Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito La legge Bossi-Fini assassina

    «Ucciso il siriano espulso dalla Bossi-Fini». L'hanno
    massacrato in carcere
    di Maura Gualco

    Morto sotto tortura. Tra bastonate e scosse
    elettriche, Mohammad Said Al-Sahri, l’ingegnere
    siriano espulso dall’Italia insieme alla moglie e ai
    quattro figli nel novembre scorso, sembra che sia
    stato ucciso. Ha incontrato il suo boia, in un carcere
    di sicurezza alle porte di Damasco, dove era detenuto
    da quando l’Italia lo ha rispedito nel suo paese,
    nonostante avesse richiesto l’asilo politico perché
    perseguitato politico. A darne la notizia sono il Cir
    (Consiglio italiano per i rifugiati) e la famiglia che
    attualmente vive a Londra. «Abbiamo avuto la notizia
    da alcuni parenti che vivono a Damasco», dice Murhaf
    Lababidi, cognato di Mohammad, al quale fa eco il
    direttore del Cir, Christopher Hein: «La notizia, che
    stiamo cercando di accertare, ci è stata data da una
    fonte che si trova in Siria e che preferiamo mantenere
    anonima. Ma non si tratta di parenti». E il tre luglio
    scorso un comunicato è stato inviato dai legali della
    famiglia Lababidi alla Corte di Strasburgo. «Da fonti
    attendibili - è scritto sulla nota - il signor
    Mohammad Said Al-Sahri è stato ucciso a causa delle
    torture subìte in carcere». Conferme dal governo
    siriano non ce ne sono. E la Farnesina interpellata
    sull’argomento si limita a un: «Verificheremo».

    La storia di Mohammad Al-Sahri comincia nella città di
    Hama, antica città siriana, considerata dal regime di
    Assad la roccaforte dei Fratelli Mussulmani, i cui
    membri - prevede la legge del 7 luglio dell’80 e
    ancora in vigore - sono condannati alla pena capitale.
    Teatro di una spietata repressione della popolazione,
    che tenta di liberarsi del “Leone di Damasco”, Hama
    viene bombardata, accerchiata, distrutta
    dall’esercito. Un’escalation di violenza che culmina
    il due febbraio dell‘82 nel massacro di oltre
    diecimila vite. Mohammad Al Sahri, che all’epoca ha 24
    anni, fugge. Va prima in Giordania e poi in Irak, dove
    si stabilirà con la moglie Maysun e i quattro figli.
    Ma la famiglia di sua moglie, anch’essa ricercata dal
    regime di Damasco, si era già stabilita in Europa, tra
    la Danimarca e l’Inghilterra. Così anche Mohammad,
    dopo circa vent’anni di esilio, decide di partire per
    l’Europa. E il 23 novembre scorso arriva insieme ai
    suoi cari, proveniente da Baghdad via Amman,
    all’aeroporto Malpensa di Milano. Bloccati dalla
    polizia di frontiera vengono trattenuti in una zona
    riservata dell’aeroporto per ben cinque giorni
    impedendo loro di vedere Murhaf, il fratello di
    Maysun, che nel frattempo era volato da Londra in loro
    soccorso. Ma Murhaf era riuscito il giorno dello
    sbarco a sentirla telefonicamente e non soltanto si
    era assicurato che la sorella avesse richiesto l’asilo
    politico per lei e i suoi cari, ma le aveva anche
    tradotto dall’arabo il termine “refugee”. «Devi dire
    alla polizia di frontiera: ”We are refugee”». Una
    veloce deportazione fa seguito ai cinque giorni di
    detenzione in isolamento. Vissuto libero nel paese del
    feroce Saddam, Mohammad non trova, dunque, altrettanta
    tolleranza nella “democratica” Italia. Ma in aereo le
    lacrime non servono. Destinazione: Damasco. Dove ad
    attendere l’ingegnere all’aeroporto c’è l’ascia del
    boia. Arrestato immediatamente dalla sicurezza
    siriana, infatti, viene portato via e dalle autorità
    non si è mai avuta alcuna informazione. Sua moglie,
    insieme ai bambini, vive ad Hama dove due volte a
    settimana, racconta Murhaf, riceve la visita dei
    Mukabarat, i servizi segreti che la intimidiscono e le
    bombardano di domande sui contatti del marito e sul
    resto della famiglia. In Italia, intanto, l’Unità
    denuncia il caso e in Parlamento fioccano le
    interrogazioni al governo. Il ministro dell’Interno,
    Giuseppe Pisanu, si difende: «Queste persone non hanno
    mai avanzato domanda di asilo, sono stati trattenuti
    in luoghi ospitali, trattati con umanità e rimpatriati
    in Siria nel pieno rispetto della legge Bossi-Fini».
    Difficile credere che in cinque giorni di detenzione
    non abbiano mai espresso tale richiesta. E in ogni
    caso, spiegano i legali della famiglia Lababidi che,
    intanto, hanno denunciato il governo italiano alla
    Corte europea di Strasburgo per numerose violazioni
    del diritto internazionale, la Convenzione di
    Strasburgo vieta «il rimpatrio forzato verso un paese
    in cui vige la pena di morte». E a rispondere a Pisanu
    sull’ospitalità della polizia di frontiera ci pensa
    Maysun che dai suoi “arresti domiciliari” in cui si
    trova, scrive al fratello. «Abbiamo ricevuto il
    peggior trattamento. C’era una donna, la stessa che ci
    ha scortato in Siria...Avevamo chiesto rifugio, una
    vita normale...invece ci hanno rinchiuso in una stanza
    con le telecamere, dove ci hanno perquisito e fatto le
    foto segnaletiche...Abbiamo chiesto varie volte un
    interprete, un avvocato...Poi ci hanno condotto in un
    posto vicino all’aeroporto...un posto freddo, gelido,
    senza riscaldamento, niente coperte...Così fino a
    giovedì 28 novembre alle 21 quando quella donna è
    venuta con tre agenti di polizia e ci ha detto “hanno
    accettato la vostra richiesta. Raccogliete i vostri
    effetti personali”. Dove andiamo? “Sarete trasferiti
    in un posto migliore” mi ha risposto la donna. Solo in
    aereo abbiamo capito dove eravamo diretti».

    Un racconto raccapricciante, difficile da provare: la
    parola degli immigrati contro quella di un funzionario
    di polizia. Ma che offende non solo la famiglia Sahri,
    bensì la dignità di ogni essere umano. Si tratterebbe
    di quei “trattamenti disumani e degradanti” citati
    nella Convenzione di Ginevra e in quella di
    Strasburgo. Perché proprio in Siria visto che venivano
    dalla Giordania? Si sono rifiutati di andare in
    Giordania, risponde il governo. Dunque, per andare in
    Giordania si sarebbero opposti con tutte le forze,
    mentre per la Siria avrebbero accettato a cuor
    leggero. Ma sì, in fondo laggiù ci aspetta solo una
    condanna a morte. E non è tutto. Carlo Giovanardi,
    ministro per i rapporti per il Parlamento, dagli
    scranni dell’aula, assicurò alcuni mesi fa:
    «Naturalmente, il governo si impegna a seguire la
    vicenda anche a livello europeo, nel caso in cui
    emergesse la notizia che i diritti umani non vengano
    rispettati». Ebbene, come si è impegnato questo
    governo? Come ha ottemperato all’impegno preso?
    Amnesty International non ha mai smesso di riferire,
    in seguito alle inchieste da essa condotte, che in
    Siria la tortura è praticata sistematicamente ed è
    concreto il pericolo di scomparsa dei detenuti
    politici. Soprattutto gli appartenenti ai Fratelli
    Mussulmani. Il governo, quindi, non poteva non sapere.
    Non poteva non immaginare la fine che avrebbe fatto
    Mohammad Al Sahri. «La notizia della morte
    dell’ingegner Sahri che riferiscono fonti attendibili
    - dice Anton Giulio Lana, uno dei legali della
    famiglia Lababidi - mi lascia sconcertato ma purtroppo
    non sorpreso. Il rischio di un tale epilogo era fin
    troppo prevedibile. Spetterà a questo punto alla Corte
    Europea accertare le responsabilità dell’Italia, anche
    sotto questo profilo».

    http://www.unita.it/index.asp?SEZION...TOPIC_ID=27171

  2. #2
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    Yuri Yuri cambia le tue fonti e soprattutto gli spacciatori, non ti è bastata la figura di merda su Padania! dei "presunti" terroristi tossici

    Non era a Cuba che chi viene sorpreso ad emigrare viene imprigionato e ucciso per il socialismo questo e altro, ha fatto la fine che avrebbe fatto a Cuba o in qualsiasi altro paese al quale aspiri

  3. #3
    Super Troll
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    In Origine Postato da Shaytan
    Yuri Yuri cambia le tue fonti e soprattutto gli spacciatori, non ti è bastata la figura di merda su Padania! dei "presunti" terroristi tossici

    Non era a Cuba che chi viene sorpreso ad emigrare viene imprigionato e ucciso per il socialismo questo e altro, ha fatto la fine che avrebbe fatto a Cuba o in qualsiasi altro paese al quale aspiri
    =====
    è CERTO CHE COL TUO INTERVENTO HAI RESO IL MONDO MENO TRISTO
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    In Origine Postato da Shaytan
    Yuri Yuri cambia le tue fonti e soprattutto gli spacciatori, non ti è bastata la figura di merda su Padania! dei "presunti" terroristi tossici

    Non era a Cuba che chi viene sorpreso ad emigrare viene imprigionato e ucciso per il socialismo questo e altro, ha fatto la fine che avrebbe fatto a Cuba o in qualsiasi altro paese al quale aspiri
    il tuo livello di scolarita' elementare mi impedisce di comprendere le tue parole.

    Ti ricordo solo che tutti gli immigrati accusati di essere "terroristi" in modo plateale, sono stati scarcerati, non sempre con le scuse dovute.

    Fai le scuse, come i bravi bimbi fanno

  5. #5
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    In Origine Postato da yurj
    il tuo livello di scolarita' elementare mi impedisce di comprendere le tue parole.

    Ti ricordo solo che tutti gli immigrati accusati di essere "terroristi" in modo plateale, sono stati scarcerati, non sempre con le scuse dovute.

    Fai le scuse, come i bravi bimbi fanno
    Certo certo come per mani pulite se sei garantista devi esserlo per tutti e non solo per i tuoi amichetti tossicodipendenti

  6. #6
    Hanno assassinato Calipari
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    Non sei un mio amichetto

 

 

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