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Discussione: Misteri dei Beatles

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    Predefinito Misteri dei Beatles

    Il magico viaggio dei Beatles
    di Carmine Pescatore

    La recente e prematura scomparsa di George Harrison e il grande vuoto che ha lasciato, ci lascia ripensare alla straordinaria carriera dei Beatles, ricca di successo e di enigmi. Enigmi veri, poiché in un brevissimo periodo della loro parabola artistica comparve un aspetto sconcertante, spesso sconosciuto agli appassionati, costituito dal fatto che un gruppo, fino a quel momento di musica leggera, cre" d’improvviso dei capolavori inaspettati, immortali, inventando, un suono nuovo ancora oggi, diverso da ogni altro, speciale, sognante, ipnotico e al contempo, minaccioso, sinistro, unico.

    Cercheremo di raccontare le tappe di questo breve e incredibile viaggio verso l’ignoto, e se l’opinione appare troppo azzardata possiamo dire di essere in buona compagnia nel sostenerla.
    Timothy Leary, ad esempio, filosofo e ideologo del cyberpunk scrisse: "Io dichiaro che i Beatles sono dei mutanti. Prototipi di agenti evolutivi mandati da Dio con il misterioso potere di creare una nuova specie, una giovane razza di uomini liberi e ridenti. Sono le più sagge, le più sante, le più efficaci divinità che la razza umana abbia mai prodotto"._

    Queste parole, chiaramente provocatorie, adombrano per" un’ipotesi: quella che i Beatles, fossero entrati in contatto con una misteriosa energia creativa. Secondo Leary, il gruppo di Liverpool ottenne questa nuova e improvvisa consapevolezza attraverso un mutamento di percezione e quindi di concezione del mondo, scivolando in un altro livello della realtà che ebbe immediati riflessi nella loro musica. Esistono tuttora molti interrogativi legati alla tarda produzione dei Beatles. La loro storia rappresenta un mito polinterpretativo continuamente sondato senza perdere nulla di un fascino che vive in testimonianze sonore e testuali e forma un intreccio ancora oggi non completamente decifrato. Un mistero lontano dai libri per fan, dai fan stessi, dal pur interessante collezionismo musicale.
    Critici specializzati e sociologi, hanno analizzato la carriera e il messaggio della loro musica in migliaia di pagine, articoli e saggi, notando come in molte delle loro ultime canzoni si avverta realmente qualcosa di recondito, di sfuggente, un atteggiamento dello spirito, un modo di comporre geniale, imprendibile, un’indulgenza verso l’assurdo e il fantastico. Il tempo ha reso questi elementi ancora più manifesti; evidenziando il raggiungimento di una immensa e rara creatività, rafforzata dall’utilizzo instancabile ed ossessionante degli arrangiamenti e della sala di registrazione.
    Ma questo richiederebbe un capitolo a parte; valga dire che la tecnologia della riproduzione sonora venne inventata dai Beatles praticamente dal nulla facendo delle sedute di incisione un ulteriore strumento musicale da aggiungere ai brani. Brani ricchi di aspetti sorprendenti, metamusicali (non di rado casuali), disseminati di indizi e segnali riferiti ad una realtà ora trascendente ora misteriosa.


    MITI BEAT E MITI GRECI

    Tutti coloro che si sono occupati dell’avventura dei Beatles hanno usato e useranno sempre i termini "mania" e "mito", lasciandoli scorrere meccanicamente. Ed invece tali definizioni illuminano come poche la loro vicenda. Esaminiamole: "mania" deriva dal greco e significa "esser pazzo", stato che in psicopatologia inquadra una condizione caratterizzata da un’euforia creativa, dall’ideazione di idee che possono spesso avere un influsso generativo legato alla malinconia, alla depressione; "mito" invece, sempre dal greco, sta a significare "narrazione", "leggenda", identificando eventi in grado di attrarre e scatenare la fantasia divenendo un’ispirazione, un insegnamento.
    Anche la più melodica e tradizionale "She’s leaving home" ("Lei ha lasciato casa"), si sviluppa come un coro greco che accompagna una voce narrante che giorno dopo giorno informa sulla scomparsa di una ragazza mentre il coro riporta le frasi dei genitori che la ricordano. "Within you, without you" (Dentro te, fuori di te), è invece una bella (inusuale), parentesi di musica indiana. A coronamento di un anno straordinario viene stampato il giàcitato singolo "Strawberry Fields Forever" ("Campi di fragole per sempre"), un titolo che prende il nome da una sede dell’Esercito della Salvezza di Liverpool vicina alla casa di John Lennon che chiamava per estensione in questo modo anche la zona boscosa circostante il suo quartiere.
    Le parole sono spiazzanti: "Lascia che ti porti con me perchè sto andando a Strawberry Fields, niente è reale e niente per cui stare in attesa. Strawberry Fields per sempre. E’ facile vivere con gli occhi chiusi senza capire quello che vedi". La canzone non adombra il fenomeno dell’estasi e anzi lo racconta. L’estasi consiste nella sensazione di lasciare il proprio corpo mentre la realtà diventa piccola e lontana e si è invasi da un senso di leggerezza e benessere; la mente si apre su un nuovo mondo parallelo e interagente con quello dei cinque sensi, un mondo dove i pensieri scorrono liberi, idee inaspettate si rincorrono e i colori e i suoni sono più intensi. Resta un mistero se in questo stato si raggiungano livelli sconosciuti di comprensione o si attinga inconsciamente alle proprie conoscenze. Di certo un’artista ne può ricavare sicuramente dei risultati eccezionali.
    Scrive lo studioso di tradizioni Elèmire Zolla: "L'uomo ha bisogno di assiomi per la mente e di estasi per la psiche come ha bisogno di cibo per il corpo: estasi e assiomi possono provenire soltanto dal mondo degli archetipi. Né bastano estasi lievi, brividi modesti: la psiche cerca la pienezza del panico. L'uomo vuole periodicamente smarrirsi nella foresta primigenia degli archetipi. Lo fa quando sogna, ma i sogni non bastano. Deve sparire da sveglio, rapito da un archetipo di pieno giorno...".
    Molto lontani dall'attuale mentalità che pretende la modificazione dello stato di coscienza, ma solo per negare il proprio malessere.
    Il brano viene ricordato come il primo videoclip della storia in quanto mostrava con una serie di immagini dei quattro che non cantavano ma si muovevano in un bosco. Il titolo era il nomignolo dato alla droga LSD, quando veniva distribuita in piccole pastiglie rosa scuro. Anche un’altra nota canzone dei Beatles intitolata appare un richiamo a sostanze stupefacenti e nello specifico, allucinogene: è "Lucy in the Sky with Diamonds" ("Lucy nel cielo con diamanti"), la cui sigla forma L.S.D.. "Immagina di essere in una barca su un fiume, con alberi di mandarino e cieli di marmellata. Qualcuno ti chiama, e tu rispondi lentamente". Allora era ben noto come queste parole fossero state ispirate proprio dall’influenza dell’acido lisergico, e che le iniziali di questa canzone fossero un accenno neanche troppo sottile a quel tipo di stupefacente e a nulla servirono le smentite degli autori su quell’allusione.


    IL VIAGGIO CONTINUA

    Il singolo "Strawberry Fields Forever", verrà poi inserito nel disco "Magical Mystery Tour" assieme a "Penny Lane" un’elegia del passato e di Liverpool con ricordi che scivolano e parlano all’ascoltatore, mentre il brano diviene pian piano tridimensionale attraversato com’è da voci, rumori, oggetti che cadono, campanelli, suoni di una banda lontana.
    Nel novembre del 1967, verrà messo in vendita "Magical Mystery Tour" colonna sonora del film omonimo diretto e prodotto dai Beatles.
    Il titolo prende spunto dalla consuetudine britannica dei viaggi organizzati con itinerario a sorpresa, il film e le canzoni si pongono come la cronaca di un viaggio anche e principalmente onirico con percorsi, come scrisse Daniele Soffritti "possono essere anche soprannaturali e avvenire sia nel mezzo che alla fine della vita e a volte in entrambi i momenti. Il viaggio non è solo uno spostamento fisico ma una liberazione dalla prigione del quotidiano".
    Infatti, nonostante il ritmo e l’allegria del cantato, viene lasciata intendere un’intenzione preoccupante sul viaggio che si offre: "Il magico viaggio del mistero aspetta di portarvi via (É) spera di portarvi via (É) muore dalla voglia di portarvi via".
    Da parte sua, il lungometraggio (non privo comunque di alcune ingenuità) possiede lo stesso strano fascino della morte e della follia presente nel disco, narrando fra illuminazioni e allucinazioni, la gita senza meta compiuta da un gruppo di turisti: un tragitto attraverso luoghi talvolta magici, più spesso inquietanti, con il sottofondo delle tristezze, le nostalgie e i sogni della middle-class britannica. L’autobus giallo che li accompagna prosegue attraverso i prati e i monumenti del Devon e la Cornovaglia ma anche fra i fitti boschi e le nebbie del grigio cielo inglese. Era giallo anche il metafisico sottomarino della canzone, "Yellow Submarine" incisa sull’album "Revolver" che fornirà il titolo e la trama a uno dei migliori film animati di ogni tempo, con i Beatles trasformati in cartoni animati.
    Entrambi i mezzi, l’autobus e il sottomarino, conducono i viaggiatori verso una tregua dalla vita, in spazi e dimensioni sconosciute, e la scelta del colore appare tanto inconscio quanto riuscita; il giallo per la tradizione alchemica rappresenta il passaggio dalla materia allo spirito. Tornando al "Magical Mystery Tour" sono moltissime le prove di assoluta bellezza, a cominciare dall’improvvisa sospensione dalla realtà che coglie il protagonista di "Blue Jay Way" in attesa, nella nebbia sempre più fitta di una strada, amici che non verranno, a "The Fool on the Hill" sulla diversità intesa come maggiore consapevolezza e sensibilità frutto dell’isolamento: "lo scemo sulla collina guarda il sole tramontare e con gli occhi della mente vede il mondo girare. Fermo sulla strada con la testa tra le nuvole, l’uomo dalle mille voci parla assolutamente forte ma nessuno lo ascolta". Tematicamente simile a questa canzone è l’altrettanto splendida "Fixing a Hole" ("Riparando un buco") il cui artificiale andamento sereno non maschera a lungo le intenzioni di un testo disarmante e originalissimo: "Sto riparando un buco che lascia entrare la pioggia e impedisce alla mia mente di vagare dove vuole, mi sto prendendo il tempo per un sacco di cose che ieri non erano importanti...". Riappare il senso di una vita in controtempo, fatta di bagliori, estranea al succedersi abituale degli avvenimenti tesa ad ascoltare i segnali che appaiono e scompaiono di uno stato di veglia superiore a quello comune. Un concetto in linea con la "non-azione" caratteristica della filosofia Zen. Comunque testimone di un certo "sentire" il trascendente.
    Con la definizione di "Beatles-mania" quindi intendiamo qualcosa ben distante dal luogo comune. Ma esiste un ultimo importante particolare ancora in accordo con le narrazioni dell’antichità e che riguarda addirittura il mito dell’eroe: quando lasciarono le apparizioni dal vivo, separandosi fisicamente dalla comunità che li idolatrava, i Beatles abbandonarono per sempre la riproposizione di se stessi, isolandosi in una "discesa agli inferi" che non aveva bisogno di spettatori né di successo. Come si sa, ogni eroe della mitologia si distacca dall’umanità (come ad esempio, Ulisse), esegue un viaggio costituito da prove con una discesa agli inferi e un "ritorno a casa", dove ridiventa se stesso. Dopo il loro misterioso viaggio, la loro discesa agli inferi, i Beatles rifiutarono il loro passato come se non fosse mai esistito e tornarono a occuparsi di canzoni, in maniera più che dignitosa, ma lontani anni luce da quella stella cometa che li aveva illuminati e guidati.
    John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr: nessuno di loro, nelle rispettive carriere da solisti ha più minimamente toccato quell’onda anomala e misteriosa che caratterizz" parte della loro vita dove l’azione e il sogno si confondevano. Se tra gli artisti, quelli che godono di una corsia privilegiata verso la psiche degli uomini sono i musicisti, i Beatles furono tra i pochissimi a percorrerla davvero. La loro esperienza costituisce a tutt’oggi l’unico esempio nella musica popolare di perfetto bilanciamento fra quello che gli antichi greci definivano apollineo e dionisiaco, ovvero da una parte l’equilibrio, l’ordine e l’armonia, dall’altra l’ebbrezza mistica e la follia.
    L’avventura cominci" quando dopo essere stati compositori ed esecutori di canzoni di straordinario successo, in meno di due anni e tramite una serie di coincidenze creative si inoltrarono in un ambizioso progetto di libertà artistica che darà frutti oltre ogni previsione.
    Il gruppo infatti passerà dall’euforia giovanile per la vita e l’amore (temi comuni sino alla noia a tutta la musica pop e rock), direttamente al sogno, all’incubo, al sovrannaturale, alla morte lasciando lo stile che lo aveva reso famoso per entrare in un territorio musicale sconosciuto, obliquo a ogni altra esperienza, aprendo e chiudendo un discorso mai più ripreso.
    Finalmente liberi da un contratto discografico folle che li aveva costretti a sfornare ben sette album in pochissimo tempo, risolti gli obblighi e forti del potere economico acquisito, si imposero uno stop e pubblicarono dopo mesi di lavoro un singolo: "We Can Work It Out", la loro prima composizione anomala dove si ascolta un curioso strumento, un armonium (un organo con le sonorità frastornanti da fiere di paese) suonato dal loro produttore George Martin, utilizzato in maniera angosciante, ovvero tenuto in un sottofondo via via sempre più incisivo in un testo a due voci dove la prima descrive con ottimismo la possibilità di andare avanti nella propria vita ("We can work it out" si pu" tradurre con il nostro "ce la faremo"), per venire interrotta da un controcanto di profonda disillusione: "la vita è molto breve e non c’è tempo per agitarsi e combattere, amica mia".
    Cominciando da quel brano, i Beatles, svincolati per sempre dagli estenuanti (e musicalmente assai scadenti), tour mondiali si dedicarono a tempo pieno nella sperimentazione di suoni ed alla produzione di canzoni sempre più complesse. Non di rado impiegavano intere settimane a trovare un solo frammento musicale per una canzone. Ad esempio, una sola seduta di prova effettuata per il brano "Rain" necessitò di 11 ore
    ininterrotte di lavoro, mentre occorse un mese per registrare la famosa "Strawberry Fields Forever".
    Divennero persino un gruppo fantasma, che decise coltivare le proprie idee affrancandosi dal suonare, lasciando eseguire le loro composizioni ad altri musicisti, fossero essi un quartetto d’archi o un ensemble di esecutori indiani.
    Potrà apparire come un controsenso, ma in questo geniale percorso ai "Fab Four", servì anche il fatto che nessuno di loro fosse un virtuoso dello strumento, avesse particolare presenza scenica, possedesse una voce indimenticabile. Queste apparenti carenze permisero invece di coltivare la loro maggiore qualità: il dono inestimabile del lavoro di gruppo nella sperimentazione di nuove forme sonore. Una coesione che produsse, nel 1967, canzoni di intensità sbalorditiva, talvolta persino spaventosa. A cominciare dall’album "Revolver", le loro composizioni presentano d’improvviso suoni senza precedenti, che richiamano le esperienze più estreme della musica concreta e sperimentale del dopoguerra, inconsueti effetti sonori singoli o stratificati, strumenti inusuali (spesso orientali o elettronici), sequenze di voci e rumori, e l’utilizzo di archi ed ottoni d’orchestra genialmente inseriti da George Martin.


    LE PAROLE DELLA MORTE

    In "Revolver" ascoltiamo brani che possiamo definire senza tema di smentita eterni, a cominciare da "Eleanor Rigby", per voce e quartetto d’archi che non ha nulla da invidiare alle migliori partiture di musica colta ed è registrato con un particolare posizionamento dei microfoni.
    La canzone descrive la giornata di una donna che in una chiesa raccoglie il riso di un matrimonio che non conosce, e che muore sola come era vissuta. Il testo cerca di dare un volto alla sua solitudine e quella del sacerdote Mc Kenzie, impegnato a scrivere "un sermone che nessuno ascolterà". Poi Eleanor muore e, recita il testo: "venne sepolta sotto una lapide insieme al suo nome. Non venne nessuno. Padre McKenzie si pulì le mani dalla terra allontanandosi dalla tomba. Nessuno fu salvato. Tutta la gente sola da dove viene? tutta la gente sola a chi appartiene?".
    Analizzando la struttura testuale della canzone si evidenziano alcune parole-chiave: sola, nessuno, morte. Cosa stava succedendo ai Beatles? Praticamente tutto. E sarà solo l’inizio, perché in ogni brano aleggerà via via più fortemente, una sensazione intensamente drammatica di trapasso, di allucinazione, o di aperta allusione a dimensioni aldilà della vita. Un aspetto presente con intensità anche in "Taxman" anch’esso con parole impensabili in una canzone dell’epoca: "dichiarate i penny che avete sui vostri occhi", un’immagine che ricorda in maniera immediata l’usanza dell’antichità di metter delle monete sugli occhi dei defunti. O ancora in "She Said, She Said" dove si parla lucidamente di morte: "lei disse io so com’è essere morti, Io so cos’è sentirsi tristi".
    Indimenticabile "I am the Walrus" (Io sono il tricheco), per i suoi crescendo e gli accelerando, i suoni e le voci inusuali con una struttura formale costituita dalla ripetizione, e una particolare impostazione ritmica, ovvero forme musicali utilizzate per procurare stati psicologici e fisici alterati sino alla trance. Il brano non a caso è costituito da un solo martellante accordo musicale e i suoni bassi sapientemente amplificati, si insinuano in chi ascolta con un effetto ipnotico.
    Assolutamente notevole il riferimento al tricheco, un animale che nelle tradizioni nordiche è immagine della morte e qui viene descritto come "l’uomo delle uova". Dove le uova che moltiplica sono le ombre che si porta dietro ogni esistenza sempre segnata dalla morte. Con una voce sinistra, ossessiva, cantilenante. Il "tricheco" del testo afferma di essere "tutto e tutti", mentre elenca particolari ed avvenimenti confusi, assurdi, sgradevoli, dolorosi del vivere quotidiano in una cupio dissolvi che ha del terribile; una "totentanz" in versione moderna. Il verso del tricheco nella canzone "goo goo goo joob" sono anche le ultime parole del personaggio di Humpty Dumpty in "Alice nel Paese delle Meraviglie" prima di cadere a terra. E’ strano come tanti paludati esperti di musica non abbiano capito questo importante rimando narrativo. Una citazione di grande interesse. Humpty Dumpty, ha una forma di un uovo, e il protagonista del brano dei Beatles si definisce come "l’uomo delle uova": sta seduto su un muretto e imbastisce un curioso dialogo con Alice. "Quando io uso una parola, essa significa esattamente ciò che io voglio che significhi. né più né meno. Il problema è chi deve essere il padrone delle parole, ecco tutto". E strane parole abbondano in "I’m the Walrus": "Io sono lui, come tu sei lui, come tu sei me e noi siamo tutti insieme, guarda come corrono, sto piangendo. Materia gialla cola dall’occhio di un cane morto, moglie pornografica del pesce granchiostrica. Io sono l’uomo delle uova, loro sono gli uomini delle uova, Io sono il tricheco, goo goo goo joob".


    CERCANDO UNA SPIEGAZIONE

    E’ riduttivo dire che queste canzoni vennero scritte con l’aiuto di droghe lisergiche e qualche frammento di filosofia orientale, a nostro parere c’è qualcosa di più complesso dietro di esse. Critici meno razionali hanno avvertito in queste composizioni perturbanti, la sensazione che a condurre il gioco non siano stati i quattro Beatles, ma che la loro identità si sia dissolta in un gioco di coincidenze o del destino non codificabile.
    In effetti questa percezione si avverte come qualcosa di subliminale, che va oltre la ragione ed è visibile attraverso l’attenta visione e lettura di elementi pubblicitari come le foto e le copertine dei dischi del gruppo inglese. Un’alterità che neanche gruppi straordinari e palesemente legati a musiche e temi inquietanti e labirintici come, ad esempio, i King Crimson, i Van Der Graaf Generator i Cure, i Radiohead, sono riusciti ad avere. Ciò che distingue i Beatles da tutti gli altri sorge da canzoni in apparenza concepite per il mercato, le quali con l’ausilio di uno svolgimento stupefacente, svelavano modelli e sviluppi anomali, divenendo opere di immaginazione fuori dal comune, che si avventurano e avventurano gli ascoltatori verso spazi sconosciuti o intravisti. In loro afflato verso il soprannaturale viene comunicato attraverso una prospettiva non artefatta da una un atteggiamento programmatico autodistruttivo, come è sempre stato di moda per colpire l’immaginario del pubblico giovanile, ma un tentativo riuscito, anche se momentaneo, di ampliare la propria coscienza.
    Un viaggio breve, dicevamo, quello dei Beatles, ineguagliabile e allucinante che si conclude nel 1967 e svanisce completamente un anno dopo con un colpo di coda impensabile.

    Tratto dal sito Dal sito http://www.storiainrete.com/

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  2. #2
    sacher.tonino
    Ospite

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    Ho dato un'occhiata all'articolo e mi sembra interessante, anche se personalmente, lo ritengo poco compatto.
    Il dato di fatto da cui dobbiamo partire è che quando parliamo dei Beatles, parliamo di un gruppo autore di melodie magnifiche ed indimenticabili. Sotto il profilo musicale, i Beatles sono i più grandi, anche se qualche snob antipop potrà storcere il naso.
    Che i Beatles si siano interessati poi alla spiritualità Indiana e certe vie della mano sinistra, questo non lo possiamo escludere, se pensiamo che nella copertine riportata di sopra si dice che tra i personaggi famosi ci sia anche Alister Crowley.
    Così come mi sembra palese che i quattro ragazzi di Liverpool abbiano dimostrato un certo interesse per l'uso estatico delle droghe...cosa che traspare dal brano Lucy in the sky with diamond cioè LSD.
    Anche altri brani, delicati e sognanti, sembrano pervasi dalla stima verso l'uso INIZIATICO degli stupefacenti.
    Argomento molto delicato, perchè l'uso delle droghe per fini magici, richiede un elevatissima esperienza ed è ASSOLUTAMENTE SCONSIGLIATA ai pivellini che vogliono atteggiarsi con la bottiglia di birra in mano per far colpo sulle ragazze.
    Anzi, diciamo che la PRATICA MAGICA è una via per pochissimi, perchè un solo microscopico errore nella ritualistica può avere conseguenze MORTALI per chi lo compie, e se non sono conseguenze mortali esse sono disastrose.
    Ritornando ai Beatles, come tutti igrandi, è possibile che i Beatles, per discrezione mantenessero riservati alcuni loro interessi spirituali, come è giusto che sia.
    I baronetti rimangono dei GIGANTI, e come tutti i GRANDI essi rimarrano un mistero insondabile.
    Godiamoci la loro bellissima MUSICA.
    sacher.tonino

    The Beatles


  3. #3
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    Predefinito Paul McCartney è morto?

    Ha suonato a Roma qualche settimana fa per un concerto storico. Mai come in questo suo ultimo tour mondiale Paul Mc Cartney ha eseguito canzoni scritte quando era uno dei Beatles: "Hey Jude", "Let it be", "Eleanor Rigby", "Michelle", "Yesterday"… Canzoni che hanno segnato la storia della musica e che nascondono alcuni segreti inquietanti. Uno dei quali riguarda – forse - direttamente lui...


    Che ci fa Aleister Crowley, uno dei più sinistri maghi del Novecento sulla copertina del più famoso disco dei ragazzi di Liverpool, "Sgt. Pepper's Lonely hearts club band"? Perché tanti indizi tendono a dimostrare che il vero Paul Mc Cartney morì tragicamente nel 1965? Perché i satanisti guidati da Charlie Manson, gli assassini dell'attrice Sharon Tate e di alcuni suoi amici a scrissero col sangue delle loro vittime i titoli di alcune canzoni dei Beatles sui muri della casa? Come mai canzoni e copertine del gruppo rock più famoso di tutti i tempi sono pieni di simboli esoterici, messaggi subliminali, frasi nascoste, enigmatiche, a volte registrate al contrario? Perché, a ben vedere la produzione musicale di un gruppo generalmente noto per la sua spensieratezza e positività è invece legata strettamente alla morte?

    Moltissimi protagonisti della storia del rock hanno avuto a che fare con il mistero, con l'esoterismo e spesso addirittura col satanismo. Ma nel caso dei Beatles il discorso si fa più complicato perché, secondo alcune ricostruzioni, in circa tre anni il gruppo più famoso di tutti i tempi cambiò radicalmente tipo di musica, stile di vita, ispirazioni. E forse anche formazione…


    12 ottobre 1969: a Detroit, il disc-jockey Russ Gibb riceve una telefonata anonima: dall'altra parte del filo una voce maschile gli dice che Paul Mc Cartney è morto in un incidente stradale nel 1965 e che, dopo essere stato sostituito da un sosia, tale William Campbell, i tre membri superstiti del gruppo, John Lennon, George Harrison e Ringo Starr, hanno cominciato a disseminare nei loro dischi tracce dell'accaduto. La voce anonima consiglia a Gibb di guardare meglio certe copertine dei dischi dei Beatles e di ascoltare con attenzione i finali di alcune canzoni, in alcuni casi facendole anche suonare al contrario…

    Da quel momento scatta un'impressionante caccia ad ogni possibile traccia nascosta nella musica e nelle copertine dei Beatles. Una caccia che si rivelerà incredibilmente ricca e inquietante. Infatti, non solo verranno fuori molti indizi che dicono che il vero Paul Mc Cartney era morto ma anche che il gruppo più famoso del mondo aveva conoscenze insospettabili del mondo dell'esoterismo e della magia.
    La fantasia di migliaia di investigatori più o meno improvvisati, al lavoro da oltre trent'anni, ha permesso di raccogliere una massa enorme di apparenti riscontri. Alcuni sembrano un po' improbabili, altri invece fanno pensare. Certo i Beatles non si risparmiarono, aumentando di disco in disco i segnali che speravano che i loro fans avrebbero raccolto. Una speranza che non è andata delusa…

    La prima data da ricordare è quella del dicembre 1965. In quel mese esce l'album "Rubber Soul" e un 45 giri con una canzone non compresa nel disco principale: si intitola "We can work it out", cioè "Ne possiamo uscire", oppure "Ce la possiamo fare". Da cosa? C'è chi ha sostenuto che questo brano volesse celebrare il ritrovato ottimismo del gruppo dopo la drammatica perdita di un suo importante membro. Di certo c'è che da questo momento le cose iniziano a cambiare velocemente: i Beatles abbandonano lo stile e le divise degli esordi, non si presentano più vestiti tutti uguali, iniziano a lavorare a un album che segnerà la svolta della loro carriera: "Revolver".

    Con "Revolver", uscito nel 1966, le cose cambiano radicalmente. Le canzoni dei Beatles iniziano a presentare suoni mai sentiti prima. E anche i testi, un tempo pieni di Yeah, Yeah, di amori adolescenziali e ottimismo un po' ingenuo, ora hanno temi più cupi, a tratti decisamente inquietanti.
    "Revolver" è l'album di canzoni memorabili come "Eleanor Rigby", "Yellow Submarine", "Here, there and everywhere". Ma altre canzoni, contenute in quest'album, presentano evidenti richiami alla morte e all'esoterismo. Ad esempio in "Taxman" George Harrison canta: "Dichiarate i penny che avete sui vostri occhi", un'immagine che richiama l'antica consuetudine - evidente anche sull'uomo della Sindone - di porre sugli occhi dei defunti delle monete. I ritmi rarefatti e angosciosi di "Tomorrow Never Knows", frutto di registrazioni sperimentali assolutamente all'avanguardia per i tempi, sembrano giustificati dal fatto che il titolo della canzone è tratto dal "Libro tibetano dei morti" mentre ancora di morte si parla in "She said, She Said", dove Lennon canta: "Lei disse io so com'è essere morti, Io so cos'è sentirsi tristi…". Riferimenti al misterioso incidente d'auto che avrebbe ucciso il vero Mc Cartney sarebbe anche nella già citata "Taxman" oltre che nella celebre "Eleanor Rigby" dove si parla di un prete - Padre McKenzie - "che prepara il sermone per una cerimonia cui nessuno assisterà". Un riferimento, forse, al fatto che McCartney fu sepolto in tutta fretta e in gran segreto, alla presenza di un certo Padre McKenzie?

    Con l'album successivo a "Revolver", "Sg. Pepper's Lonely Heart's club band" (uno degli album più famosi e celebrati di tutta la storia del rock), le prove della presunta morte di Paul Mc Cartney si moltiplicano insieme ai rimandi esoterici più disparati. Qui, come non mai, è la copertina ad essere letteralmente infarcita di segni che hanno scatenato migliaia di appassionati, concepita come un'esplosione di colori e con la citazione di quelle che Ringo Starr definì "le persone che amiamo e ammiriamo". E così, insieme a Stanlio e Ollio, Marlon Brando, Carlo Marx, Bob Dylan e Jane Harlow, ci sono i Beatles prima maniera, tristi e vestiti di nero, lo scrittore noir Edgar Allan Poe e soprattutto il mago satanista Aleister Crowley, profeta dell'uso delle droghe e dell'amore libero. Due attività molto praticate all'epoca nell'ambito delle celebrità rock. In particolare, in questo disco è evidente l'influenza esercitata dalle droghe nella composizione di molte canzoni, mentre la copertina (e anche alcune canzoni con riferimenti, più o meno chiari, al fatale incidente d'auto) è un continuo richiamo alla presunta morte di Paul Mc Cartney (la vedremo nei particolari…).

    "Con "Magical Mystery Tour", uscito alla fine del 1967, il gioco, se così vogliamo chiamarlo, continua. Nella celebre "Strawberry Fields forever", Lennon avrebbe inserito un nastro alla rovescia in cui si sente la frase "Ho sepolto Paul". Mentre in "I'm the Walrus" riproducendo al contrario una voce di sottofondo si sente dire: "Ha ha, Paul is Dead". Cioè: "Ha ha, Paul è morto".

    A parte le indicazioni sulla presunta morte di Mc Cartney, in questi dischi molte canzoni, grazie all'influenza delle droghe, sembrano accennare alla possibilità di raggiungere l'estasi e quindi stadi di conoscenza più elevati. Insomma il "Magical Mystery Tour", il "Misterioso Magico Viaggio" per i Beatles poteva essere fatto anche con mezzi diversi da un variopinto autobus…

    Novembre 1968, esce l'unico album doppio dei Beatles. E' il cosiddetto "White Album". Dopo il bianco e nero di "Revolver" e l'esplosione di colori di "Sgt. Pepper's" e "The Magical Mystery Tour"., gli ormai ex ragazzi di Liverpool sembrano voler tornare alla sobrietà: canzoni apparentemente meno elaborate, copertina tutta bianca, nessun titolo. Questa volta basta il solo nome del gruppo: The Beatles. Ma alcuni dei 30 brani del disco hanno rivelato aspetti decisamente particolari. A cominciare da "Revolution Nine", quasi dieci minuti di suoni e parole in libertà in cui John Lennon cerca di ricreare un'atmosfera irreale e cupa, dove la frase "revolution nine" ripetuta ossessivamente, tra voci angosciate, rumori di incidenti e singhiozzi, nasconde un messaggio nascosto. Infatti, ascoltata al contrario anche questa frase produrrebbe ben altre parole: "Turn me on dead man", cioè "Accendimi uomo morto". Mentre in "I'm so tired", alla fine del brano si sente una voce confusa che, ascoltata al contrario, direbbe: "Paul is Dead man: miss him, miss him, miss him!". Cioè "Paul è morto uomo, mi manca, mi manca, mi manca…". E che dire delle canzoni "Piggies" (cioè "Maiali) di George Harrison ed "Helter Skelter" che il satanista e psicopatico Charles Manson e i suoi accoliti ascoltavano rapiti, convinti che quelle, come molte altre canzoni dei Beatles, contenessero dei chiari messaggi dall'aldilà? Nella brutale strage del 9 agosto 1969, quando Manson e i suoi, in una villa vicino Los Angeles, uccisero l'attrice Sharon Tate, incinta di otto mesi, e quattro suoi amici e scrissero sui muri col sangue delle loro vittime proprio i titoli di quelle due canzoni. E durante il processo che seguì, "Helter Skelter" venne ascoltata più volte in tribunale per cercare le tracce di quei messaggi che Manson affermava di aver capito ed eseguito.

    Siamo arrivati alla fine anche perché, con "Abbey Road" siamo all'ultimo vero disco dei Beatles. La copertina di questo splendido lp ha fatto versare fiumi di inchiostro per le solite tracce della morte di Mc Cartney.

    Alle domande su questa faccenda, sia Paul Mc Cartney che gli altri Beatles hanno sempre risposto in maniera sarcastica e divertita. Non hanno mai ammesso di aver seminato tracce esoteriche nei propri dischi e hanno sempre mostrato scetticismo anche di fronte alle circostanze più lampanti.

    (Liberamente tratto dal sito www.voyager.rai.it)




    Le voci sulla mia morte sono oltremodo esagerate.
    Comunque, se fossi morto, sarei stato sicuramente l’ultimo a saperlo.


    Paul McCartney, da un’intervista a "Life", 1969








  4. #4
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    Chi sostiene la cosiddetta teoria PID (Paul is dead), che ha contribuito alla nascita di migliaia di siti internet e anche a diverse tesi di laurea, porta a sostegno gli indizi che si troverebbero negli album usciti dal 1966 in avanti. Sia nei testi delle canzoni, sia nelle copertine degli Lp si troverebbero "spie" della tragica fine di McCartney: tracce appositamente lasciate dagli altri membri della band per indicare ai fans più attenti la strada della verità.


    *^*^*^*^*^*^*



    LE COPERTINE

    Butcher - Yesterday and Today



    Sul braccio di Paul ci sono due denti (Paul li avrebbe persi nell'incidente). George tiene una testa di bambola vicino a Paul, simbolo delle ferite al capo riportate nello scontro. In realtà, dopo le accuse di cattivo gusto, i Beatles furono costretti a rifare la copertina e nell’occasione rinominarono l’album.
    Sulla copertina di "Yesterday and Today" Paul McCartney è seduto in un baule, circondato dai tre compagni. Girate la copertina di novanta gradi verso sinistra e Paul sembrerà deposto in una bara.


    Revolver

    Paul è l'unico defilato, addirittura di profilo. Come dire: non sono più con voi.


    Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band

    * Ingrandimento

    Tra Stanlio e Ollio, Marlon Brando, Carlo Marx, Bob Dylan e Jane Harlow, Edgar Allan Poe e il mago satanista Aleister Crowley ("le persone che amiamo e ammiriamo", come le definì Ringo Starr), ecco i Beatles prima maniera, tristi e vestiti di nero. La copertina è un continuo richiamo alla presunta morte di Paul Mc Cartney. Nella foto principale i quattro musicisti, vestiti di colori sgargianti, hanno ai propri piedi una specie di tomba ornata di fiori gialli posti a forma di chitarra basso a quattro corde, lo strumento suonato da Mc Cartney. A destra si vede una bambola, che ha sul grembo un'auto rossa (quella dell'incidente). Nella stessa foto la testa di Mc Cartney è sormontata da una mano aperta, un simbolo di morte nelle culture orientali. All'interno del disco, un'altra foto mostra sulla divisa da circo di Mc Cartney un distintivo con la sigla OPD: una formula in voga nei paesi anglosassoni per indicare una persona "dichiarata ufficialmente morta" (Officially Pronounced Dead).


    Ma non basta: c'è chi ha avuto l'idea di mettere uno specchio e appoggiarlo perpendicolarmente, sulla gran cassa, tra le parole "Lonely" ed "Hearts". Così facendo compare la scritta "1 One 1" (cioè i tre membri superstiti) e poi "He die": lui è morto. E, guarda caso, la freccia tra "He" e "Die" punta proprio verso Mc Cartney.


  5. #5
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    Yellow Submarine

    Ancora una volta c'è una mano sulla testa di Paul. Inoltre il sottomarino (la bara) sembra sepolto dentro la collina.


    Magical Mystery Tour

    In una foto interna, Mc Cartney è seduto davanti alla scritta "I was" ("Io ero") mentre, in un'altra, due bandiere sono sulla sua testa, così come usa nei funerali militari. In copertina invece, col solito gioco dello specchio, la parola "beatles" per alcuni poteva diventare un numero di telefono di Londra: 2317438. A lungo, si sostiene, chiamando a quel numero si poteva sentire una voce registrata che diceva: "Ti stai avvicinando". Forse intendeva avvicinarsi alla verità? Chissà…


    Abbey Road

    I quattro Beatles camminano in fila, come in un funerale. Lennon, vestito di bianco, è il prete, Harrison è il becchino, Ringo Starr l'uomo delle pompe funebri e ovviamente Mc Cartney è il defunto. E' l'unico a camminare a piedi nudi quasi a indicare l'usanza di seppellire i morti senza scarpe, ha un passo diverso dagli altri, benché notoriamente mancino ha la sigaretta nella mano destra. E sul Maggiolino Volkswagen bianco parcheggiato sulla sinistra, una targa con su scritto: "28IF". Cioè: "28 se": se Paul fosse stato vivo in quel momento avrebbe avuto 28 anni.


    Solo una decina di anni fa Paul Mc Cartney, ormai cinquantenne, ha voluto dire la sua: nel 1993 ha pubblicato un disco dal vivo. Il titolo era "Paul is live", cioè "Paul è vivo". Sulla copertina il celebre attraversamento pedonale di Abbey Road a Londra solo che lui è solo con un cane. E sulla sinistra, il Maggiolone bianco ha cambiato targa: 51 IS. Letteralmente "51 anni è", e non "51 anni se".


  6. #6
    Ospite

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    So allibita, l'ho riletto due volte e più lo rileggo più mi dà l'idea che sia vero.

  7. #7
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    Tra tutti, l'argomento più convincente mi pare la straordinaria demenza di quel saltimbanco che si spaccia per Paul McCartney, cosa che mal si concilia con l'aver contribuito a scrivere canzoni di indubbio pregio.

  8. #8
    Ospite

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    Ma come avrebbero fatto a trovare qualcuno che gli somigliasse così tanto, e nello stesso tempo uno che sapesse anche cantare? E dopo il litigio tra di loro, come mai questa storia non è saltata fuori dalle loro bocche visto che quando uno litiga dice anche quello che non è vero pur di creare casini?

  9. #9
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    In Origine Postato da Alessandra
    Ma come avrebbero fatto a trovare qualcuno che gli somigliasse così tanto, e nello stesso tempo uno che sapesse anche cantare? E dopo il litigio tra di loro, come mai questa storia non è saltata fuori dalle loro bocche visto che quando uno litiga dice anche quello che non è vero pur di creare casini?
    Beh, avevano già lì pronto il sosia William Campbell...

    Ricopio fedelmente da un sito: Dopo un procedimento di plastica facciale, per dare alcuni ritocchi all’immagine, e numerose sedute di addestramento, per apprendere il comportamento del defunto, Campbell era pronto a sostituirsi a McCartney. Nessuno si accorse della sostituzione. Nessuno, tranne John Lennon. Questi, comprendendo che qualcosa non quadrava, avrebbe affrontato Epstein (il manager del gruppo), che, incapace di tenersi il segreto, spiegò la messinscena, a patto che Lennon non lo rivelasse a nessuno. Di malavoglia Lennon acconsentì, ma, siccome era convinto che i fans dovessero conoscere la verità, inserì nei testi delle canzoni, nelle copertine e nei libretti acclusi (i cosiddetti "booklet") agli album, numerosi indizi che servissero a dare indicazioni sulla fine che aveva fatto Paul.

    Francamente, la teoria della sostituzione di persona, oltre che di difficilissima realizzazione, mi sembra pura follia. Forse più credibile la teoria di segno opposto, secondo cui la voce sarebbe stata creata ad arte per incrementare le vendite degli LP. Più credibile, ma non del tutto, perché nel 1969 i Beatles erano all’apice della popolarità e di sicuro non avevano bisogno di una pubblicità così estrema, anche se certamente molto efficace: una voce messa in circolazione a costo zero, con altissima presa sul pubblico.

    E’ comunque innegabile che, a partire da un certo momento, la musica e i testi dei Beatles si fanno anomali, allucinati, ossessivi e alludono apertamente alla morte e a dimensioni al di là della vita.


    Trovo molto interessante uno stralcio dell’articolo postato da Tomás:

    E’ riduttivo dire che queste canzoni vennero scritte con l’aiuto di droghe lisergiche e qualche frammento di filosofia orientale, a nostro parere c’è qualcosa di più complesso dietro di esse. Critici meno razionali hanno avvertito in queste composizioni perturbanti, la sensazione che a condurre il gioco non siano stati i quattro Beatles, ma che la loro identità si sia dissolta in un gioco di coincidenze o del destino non codificabile.
    In effetti questa percezione si avverte come qualcosa di subliminale, che va oltre la ragione ed è visibile attraverso l’attenta visione e lettura di elementi pubblicitari come le foto e le copertine dei dischi del gruppo inglese. Un’alterità che neanche gruppi straordinari e palesemente legati a musiche e temi inquietanti e labirintici come, ad esempio, i King Crimson, i Van Der Graaf Generator i Cure, i Radiohead, sono riusciti ad avere. Ciò che distingue i Beatles da tutti gli altri sorge da canzoni in apparenza concepite per il mercato, le quali con l’ausilio di uno svolgimento stupefacente, svelavano modelli e sviluppi anomali, divenendo opere di immaginazione fuori dal comune, che si avventurano e avventurano gli ascoltatori verso spazi sconosciuti o intravisti. In loro afflato verso il soprannaturale viene comunicato attraverso una prospettiva non artefatta da una un atteggiamento programmatico autodistruttivo, come è sempre stato di moda per colpire l’immaginario del pubblico giovanile, ma un tentativo riuscito, anche se momentaneo, di ampliare la propria coscienza.

  10. #10
    Ospite

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    Se sono casi, sono assurdi, se sono indizi, sono folli (!)

 

 
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