(RadioRadicale.it, 10Lug - 13.48) - Il ministro del Welfare Roberto Maroni ha ipotizzato, nonostante contemporaneamente si svolgesse uno scontro Lega-Forza Italia alla Camera sull'indultino, un calo di tensione all'interno della campagine governativa. "Ho appena finito di parlare con Berlusconi, e mi sembra ci siano tutte le condizioni perché questa febbre cessi", ha detto, aggiungendo: "Quella che c'é stata, ha è una febbriciattola fastidiosa che tuttavia non mette a repentaglio la salute dell'organismo, cioé la salute della coalizione". Berlusconi, ha concluso Maroni "è il dottore in grado di curare questa febbriciattola".
Stamani il leader della Lega e ministro per le Riforme Umberto Bossi aveva lanciato un nuovo pesante attacco agli alleati della CdL. Nelle interviste rilasciate ai quotidiani 'Corriere della Sera' e 'la Repubblica' aveva parlato di crisi di governo, accusando: "Fini e soci hanno tradito gli accordi. Nuovo patto o non siamo più legati. Il patto con cui la CdL ha vinto le elezioni non c'è più - osservava - Per evitare di trovarci nella palude c'è una sola strada: ridiscutere l'intesa da cima a fondo".
Però il leader leghista non sente di avere responsabilità sulla crisi. "Se il governo va allo sbando non è per colpa mia. Mi chiedo: si vuole arrivare alla fine della legislatura?". Nel merito, faceva notare, "la devoluzione era il punto qualificante dell'intesa ma è stata insabbiata". Contrario a toccare le pensioni di anzianità: "Dovevamo tagliare il centralismo, non le pensioni". Criticato anche Berlusconi, che "è un po' troppo spesso in giro. Gli ho chiesto e gli chiedo di dirci come andare avanti e quando fare le riforme. Se il capitano non dà la rotta la nave va sugli scogli".
"Nel vuoto senza programmi non si va avanti. Troviamo una soluzione o tutto si sfilaccia: tirare a campareè difficile", concludeva Bossi.
Stesse attese nei confronti di Berlusconi giungevano da An: "Ora ci devono convincere: Berlusconi deve prospettarci una soluzione convincente. Noi avevamo sottoscritto un'agenda di governo che conteneva un metodo e degli impegni di collegialità. C'è chi li ha disattesi e ora ci devono convincere che esiste un'alternativa", ha accusato il portavoce Mario Landolfi al quotidiano 'La Stampa'. Obiettivi delle critiche Umberto Bossi e Giulio Tremonti. "An, attraverso il metodo della collegialità, è interessata al rilancio della fase due del governo, mentre altri fanno un altro gioco. Ma adesso ci dicano, a partire dal premier, quale sarà il metodo per affrontare la questione delle pensioni e scrivere il Dpef".
Sul quotidiano 'la Repubblica' è intervenuto anche il segretario dei Ds Piero Fassino per commentare la crisi nella maggioranza: "Non siamo noi a chiedere le elezioni anticipate. Ma se la maggioranza non risolve la sua crisi non resta che andare alle urne. E sarà chiaro che si voterà perché Berlusconi e la sua maggioranza non sanno votare".
"La crisi della maggioranza è la dimostrazione di quanto fosse fasullo l'ottimismo di Berlusconi quando il premier ha fatto credere agli italiani che la verifica aveva risolto i problemi della sua coalizione. La verità è che questa maggioranza è allo sbando come una nave senza bussola. Non hanno un'idea dell'Italia o un progetto per il futuro. Vivono alla giornata a cominciare dal premier".
"Berlusconi - ha insistito Fassino - non può far finta di niente: ci dica cosa vuol fare. Non ci accontentiamo che venga in Parlamento per dirci con arroganza che tutto va bene. Non è vero. Ha già ingannato il Parlamento una volta. Siamo stanchi di imbrogli. La maggioranza dimostri di saper risolvere la crisi. Se non ne è capace, non resta che prenderne atto. Saranno i cittadini a decidere". (RRFP)




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