Nuove menzogne made in Usa contro Pyong Yang
| Mercoledì 2 Luglio 2003 - 186 | F.R. |
I rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord sono al limite della definitiva rottura. Il governo di Washington sembra deciso ad inasprire le tensioni nell’estremo-est asiatico. Da mesi a questa parte le infallibili fonti di intelligence, sempre e solo americane, continuano a mandare in giro per il mondo notizie allarmanti sulla ripresa degli esperimenti nucleari da parte di Pyongyang. Fotografie dei satelliti Usa, fughe di notizie, poi subito rettificate o smentite, dichiarazioni di fuoco dei “falchi” del governo Bush. L’ultima “drammatica” iniziativa dei coreani, prontamente scoperta dai satelliti spia di Washington che sembrano accorgersi solo di quello che fa comodo al governo che li utilizza, si tratterebbe di un insediamento che “potrebbe” servire allo sviluppo di una “piccola testata nucleare” nell’area di Youngdoktong.
Secondo quanto riferiscono le fonti dei servizi segreti americani, i test coreani comprenderebbero “l’utilizzo di esplosivi convenzionali utilizzati come detonatori per ordigni atomici di modeste dimensioni”. La stampa americana si è schierata subito con il governo di George Bush ed ha ritoccato la notizia, in pieno stile drammatico hollywoodiano, quel tanto che basta a creare un po’ di panico: il New York Times di martedì ha affermato, infatti, in un suo articolo che i satelliti hanno avvistato “un sito per test nucleari avanzati”. I servizi segreti americani hanno immediatamente rettificato smentendo che ci siano “conclusioni cosi definitive” e affermando che “potrebbe esserlo, ma anche non esserlo”. Cosi ancora una volta, dobbiamo assistere ad un susseguirsi di notizie e smentite che però arrivano dritte allo scopo, quello di allarmare l’opinione pubblica internazionale e soprattutto i paesi dell’estremo est asiatico e giustificare un eventuale attacco contro un altro dei paesi dell’ “asse del male” che ostacolano il mito imperialista a stelle e strisce. I paesi coinvolti in questa crisi per evidenti motivi geografici e politici, come il Giappone o la Cina o la stessa Corea del Sud, hanno chiesto più volte agli Stati Uniti di sedere al tavolo del negoziato con Pyongyang, in un faccia a faccia che solo potrebbe risolvere la cosiddetta “crisi coreana”. Il governo di Washington si è sempre rifiutato chiedendo invece di poter coinvolgere in un programma comune di “disarmo” della Corea del Nord, anche i paesi toccati dalla crisi e le istituzioni internazionali, cercando come al solito di raggruppare il maggior numero di alleati a supporto dei propri piani e nello stesso tempo continuare con la farsa “dei soli ed unici salvatori dell’umanità”.
Il governo nord-coreano, che inizialmente aveva mostrato disponibilità ad un confronto diretto con gli Stati Uniti per risolvere una tensione generata da una guerra, quella di Corea appunto, che ha coinvolto direttamente i due protagonisti, non ci sta a vedersi giudicato da una comune di nazioni che finirebbe con il mandarlo al patibolo come è stato per l’Iraq. Pyongyang chiede a Washington di porre fine a queste continue provocazioni ed ha cominciato a minacciare di recedere dai trattati del 1953 che posero fine alla guerra di Corea, avvertendo gli Stati Uniti che la Corea del Nord non è disposta a sopportare nessuna forma di embargo o di ostacolo economico a cui risponderà “senza pietà”.
I rappresentanti nordcoreani hanno anche incontrato ufficialmente i vertici delle Nazioni Unite a Panmunjom, dichiarando che le pressioni degli Stati Uniti perché la repubblica asiatica abbandoni il suo programma di sviluppo dell’energia nucleare, pone la questione davanti a “un incrocio tra guerra e pace”.
© rinascita - 2002




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