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    Predefinito Presentato Il Rapporto 2003 Di Ntc Sulla Pena Di Morte Nel Mondo

    7 luglio 2003: “In relazione all’Assemblea Generale dell´Onu che si terra´ in settembre, i numeri a favore della moratoria ci sono. C´e´ pero´ il rischio che la presentazione stessa della risoluzione sulla moratoria non avvenga in virtù del principio abolizionista tout court”, ha continuato. Nella conferenza stampa, dedicata in particolare al caso Cuba (esposti striscioni con lo slogan ´Cuba no es libre´ e foto di dissidenti in carcere o uccisi), e´ stato confermata la tendenza, in corso ormai da dieci anni, del calo nel mondo delle esecuzioni, da 4.700 nel 2001 a 4.078 nel 2002. In aumento anche i paesi che non praticano questo tipo di pena, giunti a 130.
    ´´Il 2003, ha detto D´Elia, e´ un anno decisivo per la moratoria. Siamo convinti che per l´abolizione della pena capitale si debba passare per la moratoria; l´abolizione infatti non puo´ essere imposta per decreto. La moratoria evita scontri di civilta´ e salva vite umane´´. Alla prossima assemblea dell´Onu - ha aggiunto - ´´pensiamo di farcela. Sono 89 i paesi che sponsorizzano la moratoria; siamo convinti che alla fine un centinaio di paesi voteranno a favore. C´e´ la maggioranza assoluta. Ma la partita - ha precisato - non e´ ancora vinta.
    Non e´ tanto il voto che desta preoccupazioni quanto la presentazione della moratoria per iniziativa di chi si fa portavoce della purezza abolizionista ma che poi fa il gioco della prima potenza mondiale e del primo mercato potenziale del mondo´´. D´Elia ha ricordato che il presidente Berlusconi, in occasione della presentazione del programma del semestre italiano all´Europarlamento, si e´ impegnato a presentare la risoluzione di moratoria universale all´Onu. Piu´ circostanziati i timori di Marco Pannella, presidente di Nessuno tocchi Caino: ´´entro due o tre giorni - ha precisato - dobbiamo sapere se Amnesty International si sta muovendo per opporsi alla mozione sulla moratoria all´Onu. Questa sua posizione ha gia´ regalato dieci anni´´ di pene capitali. ´´E´ un pericolo che esiste - ha aggiunto il leader radicale - dire di no alla moratoria per l´abolizione della pena di morte e´ una posizione fascista, o comunista. Non si puo´ imporre l´abolizione, lo potrebbe fare un dittatore come Castro, ma gli stati democratici devono fare i conti con l´opinione pubblica´´.
    In rappresentanza del governo era presente Andrea Ronchi, responsabile per la Presidenza del Consiglio per i diritti umani. "Fini e Berlusconi sono convinti che questa battaglia per la moratoria possa essere vinta, e in questi giorni si sta facendo un gran lavoro in tal senso".´´Non e´ accettabile la politica dell´Europa che sta cercando il dialogo con il regime cubano. Abbiamo visto che con Castro non servono ne´ le sanzioni, ne´ il dialogo. Cio´ che serve e´ una condanna internazionale del regime´´: ha detto Alina Fernandez, la figlia dissidente di Fidel Castro. “Le esecuzioni sommarie a Cuba sono iniziate dopo la rivoluzione del 1959, almeno 5 mila persone sono state giustiziate in quel periodo. Per ultime, nell’aprile di quest’anno, sono state fucilate tre persone che avevano tentato la fuga dall’Isola. Per ogni cubano che raggiunge Miami, 3 muoiono. Obbligarli a scappare così, in quelle condizioni, e´ già una pena di morte”, ha detto Alina. Blanca Gonzales, madre di Normando Hernandez, giornalista condannato a Cuba a 25 anni di carcere, ha detto che la colpa di suo figlio “e´ stata quella di essere un giornalista indipendente”. “A Cuba è in atto un´ondata repressiva che ha, per esempio, messo in carcere 75 persone, senza che avessero commesso alcun reato. Fra queste ci sono persone anziane o malate come nel caso della giornalista ed economista Marta Roche e del Presidente della Commissione diritti umani di Cuba, Elisardo Sanchez. Chiediamo alla Unione Europea di fare pressioni affinché queste persone vengano liberate”.
    Alla conferenza ha partecipato anche Nicole Sadighi, esponente del movimento studentesco iraniano, che ha denunciato le migliaia di arresti che avvengono in Iran a danno di persone che lottano per la liberta´ di parola. “Pochi giorni fa, ad un ragazzo che protestava sono stati amputati il braccio destro e la gamba sinistra´´, ha detto. Ricordando poi il risalto dato alla storia delle due donne nigeriane, Amina e Safya, condannate alla lapidazione, la Sadighi si e´chiesta perche´ le decine di lapidazioni di donne iraniane non abbiano lo stesso risalto. ´´Sono fortunata perche´ sono libera di parlare - ha detto - e voglio essere la voce di migliaia di persone che vengono messe a tacere nel mio Paese. La riforma in Iran e´ morta, ha continuato, e con il regime di Kathami vi sono state piu´ uccisioni, esecuzioni, e giornalisti messi a tacere, che in passato´´.
    Alla conferenza stampa hanno partecipato anche Enrico Ruggeri e Andrea Miro´ che a Sanremo hanno dedicato una canzone al tema della pena capitale, intitolata “Nessuno tocchi Caino”.

    SE VUOI FIRMARE L'APPELLO PER LA MORATORIA ONU DELLE ESECUZIONI, CLICCA QUI: http://www.arte.it/caino

    Prefazione al Rapporto 2003 di Nessuno tocchi Caino di George H. Ryan
    Cinque anni fa, quando facevo la campagna elettorale per diventare Governatore dell´Illinois, non avrei mai pensato di dovere fare i conti un giorno con l´ingiustizia del nostro sistema della pena capitale. Di sicuro, non immaginavo mai che avrei espresso le mie opinioni su una moratoria per fermare le esecuzioni nel mondo nel rapporto annuale di una organizzazione in difesa dei diritti umani come Nessuno tocchi Caino. Ma non si sa mai cosa la vita ed il Buon Dio abbiano in serbo per te.
    Nel gennaio del 1999, ebbi davvero la buona sorte di prestare giuramento per la carica di Governatore dell´Illinois. Nel giro di poche settimane ho dovuto fare i conti con il peggiore degli incubi, il caso di un uomo innocente sul punto di essere ucciso per un crimine che non aveva commesso. Dovevo giungere alla carica più alta dello stato dell´Illinois per capire che se sei povero e appartieni a una minoranza, come Anthony Porter, il sistema è schierato contro di te. Ho rimesso in discussione tutte le mie convinzioni sul nostro sistema giudiziario penale. Avevo sempre pensato che prendessimo i cattivi ragazzi e li mettessimo dentro. Credevo che l´innocente mandato nel braccio della morte fosse solo un´invenzione di Hollywood.
    Poi, nel febbraio del 1999, alcuni studenti di giornalismo che collaboravano con un detective privato hanno ridato la libertà ad un uomo. Se non fosse stato per loro, Anthony Porter oggi potrebbe essere morto. Meno di 48 ore lo separavano dall´esecuzione. Aveva già ordinato il suo ultimo pasto e gli erano state prese le misure per il vestito con cui essere sepolto. Mi aveva fatto davvero impressione.
    Ma nonostante le richieste, mi ero opposto ad una moratoria. Poco dopo la liberazione di Porter, arrivò sulla mia scrivania il mio primo caso capitale. Andrew Korkorales era stato condannato per un crimine mostruoso, indescrivibile. Con la sua banda aveva sequestrato delle ragazze per strada, le aveva torturate, mutilate, stuprate. Poi le aveva uccise. Dopo aver visto come il sistema aveva fallito nel caso di Porter, volevo essere sicuro di prendere la decisione giusta. Il caso di Korkorales sembrava uno di quelli per cui è stata pensata la pena di morte. E se fosse innocente, mi chiedevo.
    Così ho esaminato i documenti della commissione di revisione sui detenuti e ho concluso che avevo bisogno di altre informazioni. Ho chiesto altri documenti relativi al suo caso. Ho parlato con gli avvocati della difesa. Ho parlato con i pubblici ministeri. Ho parlato con gli investigatori del caso e ho incontrato i rappresentanti eletti della comunità in cui una delle sue giovani vittime era cresciuta. Mi hanno detto che in nome della giustizia Korkorales doveva essere ucciso. Ho ascoltato i leader religiosi, contrari all´esecuzione di Korkorales per ragioni etiche. In fin dei conti, ho fatto la parte di Dio. Mi sono impancato a giudice e nel marzo del 1999 ho autorizzato l´esecuzione di Korkorales. Ero sicuro della sua colpevolezza, per un crimine che va oltre ogni immaginazione. Tuttavia mi sentivo scosso e svuotato.
    Ricadeva tutto su di me. E´ il compito più duro che un Governatore USA possa affrontare. Ho preso la decisione di togliere la vita a un altro uomo. Quella sensazione mi avrebbe tormentato ancora di più nei mesi successivi mentre emergevano altre prove a dimostrazione che il sistema della pena capitale dell´Illinois fosse gravemente difettoso. Altri tre uomini erano stati liberati dal braccio della morte dopo esservi rimasti a lungo per crimini che non avevano commesso.
    Nel novembre del 1999, il quotidiano che ero solito leggere mi ha fornito le cifre che mi hanno dimostrato ciò che cominciavo a pensare: il nostro sistema di pena capitale aveva fatto fallimento.
    • 33 dei nostri condannati a morte erano stati difesi nel processo da avvocati che in seguito erano stati radiati o sospesi dalla pratica legale. Come era potuto accadere?
    • Degli oltre 160 detenuti nel braccio della morte, 35 erano afro-americani processati da giurie composte esclusivamente da bianchi.
    • Più dei due terzi dei detenuti nel braccio della morte erano afro-americani. Era giustizia quella? Leggendo quei dati mi sono chiesto se si riferissero al sistema giudiziario del Sudafrica all´epoca dell´Apartheid.
    • 46 prigionieri erano stati condannati a morte sulla base di testimonianze rese da informatori detenuti. La più inverosimile forma di testimonianza che io possa immaginare.
    Si trattava, come da allora vado dicendo, di dati vergognosi. A gennaio 2000, anniversario del mio primo anno nel ruolo di Governatore, il sistema giudiziario del mio stato aveva esonerato più condannati a morte di quanti non ne avesse giustiziati. 13 esonerati, 12 giustiziati. L´Illinois aveva radiato dall´albo avvocati difensori di imputati poveri che avevano rischiato l´esecuzione. Mentre giurie composte esclusivamente da bianchi condannavano a morte dei neri. I delatori della prigione stringevano accordi con i pubblici ministeri per essere liberati in cambio della collaborazione a mandare qualcuno nel braccio della morte.
    Era giustizia? No. Assolutamente no.
    Era imparzialità? No. Nemmeno gli si avvicinava. Prima di entrare nell´amministrazione facevo il farmacista. Ho passato la vita a fornire alla gente medicine, per curarla, forse anche per salvargli la vita. Sia io che mio fratello abbiamo seguito nostro padre nel mestiere perché era un modo per mettere le nostre vite al servizio degli altri. Ma adesso, da Governatore, ero la persona che doveva dare l´ordine finale al boia affinché iniettasse la dose letale di veleno nelle vene di un uomo. Ero io a decidere se un´iniezione letale dovesse o no essere somministrata ad un condannato perché morisse su un lettino in una fredda e asettica camera della morte, davanti ad una stanza piena di spettatori.
    Alla luce di quanto appreso nel gennaio 2000, ho fatto la sola cosa che potessi fare. Ho fermato la macchina della morte in Illinois. Era la cosa giusta da fare. Come potevo far proseguire un sistema che decideva chi dovesse vivere o morire lanciando in aria una moneta? Testa o croce, sei colpevole oppure innocente. Devi vivere o morire? Ma fermare le esecuzioni è stato solo l´inizio. Poco dopo aver dichiarato la moratoria, ho nominato 13 tra i più dotati e impegnati cittadini perché rivedessero l´intero sistema della pena capitale per trovare cosa determinasse tanti tragici errori. Hanno rivisto ogni caso relativo a condannati nel braccio della morte. Ogni caso. Hanno rivisto tutti i casi di persone innocenti che erano state esonerate.
    Ci sono voluti due anni di accurato lavoro. Nella primavera del 2002 hanno presentato un dossier straordinario. Era un rapporto sull´intero sistema dell´Illinois. E faceva 85 raccomandazioni per riformarlo. Nessuna di quelle raccomandazioni è stata trasformata in legge mentre ero in carica. La nuova legislatura in Illinois sta prendendo in considerazione alcune delle riforme, ma il sistema dello stato con le sue magagne resta ampiamente in vigore. All´inizio di quest´anno, ho detto ai cittadini dell´Illinois che la situazione era ancora peggio di quel che avessi pensato.
    Ho scoperto che quattro uomini, Aaron Patterson, Leroy Orange, Stanley Howard e Madison Hobley, erano stati torturati da detective della polizia e costretti a rendere una confessione. Era accaduto circa 20 anni fa. Tutti e quattro hanno raccontato storie simili di abusi che avevano subito in tempi diversi. Tutti e quattro erano stati picchiati e soffocati fino a farli svenire incappucciando la loro testa con le buste di copertura delle macchine da scrivere. Leroy Orange era stato torturato con un pungolo elettrico usato per il bestiame. Gli atti relativi al processo d´appello dicono che Aaron Patterson abbia invocato il padre mentre veniva torturato. Come in molti altri casi, era chiaro che Aaron Patterson non fosse uno stinco di santo. Aveva avuto problemi con la legge, era affiliato a delle bande. Ma non c´era prova che avesse commesso l´omicidio per il quale era stato condannato a morte. Aaron Patterson ha detto di essere stato minacciato con una pistola. Ha detto di essere stato picchiato e soffocato. Con una graffetta aveva inciso frasi in cui si proclamava innocente sul tavolo e sulla porta della stanza per gli interrogatori. Possiamo immaginare quale incubo sia stato!
    A Stanley Howard erano stati negati incontri con la sua famiglia. Inoltre aveva subito percosse. Il testimone che aveva fatto il suo nome in relazione a una sparatoria beveva pesantemente e lo aveva identificato, con delle esitazioni, addirittura sei mesi dopo l´omicidio. La sua colpevolezza era stata contraddetta da prove balistiche, ma aveva confessato in seguito a torture.
    Madison Hobley era stato torturato ma si era rifiutato di confessare la sua responsabilità per un incendio in cui sua moglie e suo figlio erano arsi vivi. Non aveva potuto nemmeno piangere la morte dei suoi cari, era stato arrestato, accusato, processato e condannato in base a prove molte labili. Un agente di polizia membro della sua giuria avrebbe estratto la pistola e l´avrebbe posta sul tavolo della camera di consiglio, annunciando che in giornata si sarebbe giunti a un verdetto.
    Abbiamo studiato per tre anni i casi dei condannati a morte. Giunti a questi quattro casi, mi è stato detto che i loro appelli dovevano ancora concludersi, che ancora avevano una speranza di giustizia.Mentre si avvicinava il mio momento di decidere cosa fare di un sistema che nessuno voleva riformare, ho rivisto i loro casi ancora una volta. Mi sono convinto che non fossero più vicini ad avere giustizia di quanto lo fossero stati 20 anni prima. Le corti che si erano succedute avevano usato tecnicismi per evitare un pronunciamento sulla regolarità della condanna a morte di questi uomini. Per non arrivare a una decisione sulla questione principale, la regolarità dei processi, i giudici hanno più volte argomentato che i condannati avevano rinunciato a rivendicare i loro diritti. Mi rivolgevo agli avvocati del mio staff e chiedevo loro dove fosse finita la correttezza. Dove fosse finita la giustizia. Perché c´è voluto così tanto tempo perché qualcuno dicesse cosa giustizia e onestà dovessero realmente essere?
    Quando ho graziato questi uomini, condannati solo in base alle false confessioni rese dopo essere stati picchiati, soffocati, minacciati con le armi e torturati con l´elettricità, il procuratore locale ha detto che avevo liberato degli assassini. E´ giustizia questa? Su mio mandato, sono iniziate la dolorosa scoperta e la revisione delle enormi magagne del nostro sistema sulla pena capitale. Alla fine, ho sentito che era mio dovere fare qualunque cosa in mio potere da Governatore per evitare che queste ingiustizie si ripetessero.
    Ho studiato personalmente da capo a fondo tutti i casi dei prigionieri nel braccio della morte, dopo che il mio staff li aveva esaminati uno ad uno più volte.
    Sono giunto alla conclusione che, come nel caso dei 17 che avevamo esonerato, non ci fosse alcun criterio affidabile per distinguere i colpevoli dagli innocenti. Mi sono anche convinto che anche nei casi in cui c´era stato un piccolo dubbio o addirittura nessun dubbio sulla loro colpevolezza, ci fossero attenuanti tali che portavano a risparmiargli la condanna a morte. E´ stato un altro passo in avanti nel mio percorso da sostenitore della pena capitale verso qualcuno che si era convinto che il sistema non può funzionare correttamente. Così ho adottato le parole del famoso giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, Harry Blackmun. Anch´io ho detto che non sarei stato lì ad armeggiare intorno alla macchina della morte per cercare di ripararla.
    Il sistema era marcio fino al midollo. Era arbitrario, era capriccioso, era iniquo, era razzista, era disonesto nei confronti dei poveri e aveva anche trattato male le famiglie delle vittime. Era tutto questo e ancora non si vedeva alcun segnale di riforma. Così ho commutato le condanne di tutti i prigionieri del braccio della morte. Mentre scrivo queste righe, la mia decisione è ancora contestata dai procuratori in Illinois. Ero convinto che sarebbe stata discussa molto a lungo nel tempo. Lentamente ma con decisione sono arrivato alle conclusioni cui Nessuno tocchi Caino era giunto già da molto tempo. Non c´è giustizia nel sistema della pena capitale per come lo conosciamo negli Stati Uniti. Sono stato costretto a confrontarmi con gli aspetti morali. Ho dovuto fare i conti con l´ingiustizia.
    Chiunque uccida un altro essere umano non può essere proprio sano di mente. Alcuni di questi assassini hanno commesso crimini orribili, come quello commesso dall´uomo la cui esecuzione avevo autorizzato, Andrew Korkorales. Ho cominciato a chiedermi: possiamo giustiziare malati di mente? E´ umano? E questo può portare beneficio al migliore sistema giuridico del più grande paese del mondo?
    Ma più ponderavo l´imponderabile, i profondi interrogativi filosofici sulla pena capitale, più mi convincevo che l´ergastolo senza condizionale fosse la condanna più dura per chi ha ucciso. Da Cristiano, ma questo vale per ogni altra fede che io conosca, ritengo che la morte sia una ricompensa. Stiamo forse ricompensando degli assassini spietati? Uno del braccio della morte, Danny Edwards, della cui colpevolezza sono certo, nei giorni delle mie decisioni mi inviò una lettera implorandomi di scarcerarlo oppure di consentire venisse giustiziato. Trascorrere il resto della vita in prigione, mi disse, è un destino peggiore della morte. Oggi sta subendo quel destino.
    Sono tempi difficili per chi solleva interrogativi sulla moralità, la giustizia e la correttezza della pena capitale. Ma sono convinto che è questo il momento di essere per il mondo un segnale luminoso. Non ci sarebbe momento migliore per concepire un sistema di giustizia migliore.
    Questa è esattamente la visione di Nessuno tocchi Caino. Sono donne e uomini impegnati nella battaglia per la giustizia nel nome dell´umanità. Sono convinti che nessuno debba versare il sangue delle sorelle e dei fratelli. Avendo personalmente sopportato la pesante responsabilità di decidere chi del braccio della morte dovesse vivere o morire, posso dire di avere seri dubbi sulla capacità di qualsiasi uomo o donna di tollerare un carico simile. Come possiamo noi decidere a chi tocca fare la parte di Dio?
    L´Illinois è la terra del più grande Presidente americano, Abraham Lincoln, che ha salvato l´Unione nella sua prova più difficile, la Guerra Civile. Più di ogni altro leader nella storia del Mondo Occidentale, nel liberare gli schiavi ha promosso giustizia e libertà, e messo fine ad un doloroso capitolo della storia Americana. Il Presidente Lincoln ha detto una volta: "Ho sempre creduto che la clemenza produca frutti migliori della giustizia spietata". A distanza di centoquaranta anni, le parole del Presidente Lincoln costituiscono una luce morale che fa da guida a tutti noi.
    (George H. Ryan, Governatore dell’Illinois dal 1999 al 2003)


    Situazione pena di morte al 30 giugno 2003
    Abolizionisti: 78 - Andorra, Angola, Australia, Austria, Azerbaigian, Belgio, Bermuda*, Bolivia, Bulgaria, Cambogia, Canada, Capo Verde, Cipro, Città del Vaticano*, Colombia, Costa d´Avorio, Costa Rica, Croazia, Danimarca, Ecuador, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Gibuti, Guinea Bissau, Haiti, Honduras, Irlanda, Islanda, Isole Marshall, Isole Salomone, Italia, Kiribati, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macedonia (Ex Repubblica Iugoslava di), Malta, Mauritius, Micronesia (Stati Federati della), Moldova, Monaco, Mozambico, Namibia, Nepal, Nicaragua, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Palau, Panama, Paraguay, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Romania, San Marino, Sao Tomé e Principe, Serbia e Montenegro, Seychelles, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sudafrica, Svezia, Svizzera, Timor Leste, Turkmenistan, Tuvalu, Ucraina, Ungheria, Uruguay, Vanuatu, Venezuela.

    Abolizionisti per crimini ordinari: 14 - Albania, Argentina, Bosnia-Erzegovina, Brasile, Cile, El Salvador, Figi, Grecia, Isole Cook*, Israele, Lettonia, Messico, Perù, Turchia.

    Abolizionisti di fatto (non eseguono sentenze capitali da almeno 10 anni): 30 - Antigua e Barbuda (1991), Barbados (1984), Belize (1985), Benin (1993), Bhutan (1964), Brunei Darussalam (1957), Burkina Faso (1988), Congo (1982), Dominica (1986), Gabon (1979), Gambia (1981), Ghana (1993), Giamaica (1988), Grenada (1985), Kenya (1987), Madagascar (1958), Maldive (1952), Marocco (1993), Nauru (nessuna sentenza eseguita dall´indipendenza, 1968), Niger (nessuna esecuzione o condanna a morte dal 1976), Papua Nuova Guinea (1950), Repubblica Centroafricana (1981), Samoa (nessuna sentenza eseguita dall´indipendenza, 1962), Senegal (1967), Sri Lanka (1976), Suriname (1982), Swaziland (1982), Togo (1978), Tonga (1982), Tunisia (1991).

    Paesi membri del Consiglio d´Europa, che attuano una moratoria delle esecuzioni e si sono impegnati ad abolire la pena di morte: 2 - Armenia, Russia.

    Paesi che attuano una moratoria delle esecuzioni: 6
    Algeria, Filippine, Guatemala, Kirghizistan, Libano, Mali.

    Mantenitori: 66
    Afghanistan, Arabia Saudita, Autorità Palestinese*, Bahamas, Bahrein, Bangladesh, Bielorussia, Botswana, Burundi, Camerun, Ciad, Cina, Comoros, Cuba, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Eritrea, Etiopia, Giappone, Giordania, Guinea, Guinea Equatoriale, Guyana, India, Indonesia, Iran, Iraq, Kazakistan, Kuwait, Laos, Lesotho, Liberia, Libia, Malawi, Malesia, Mauritania, Mongolia, Myanmar, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Democratica di Corea, Repubblica di Corea, Ruanda, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadines, Santa Lucia, Sierra Leone, Singapore, Siria, Somalia, Stati Uniti d´America, Sudan, Tagikistan, Tailandia, Taiwan*, Tanzania, Trinidad e Tobago, Uganda, Uzbekistan, Vietnam, Yemen, Zambia, Zimbabwe.

    In grassetto, le democrazie liberali1 (13) che mantengono la pena di morte.
    * Stati non membri dell´ONU
    In corsivo, le novità rispetto al 2001


    Le esecuzioni del 2002 - Almeno 4.078 esecuzioni sono state effettuate in 34 paesi nel 2002.
    Cina: almeno 3.138
    Iran: almeno 316, tra cui una donna lapidata
    Iraq: almeno 214
    Stati Uniti d´America: 71, tra cui 3 minori
    Arabia Saudita: almeno 49
    Sudan: almeno 40
    Vietnam: almeno 34
    Kazakistan: 31 (nei primi 9 mesi dell´anno)
    Tagikistan: almeno 25
    Pakistan: 20
    Singapore: almeno 18
    Egitto: almeno 17
    Russia, almeno 15 (in Cecenia, ad opera dei separatisti)
    Giordania: 14
    India: circa 12
    Uzbekistan: almeno 11
    Tailandia: 9
    Yemen: almeno 8
    Taiwan*: 6 (alla fine di ottobre 2002)
    Kuwait: 5
    Repubblica Democratica di Corea, almeno 4 (il numero reale è molto più alto)
    Malesia: 4
    Autorità Palestinese*: 3
    Bielorussia: almeno 3 (nei primi sei mesi del 2002)
    Zimbabwe: 3
    Giappone: 2
    Uganda: 2
    Bangladesh: 1
    Emirati Arabi Uniti, almeno 1
    Georgia, 1 (nella Valle del Pankisi, sotto il controllo dei ribelli ceceni)
    Nigeria, 1

    Non esistono dati ufficiali ma un numero imprecisato di esecuzioni sarebbero avvenute, secondo AI, anche nella Guinea Equatoriale, in Siria e in Somalia.

    In grassetto, le democrazie liberali1 (5) che hanno effettuato esecuzioni (100)
    * Stati non membri dell´ONU
    In corsivo, le novità rispetto al 2001

    1La classificazione "democrazia liberale" si basa sui criteri analitici usati in "Libertà nel mondo 2003", il rapporto annuale della Freedom House sulla situazione dei diritti politici e delle libertà civili paese per paese (vedi www.freedomhouse.org).

  2. #2
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    SONDAGGIO -

    Pena di morte, favorevoli o contrari?
    Votate qui:
    http://www.legnostorto.com/node.php?id=5893

 

 

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