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    Predefinito Buddha per lo zar e contro Lenin

    INTERVISTA

    La Russia è sempre stata indecisa tra Europa e Asia La fascinazione per l’Oriente cominciò a metà Ottocento, coi contatti tra il Dalai Lama e Mosca E dopo la rivoluzione una divisione mongola si batté contro i bolscevichi Parla il ricercatore Aldo Ferrari

    Di Maurizio Blondet

    Nel 1880, Dostojesvkij additava ai russi l'Oriente come loro manifesto destino: «In Europa siamo schiavi e parassiti, in Asia saremo europei. La nostra missione civilizzatrice in Asia ci rinfrancherà». La citazione è in La Foresta e la Steppa (Editore Scheiwiller, 338 pagine, 20 euro), la vasta opera che il russologo Aldo Ferrari, ricercatore all'Ispi e all'Istituto Orientale di Napoli, ha dedicato al problema dell'identità russa, sempre divisa fra un'Europa identificata con la civiltà, però spiritualmente decrepita, e un'Asia assimilata alla barbarie, ma energica e vitale. «La Russia non si è mai sentita a casa in Europa - dice Ferrari -. E specie dopo la guerra di Crimea (1853-55), sferrata contro l'impero zarista dalle potenze europee alleate agli ottomani, se ne è sentita rifiutata».
    La «moda dell'Oriente» comincia dunque in Russia prima che in Occidente?
    «In realtà, la fascinazione russa per l'Asia nasce come imitazione dell'orientalismo romantico europeo. La differenza è che, mentre per l'Europa l'Oriente è l'esotico "Altro", i russi sanno di avere l'Oriente entro le loro frontiere: mongoli, kirghisi, musulmani, buddhisti...E dopo la sconftitta subita in Crimea, la Russia si volge ad Oriente. In senso politico, in senso letterario, ed anche esoterico».
    Esoterico?
    «Vale la pena di ricordare che Madame Blavatski, la fondatrice della Società Teosofica col suo miscuglio New Age di "induismo", spiritismo, socialismo umanitario e ciarlataneria, era russa: Elena Blavackaja. Che si sentì tanto russa, da offrirsi alla polizia zarista come spia anti-inglese durante i suoi lunghi soggiorni in India».
    Però.
    «Era l'epoca del Grande Gioco, come lo chiamò Kipling: la lotta fra russi e britannici per l'egemonia sull'Asia. L'epoca in cui un mongolo buriato cittadino russo e buddhista, Agvan Dorziev, cercò di convincere il 13° Dalai Lama ad accettare il protettorato dello Zar in funzione antibritannica. Nel 1911, Dorziev costruisce a Pietroburgo un tempio buddhista, che sarà il centro d'incontro di orientalisti ed esoteristi: personalità spesso misteriose e di eccezionale levatura».
    Per esempio?
    «Per esempio Nikolaj Roerich (1874-1947). Noto alla storia dell'arte russa come pittore, buon poeta, viaggiatore ed etnologo, Roerich sembra al centro di una enigmatica "rete" di relazioni gnostiche. Uscito dalla Russia ormai bolscevica nel 1920, gli viene risparmiato il destino disperato degli emigrati: è accolto nell'alta società a Londra e in Usa. A New York, nel 1923, viene fondato un museo dedicato solo alle sue opere. Diventa amico del vicepresidente Usa Henry Wallace: e pare sia stato Roerich a suggerire di inserire sulla banconota da un dollaro il segno del Grande Sigillo massonico. C'è di più: Roerich ottiene da Washington i fondi per due costose spedizioni etnologiche in India, Tibet, Mongolia, Siberia meridionale...»
    Territori del buddhismo tibetano.
    «..e, alcuni, territori sovietici. E stranamente i sovietici, negli anni Venti, concedono il permesso di esplorazione a spedizioni americane guidate da un emigrato».
    Evidentemente, Roerich godeva di protezioni molto trasversali: come accade a certi «iniziati».
    «Fatto anche più strano, l'esoterismo di Roerich, un neo-teosofismo con venature "progressiste", viene diffuso e accettato in Unione Sovietica, senza trovare ostacoli nel regime».
    Nel suo libro, lei conferma la storicità di un personaggio fantastico, che viene citato solo in certa letteratura esoterica: Ungern Von Sternberg.
    «Già: barone baltico, generale zarista discendente di Cavalieri Teutonici e crociati, ma convertito al buddhismo, che si battè in Mongolia contro l'Armata Rossa a capo di una Divisione Asiatica formata di tibetani, mongoli, coreani. Credeva di essere la reincarnazione di Gengis Khan, e ricevette un'investitura dal Bogdo-Khan, Buddha Vivente, la massima autorità religiosa del buddhismo mongolo. Sconfitto e fucilato dai bolscevichi nel 1921, sognò di salvare l'Europa da Oriente, dal fondo dell'Asia».
    È vero che Ungern-Khan attendeva un misterioso liberatore, detto il Re del Mondo, sovrano di una enigmatica città sotterranea?
    «Certo: si tratta del mito tibetano di Shambala, una "città perduta", sotterreanea o invisibile, che riemergerà negli ultimi giorni, per guidare la lotta del bene contro il male. Fatto singolare: un'eco di tale mito percorre la Russia contadina e popolare. Per tutto l'800 semplici mugiki, per lo più "vecchi credenti", abbandonano le terre ed emigrano ad Oriente: alla ricerca di Belovod (Acqua Bianca), una terra o isola felice».



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    Predefinito Re: Buddha per lo zar e contro Lenin

    In origine postato da Davide
    INTERVISTA

    La Russia è sempre stata indecisa tra Europa e Asia La fascinazione per l’Oriente cominciò a metà Ottocento, coi contatti tra il Dalai Lama e Mosca E dopo la rivoluzione una divisione mongola si batté contro i bolscevichi Parla il ricercatore Aldo Ferrari

    Di Maurizio Blondet

    Nel 1880, Dostojesvkij additava ai russi l'Oriente come loro manifesto destino: «In Europa siamo schiavi e parassiti, in Asia saremo europei. La nostra missione civilizzatrice in Asia ci rinfrancherà». La citazione è in La Foresta e la Steppa (Editore Scheiwiller, 338 pagine, 20 euro), la vasta opera che il russologo Aldo Ferrari, ricercatore all'Ispi e all'Istituto Orientale di Napoli, ha dedicato al problema dell'identità russa, sempre divisa fra un'Europa identificata con la civiltà, però spiritualmente decrepita, e un'Asia assimilata alla barbarie, ma energica e vitale. «La Russia non si è mai sentita a casa in Europa - dice Ferrari -. E specie dopo la guerra di Crimea (1853-55), sferrata contro l'impero zarista dalle potenze europee alleate agli ottomani, se ne è sentita rifiutata».
    La «moda dell'Oriente» comincia dunque in Russia prima che in Occidente?
    «In realtà, la fascinazione russa per l'Asia nasce come imitazione dell'orientalismo romantico europeo. La differenza è che, mentre per l'Europa l'Oriente è l'esotico "Altro", i russi sanno di avere l'Oriente entro le loro frontiere: mongoli, kirghisi, musulmani, buddhisti...E dopo la sconftitta subita in Crimea, la Russia si volge ad Oriente. In senso politico, in senso letterario, ed anche esoterico».
    Esoterico?
    «Vale la pena di ricordare che Madame Blavatski, la fondatrice della Società Teosofica col suo miscuglio New Age di "induismo", spiritismo, socialismo umanitario e ciarlataneria, era russa: Elena Blavackaja. Che si sentì tanto russa, da offrirsi alla polizia zarista come spia anti-inglese durante i suoi lunghi soggiorni in India».
    Però.
    «Era l'epoca del Grande Gioco, come lo chiamò Kipling: la lotta fra russi e britannici per l'egemonia sull'Asia. L'epoca in cui un mongolo buriato cittadino russo e buddhista, Agvan Dorziev, cercò di convincere il 13° Dalai Lama ad accettare il protettorato dello Zar in funzione antibritannica. Nel 1911, Dorziev costruisce a Pietroburgo un tempio buddhista, che sarà il centro d'incontro di orientalisti ed esoteristi: personalità spesso misteriose e di eccezionale levatura».
    Per esempio?
    «Per esempio Nikolaj Roerich (1874-1947). Noto alla storia dell'arte russa come pittore, buon poeta, viaggiatore ed etnologo, Roerich sembra al centro di una enigmatica "rete" di relazioni gnostiche. Uscito dalla Russia ormai bolscevica nel 1920, gli viene risparmiato il destino disperato degli emigrati: è accolto nell'alta società a Londra e in Usa. A New York, nel 1923, viene fondato un museo dedicato solo alle sue opere. Diventa amico del vicepresidente Usa Henry Wallace: e pare sia stato Roerich a suggerire di inserire sulla banconota da un dollaro il segno del Grande Sigillo massonico. C'è di più: Roerich ottiene da Washington i fondi per due costose spedizioni etnologiche in India, Tibet, Mongolia, Siberia meridionale...»
    Territori del buddhismo tibetano.
    «..e, alcuni, territori sovietici. E stranamente i sovietici, negli anni Venti, concedono il permesso di esplorazione a spedizioni americane guidate da un emigrato».
    Evidentemente, Roerich godeva di protezioni molto trasversali: come accade a certi «iniziati».
    «Fatto anche più strano, l'esoterismo di Roerich, un neo-teosofismo con venature "progressiste", viene diffuso e accettato in Unione Sovietica, senza trovare ostacoli nel regime».
    Nel suo libro, lei conferma la storicità di un personaggio fantastico, che viene citato solo in certa letteratura esoterica: Ungern Von Sternberg.
    «Già: barone baltico, generale zarista discendente di Cavalieri Teutonici e crociati, ma convertito al buddhismo, che si battè in Mongolia contro l'Armata Rossa a capo di una Divisione Asiatica formata di tibetani, mongoli, coreani. Credeva di essere la reincarnazione di Gengis Khan, e ricevette un'investitura dal Bogdo-Khan, Buddha Vivente, la massima autorità religiosa del buddhismo mongolo. Sconfitto e fucilato dai bolscevichi nel 1921, sognò di salvare l'Europa da Oriente, dal fondo dell'Asia».
    È vero che Ungern-Khan attendeva un misterioso liberatore, detto il Re del Mondo, sovrano di una enigmatica città sotterranea?
    «Certo: si tratta del mito tibetano di Shambala, una "città perduta", sotterreanea o invisibile, che riemergerà negli ultimi giorni, per guidare la lotta del bene contro il male. Fatto singolare: un'eco di tale mito percorre la Russia contadina e popolare. Per tutto l'800 semplici mugiki, per lo più "vecchi credenti", abbandonano le terre ed emigrano ad Oriente: alla ricerca di Belovod (Acqua Bianca), una terra o isola felice».

    Per qualche informazione più precisa sul Barone:

    http://www.italiasociale.org/Cultura...roasiatico.htm




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    milite ignoto

 

 

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