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    Predefinito Commemorazione. Neo fascisti, partigiani e pacifisti si incroceranno domenica in piaz

    Giovedì 3 Luglio 2003

    Commemorazione. Neo fascisti, partigiani e pacifisti si incroceranno domenica in piazza Almerico

    Corteo della Rsi, sale la tensione
    Il centro sarà blindato dalle forze dell’ordine per prevenire tafferugli Antifascisti: «È un insulto alla città». Reduci: «Ostilità contro di noi»

    di Paolo Rolli

    Sale la tensione in paese all’avvicinarsi del giorno (domenica mattina) del raduno dei reduci della Repubblica sociale italiana, da un lato loro e dall’altro la contromanifestazione antifascista. Con il rischio, però, che le parti si incrocino nella stessa piazza. Ieri, giornata di mercato, non si parlava d’altro: cosa succederà? Ci saranno scontri, disordini, o prevarrà il buon senso da entrambe le parti? Una scena già vista a Schio, quella cui si assisterà domenica prossima, 6 luglio, in concomitanza con l’anniversario dell’eccidio del 1945, in cui persero la vita 54 persone uccise dai partigiani. La città, infatti, tornerà ad essere terreno di scontro ideologico, ma a differenza di quanto avvenne lo scorso anno, questa volta la contromanifestazione è stata autorizzata in piazza Almerico: proprio dove dovrebbe passare il corteo dei reduci. L’anno scorso, per la prima volta, i reduci di diversi reparti che combatterono nella Repubblica di Salò si diedero appuntamento a Schio per una cerimonia commemorativa in occasione dell’anniversario dell’eccidio. Pronta fu la risposta della sinistra, che organizzò una contromanifestazione. Un’accurata predisposizione del corteo dei reduci e la "blindatura" dei possibili punti di contatto tra le parti, grazie ad un massiccio servizio d’ordine pubblico, permisero che tutto si svolgesse senza particolari problemi. Domenica prossima si replica, e la città tornerà ad essere presidiata in ogni angolo da polizia e carabinieri. Già ieri la digos era in paese per alcuni sopralluoghi.
    Per la contromanifestazione si sono mosse associazioni di partigiani, partiti, gruppi e movimenti di sinistra, che con la loro presenza intendono protestare contro l’iniziativa dei reduci di Salò. «Anche quest'anno saremo costretti a subire un vero e proprio insulto alla città di Schio, medaglia d'argento alla Resistenza - affermano gli organizzatori -: anche quest'anno un gruppo di neo fascisti-nazisti in camicia nera marcerà con tanto di svastiche facendo il saluto romano per le strade della città. Anche quest'anno, quindi, tutte le forze antifasciste di Schio e della regione manifesteranno pacificamente in piazza Almerico».
    È proprio la concessione contemporanea della piazza ad entrambi a creare qualche problema. «Siamo sorpresi e preoccupati dell’irresponsabilità del sindaco - afferma Alex Cioni, uno degli organizzatori della manifestazione dei reduci -. Quando abbiamo saputo della concessione di piazza Almerico per la contromanifestazione, non credevamo alle nostre orecchie: un atto di ostilità nei nostri confronti. Ci aspettavamo maggiore equilibrio da parte del sindaco di Schio, ci attendevamo una posizione di imparzialità a garanzia di tutti. Tocca a noi, a questo punto, dimostrare senso di responsabilità, e così come abbiamo fatto l’anno scorso, stiamo valutando di cambiare il percorso stabilito inizialmente».
    Di parere opposto la sezione Anpi di malo che ha scritto al sindaco di Schio per lamentarsi della concessione dell’autorizzazione ad "una squallida manifestazione... auspicando che non vi sia in futuro alcun compromesso con i fascisti".
    La commemorazione dei reduci della Rsi inizierà al Sacrario militare della Ss. Trinità alle 10 con la messa, cui farà seguito il corteo; la contromanifestazione antifascista, invece, si svolgerà in piazza Almerico dalle 9,30.


    L’episodio. In vari punti del tracciato
    Le scritte anonime imbrattano il paese

    "Nervi tesi fasci appesi", "L’unico fascista buono è quello morto", "Ora e sempre resistenza". Ed a Schio il clima a pochi giorni dalle due manifestazioni di domenica si scalda sempre più. Un vero e proprio raid, quello avvenuto in città la scorsa notte, con scritte tracciate a vernice rossa, nera ed arancione apparse su molti muri della città.
    Il tenore delle scritte è inequivocabile, così come appare subito lampante chi siano i destinatari del "messaggio", anche se gli autori degli slogan sono rimasti anonimi e duqnue non riconducibili ad una delle due parti in campo. Anzi, potrebbe trattarsi di un atto isolato di qualche idiota, compiuto soltanto con l’intenzione di provocare una reazione violenta che accenda la miccia degli scontri durante il corteo. Un intento questo che non sortirà effetto in quanto gli slogan per domenica verranno sicuramente cancellati.
    Le scritte sono state tracciate tra la stazione delle autocorriere e piazza Almerico da Schio, cioè la zona dove domenica passerà il corteo dei reduci della Repubblica sociale italiana.
    Nemmeno la Biblioteca, l’ex carcere dove avvenne l’eccidio del 7 luglio, è rimasta indenne dall’assalto con lo spray, così come gli ignoti imbrattatori se la sono presa anche con la sede dell’Unicredit di via Baratto.
    Della vicenda si stanno occupando ora sia i carabinieri di Schio sia la questura di Vicenza.

  2. #2
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    Predefinito sono microcefali

    non resta molto altro da dire.

  3. #3
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    Predefinito Bocciate le scritte contro il fascismo

    Bocciate le scritte contro il fascismo

    Manifesti colorati dei "resistenti" in città


    ( m. sar. ) A due giorni dal corteo dei repubblichini, con una città imbrattata di scritte anonime contro il fascismo, in parte cancellate, almeno quelle apparse sui muri di edicifi e strutture pubbliche, dall’intervento dei dipendenti comunali, ma anche offensive nei confronti dei familiari delle 54 vittime dell’eccidio del 7 luglio 1945, Schio s’interroga. E arrivano le prime condanne agli atti vandalici. Da sinistra. I primi a prendere una ferma posizione sono i rifondatori, che hanno sì promosso una contro-manifestazione domenica mattina in piazza Almerigo, ma che, con un comunicato diffuso a livello nazionale, prendono le distanze dagli autori del blitz vandalico notturno.
    «Il Partito della Rifondazione Comunista di Schio condanna fermamente le scritte vandaliche apparse sui muri della nostra città - si legge nel documento firmato dal segretario cittadino Ezio Simini. - Che tali scritte siano state eseguite per esecrare la calata su Schio dei rimasugli della Rsi non le giustifica per nulla. L'antifascismo si esercita alla luce del sole, con le armi della denuncia vigorosa e della mobilitazione democratica. Gli atti vandalici sono estranei a questa città e alla sua tradizione civile e progressista»,
    Posizione ribadita dalle parole del segretario locale dei Democratici di sinistra: «Il metodo provocatorio va condannato - commenta Vasco Bicego. - E’ offensivo non solo verso l’intera cittadinanza, ma soprattutto nei confronti dei familiari delle vittime, che hanno sempre auspicato la pacificazione, un obiettivo che rischia di diventare impossibile da raggiungere, finchè permarranno simili comportamenti».
    Sul fronte della contestazione civile e regolare, c’è da segnalare che la città è stata tappezzata da un manifesto colorato, che riporta in evidenza il titolo "Libertà, pace e democrazia". A sottoscriverlo sono i movimenti politici di centro - sinistra, dalla Margherita a Rifondazione, passando per i Ds e i Verdi, le organizzazioni sindacali, l’Anpi e numerose associazioni locali culturali, economiche e del volontariato.


  4. #4
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    La strage di Schio “non s’ha da ricordare”?

    | Venerdi 4 Luglio 2003 - 18:21 | A.C. |

    Oggi, con il corteo dei reduci della Rsi e di Continuità ideale, Schio si interroga sul suo passato.
    Rimosso per volontà di regime per lunghe decine di anni.
    E’ una pagina di storia volutamente dimenticata.
    Era il luglio 1945, la guerra era finita: i partigiani comunisti massacrarono 54 persone nel carcere di Schio. Con la benedizione di Togliatti, “ministro della Giustizia” nel governo Parri, gli autori del massacro riuscirono ad espatriare.
    Ecco il racconto del portaordini, Massimo Caprara, poi “comunista pentito”: "Fammi venire subito Bolle e Gallo", continuò Togliatti citando i due vice segretari Secchia e Longo con il loro nome da capi del terrorismo clandestino. Con loro, la riunione durò non più di dieci minuti. ...Togliatti mi passò uno dei soliti piccoli fogli sui quali veniva raccolto il verbale delle riunioni ordinarie della segreteria del Pci. Lo aveva compilato lui stesso con una specie abituale di ordine maniacale.
    "Schio", c'era scritto a sinistra, poi in colonna a destra due altre righe: "Trasferire in luogo sicuro"... "Parlane subito con Matteo", concluse Togliatti con la calma riservata ad una pratica di ordinaria banalità. Matteo, fratello di Pietro Secchia, era incaricato di tenere i rapporti con due funzionari dell'NKVD, la polizia sovietica, che figuravano tra i diplomatici di rango dell'ambasciata dell'Urss, di via Gaeta a Roma. ...In attesa nel mio uffticio, (c’erano) i tre di Schio e dissi ansimando: "La Segreteria ha deciso: Praga".
    Li vidi qualche anno dopo. Uscivo con Togliatti e la Jotti dalla Tynsky chram, la chiesa di Tyn in Stare Mesto, la Città Vecchia della capitale cecoslovacca. Uno di loro mi venne incontro. "Ti ricordi di me? Sono dì Schio", disse guardando anche Togliatti. Il partigiano cavò di tasca e mostrò la tessera del partito comunista italiano del 1947, con i bollini mensili tutti regolarmente applicati. Era quella di un normale iscritto al Pci, in trasferta coatta all'estero. Aveva sparato, colpito, veniva ricercato, ma era stato assolto dal Partito e dal Partito aveva ottenuto una copertura "logistica". Si rivolse di nuovo a Togliatti e gli disse: "Torneremo presto in Italia, dopo la vittoria alle elezioni".
    Togliatti girò lo sguardo altrove, ormai disinteressato, come dinanzi ad un innocuo ma fastidioso fantasma. Il fantasma aveva fatto materialmente parte di una ventina di uomini che s'erano riuniti, la notte del 6 luglio 1945, a Schio, una cittadina in collina, venticinque chilometri a nord dì Vicenza, in un parco, la Valletta dei Frati', appena fuori dal centro. Erano ex partigiani dei battaglioni "Ramina Bedin", "Ismene", della divisione garibaldina "Ateo Garemi" e della Polizia ausiliaria, istituita alla fine della guerra, in maggioranza comunista. Avevano come nome di battaglia "Teppa", "Morvan", "Gandhi", "Quirino', "Terribile", "Guastatore" e altri ancora, che riconoscevano, assieme, la supremazia del comandante Igino Piva, detto "Romero". Ad un segnale, convenuto, un colpo di fischietto, con la parte inferiore del viso coperta da grandi fazzoletti, fecero irruzione nel carcere locale, immobilizzarono i guardiani, Pezzin e Girardin, e spararono, al pianoterra e al secondo piano, mitragliando i prigionieri a distanza ravvicinata. Uccisero 47 persone e ne ferirono 24, mentre altre 7 morirono in seguito in ospedale. In totale 54, di cui 14 donne. Nessuno di loro era allo stato legalmente incriminato, ma solo sospettato di essere iscritto al Partito fascista repubblicano, anche per banali incarichi amministrativi. Il 9 luglio giunse a Schio il generale americano Dunlop, comandante dell'AMG per il Veneto, accompagnato da altri ufficiali. Il generale, al termine di una formale inchiesta, parlò chiaramente di "violenza rossa premeditata", come la Corte di Assise di Milano confermò il 13 novembre 1952, identificando tutti i partigiani responsabili. "L'Unità" aveva parlato di gruppi incontrollati, poi li aveva definiti ingiustificatamente trotzskisti, quindi nemici del Partito comunista italiano. Ma la stampa di partito aveva in precedenza inveito anche contro i simpatizzanti locali del passato regime: "Sterminiamoli, arrestiamoli, fuciliamoli".
    L'amnistia voluta da Togliatti del 1946 alla fine salvò i responsabili del più vasto eccidio perpetrato durante il prolungato periodo della "resa dei conti" dopo la cessazione della guerra: un fiume complessivo dì sangue di oltre 15 mila vittime delle rappresaglie antifasciste, dei partigiani dell’ultima ora.
    Oggi Schio ha i palazzi imbrattati di scritte anonime contro il fascismo, in parte cancellate, almeno quelle apparse sui muri di edifici e strutture pubbliche, dall'intervento dei dipendenti comunali, ma anche offensive nei confronti dei familiari e dei commilitoni delle 54 vittime dell'eccidio del 7 luglio 1945.
    Ma Schio s'interroga. Chi semina ancora odio? Sono, di certo, i ragazzini dei vetero “centri sociali” quelli collegati ai “grandi vecchi” degli anni di piombo. Ma arrivano anche strane condanne degli atti vandalici. Da formazioni insospettabili di voglia di “riconciliazione”: i primi a prendere posizione sono i rifondatori, che hanno però promosso una contro-manifestazione questa mattina in piazza Almerigo, e che, comunque, con un comunicato diffuso a livello nazionale, hanno preso le distanze dagli autori del blitz vandalico notturno. «Il Partito della Rifondazione Comunista di Schio condanna fermamente le scritte vandaliche apparse sui muri della nostra città - si legge nel documento firmato dal segretario cittadino Ezio Simini. Posizione ribadita dalle parole del segretario locale dei Democratici di sinistra: «Il metodo provocatorio va condannato - commenta Vasco Bicego. - E' offensivo non solo verso l'intera cittadinanza, ma soprattutto nei confronti dei familiari delle vittime, che hanno sempre auspicato la pacificazione”.
    E allora perché il “presidio antifascista”?
    Disturba troppo chi vuole onorare i propri morti? O è il rimorso rimosso per un massacro rimosso?





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    C'è qualcuno che c'è andato e che può fare un resoconto?

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    Predefinito dal gazzettino di ieri: occupazione dei disobbidienti

    Vicenza
    NOSTRO SERVIZIO
    La ...


    Vicenza
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    La Biblioteca civica di Schio: luogo di mattanza il 7 luglio 1945, di "occupazione disobbediente" il 5 luglio 2003. Due episodi lontanissimi nel tempo, uniti da un filo conduttore: l'eccidio partigiano, a guerra conclusa, del 7 luglio '45, costato la vita a 53 persone. Un evento di sangue che da allora suscita polemiche in città, che non sono venute meno dopo la posa in biblioteca nel 1986 di una lapide ricordo, ritenuta anonima e non rispondente alla verità.

    La tensione politica che in settimana ha scosso la città per la sfilata in programma stamani degli ex Repubblichini (organizzata all'Unione nazionale combattenti Rsi e da Continuità Ideale) ha portato ieri all'occupazione del cortile della biblioteca civica da parte dei Disobbedienti vicentini, legati ai gruppi Ya Basta e Libera Zona. Un fatto che segue ripetuti voltantinaggi di protesta alla sfilata da parte delle sezioni locali di Ulivo e Rifondazione Comunista, e frasi scritte a spray sui muri del centro, nella notte tra martedì e mercoledì. Ieri alle 11.30 una quarantina di Disobbedienti (tra i 20 e i 30 anni) sono entrati in fila indiana nella sala "lettura quotidiani" della biblioteca per passare come normali utenti nel cortile interno. Ma erano lì per un'occupazione di protesta, srotolando sopra e sotto la lapide delle vittime dell'eccidio, due striscioni con scritto in rosso "Mai più fascisti. Disobbedienti. Schio non dimentica" e "No alle parate naziste".

    «Non faremo alcun danno, siamo qui - ha dichiarato il portavoce Francesco Pavin - solo per chiedere l'annullamento della sfilata fascista. Ce ne andremo quando avremo l'assicurazione che verrà annullata».

    La direzione della biblioteca li ha invitati ad uscire, ma gli occupanti hanno detto no. A quel punto l'intervento di vigili urbani e carabinieri. La situazione è rimasta in stallo sino alle 13 quando i ragazzi si sono incontrati col vice questore, il responsabile dell'Ucigos, il vice sindaco Luigi Dalla Via e altri funzionari del Comune. Un'ora di riunione servita a calmare gli animi.

    «Ci siamo parlati, per l'anno prossimo studieremo assieme - spiega Pavin - il modo di impedire una nuova sfilata fascista. Ma domani (oggi, ndr) saremo in piazza Almerico a manifestare assieme a tanti altri contro l'arrivo a Schio dei fascisti».

    L'occupazione si è conclusa alle 16,15, dietro un deciso invito dei dirigenti provinciali e delle forze dell'ordine. All'azione di occupazione, che ha creato disagi agli utenti della biblioteca, non seguiranno azioni penali. Pronta la risposta di Alex Cioni , portavoce di Continuità Ideale: «Da parte nostra non c'è intenzione di raccogliere la provocazione dei Disobbedienti. Siamo convinti che non ci sarà alcun problema per lo svolgimento della nostra cerimonia. Dopo le dichiarazioni irresponsabili del sindaco rilasciate in settimana, l'azione dei Disobbedienti non è una sopresa. La responsabilità morale è del sindaco, colpevole di avere alzato i toni con l'obiettivo di assecondare la sinistra più radicale, dando così un pretesto se non una giustificazione, all'occupazione».

    Oggi Schio sarà blindata dalle forze dell'ordine, l'obiettivo è tenere separate le due fazioni. Gli ex Repubblichini e simpatizzati di destra si ritroveranno alle 10 al Sacrario militare per sfilare alle 11 sino al portone della biblioteca (nel '45 il carcere dell'eccidio), per la deposizione di corone di fiori, con ritorno al Sacrario per una messa prevista alle 11,30. Nella vicina piazza Almerico dalle 9,30 alle 12,30 è in programma la contro manifestazione promossa da Rifondazione Comunista, alla quale hanno aderito l'Anpi, ambientalisti e vari gruppi associazionistici.

    In serata il Veneto Fronte Skinheads ha detto di «prendere atto della puntuale condotta delle autorità, improntata a lassismo e magnanimità a senso unico, nei confronti di una tristemente nota sinistra già ampiamente tutelata da una buona fetta di magistratura sempre pronta ad elargire impunità mai riservate a nessun altro».

    Vittorino Bernardi

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    Predefinito dal giornale di vicenza

    Conclusa senza scontri la commemorazione dei repubblichini all’eccidio del 6 luglio del 1945

    Città blindata, niente incidenti

    Almeno 600 partecipanti al corteo e oltre 200 “resistenti”


    di Mauro Sartori



    Una città divisa. Non solo in senso mataforico. Un cordone impenetrabile di poliziotti e carabinieri ha impedito che la giornata di ieri, a Schio, si trasformasse in qualcosa di più di una commemorazione. Repubblichini e skinheads da una parte, sinistra, disobbedienti, partigiani e pacifisti dall’altra, ma a più di un centinaio di metri di distanza.
    La temuta mattinata si è risolta in alcune, peraltro prevedibili, scaramucce, causate da piccoli gruppi di provocatori che, elusa la sorveglianza delle forze dell’ordine, hanno tentato di avvicinarsi al corteo. Subito isolati dagli agenti, prima che la risposta “di destra” arrivasse a segno.
    Di fatto, l’elenco degli scontri si riduce ad alcuni momenti di tensione in via Carducci e davanti all’stituto per anziani di via Baratto. Pare infine, ma la voce non ha ricevuto conferma, che sia stata sottratta una bandiera rossa ad un contro-manifestante che si era avventurato dalle parti del sacrario. Tutto lì.
    Ma non va dimenticato che ieri Schio era una città blindata, con quasi 200 agenti, in divisa o in borghese, a sorvegliare. Blindati pure i cantieri in centro, da dove sono stati tolti sassi e pietre, elementi pericolosi in caso di contatto.
    La guerra annunciata sarà quella dei numeri. Secondo le stime ufficiose della Questura, c’erano almeno 600 partecipanti al corteo silenzioso dei repubblichini, sicuramente parecchi in più dell’anno scorso, sia fra i reduci che fra i giovani, fra i quali spiccava una ventina di esponenti del circolo storico - culturale di Malo intitolato a Mussolini, che conta su di un’ottantina di iscritti. In piazza Almerigo Da Schio, sotto un nugolo di bandiere rosse, c’erano poco più di 200 manifestanti, che hanno cantato e applaudito i Bassapadana, gruppo musicale che si è esibito sino ad ora di pranzo. La commemorazione fascista ha avuto identico svolgimento rispetto al 2002, salvo che nel tracciato del corteo, modificato a causa dei lavori in corso nel centro cittadino. Il momento clou si è registrato davanti al portone delle ex carceri mandamentali, dove nella notte fra il 6 ed il 7 luglio 1945 un commando partigiano fece fuoco sui prigionieri, uccidendone 54. Emilio Maluto, reduce della Decima Mas, è stato incaricato di una breve orazione, seguito dall’appello delle vittime, pronunciato da padre Giulio. I mazzi di fiori deposti davanti all’attuale ingresso secondario della biblioteca civica, sono stati protetti da un cordone di poliziotti quando, un’ora dopo, nel cortile accanto si sono recati i manifestanti di sinistra, in omaggio alla lapide che ricorda il martirio dei fratelli Bogotto.
    «Mai più fascisti a Schio - ha gridato in piazza Gianmarco Anzolin dei Giovani Comunisti. - Faremo di tutto perchè questo corteo non si ripeta in futuro».

  8. #8
    Orazio Coclite
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    Predefinito Re: dal giornale di vicenza

    In origine postato da scledum
    «Mai più fascisti a Schio - ha gridato in piazza Gianmarco Anzolin dei Giovani Comunisti. - Faremo di tutto perchè questo corteo non si ripeta in futuro».
    Interessante. Il prossimo anno ci vado anche io.

  9. #9
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    Predefinito Re: dal giornale di vicenza

    E questo è ancora più interessante:

    In origine postato da scledum
    Secondo le stime ufficiose della Questura, c’erano almeno 600 partecipanti al corteo silenzioso dei repubblichini, sicuramente parecchi in più dell’anno scorso, sia fra i reduci che fra i giovani,
    [...]
    sotto un nugolo di bandiere rosse, c’erano poco più di 200 manifestanti,
    Ma ci pensate se negli anni '70, o ancora negli anni '80 avrebbe potuto accadere una cosa così?
    Non solo il neofascismo tiene le manifestazioni che vuole, se sa disciplinarsi, ma supera addirittura in numero gli antifascisti!

  10. #10
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    Mah, più che una crescita in un senso io noto invece una forte descrescita nel senso opposto.

 

 
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