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  1. #1
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    Predefinito UN PASSO "DIFFICILE" del Liside di Platone.

    I brani finali del Liside non sono totalmente lineari. Uno in concreto mi ha causato e mi causa non lievi difficoltà. E’ il brano in cui Socrate – definito l’“amico” come “ciò che è desiderato”- attraverso una catena di definizioni trasforma il senso di “desiderato” ( il termine ellenico di riferimento è epiqumia ) in “affine”, “conforme”, “avente la medesima natura” ( oikeioV ):

    …alla mentoi, hn d¢egw, to ge epiqumoun, ou an endeeV h toutou epiqumei. h gar;
    - nai.
    - to d¢endeeV ara filon ekeinou ou an endeeV h;
    - dokei moi.
    - endeeV de gignetai ou an ti afairhtai.
    - pwV d¢ou;
    - tou oikeiou dh, wV eoiken, o te erwV kai h filia kai h epiqumia tugcanei ousa, wV fainetai, w Menexene te kai Lusi...


    (… Ma – continuai- chi desidera, desidera ciò che è mancante. No?
    - Certo.
    - E ciò che manca è amico di colui a cui manca?
    - Così mi sembra.
    - E mancante è ciò che ci è sottratto.
    - Come no?
    - Allora – così sembra- amore amicizia e desiderio si indirizzano verso ciò che è affine, cari Menesseno e Liside…
    ). (LUS, 221e)

    Che “ciò che è desiderato” ( epiqumia ) si traduca in “ciò che è mancante” ( endehV ) sembra lecito.
    Che “ciò che è mancante” si traduca con “ciò che è stato sottratto” ( il verbo afairhtai ) sembra altrettanto lecito. Ma il fatto di tradurre “ciò che è stato sottratto” con “ciò che è affine” crea non lievi difficoltà. A meno che tale brano del Liside si consideri come un’introduzione intuitiva al successivo mito dell’uomo-donna introdotto da Aristofane nel Convivio. Cosa che mostrerebbe l’influenza non certo limitata dei lavori “socratici” sul PLATONE successivo. E metterebbe in crisi la tendenza attuale della critica filosofica a "sconnettere" il PLATONE-Socrate dal PLATONE-Platone.

  2. #2
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    Predefinito Re: UN PASSO "DIFFICILE" del Liside di Platone.

    oikeiou potrebbe anche indicare "possesso", "proprietà" e quindi, rendere il passaggio logico più comprensibile:

    a) si desidera ciò che non si ha
    b) ciò che manca viene attratto da chi lo desidera
    c) ciò che manca è qualcosa di cui ci è tolto il possesso
    d) il possesso è ciò verso cui si indirizzano l'amore, l'amicizia e il desiderio

    ...
    - Tuttavia - dissi io - chi desidera, desidera qualcosa di cui è privo, o non è così ?"

    - Certo..

    - E quindi ciò che è mancante è amico di colui a cui manca?"

    - Così credo.

    - E ciò che è mancante è qualcosa di cui ci è tolto il possesso.

    - E come no?

    - Allora è verso il possesso, a quanto pare, che si indirizzano l'amore, l'amicizia e il desiderio.

  3. #3
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    Predefinito

    E' che nella sezione successiva Platone sembra dare una ben "determinata" definizione del termine oikeios:

    "...Fanciulli cari!Se uno desidera un altro non riuscirebbe ad amarlo a desiderarlo o ad esservi amico se non fosse oikeios all'amato o nell'anima o nei costumi o nel modo di essere...".

    E' vero che l'attributo oikeios sottointende "appartenenza", ma in greco come in italiano il termine "appartenenza" ha i due sensi vicini di "possesso" e "adiacenza"/ "attinenza". Perciò traduco oikeios con "affinità", che è una sorta di "avere una caratteristica in comune".

    Ciò che mi lascia insoddisfatto è il fatto che Platone sembri introdurre una catena di "definizioni" in relazione al termine "amico". La dialettica è definizione e discussione (nelle due ccezioni introdotte nel Critone di discutere e di mettere in discussione) e la definizione in Platone sembra essere intesa come "indicazione di sinonimia". Catena di definizioni:
    a] "amico" è sinonimo di "ciò che è desiderato".
    b] "ciò che è desiderato" è sinonimo di "ciò che manchi".
    c] "ciò che manca" è sinonimo di "ciò che ci è stato sottratto".
    d] "ciò che ci è stato sottratto" è sinonimo di "oikeios".

    Non si tratta di una catena deduttiva. Ma di una catena di definizioni. Oikeios non dovrebbe essere sinonimo di "ciò che ci è stato sottratto"? Ma se lo consideriamo come "ciò che abbiamo"... vi sarebbe non lieve contraddizione, non credi? A meno che in altra riflessione di Platone i termini "ciò che è stato sottratto" e "ciò che è affine"... siano sinonimi.

  4. #4
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    Predefinito

    Forse l'unico modo di ricomporre la contraddizione (in effetti presente anche con il significato di possesso) sarebbe quella di immaginare una diversa costruzione sintattica riferita a oikeiou, che lo faccia intendere al tempo passato ("ciò che era posseduto" o "ciò che era affine").

    oikeiou può essere sia presente che imperfetto di oikeo.
    Nel contesto, tuttavia, pare chiaramente un aggettivo sostantivato e immagino che se c'era questa possibilità di interpretazione, i grecisti e filologi traduttori di Liside ( Centrone o Krämer-Lualdi se li hai per mano) l'avrebbero per lo meno citata in qualche nota.

    ==

    La versione inglese che si trova online sul progetto Perseus (vedi link in fondo) traduce così:

    that in which it is deficient, does it not? Yes. And the deficient is a friend to that in which it is deficient? I suppose so. And it becomes deficient in that of which it suffers a deprivation. To be sure. So it is one's own belongings, it seems, that are the objects of love and friendship and desire; so it appears


    e nella nota proprio sul termine oikeiou poi specifica: "i.e. things that are proper or congenial to one"
    (direi che da un colpo al cerchio e uno alla botte...)

    Greco:
    http://www.perseus.tufts.edu/cgi-bin...loc=Lysis+221e

    Inglese:
    http://www.perseus.tufts.edu/cgi-bin...ion=221e#anch1

  5. #5
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    Predefinito

    E se si trovasse in Platone un'altra discussione dove "ciò che è stato sottratto"/ "ciò che è stato diviso" sia connesso in maniera certa a "ciò che è affine" o "ciò che è proprio"?
    A me è subito venuta in mente - come dicevo- la teoria dell'uomo-donna introdotta da Aristofane nel Convivio.
    "Ciò che era affine, avendo la medesima forma" è stato diviso da Zeus!"Ciò che è stato diviso" ("ciò che è stato sottratto vicendevolmente", vale a dire l'idea di sottrazione) tende costantemente a "ritornare affine".
    Ecco come "sottrazione/ divisione" e "affinità" (non possesso) ritornino connesse in un momento successivo in relazione alla medesima tematica dell'amore/amicizia.
    Cosa che ci condurrebbe a due conclusioni:
    a] Che Platone oltre ad essere un filosofo in senso stretto è un archivio di filosofie (assodato).
    b] Che non esista una cesura invalicabile tra il PLATONE-Socrate dei momenti iniziali ed il PLATONE-Platone della maturità.

    Che oikeiou sia un attributo sostantivato sembra essere fuori discussione dal momento che si connette al verbo tugcanw + GEN.
    Questa visione del brano come abbozzo della teoria aristofanea dell'uomo-donna e l'esame della definizione di oikeios contenuta nella sezione 222a mi indirizzano a considerare i due termini in discussione come sinonimi "secondo uso di Platone e contro uso comune".

 

 

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