Un giornalista britannico racconta le ultime ore di Richard Wild, freelance ucciso in Iraq.


Abbiamo incontrato Michael Burke nel suo albergo a Baghdad dopo la morte di Richard Wild, inglese 24 anni, il suo operatore. Dopo oltre tre mesi di vita in Iraq, racconta:


Chi era Richard Wild?

Un giovane giornalista free lance venuto qui per la prima volta. Aveva portato tutta la sua attrezzatura per lavorare con diversi editori per guadagnarsi da vivere. Ha lavorato con me su un paio di progetti che avevamo cominciato a fare in Iraq e domenica era venuto a chiedermi se poteva andare a fare una storia sul museo di storia naturale e sui saccheggi. Io gli ho detto che lo avrei aiutato a vendere il pezzo, così lui è andato al museo senza telecamera né documenti identificativi. Il museo è vicino all'univesità dove si concentrano gruppi di studenti e le loro associazioni fortemente antiamericane. Forse lo hanno scambiato per uno statunitense e quando è uscito dopo un'ora di colloquio con il direttore del museo lo hanno seguito e gli hanno sparato un colpo calibro 22 alla nuca. Un calibro professionale per un'esecuzione simile a quella subita da soldati americani negli ultimi tempi. Adesso non so che pensare, sto lavorando su giornalisti uccisi in Israele, Afghanistan e in Iraq. Lui voleva seguire il progetto e gli ho detto che era troppo giovane ed inesperto e adesso lui muore per fare un piccolo pezzo su un museo. Non so.

Molti iracheni danno la colpa agli occupanti per la situazione di insicurezza nel paese...

Non riescono a proteggere nemmeno se stessi. Sono impauriti e terrorizzati. Sono stato con un gruppo di loro la notte scorsa e abbiamo girato per Baghdad con i militari che facevano di tutto. Mandano in giro dei ragazzini terrorizzati, non erano in grado di difendermi per strada ed erano in sei, non possono proteggere nessuno. Né sono in grado tanto meno di fare delle indagini o di prendere chi gli spara addosso. Inoltre i marine sono scontenti perché sanno che adesso è la politica che ha preso il sopravvento, sono i politici i responsabili e questo li fa arrabbiare.

Che cosa è cambiato dall'inizio del conflitto?

L'atteggiamento degli iracheni. Quasi tutti vogliono che gli americani risolvano la questione della sicurezza o lascino il paese. Molti iracheni odiano gli statunitensi per una serie di motivi differenti, ma molti iracheni vogliono essere sicuri e tornare alla normalità. Ci sono troppe fazioni che si sparano addosso e non si capisce più chi spara a chi. Tutti sparano a tutti. Questa è una città sotto assedio. A volte penso sia simile all'Irlanda del nord, ma almeno lì sapevi chi era chi. Le stesse strade pericolose, le bombe dappertutto e il problema della sicurezza...

Pensi ci sia una strategia dietro tutto questo?

Sono stato in molti posti e se fossi stato una grande potenza che controlla un'enorme città avrei rispristinato l'elettricità, fatto scorrere l'acqua e funzionare i telefoni nel giro di una settimana. Per qualche strano motivo tutto questo non è avvenuto, i telefoni non funzionano, non c'è comunicazione, soltanto confusione. Caos che aiuta a far pompare il petrolio. Non sono un politico, ma non c'è un motivo perché non siano state ripristinate le comunicazioni tra le persone. Perché sei hai dei problemi con dei fedayn, piuttosto che con dei banditi non si possono fare telefonate nemmeno per chiedere aiuto.

Non è forse questo un modo per controllare i flussi di informazione?

Certo che è controllo, così come era controllo mentre il tank americano colpiva contemporaneamente Al Jazeera e Abu Dabi tv mentre il mio collega Paul Pasquale della Reuters li chiamava al telefono chiedendogli spiegazioni. Era lo stesso Paul che ogni mattina chiamava l'uomo del Pentagono per dargli le coordinate dei cameramen prima di essere a sua volta colpito da un proiettile all'Hotel Palestine. Cosa devo pensare, tre stazioni televisive in un colpo solo...

Il controllo durante questa guerra contempleva anche i giornalisti embedded...

Anche noi eravamo embedded in un modo o nell'altro perché non avevamo nessuna possibilità di andarcene. Poi c'erano gli embedded quelli veri e poi quelli al di fuori dei giornalisti unilaterali. Spagnoli, inglesi, un mio amico di Channel Four, Gaddy Rodgers che una notte, nel mezzo del nord dell'Iraq cade accidentalmente da una finestra. Sono morti 17 giornalisti durante questo conflitto, tutti indipendenti, nessuno fra gli embedded. Un numero altissimo dal quale ognuno può trarre le proprie conclusioni. Dopo la morte di Richard ci siamo visti e abbiamo pensato di lasciare. Ma il quadro che ci saremmo lasciati dietro sarebbe stato sconcertante: gli iracheni uccidono un giornalista e questi lasciano il paese. Troppo facile individuare i cattivi.