Roma. L’annunciato opuscolo del ministero della Salute per un corretto uso dei farmaci con annessa lettera di invito a contenere gli sprechi firmata da Silvio Berlusconi sono diventati, prima ancora di finire nelle cassette della posta di milioni di italiani, materia di polemica.
E’ quello il vero spreco, dettato dalla volontà di propaganda, tuonano le opposizioni.
Unica voce dissonante quella di Antonio Di Pietro, che apprezza l’iniziativa, così come molti addetti ai lavori: farmacologi, associazioni di medici, Federfarma e Farmindustria.
Pier Luigi Tucci, presidente della Federazione italiana medici pediatri, ha dichiarato che “da sempre si sa che gli italiani, ma non solo loro, consumano troppi farmaci, li conservano male e li usano in modo spesso improprio”, perché ora, “rispetto al passato, la gente ha una nuova visione di salute, malattia e sofferenza. I genitori non vogliono più vedere i loro figli ammalati, neppure per un banale raffreddore”, e si fa “pressione sul medico al quale viene richiesta con insistenza una prescrizione”.
Eppure l’aveva dichiarato il ministro Sirchia, presentando il suo programma 2002-2004: uno degli obiettivi prioritari è quello “di promuovere l’appropriatezza delle prescrizioni e dei consumi” dei farmaci.
Del loro uso propagandistico, in verità, è l’Ulivo a saperne qualcosa.
A un passo dalle incerte elezioni del 2001, il ministro della Sanità Rosy Bindi decise di eliminare del tutto il ticket.
La conseguenza fu che nei primi cinque mesi del 2001 la spesa farmaceutica aumentò del 34 per cento rispetto all’anno precedente, raggiungendo il 16 per cento del totale della spesa sanitaria.
Il nuovo governo dispose poi che le Regioni dovessero farla rientrare sotto il 13 per cento. L’aumento ingiustificato della richiesta di prescrizioni farmaceutiche fu documentato, tra l’altro, da uno studio effettuato dall’Osservatorio sulla terza età, presieduto dall’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio.
In attesa di leggere l’opuscolo e le sue venti istruzioni di buon uso delle medicine, è lecito chiedersi come mai un’iniziativa che fa perno sull’informazione dei consumatori finali debba preventivamente essere considerata come un attentato alla loro salute e alla loro intelligenza.
E’ vero o no che in tutta Europa si fanno campagne per il corretto uso dei farmaci?
Certo, anche se probabilmente non con la stessa capillarità prevista dall’iniziativa annunciata due giorni fa, ci hanno risposto all’Agenzia italiana del farmaco, creata da un anno sotto la sorveglianza del ministero della Salute.
E Vittorio Bertelé, farmacologo dell’Istituto Mario Negri di Milano, dice al Foglio che “se si informa in modo corretto, indipendente, nell’interesse della salute pubblica e anche della sua economicità non vedo dove sia lo scandalo”.
Si è detto che l’informazione a tappeto non serve, e che bisogna ricorrere a intermediari qualificati: medici di base, Asl, ospedali.
All’obiezione Bertelé risponde che “non è affatto detto che una cosa debba escludere l’altra. Certo, se l’informazione a tappeto sostituisse l’altro tipo d’intervento non avrebbe senso. Ma vedo invece un grosso lavoro in corso da parte delle Regioni, delle Asl, dell’Aifa. Un lavoro di aggiornamento continuo e di controinformazione rispetto a un andamento delle cose che a volte appare sbagliato. Certo, esiste anche l’informazione del marketing e della promozione da parte dell’industria, che è difficilmente contrastabile, perché ha un sostegno economico che l’informazione pubblica non può avere, per evidenti ragioni di sbilanciamento di budget. Ma anche se noi non lo vediamo, c’è un lavoro costante, un dibattito anche acceso sulle note della Commissione unica del farmaco che arrivano alle Asl e ai medici di base”.
A questo proposito, bisogna ricordare che è in discussione in Parlamento il progetto di legge Minoli-Rota, che mira, secondo un documento dell’Istituto Bruno Leoni, a colpire indebitamente “le attività promozionali dell’industria farmaceutica”, con una temibile virata “del paradigma giuridico in una direzione che limita libertà fondamentali quali la libertà di commercio, la libertà di associazione e perfino il diritto di proprietà”.
Su Il Foglio del 21 gennaio
saluti




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