Il piu' autorevole quotidiano economico Americano The Wall Street Journal torna a difendere il Nostro Premier.
Francis X. Rocca, "Wall Street Journal Europe", giugno 2003
Il numero di questa settimana di Der Spiegel raffigura in copertina il primo ministro italiano Silvio Berlusconi come "Il Padrino". Il giornale spagnolo La Vanguardia, nell'edizione del week-end, afferma che a questo italiano manca il "profilo morale" per il suo ultimo mandato. «L'Europa unita nel disgusto per la salita al trono di Berlusconi nell'Unione Europea», titola l'Indipendent di lunedì.
A giudicare dai tioli della stampa, ci sarebbe da aspettarsi che - quando Berlusconi pronuncerà il suo discorso al Parlamento Europeo per inaugurare la Presidenza di turno di sei mesi del l’Unione - i membri del Parlamento riuniti a Strasburgo ascoltino tutti turandosi il naso.
Eppure i giornalisti, anche quelli che non lavorano per una delle sue aziende mediatiche, devono molto a Berlusconi. Il miliardario fattosi da sé, dalla parlata schietta e spontanea, dà ben più materiale di notizia alla stampa di qualsiasi altro leader europeo suo collega. Ma è proprio vero, per dirla come l’Econornist, che egli «è inadatto a guidare l’Europa?».
Gli elettori italiani, a cui spetta rispondere alla domanda, hanno detto chiaramente «no». Essi hanno eletto Berlusconi, più di due anni fa, con una solida maggioranza e, secondo.i sondaggi, oggi lo voterebbero ancora. Se Berlusconi è inadatto a guidare l'Europa, allora l’Italia - uno dei Paesi fondatori dell’Unione Europea - è inadatta a far parte dell'Unione.
Berlusconi è più che idoneo per questo mandato, che anzi gli si addice in modo particolare. Considerando che l’Unione Europea si prepara ad adottare una Costituzione e ad allargarsi all’Est, non vi è leader che si trovi in una posizione migliore o che sia in grado di guidare l'Europa in concomitanza di iniziative così importanti.
Ciò è ben vero, nonostante le innegabili difficoltà che il Primo ministro sta incontrando in casa sua. Le critiche a Berlusconi mettono in risalto la sua lunga storia di processi - nessuno finora conclusosi positivamente per l’accusa - per presunta corruzione durante la sua attività di imprenditore. Fino al mese scorso, il processo per corruzione in corso rischiava di distoglierlo dai suoi doveri verso l’Ue e di mettere in imbarazzo l’Italia se si fosse concluso con una sentenza di condanna. Quando il Parlamento italiano ha varato una legge retroattiva, che esonera il primo ministro e le alte cariche dello Stato dai processi penali nel corso del loro mandato, sospendendo così il processo Berlusconi prima della sua conclusione, l’opposizione di governo ha lanciato l’accusa di ostruzionismo alla giustizia. La costituzionalità della legge viene ora messa in discussione dai giudici nella speranza di poter riprendere il processo entro la fine dell’anno e prima della scadenza della presidenza di turno italiana della Ue.
Non importa che la cosiddetta legge sull’immunità fosse stata originariamente introdotta dall’opposizione di centro-sinistra. In aggiunta, la protezione dei capi di governo è una prassi normale nell’Unione Europea e al di fuori di essa. La scorsa settimana, il ministro della Giustizia francese ha annunciato una modifica costituzionale per risparmiare al presidente Jacques Chirac, fin tanto che resterà all’Eliseo, il processo per diverse accuse di brogli elettorali e tangenti. A differenza della legge italiana, la modifica fatta dai francesi proibisce al le autorità perfino di in dagare su eventuali atti criminosi da parte di un capo di Stato.
Per quanto possa sembrare inadeguato, in democrazia l’amministrazione della giustizia dipende qualche volta dalla volontà de gli elettori. Negli Stati Uniti, anche i più decisi accusatori dell’Amministrazione Clinton hanno riconosciuto che il presidente non poteva essere processato per atti criminosi, senza essere prima incriminato e giudicato dal Congresso. Gli italiani, attraverso i rappresentanti da loro eletti, hanno deciso per il momento di sostenere Berlusconi, riservandosi il diritto di cambiare idea in seguito.
Molti critici di Berlusconi sostengono, anche se raramente escono allo scoperto nel dirlo, che i successi politici del primo ministro sono disonesti, a causa del suo predominio sulla televisione italiana. Il primo ministro possiede tre delle sette reti televisive nazionali e, come capo di governo, in teoria controllerebbe tutte e tre le reti di Stato. Ciò, a giudicare dalle apparenze, non è certo un espediente favorevole per il dialogo politico. Ma mentre il centro-sinistra denuncia energicamente l’anomalia del primo ministro come mogul mediatico e rifiuta la proposta di Berlusconi di un «blind trust» per risolvere i suoi conflitti di interesse, ha invece poco da dire circa il caso altrettanto anomalo di un governo europeo che possiede una fetta così grossa del sistema radiotelevisivo.
La privatizzazione sarebbe un bel passo verso il pluralismo, che l’opposizione sostiene di volere, ma significa anche sacrificare una piattaforma, che senza dubbio essa spera di riprendere nelle prossime elezioni nazionali.
La crescita della televisione satellitare e digitale, per non parlare di Internet, potrebbe presto far apparire la posizione di Berlusconi nei media italiani meno terribile. Nel frattempo, come è stato dimostrato negli ultimi giorni, ciò gli attribuirà un giusto vantaggio sul più ampio palcoscenico europeo. Ma non è solo il centro-sinistra italiano che rischia di mettere in imbarazzo Berlusconi alla vigilia del suo mandato europeo. Umberto Bossi, leader del la Lega Nord, ha deciso la scorsa settimana di riaffermare la sua influenza con la sua particolare demagogia, dichiarando che il suo partito avrebbe abbandonato la coalizione e fatto cadere Berlusconi (come già aveva fatto un’altra volta, nove anni fa) se il governo non si fosse deciso ad adottare misure più energiche per fermare l’immigrazione clandestina.
L’appello di Bossi a lanciare «cannonate» sugli immigranti clandestini ha suscitato reazioni di sdegno di rispettabili politici europei nonché timori che la sua influenza su Berlusconi possa avere nefaste conseguenze sulla politica europea dell’immigrazione. Ahimè, l’Unione Europea non ha bisogno di Bossi per prendere delle decisioni sbagliate su questo argomento. L’apparente consenso sulle frontiere chiuse dà la certezza che i disastri delle ultime due settimane - almeno tre dozzine di persone annegate nell’affondamento dei gommoni diretti verso l’Italia nel Mediterraneo meridionale - diventeranno ancora più frequenti, perché i lavoratori di cui l’Europa ha bisogno prendono l’unica strada che a loro è concessa.
Sotto altri aspetti, Berlusconi può rappresentare un cambiamento costruttivo nel suo ruolo di presidente dell’Unione Europea. Quale capo di governo di un Paese, che può vantare un impegno storico nell’integrazione europea, e nella sua posizione di uomo di Stato che ha instaurato stretti legami con Paesi più euroscettici come la Spagna e la Gran Bretagna, questo italiano ha buone possibilità di raggiungere un accordo sul testo della Costituzione Europea, bilanciando con la sua mediazione integrazione e sovranità nazionale.
Quale primo leader politico europeo che abbia firmato una lettera di sostegno agli Stati Uniti (pubblicata su queste pagine) prima della seconda Guerra del Golfo, Berlusconi gode di ottime relazioni con Washington, cosa che in questo momento è quanto di più importante vi possa essere per l’Unione Europea. Per questo motivo e per il suo entusiastico sostegno all’allargamento, il primo ministro si è dimostrato un alleato dei cosiddetti «Nuovi Europei», il cui ingresso nel prossimo anno cambierà la fisionomia e il carattere dell’Unione.
Inoltre, mantenendo unita una coalizione di governo estremamente frazionata e ideologicamente eterogenea, Berlusconi ha dimostrato di possedere grandi qualità di mediatore e di persuasore. Nei prossimi sei mesi l’Unione Europea avrà molto bisogno di qualcuno che possieda queste qualità, come forse non ne ha mai avuto bisogno in passato.




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