il quorum, è diverso dalle altre elezioni.
Anche se il quorum non è raggiunto, i voti continuano a esserci e non
sono pere che non si possono confrontare con le mele. I sì saranno
anche pochi rispetto al corpo elettorale, ma non sono poi tanti di
meno dei voti del centro sinistra. Il confronto l'ho fatto anche con le
politiche del 2001, quando l'affluenza alle urne fu dell'81%, 15 punti
in più rispetto alle recenti amministrative. Era il confronto più
sfavorevole per il referendum. Ciò nonostante i sì sono il 62% dei voti
di lista presi dall'intero centro sinistra. 10 milioni e mezzo di sì sono il
21% degli aventi diritto al voto il 15 giugno. 16 milioni di voti del
centro sinistra erano il 32% della platea elettorale del 2001.
L'alta incidenza dei sì sui voti del centro sinistra non è la prova
provata che i sì sono venuti tutti da lì.
E' impossibile sapere quanti sì siano venuti dal centro sinistra e
quanti dal centrodestra. La Toscana, però, è più che un indizio: è la
regione dove il 15 giugno si è votato di più (32%) e dove il sì ha
superato il 90%. Le ipotesi sono solo due. O una larghissima parte
dei Ds ha disobbedito alla scelta astensionista della Quercia o un
sacco di berlusconiani sono all'improvviso rinsaviti. Lascio a Fassino
e a Cofferati decidere quale delle due ipotesi preferiscono.
Questo tuo lavorare sui numeri sembra un modo per consolarsi, per
leccare la ferita del 25%, la partecipazione più bassa mai registrata
da un referendum.
Consolarmi? Ma io schiumo rabbia. Ce l'ho con chi promuove i
referendum dimenticandosi che per vincerli occorre
obbligatoriamente costruire delle alleanze, un minuto dopo la
chiusura dei seggi si dichiara sconfitto e due minuti dopo passa ad
altro. E ce l'ho ancor di più con il centro sinistra che ha scelto
l'astensione non per opportunismo, perché prevedeva che il sì
avrebbe perso, ma per convinzione, perché temeva che il sì potesse
vincere. Poi dobbiamo sentire Bersani che si compiace perché la
maggioranza degli italiani ha «consapevolmente» rifiutato il
referendum perché il quesito era semplicistico e malposto. A parte
che così dai dell'inconsapevole a 10 milioni e mezzo di persone della
tua parte, era chiarissimo che il 15 giugno non si votava solo
sull'estensione dell'articolo 18. Si votava su due anni di lotte passate
e sullo scontro che bisognerà fare sulla legge 30, sull'848 bis, sulle
pensioni. Chi lo sosterrà questo scontro se non quei dieci milioni
che hanno votato sì? Se non la Cgil che sul referendum ha fatto la
cosa giusta e ora in tanti dall'esterno e qualcuno dall'interno vogliono
normalizzare.
Sei proprio sicuro che il centro sinistra astensionista lo scontro sul
lavoro e i diritti lo vorrà fare davvero?
Nemmeno un po'. Metteranno in piedi una bella quanto inutile
sceneggiata in parlamento, dove la maggioranza cambia la
Costituzione con legge ordinaria. Vogliono che la destra faccia il
lavoro sporco per non doverlo fare loro dopo, una volta battuto
Berlusconi nel 2006. Ma per batterlo ci vorranno i voti e allora gli
irrilevanti 10 milioni e mezzo di sì diventeranno rilevanti. Il cane si
morde la coda.




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