un articolo dall'Arena di Verona:
Il dramma della casa . La città fatica a gestire l’immigrazione, ma anche le nuove povertà dei veronesi
Servono 15mila posti letto
Emergenza alloggi, il Comune vuole un progetto con le banche
Si prospettano forti tensioni sociali, con relativi p roblemi di ordine pubblico, a causa dell’emergenza abitativa che grava su Verona.
Il Comune fatica infatti a gestire un problema che si sta facendo esplosivo. E ora si appella agli istituti di credito - oltreché agli industriali - affinché collaborino alla creazione di strumenti idonei alla costruzione di cooperative per la costruzione di alloggi, ma anche per la nascita di fondi di garanzia per i proprietari, atti a rendere disponibile sul mercato almeno una parte dei 9.000 alloggi sfitti presenti in città.
L’inesistenza di risorse finanziarie pubbliche rende necessario il coinvolgimento dei privati, senza i quali c’è il rischio che la situazione si avviti in un vortice incontrollabile. Il dati parlano chiaro: 49.000 immigrati presenti tra Verona e provincia (nota di Halexandra: questa cifra è al di fuori di ogni realtà: gli immigrati a Vr saranno almeno più di 100.000) (la gran parte gravita sulla città per l’ovvio bisogno di servizi pubblici: sanità, scuola, asili nido), 5.000 extracomunitari in più l’anno in cerca di alloggio, 1.500 domande per l’accesso all’edilizia pubblica, 2.777 domande al Fondo di sostegno all’affitto, 500 persone che vivono alle ex Cartiere (120 con regolare permesso di soggiorno ed un lavoro), altri 1.500 in situazioni di estrema precarietà abitativa (ospitati o sfruttati dal mercato nero dei posti letto), 1.000 sfratti in esecuzione (624 per morosità), che solo in parte potranno essere evitati grazie alla proroga da parte del governo.
Non basta: gli affitti, a partire dal ’92 (abrogazione dell’equo canone e liberalizzazione del mercato) sono cresciuti a Verona del 250-300%, mentre il costo del metro quadro di un immobile, nell’ultimo decennio, è cresciuto del 200%. (nota di Halexandra: evviva evviva il santo Libbero Mercato che ci salverà tutti e ci renderà felici e contenti!)
Il quadro delle cifre e delle proposte in campo per affrontare la situazione è giunto dall’incontro organizzato ieri su questo tema dal Sunia (il sindacato unitario degli inquilini assegnatari) nella sede dell’Ater, l’azienda territoriale per l’edilizia residenziale.
Il segretario del Sunia, Adtiano Francescon, ha parlato senza mezzi termini di «inesistenza di una politica pubblica per la casa».
«La situazione era difficile anche prima, ma con la giunta Zanotto non è cambiato nulla», ha attaccato Francescon. «Da quando si è insediato, il sindaco non ci ha nemmeno ricevuto. E oggi l’assessore alle politiche per la casa, Ivan Zerbato, non è venuto. Mi pare che non si voglia prendere atto della drammaticità del problema: al Comune, solo per risolvere i casi umani più gravi, servirebbero 250 unità abitative».
Provocatorio, Francescon ha aggiunto: «Per costruire nuove case popolari non bastano tre anni. Ma in autunno i veronesi poveri e gli immigrati li mandiamo ai forni crematori? Verona ha bisogno complessivamente di 15.000 posti letto per risolvere il problema casa.»
Francescon ha denunciato anche gli squilibri che si perpetuano nella gestione delle case popolari: «Non è accettabile che ci siano appartamenti Agec assegnati a 50 euro al mese, tramandati di padre in figlio. Serve più equità.»
Il Sunia chiede al Comune una politica pubblica più dinamica, con la creazione di uno Sportello Casa (da costituire con l’ente camerale), maggiori stanziamenti («si trovano fondi per il carnevale, ma non per la casa») e sostegno ai privati, con l’esenzione dell’Ici per chi affitta agli immigrati.
L’avvocato Gregorio Zambrin, legale del Sunia, ha ammonito: «La situazione degli sfratti è di estrema incertezza e anche la proroga non risolverà il problema. Se prima il 70% degli sfratti era per finita locazione ed il 30% per morosità, ora la proporzione si è invertita. Ormai molta gente firma contratti di locazione che non è in grado di onorare, pur di trovar casa. La magistratura non può ignorare in eterno questa situazione.»
Un nodo delicato, quello delle case-dormitorio affiattare a 200 euro per posto letto, è stato affrontato da Silvana Castellani, del consiglio di amministrazione dell’Agec: «Il Comune deve punire chi sfrutta gli immigrati. È urgente costituire un vero assessorato per la casa».
Il garante degli inquilini dell’Agec, Giuseppe Braga, ha insistito sul fatto che il vero problema è quello dei nuovi poveri, i veronesi. «Ci è stato segnalato il caso di due anziani veronesi sfrattati da immigrati che hanno acquistato la loro casa».
L’assessore ai servizi sociali Tito Brunelli ha esposto con molta franchezza la scarsità di risorse: «Per il problema casa non ci sono fondi. Le banche e i privati sono gli unici soggetti con i quali è possibile studiare una risposta all’emergenza casa. La soluzione sta in accordi diretti e forti con gli istituti di credito, per l’avvio di cooperative mirate sia a costruire nuovi alloggi - col sostegno di industriali e Comune - e per creare fondi di garanzia destinati a chi affitta agli immigrati. Sono in corso contatti con Unicredito, con la Fondazione Cariverona ed altre banche.»
Un problema lamentato da Brunelli è la mancata approvazione di piani Peep da parte dei Comuni vicini, mentre Francesca Bragaja del cda Agec ha invitato gli industriali «ad avere più coraggio, per i loro lavoratori». Fernando Meneghelli dellUniat-Uil, presidente della Commissione per l’assegnazione alloggi dell’Ater, ha invece accusato l’Agec di «non saper gestire bene il proprio patrimonio abitatito, non calmierando i prezzi».
Gli elementi per una crisi, sul fronte dell’emergenza casa, ci sono tutti.




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