Di CORONA PERER
Il rapporto tra arte e vita, la vita che diventa arte, o se volete l´arte che muore nel massimo della sua espressione, nell´acme della sua stessa espansione. E muore diventando vita, anzi, può morire proprio perchè sfocia nella vita. «L´estasi dell´arte» per usare le parole di Danilo Eccher già direttore della Galleria Civica d´Arte contemporanea di Trento e oggi direttore del Macro (Museo d´Arte Contemporanea Roma) che ieri sera è tornato nel suo Trentino per presentare al Mart di Rovereto Hermann Nitsch, uno degli iniziatori della body-art europea, l´austriaco inventore dell´Otm ovvero il "teatro delle orge e dei misteri", l´Orgien Mysterien Theater.
L´uomo che ha fatto della provocazione la sua stessa vita e non a caso è stato incarcerato tre volte.
Per capire il personaggio è bastata la proiezione di quello che viene considerato il suo capolavoro. Il video di "6 giorni e 6 notti" offerto ad un pubblico roveretano non proprio convinto. Per rappresentare la vita che nasce dall´arte e l´arte che muore nella vita, nell´agosto del ´98 Nitsch apre alla gente le porte del patio del suo castello di Prinzerdorf e la filma per 6 giorni e 6 notti nel corso di una crocifissione simulata di corpi di uomini e donne nudi, cosparsi (e in alcune scene persino dissetati) dal sangue di 6 buoi sulle cui interiora si tuffano, fino alle braccia, mani che rovistano tra le budella, svuotando il corpo dell´animale fino a ridurlo in carcassa. I corpi dei poveri buoi (uno per giorno) verranno anche cotti, ma prima verranno immolati e innalzati accanto ai corpi ignudi degli attori simbolicamente crocifissi e legati alla croce. L´artista invece utilizzerà il sangue ricavato per scagliarlo su una tela mentre fuori oche starnazzanti si mischiano ad una banda più o meno improvvisata e alla signora in gita che scatta la foto per le amiche. E sono solo alcuni dei fotogrammi.
«Dionisiaco» l´aggettivo che in prima fila ci sussurra un deliziato Verzotti, numero due di casa Mart, padrone di casa per l´incontro sull´arte che coinvolge i cinque sensi e libera gli elementi sensoriali-pulsionali sfociando in relitti dove per "relitti" l´artista intende ciò che resta delle sue gesta estetiche. Appunto delle registrazioni audio-video che fissano le reazioni del pubblico, ingrediente primario delle sue stesse rappresentazioni teatrali e parte del divenire della performance medesima
Ma il relitto non a tutti è piaciuto.
Alcuni sono usciti fortemente turbati, sottraendosi ai 50 minuti in cui il colore dominante è il rosso (del sangue). Altri stoicamente hanno resistito.
Il video di "Das 6 Tag Spiel", preceduto dalla pregevole prolusione critica di Eccher e dall´intervento dell´artista è stato introdotto da una precisazione dello stesso Nitsch.
«Amo gli animali per questo ci tengo a dire che si trattava di bestie che ho acquistato dal macellaio e che sarebbero state uccise comunque».
A taluni è suonata come una sorta di auto-giustificazione e qualcuno in platea non ha potuto resistere alla tentazione di mormorare giustamente: "già ma se proprio voleva lui quei sei buoi poteva anche salvarli".
D´altro canto Nitsch nella sua vita ha sempre stupito. Niente di più strano che l´artista stupisse anche ieri sera. Tra i mormorii di un pubblico composto anche da estimatori del personaggio, nato a Vienna nel 1938, l´uomo Nitsch ha offerto un volto pacioso e apparentemente innocuo, per nulla sanguinario. Considerato un significativo rappresentante dell´arte europea, ha offerto un fiume di parole avvolto nella sua lunga barba bianca e in un àtono tedesco non sempre tradotto a dovere dall´interprete (anche qui mormorii tra il pubblico; traduce, interpreta o riassume?).
La serata del Mart ha affrontato una pagina dell´arte contemporanea affrontando le dinamiche della pittura gestuale concepita negli anni ´60. Nel caso di Nitsch questa pittura, è stato spiegato, viene fortemente condizionata dal fascino per la liturgia.
«Nella mia vita le religioni hanno sempre esercitato su di me grande fascino» ha detto Nitsch specificando che non lo hanno interessato in quanto partecipazione ad una fede, ma come rappresentazioni di un culto.
«Soprattutto sono sempre stato attratto da quella cattolica così carica di rituali. La considero una continuazione della tragedia greca che aveva però sempre un finale tragico. Anche la mia opera è un "sì" alla vita divina e nel rituale che ho rappresentato ho sempre legato arte e vita come chance e opportunità di vivere qualcosa di intenso e di profondo» ha aggiunto Nitsch che proprio per questo alle sue performance ha sempre dato un tono da cerimonia rituale, arcaica e fortemente legata al mito del sacrificio.
Di particolare interesse l´introduzione critica di Danilo Eccher che ha introdotto con particolare chiarezza la singolarità del personaggio e delle sue manifestazioni "artistiche".
«Nel caso di Nitsch - ha spiegato - l´opera perde il valore di opera per acquisire quello di "mito" che rimanda ad una liturgia. Come nell´Eucarestia la materia scompare a favore del suo significato sacrale e simbolico, egli riduce la materia a reliquie che però non sono l´opera, ma la rappresentazione di un rituale, una liturgia. Per far questo egli costruisce una liturgia spogliando l´opera del suo significato, portandola in una dimensione totale, rendendola a-storica e trasformandola in un´opera totale che chiama in causa anche la musica e tutti i 5 sensi».
Ma alla fine della proiezione del "relitto" una domanda, una sola, è rimasta aleggiare in sala senza risposta. Sempre la stessa, la più grande, la più misteriosa: quale è il significato ultimo di Arte. Rappresentare o comunicare? Per Hermann Nitsch la dimensione della rappresentazione sembra essere prevalente.
«L´estetica è una forma di apparizione dell´Essere. Ed è una sua manifestazione molto positiva perchè cerca di definire l´oggetto».
Sarà.




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