ma non è della mia vita che sto parlando
Lorenzo vi racconta, a puntate, una storia vera, la storia di un amico.
E' (molto sinteticamente) la storia dell'uomo che mi fece conoscere la borsa
Quando proprio non avete niente da fare potete anche leggerla
Un sogno lungo una vita (una vita dissoluta)
Ero un ragazzo come tanti, vivevo (e vivo) in un comune alle porte di Milano. La scuola, gli amici l’oratorio, il calcio erano il mio mondo, il mondo di un adolescente.
Ma con la scuola il feeling non era buono e così, dopo i primi 2 anni di liceo, mollai il colpo.
Non so neanche io per quale storica ragione, al mio paese risiedesse un alto concentrato di operatori di borsa. A tutti i livelli, dall’Agente di cambio al portaborse. Sta di fatto che era così. Come sta di fatto che al mio paese vivesse un uomo, che tutti si chiamava “il Cavaliere” (lo era veramente per meriti di guerra), la cui influenza si estendeva dall’area cattolica a quella social comunista senza distingui.
Cattolicissimo, il cavaliere era un uomo povero ma politicamente potente. Un favore a lui non si rifiutava mai e lui usava questa sua forza principalmente per fini di bene.
Tre giorni dopo che mio padre, che non ne poteva più di vedermi bighellonare tutto il giorno, chiese al cavaliere una mano per sistemarmi, avevo un lavoro.
Così anch’io come tanti miei amici prima e come altri che sarebbero arrivati dopo mi ritrovai a lavorare nel mondo della finanza e degli affari, assunto come ragazzo tuttofare presso un agente di cambio.
Per me, senza neanche un diploma in mano, fu il massimo.
Assunto per compiacenza, all’inizio non sapevano neanche cosa farmi fare. Al mattino, quando le contrattazioni erano aperte, restavo in ufficio a girare i pollici poi, al rientro dei colleghi dalle grida, iniziavo a dar loro un mano con le pratiche da svolgere……più che altro mettevo ordine alle carte e archiviavo, robetta da poco.
Ero comunque un ragazzo di buona volontà e col tempo dimostrai interesse e attitudine al lavoro. Quando c’era bisogno, e c’era spesso, restavo fino a tarda ora senza mai negarmi. Iniziai a studiare questo strano mondo in cui ero capitato dove giravano cifre da capogiro e dove tutti quelli che gravitavano intorno a me sembravano arricchirsi con facilità.
La cosa bella poi era ascoltare i racconti dei più anziani, le storie dei miti e delle leggende di Piazza Affari, come quella dell’Aldone, Aldo Ravelli.
Si diceva che quando lui entrava nel parterre per un attimo suoni e rumori lasciassero spazio al silenzio più assoluto. Poi parlava l’Aldone e tutti si accodavano. Si narrava che un giorno l’Aldone, incallito ribassista, entrò alle grida e disse”Vendo tutto”. Fu panico generale e la borsa crollò in pochi minuti. Poi l’Aldone spiegò che doveva andare in crociera con la moglie e preferiva andarci da liquido, e così piano piano, chiarito l’equivoco, l’indice si riprese.
O le storie del fuochista, Luigi Palermo. Lui, al contrario dell’Aldone, caldeggiava sempre i rialzi, e anche lui come l’aldone era gettonatissimo. In più alle spalle aveva il Credito Italiano e pertanto quando parlava lui, gli altri si adeguavano. Tutti, meno l’Aldone. Tra i due era guerra dichiarata.
Così, mentre i miei coetanei crescevano tra libri di scuola e fumetti, io crescevo all’ombra dei racconti dell’aldone e del fuochista. Erano loro il mio fumetto preferito
Il massimo della felicità lo raggiunsi il giorno che per la prima volta misi piedi in Piazza Affari, per portare dei documenti ad un collega. Ero diventato ufficialmente un galoppino, il ragazzo che faceva su è giù dalle grida all’ufficio.
Entrato in sala contrattazioni, un brivido mi percorse lungo la schiena. Rimasi completamente assorbito dalla scena, da quella scena che avevo visto solo in televisione o sentito raccontare dai colleghi. Era il caos più totale. Immaginai per un attimo che entrasse l’Aldone e calasse il silenzio.
Avevo 18 anni, era il 1973. Non sapevo ancora che da quel giorno la mia vita sarebbe cambiata per sempre.
Fu forse l’ultimo mio giorno da adolescente. Rientrai in ufficio con una sola idea nella testa: diventare uno di loro, diventare più bravo di loro, diventare ricco. I sogni si possono scegliere, ed io scelsi quello.
continua




Rispondi Citando
