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    ANTIMASSONE
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    Question Fazio, il governatore della Banca d'italia pronto a scendere in politica ?

    Il movimento “Fazioso”
    alla ricerca di consensi
    Il governatore della Banca d’Italia è pronto a scendere in politica. Lo sostengono i poteri forti e i democristiani

    MAURO BOTTARELLI

    ROMA - Allarmi, siam fazisti. La lobby di Antonio Fazio scalda i motori e prepara la discesa in campo di don Antonio, deus ex machina di Bankitalia e mina vagante della movimentata galassia centrista che cerca visibilità e autonomia dai due poli. Ma tra il governatore e l’impegno politico resterebbero, però, tanti ostacoli. «Uno, in particolare, grande come una montagna: Umberto Bossi, leader della Lega Nord e ministro per le Riforme istituzionali, legato al ministro Tremonti da un patto di ferro», parole di Economy, settimanale economico di Panorama all’interno di un lungo articolo dedicato alla cricca del governatore. Un ostacolo di quelli tosti da affrontare, praticamente insormontabile, ma Fazio non demorde. E l’altra sera, a Roma, l’atto fondativo è stato compiuto in un clima degno delle consorterie internazionali più segrete.
    «Caro amico, a seguito del successo della prima riunione, abbiamo deciso di convocare una nuova riunione plenaria per mercoledì 2 luglio 2003, ore 18.30, hotel Massimo D’Azeglio, sala azzurra, via Cavour 18, Roma. Ti aspettiamo».
    L’invito è dell’associazione Società Aperta. Un movimento di “circoli per l’Altra Italia”, è la definizione dei promotori. Il nascente partito faziano, sottolineano invece imprenditori e banchieri che hanno letto il documento di analisi politica di Società Aperta. Otto pagine, frutto anche del primo incontro riservato, tenuto il 7 giugno, una settimana dopo le Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia.
    Stando a quanto pubblicato mercoledì da “Il Foglio”, «un accostamento non peregrino, visto che uno dei capisaldi del movimento è condensato nel capitolo intitolato: “Il declino dell’Italia”, concetto base della relazione di Antonio Fazio il 31 maggio scorso. Il numero uno di Via Nazionale non è mai citato nel “Documento”, ma l’impostazione dell’“Analisi politica” è faziana, così come i promotori del movimento (in primis il giornalista Enrico Cisnetto che ha collaborato alla stesura del documento, si vocifera poi insistentemente del coinvolgimento di Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, e di un vivo interesse per l’iniziativa da parte di Cesare Romiti, presidente Rcs) non nascondono di considerare Fazio una risorsa per il Paese».
    Nomi e modalità non sembrano lasciare dubbi: “Società Aperta”, corrispettivo forse non solo formale della “Open Society” dello speculatore internazionale George Soros, nata come pensatoio politico-sociale e divenuta, negli anni, una lobby in grado di influenzare mondo politico e finanziario, governi e centri di potere in nome della globalizzazione più selvaggia e della sinarchia, il governo mondiale.
    Le modalità di segretezza assoluta, quasi massonica e la scelta di un albergo come sede dell’incontro rimanda poi ai meeting quasi metafisici del Bilderberg Group, consorteria che unisce il gotha internazionale dei tecnocrati e della massoneria finanziaria. Alla luce di quanto accaduto l’altra sera in via Cavour, quindi, pare proprio che il buon Fazio, dopo aver abbandonato di sua sponte il mandato atemporale che lo colloca appena un gradino più in basso del Papa, scenderà in campo nell’agone politico.
    Non un azzardo, non una scommessa ma il naturale sbocco di una carriera costruita negli anni attraverso potenti addentellati e una rete di amicizie che va dalla Santa Sede ai politici di tutti gli schieramenti agli imprenditori meridionali. La lobby “faziosa” scalpita, si muove, si organizza, fa addirittura pubblicità al proprio programma senza nome e senza volto, nella miglior tradizione della politica parallela dei poteri forti. Ed è un fatto che nell’ultimo mese intorno a Fazio stia crescendo un movimento composito, un gruppone di simpatizzanti politicamente trasversale, sempre più numeroso e più o meno spontaneo. Riportava ancora “Economy”: «Una specie di nuova lobby o di partito in nuce, che vedrebbe di buon occhio il trasloco del governatore, dal suo ufficio al numero 91 di via Nazionale, a Palazzo Chigi o nelle stanze di un ministero chiave. Una “Cosa fazista” benedetta dal Vaticano e sorretta dalle solite, consolidate simpatie di amici e fan raccolti soprattutto nell’area di centro (da Casini a D’Antoni ad Acquarone in giù), nelle istituzioni e nel mondo delle imprese e delle banche. E rafforzata da intellettuali, uomini di cultura e imprenditori del Sud, convinti che Fazio in politica costituisca un argine naturale alle sempre più pressanti minacce del leghismo nordista. Una compagine che, se si presentasse l’occasione, potrebbe anche tentare l’avventura delle urne contando su un bacino naturale nel Mezzogiorno, ma anche altrove, nell’elettorato moderato allettato dall'idea di una terza forza tra i due poli attuali».
    Quindi, tanto per non voler sapere né leggere né scrivere, un insieme di forze molto potenti - che vanno dal Vaticano all’imprenditoria meridionale alla finanza soprattutto romana - giocano a una specie di “war game”, una simulazione di scenari politici “in fieri” nemmeno troppo fantasiosa e molto simile a quelle che vengono annualmente compiute nella sede newyorchese del Cfr, destinate a diventare realtà entro un triennio o poco più. Una e una sola la missione: distruggere il fronte “nordista”, ovvero colpire Tremonti per colpire, con un effetto domino, Bossi e la presenza stessa della Lega Nord al governo, giustamente vista come baluardo e garanzia per le riforme e nemica acerrima dell’assistenzialismo. Proseguiva ancora Economy: «Intorno al numero uno di Bankitalia si stanno muovendo personaggi che gravitano soprattutto, ma non esclusivamente, vicino alla Aprom, Associazione per la promozione del Mezzogiorno con 5 mila associati tra professionisti, grand commis di Stato, imprenditori, prefetti, uomini di finanza. Guidata dal presidente della Confcommercio, il siciliano Sergio Billè, la Aprom qualche mese fa ritenne proprio il governatore degno di un premio speciale per le “sue qualità tecniche e la sua visione solidaristica. Con Billè e la Aprom si ritrovano economisti come il banchiere Antonio Pedone, Geminello Alvi o Luigi Paganetto, il giurista Massimo Stipo, Giovanni Palmerio, legatissimo al Vaticano. E anche intellettuali del Nord, come il friulano Attilio Celant, preside della facoltà di Economia della Sapienza di Roma e vero animatore del gruppo. E poi Giovanni Girone, rettore dell’Università di Bari, una delle più grandi del Mezzogiorno con 60 mila studenti e 2 mila insegnanti, e l'ex rettore Cosimo Fonseca, esponente dell’Accademia dei lincei. Dietro di loro cominciano a muoversi anche gli industriali, nomi del calibro di Pasquale Natuzzi, il re dei divani, Francesco Divella (pasta), Nicola D’Abundo che ha rilevato la flotta Lauro, il barese Michele Matarrese, il gruppo Abate di Avellino. E un bel mazzo di editori di spicco del Sud, come i siciliani Mario Ciancio Sanfilippo, proprietario della Sicilia e azionista della Gazzetta del Mezzogiorno e della Gazzetta del Sud, e Antonio Piero Pirri Ardizzone (Giornale di Sicilia), Antonio Boemi di Telespazio Calabria 1 e 2, Federico Costantino di Telecapri e Retecapri, e il pugliese Luca Montrone di Telenorba, che di recente ha raggiunto un accordo di collaborazione con La 7 di Marco Tronchetti Provera. Tutti insieme, questi editori, sono una forza in grado di parlare quotidianamente attraverso giornali e tivù a tutta la popolazione meridionale. Da settimane su Telenorba, Tele 2 e le altre maggiori emittenti del Sud vanno in onda, in media, una decina di spot al giorno per promuovere l'idea di un movimento meridionalista. E alla fine di gennaio, sempre su Telenorba, è stato trasmesso un programma che a molti è sembrato una specie di manifesto della nuova superlobby».
    Intorno a Fazio, insomma, sta fiorendo un gruppo di pressione che si prefigge lo scopo di orientare le scelte politiche, di governo e parlamentari, per quel che riguarda il Mezzogiorno, ma non solo per il Mezzogiorno. Un’organizzazione apolitica e apartitica, per ora, ma che, in prospettiva, in un fiato potrebbe trasformarsi in un partito vero e proprio se si presentasse l’occasione propizia. Un partito per il Sud, ma anche per contrastare i progetti federalisti della Lega Nord. Niente male per un governatore della Banca d’Italia, uno che dovrebbe occuparsi dello stato di salute dell'economia e invece fa politica in maniera ormai palese seppur poco coraggiosa, lanciando il sasso e nascondendo la mano dietro il paravento dell’incarico istituzionale.
    Capiamo la frustrazione di chi, da potente numero uno dell’istituto depositario della linea creditizia e dei tassi di interesse, si è visto spogliato di quasi tutte le prerogative dall'Europa, ma un po’ di onestà non stonerebbe: vuol fare politica, si dimetta e si candidi. Ma tant’è, per ora Fazio rimane un fantasma, un’entità politica che si palesa soltanto in alcune occasioni lasciando che sia la scia luminosa della sua essenza programmatica a parlare per lui. A noi, per finire, non resta che un interrogativo finale, certamente non in testa all’agenda delle priorità dell’incontro tenutosi mercoledì sera all’hotel Massimo D’Azeglio. Cosa è stato deciso? Come nella miglior tradizione carbonara nulla di ufficiale è trapelato, ma i boatos parlano di un accorciamento dei tempi che porteranno alla formale discesa in campo della “lobby-partito”, anche in risposta alle voci, rilanciate ieri dal quotidiano, Il Riformista, che vorrebbero allo studio una norma per fissare a 65 anni il limite di età per i titolari di via Nazionale. Ovvero, il pensionamento forzoso di Fazio da parte di via XX Settembre. La presenza della maggior parte dei suoi sodali dimostra come la riunione di mercoledì sia stata qualcosa di più di una simpatica chiacchierata tra amici. Certamente, in un primo momento, l’operazione necessiterà di alcune sponde istituzionali e politiche pre-esistenti, ovvero dovrà appoggiarsi ad “amici” interni al palazzo per fare in modo che l’operazione di lobbying possa trovare immediata attuazione. Si vocifera di nomi noti dell’universo “faziano” e di alcuni “passeur” di alto calibro, capaci di indirizzare determinate scelte politiche, anche attraverso la formazione di maggioranze trasversali ad hoc, nel senso di un calibramento meridionalista dell’azione di governo. In tal senso, gli entusiasti non mancano né nella Cdl né nell’Ulivo: la legge finanziaria sarà il primo, vero banco di prova, così come alcune altre norme in transito tra Camera e Senato. A partire dal riassetto del sistema radio-televisivo, il ddl Gasparri, che potrebbe suscitare nuovamente gli appetiti di qualche sodale della superlobby interessato a occupare l'etere. Oppure la devolution, dove la galassia trasversale centrista potrebbe stringersi attorno al principio di “interesse nazionale” imposto da An e benedetto dall'Udc. Staremo a vedere, il tempo è galantuomo.
    Per ora accontentiamoci del passato e di qualche sua ombra. Anno di grazia 1997, caso Telekom Serbia. Ma come poteva Carlo Azeglio Ciampi, allora Ministro delle Finanze in Italia, non sapere che la Stet aveva effettuato un pagamento di 892.930.000 marchi tedeschi a una banca di Atene? Come potevano la Stet o l’Iri o Romano Prodi non sapere che su questo ammontare, la Nat West Bank Securities Ltd di Londra aveva pagato una commissione di 16.090.540 di marchi tedeschi quando a capo della banca c’era un amico personale di Prodi e di Ciampi, ovvero l’ex ministro degli Esteri britannico, Douglas Hurd?
    Ancora più importante il fatto che i soldi sono stati pagati in marchi tedeschi, una valuta che sarebbe stata richiesta di acquistare alla Banca di Italia vista la congruità della cifra e la “freschezza” delle banconote. Ne consegue, in base al nostro ragionamento da bambini cattivi, che anche il Governatore della Banca d’Italia dell’epoca (guarda caso, proprio Antonio Fazio) fosse a conoscenza di questa operazione. O no? Forse come Prodi e Dini e Fassino non si era accorto di un affare da miliardi, la più grossa acquisizione estera della Stet, pagata in contanti di valuta tedesca trasportati in sacchi di juta? Chi cambiò il denaro per pagare operazione e mazzette, una sede di Gallarate di qualche piccolo istituto di credito? Ne dubitiamo: forse Fazio potrebbe chiedere lumi al riguardo al suo amico, sodale e sostenitore Cesare Geronzi. Lui di questa storia ne sa parecchio. Magari ne sa qualcosina anche lei?

    da "la Padania"
    La massoneria il vero nemico!

  2. #2
    Giu' la maschera!
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    Se possibile sceglierei Fazio al Berlusca ed i Sinistri...
    Mr. Hyde


  3. #3
    ANTIMASSONE
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    Predefinito ?????????????????????????

    SONO TUTTI UGUALI !

    Padus 996 - Brescia
    La massoneria il vero nemico!

  4. #4
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    In Origine Postato da Mr. Hyde
    Se possibile sceglierei Fazio al Berlusca ed i Sinistri...
    Anche io. Ma non solo Fazio, anche Monti.
    Saluti

  5. #5
    Giu' la maschera!
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    In Origine Postato da vinzi
    Anche io. Ma non solo Fazio, anche Monti.
    Saluti
    E Biagi...
    ciao
    Hyde
    Mr. Hyde


 

 

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