Crescono gli occupati

Il Piemonte è la miglior Regione d'Italia come capacità di creare lavoro: secondo i dati Istat relativi al primo quadrimestre 2003, l'occupazione è cresciuta in dodici mesi del 2,6%, una percentuale doppia rispetto a quelle di Lombardia e Veneto e di gran lunga superiore rispetto alla media nazionale attestata all'1,1%. Un altro primato è rappresentato dal numero di occupati: 1.823.000, il più alto mai fatto registrare dal 1993, anno in cui sono iniziate le rilevazioni con standard europei.
Nel commentare questo risultato, positivo quanto inatteso, l'Assessore regionale al Bilancio, Industria e Lavoro, Gilberto Pichetto, rileva che "sono i settori delle costruzioni e dei servizi a trainare l'occupazione, consentendo di compensare le perdite subite dal comparto industriale. Nel settore edile si registrano 18.000 lavoratori in più in un anno. Bene anche il commercio, che cresce di 3.000 addetti e dove c'è una ripresa del lavoro autonomo. La crisi industriale, insomma, resta sullo sfondo, e non va sottovalutata, mantenendo ancora gran parte delle sue potenzialità negative, ma il tessuto socio-economico sembra aver reagito con prontezza ed efficacia alla situazione".
L'Osservatorio regionale sul mercato del lavoro ha elaborato i dati campionari relativi alle rilevazioni dello scorso aprile, costruendo un quadro statistico che copre la prima parte del 2003. La situazione appare nel complesso largamente positiva: l'occupazione torna a crescere in Piemonte in misura sensibile (più 47.000 unità rispetto al primo quadrimestre 2002) e i livelli di disoccupazione restano invariati, con un tasso attestato al 5,1%.
I tre quarti della crescita occupazionale sono appannaggio delle donne, il cui peso totale passa dal 41 al 42%. L'espansione, inoltre, si concentra tra i soggetti in età matura, mentre fra i giovani, da 15 a 24 anni, si registra una lieve diminuzione del numero di occupati.
Non mancano, naturalmente, alcuni elementi critici: in particolare, l'occupazione nell'industria manifatturiera risulta in flessione di 19.000 addetti, e si individuano difficoltà di collocamento per i giovani in cerca di primo impiego. Ma si tratta di problematiche che appaiono nell'insieme circoscritte, e che trovano efficaci fattori di compensazione nel dinamismo registrato dalle altre componenti del sistema Piemonte.
Si sono riscontrati sia un arretramento dell'occupazione temporanea, in quanto tutti i posti di lavoro aggiuntivi fra i dipendenti risultano a tempo indeterminato, sia una consistente crescita del part-time femminile (+9%), la cui incidenza tra le lavoratrici sale al 16% del totale.
Va però sottolineato come nei due principali macro-settori si rilevino dinamiche contrapposte: nell'industria, in un quadro congiunturale difficile, prevale la spinta verso la flessibilità, con la sostituzione di posti di lavoro a tempo pieno e indeterminato con impieghi part-time e di carattere temporaneo, soprattutto per lo spazio crescente detenuto dal lavoro interinale; nei servizi, invece, le posizioni di lavoro aggiuntive nel periodo in esame sono in larga prevalenza standard, a tempo pieno e indeterminato. Tra i lavoratori dipendenti del settore industriale, inoltre, si osserva una caduta del volume di ore lavorate, mentre nel terziario i due valori sono sostanzialmente in linea: ciò è dovuto sia al carattere atipico che assume l'occupazione industriale in questa fase, sia al massiccio ricorso alla cassa integrazione, con la presenza di numerosi lavoratori in carico all'impresa, ma sospesi dall'attività.
"La crisi industriale - sottolinea l'Assessore - tende a restringere le opportunità di lavoro degli uomini. Per contro, la partecipazione al lavoro delle donne è in deciso incremento: il tasso di attività femminile sale dal 55% del 2002 al 57,5%, avvicinandosi alla soglia del 60% fissata come obiettivo di medio termine dalle politiche comunitarie. Ma il tasso di disoccupazione femminile, al 6,8%, resta comunque più alto di quello maschile, che pur cresciuto è attestato al 3,7%".
A fine maggio 2003 si contano in Piemonte circa 11.000 lavoratori coinvolti in procedure di cassa integrazione straordinaria, di cui 4.300 attribuibili all'indotto Fiat e 900 al settore tessile, le due aree produttive che presentano la maggiore sofferenza. I dati Inps sulle ore di integrazione salariale autorizzate nel semestre novembre 2002-aprile 2003 segnalano una crescita delle richieste da 3,5 a 19 milioni, attribuibili all'industria meccanica in provincia di Torino, in gran parte conseguenti all'attivazione della cassa per il Gruppo Fiat. La cassa ordinaria, invece, risulta in lieve flessione (-7%), contando in complesso 11 milioni di ore circa, con un trend espansivo limitato alle sole industrie tessili nelle province di Biella e Vercelli.
Nelle liste di mobilità nel primo semestre 2003 sono stati iscritti 9.500 lavoratori, con un tasso di incremento del 51% rispetto al 2002. In realtà, una parte di questa crescita è dovuta a fattori tecnici, legati alla componente di lavoratori provenienti da imprese con meno di 15 dipendenti. Se si guarda al sottoinsieme di iscrizioni da aziende medio-grandi, si osserva un tasso di incremento del 28%, fra cui spicca l'espansione legata alla crisi del tessile-abbigliamento (+650 iscritti, +97%), mentre più contenuto appare l'afflusso aggiuntivo di lavoratori in esubero nel metalmeccanico (+400 unità, +15%).
Secondo Pichetto, "l'impressione è che l'ombrello protettivo assicurato dagli ammortizzatori sociali abbia finora funzionato con efficacia, specie per il settore auto, determinando una diluizione nel tempo degli effetti negativi della crisi e rinviando, in particolare, la messa in mobilità di numerosi lavoratori. Nel tessile-abbigliamento questa azione di contenimento si è rivelata meno efficace, ed il deterioramento del tessuto produttivo risulta più repentino. Nella seconda metà del 2003 gli effetti degli ammortizzatori dovrebbero progressivamente esaurirsi, ma il dinamismo riscontrato sul mercato del lavoro fa ritenere che l'impatto potrebbe essere assorbito, anche se le caratteristiche dei lavoratori in esubero potrebbero rivelarsi poco compatibili con le esigenze della domanda di lavoro. In questo caso, all'aumento dell'occupazione potrebbe corrispondere un aumento della disoccupazione rispetto agli attuali valori relativamente bassi. Si vedrà nei prossimi mesi quale scenario tenderà a prevalere, anche se il quadro delineato appare sicuramente migliore del previsto e configura una situazione dinamica ed incoraggiante".



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